Ai REFERENDUM del 12-13 Giugno 2011 io voto SI alla Abrogazione : NUCLEARE, ACQUA 1, ACQUA 2, LEGITTIMO IMPEDIMENTO

No alla chiusura dell'ILVA Taranto,lo stabilimento è Ricchezza,finchè Vive possiamo disinquinare,altrimenti muore la Citta!. Pdf Ascolta http://consulenteambientale.eu

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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-04-30 ad oggi 2011-06-09 Sintesi (Più sotto trovate gli articoli)

Ai REFERENDUM del 12-13 Giugno 2011 io voto SI alla Abrogazione : NUCLEARE, ACQUA 1, ACQUA 2, LEGITTIMO IMPEDIMENTO

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ST

DG

Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

41° Anniversario - SUPPORTO ENGINEERING-ONLINE

2010-07-19 Record di firme ora in Cassazione "No alla privatizzazione dell'acqua"

In piazza Navona a Roma gli scatoloni con un milione e 400mila schede che sono state portate dai magistrati per la convalida. Entro la primavera del 2011 si potrebbe tenere il referendum

ROMA - Oltre un milione e quattrocentomila firme per i referendum abrogativi delle norme che consentono la privatizzazione dell'acqua. In meno di sei mesi: un record. La corsa referendaria contro la privatizzazione della gestione del servizio idrico italiano è terminata. Il frutto del lavoro del Forum dei movimenti per l'acqua è tutto contenuto in più di cento scatoloni di cartone pieni di moduli referendari disposti al centro di Piazza Navona, a Roma.

Dietro la montagna di box bianchi e azzurri, un camioncino pronto a dirigersi verso la Cassazione, dove le firme devono essere depositate. Da adesso in poi, infatti, si tratterà solo di aspettare il verdetto della Corte e sperare che dal ministero dell'Interno arrivi il via libera. Se così fosse, entro la fine della primavera 2011, gli italiani saranno chiamati ad esprimersi in merito a tre quesiti referendari: l'articolo 23 bis che prevede che le società, per fornire servizi idrici, si trasformino in aziende miste con capitale privato al 40%, l'articolo 150 del decreto legislativo 152/2006 che contempla, come unico modo per ottenere l'affidamento di un servizio idrico la gara e la gestione attraverso società per azioni, e in merito all'ultimo quesito, quello relativo all'abrogazione dell'articolo 154, nella parte in cui si impone al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa.

30 aprile 2010 Acqua pubblica, 200mila firme gazebo in piazza il 1 maggio Diecimila a Roma e in provincia. Puglia da record.

Storico il voto di Aprilia: "Dove si toccano con mano gli effetti della privatizzazione l'afflusso è più forte". Sabato il Forum sarà in Piazza San Giovanni, nella capitale. E ci sarà anche l'Idv che comincerà una campagna referendaria parallela. Il Movimento: "Con Di Pietro abbiamo rotto"

Acqua pubblica, 200mila firme gazebo in piazza il 1 maggio

30 aprile 2010 DOSSIER CITTADINANZA La gestione dei rifiuti meno funziona e più costa

La gestione dei rifiuti meno funziona e più costa

Rifiuti: il servizio di smaltimento costa di più dove funziona di meno

Rifiuti: ogni famiglia spende 217 euro Sui rifiuti un rebus insoluto da 13 anni

Palermo, i rifiuti mangiabilancio

Via libera al decreto per l'emergenza rifiuti in Campania: l'abc della legge

Internet, l'informatore, ll Giornalista, la stampa, la TV, la Radio, devono innanzi tutto informare correttamente sul Pensiero dell'Intervistato, Avvenimento, Fatto, pena la decadenza dal Diritto e Libertà di Testimoniare.. Poi si deve esprimere separatamente e distintamente il proprio personale giudizio..

 

Il Mio Pensiero (Vedi il "Libro dei Miei Pensieri"html PDF ):

Proposta:

Si Costruiscano Democraticamente le

CENTRALI NUCLEARI NELLE REGIONI DOVE VINCE il NO o NON si RAGGIUNGA il QUORUM

Proposta di:

LEGGE QUADRO della PROSSIMA LEGISLATURA ( 2013-2018 ) del PARLAMENTO ITALIANO

( questa è una mia proposta, rivolta agli lettori, con la quale mi candido a capo di una coalizione con un programma totalmente democratico, tanto da risultare rivoluzionario. Il programma lo ufficializzerò in data opportuna, e sarà rivolto a tutti i Cittadini Italiani, la stragrande maggioranza Onesti, che Credono nella Costituzione, Unità d'Italia, Democrazia, Legalità, Libertà, Magistratura da Riformare Potenziandone le strutture, Servitori dello Stato, Imprenditori Pubblici e Privati, Lavoratori, Studenti, Pensionati, Artigiani, Professionisti, Cittadini. )

Il programma assumerà la veste di "LEGGE QUADRO di LEGISLATURA di iniziativa POPOLARE", essendo APPROVATA DEMOCRATICAMENTE dalla maggioranza degli Elettori Italiani, sottoscritta dal Rappresentante dello Schieramento che la ha sottoposta alla approvazione degli Elettori, e sarà la

1A Legge che sarà approvata dal Nuovo Parlamento della prossima LEGISLATURA ( 2013-2018 ?) .

Questa LEGGE QUADRO di LEGISLATURA detterà tutti gli indirizzi Fondamentali ed Inderogabili, Cardini dello Sviluppo Economico/Sanitario/Sociale/Culturale/Lavoro/Scuola/Sanità/Ricerca/Innovazione ecc.,

ai quali dovrà attenersi il Parlamento Italiano, il Governo, le Istituzioni ecc., nel Legiferare nel proseguo della prossima Legislatura.

Tutte le Leggi in contrasto con la LEGE QUADRO di LEGISLATURA decadranno automaticamente per quanto in contrasto con la presente.

Eventuali nuove leggi interagenti in contrapposizione e/o difformità dovranno essere sottoposte al vaglio degli organi Costituzionali, Corte dei Conti, ecc. all'uopo preposti, e/o potranno essere approvate previo assenso del 60% dei Parlamentari, e/o Referendum.

Fra le iniziative del Prossimo Governo ci sarà la Pubblicazione on-line ( con riforma generale dello Stato che dovrà essere pienamente operativa entro 1 anno dall'insediamento del nuovo Parlamento) tutti gli atti, dati economici, spese, investimenti appalti, gestioni, atti amministrativi, dei Ministeri, Enti e Società Pubbliche.

Inoltre entro 1 anno dall'insediamento del nuovo Governo, sarà informatizzato in sicurezza il sistemo Referendario per consentire più frequenti consultazioni su temi di interesse generale dei Cittadini e del Paese.

Un punto cardine sarà l'articolo seguente:

" Art. … Si stabilisce che nel rispetto della Volontà Popolare uscita vincente dal Referendum del 12 e 13 Giugno 2011, nel caso di vittoria del N0 o non si raggiunga il Quorum per la legittimazione dei risultati Referendari, il nuovo Governo Decreterà l'insediamento Eventuale delle Nuove Centrali Nucleari nelle Regioni dove ha vinto il NO, o dove è stata palesata la Volontà Popolare, espressa tramite ASTENSIONE, a far decadere i Referendum.

Le Centrali dovranno esse ubicate a distanza ragionevole dalle Regioni dove viceversa prevarrà il SI .

Comunque il Controllo della eventuale Costruzione e Gestione sarà affidata a Società Pubblica, mai a Soc. Privata (Fukushima insegna), essendo il Problema di rilevanza ultra millenaria, e quindi dovrà essere sotto il diretto controllo del Governo, tramite le Istituzioni all'uopo delegate, p.e. Guardia di Finanza/Carabinieri/ASL/ARPA e simili, ecc. e dei Cittadini, nel Massimo della Trasparenza."

La mia Proposta nel merito della Gestione dell'ACQUA, in virtù di una mia esperienza nel settore dell'Ingegneria degli impianti di Depurazione, avendone visitati e progettati oltre 30 per fare adeguamenti normativi ed impiantistici, dichiaro senza ombra di dubbio che la gestione di tali impianti, dal mio punto di vista dell'ingegneria, era pessima pur essendo in gestione di aziende private, tramite appalti multiennali.

I Cittadini, visto che saranno chiamati a pagare gli investimenti, è bene che li gestiscano direttamente tramite società a controllo Pubblico, i cui Amministratori dovranno essere eletti direttamente dai Cittadini del territorio servito.

Sarà una grandissima occasione per il rilancio di Vere ( e non fasulle) Grandi Opere di cui l'Italia ha assoluto bisogno per uno Sviluppo da Terzo Millennio del Paese: sono in gioco oltre 30 Mld di investimenti più i relativi interessi, che se gestiti da Privati, porteranno al raddoppio delle spese, come insegna l'Alta Velocità.

Queste Grandi Opere Potranno essere Gestite egregiamente da Società Pubbliche ( p.e. AQP Ente Acquedotto Pugliese…) organizzate in consorzi Multiregionali se non addirittura Nazionali.

Ai referendum SI SI SI SI

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

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I QUESITI REFERENDARI ( più sotto, dopo i questiti, trovate la rassegna stampa )

http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_2011_in_Italia

I quesiti

* Primo quesito (Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione):

" Volete Voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la perequazione tributaria", convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante "Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia", e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante "Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea", convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale? "

* Secondo quesito (Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma):

" Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito"? "

* Terzo quesito (Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme):

" Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria", limitatamente alle seguenti parti:

art. 7, comma 1, lettera d: "d) realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare;"; nonché la legge 23 luglio 2009, n. 99, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante "Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia", limitatamente alle seguenti parti: art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: "della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,"; art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: "Con i medesimi decreti sono altresì stabiliti le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui al primo periodo."; art. 25, comma 2, lettera c), limitatamente alle parole: ", con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell’esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali"; art. 25, comma 2, lettera d), limitatamente alle parole: "che i titolari di autorizzazioni di attività devono adottare"; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alle parole: "la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per"; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alla particella "per" che segue le parole "dei rifiuti radioattivi o"; art. 25, comma 2, lettera i): "i) previsione che le approvazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, già concesse negli ultimi dieci anni dalle Autorità competenti di Paesi membri dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (AENOCSE) o dalle autorità competenti di Paesi con i quali siano definiti accordi bilaterali di cooperazione tecnologica e industriale nel settore nucleare, siano considerate valide in Italia, previa approvazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare;"; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: "gli oneri relativi ai"; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: "a titolo oneroso a carico degli esercenti le attività nucleari e possano essere"; art. 25, comma 2, lettera n): "n) previsione delle modalità attraverso le quali i produttori di energia elettrica nucleare dovranno provvedere alla costituzione di un fondo per il "decommissioning";"; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alla virgola che segue le parole "per le popolazioni"; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alle parole: ", al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti"; art. 25, comma 2, lettera q): "q) previsione, nell’ambito delle risorse di bilancio disponibili allo scopo, di una opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità."; art. 25, comma 3: "Nei giudizi davanti agli organi di giustizia amministrativa che comunque riguardino le procedure di progettazione, approvazione e realizzazione delle opere, infrastrutture e insediamenti produttivi concernenti il settore dell’energia nucleare e relative attività di espropriazione, occupazione e asservimento si applicano le disposizioni di cui all’art. 246 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163."; art. 25, comma 4: "4. Al comma 4 dell’articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, dopo le parole: "fonti energetiche rinnovabili" sono inserite le seguenti: ", energia nucleare prodotta sul territorio nazionale"."; art. 26; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: "gli impieghi pacifici dell’energia nucleare,"; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: "sia da impianti di produzione di elettricità sia"; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: "costruzione, l’esercizio e la"; art. 29, comma 4, limitatamente alle parole: "nell’ambito di priorità e indirizzi di politica energetica nazionale e"; art. 29, comma 5, lettera c), limitatamente alle parole: "sugli impianti nucleari nazionali e loro infrastrutture,"; art. 29, comma 5, lettera e), limitatamente alle parole: "del progetto, della costruzione e dell’esercizio degli impianti nucleari, nonché delle infrastrutture pertinenziali,"; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: ", diffidare i titolari delle autorizzazioni"; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: "da parte dei medesimi soggetti"; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: "di cui alle autorizzazioni"; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alla parola: "medesime"; art. 29, comma 5, lettera h): "h) l’Agenzia informa il pubblico con trasparenza circa gli effetti sulla popolazione e sull’ambiente delle radiazioni ionizzanti dovuti alle operazioni degli impianti nucleari ed all’utilizzo delle tecnologie nucleari, sia in situazioni ordinarie che straordinarie;"; art. 29, comma 5, lettera i), limitatamente alle parole: "all’esercizio o"; art. 133, comma 1, lettera o) del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 limitatamente alle parole "ivi comprese quelle inerenti l’energia di fonte nucleare"; nonché il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante "Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99", limitatamente alle seguenti parti: il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: "della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,"; il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: "e campagne informative al pubblico"; art. 1, comma 1, limitatamente alle parole: "della disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,"; art. 1, comma 1, lettera a): "a) le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi degli operatori per lo svolgimento nel territorio nazionale delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui all’art. 2, comma 1, lettera e), nonché per l’esercizio delle strutture per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi ubicate nello stesso sito dei suddetti impianti e ad essi direttamente connesse;"; art. 1, comma 1, lettera b): "b) il Fondo per la disattivazione degli impianti nucleari;"; art. 1, comma 1, lettera c): "c) le misure compensative relative alle attività di costruzione e di esercizio degli impianti di cui alla lettera a), da corrispondere in favore delle persone residenti, delle imprese operanti nel territorio circostante il sito e degli enti locali interessati;"; art. 1, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: "e future"; art. 1, comma 1, lettera g): "g) un programma per la definizione e la realizzazione di una "Campagna di informazione nazionale in materia di produzione di energia elettrica da fonte nucleare";"; art. 1, comma 1, lettera h): "h) le sanzioni irrogabili in caso di violazione delle norme prescrittive di cui al presente decreto."; art. 2, comma 1, lettera b): "b) "area idonea" è la porzione di territorio nazionale rispondente alle caratteristiche ambientali e tecniche ed ai relativi parametri di riferimento che qualificano l’idoneità all’insediamento di impianti nucleari;"; art. 2, comma 1, lettera c): "c) "sito" è la porzione dell’area idonea che viene certificata per l’insediamento di uno o più impianti nucleari;"; art. 2, comma 1, lettera e): "e) "impianti nucleari" sono gli impianti di produzione di energia elettrica di origine nucleare e gli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, realizzati nei siti, comprensivi delle opere connesse e delle relative pertinenze, ivi comprese le strutture ubicate nello stesso sito per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi direttamente connesse all’impianto nucleare, le infrastrutture indispensabili all’esercizio degli stessi, le opere di sviluppo e adeguamento della rete elettrica di trasmissione nazionale necessarie all’immissione in rete dell’energia prodotta, le eventuali vie di accesso specifiche;"; art. 2, comma 1, lettera f): "f) "operatore" è la persona fisica o giuridica o il consorzio di persone fisiche o giuridiche che manifesta l’interesse ovvero è titolare di autorizzazione alla realizzazione ed esercizio di un impianto nucleare;"; art. 2, comma 1, lettera i), limitatamente alle parole: "dall’esercizio di impianti nucleari, compresi i rifiuti derivanti"; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: ", con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare, tra i quali, in via prioritaria, la protezione dalle radiazioni ionizzanti e la sicurezza nucleare"; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: "la potenza complessiva ed i tempi attesi di costruzione e di messa in esercizio degli impianti nucleari da realizzare,"; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: "valuta il contributo dell’energia nucleare in termini di sicurezza e diversificazione energetica,"; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: ", benefici economici e sociali e delinea le linee guida del processo di realizzazione"; art. 3, comma 2: "2. La Strategia nucleare costituisce parte integrante della strategia energetica nazionale di cui all’art. 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133."; art. 3, comma 1, lettera a): "a) l’affidabilità dell’energia nucleare, in termini di sicurezza nucleare ambientale e degli impianti, di eventuale impatto sulla radioprotezione della popolazione e nei confronti dei rischi di proliferazione;"; art. 3, comma 3, lettera b): "b) i benefici, in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, derivanti dall’introduzione di una quota significativa di energia nucleare nel contesto energetico nazionale;"; art. 3, comma 3, lettera c): "c) gli obiettivi di capacità di potenza elettrica che si intende installare in rapporto ai fabbisogni energetici nazionali ed i relativi archi temporali;"; art. 3, comma 3, lettera d): "d) il contributo che si intende apportare, attraverso il ricorso all’energia nucleare, in quanto tecnologia a basso tenore di carbonio, al raggiungimento degli obiettivi ambientali assunti in sede europea nell’ambito del pacchetto clima energia nonché alla riduzione degli inquinanti chimico-fisici;"; art. 3, comma 3, lettera e): "e) il sistema di alleanze e cooperazioni internazionali e la capacità dell’industria nazionale ed internazionale di soddisfare gli obiettivi del programma;"; art. 3, comma 3, lettera f): "f) gli orientamenti sulle modalità realizzative tali da conseguire obiettivi di efficienza nei tempi e nei costi e fornire strumenti di garanzia, anche attraverso la formulazione o la previsione di emanazione di specifici indirizzi;"; art. 3, comma 3, lettera g), limitatamente alle parole: "impianti a fine vita, per i nuovi insediamenti e per gli"; art. 3, comma 3, lettera h): "h) i benefici attesi per il sistema industriale italiano e i parametri delle compensazioni per popolazione e sistema delle imprese;"; art. 3, comma 3, lettera i): "i) la capacità di trasmissione della rete elettrica nazionale, con l’eventuale proposta di adeguamenti della stessa al fine di soddisfare l’obiettivo prefissato di potenza da installare;"; art. 3, comma 3, lettera l): "l) gli obiettivi in materia di approvvigionamento, trattamento e arricchimento del combustibile nucleare."; l’intero Titolo II, rubricato "Procedimento unico per la localizzazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari; disposizioni sui benefici economici per le persone residenti, gli enti locali e le imprese; disposizioni sulla disattivazione degli impianti", contenente gli artt. da 4 a 24; art. 26, comma 1, limitatamente alle parole: "della disattivazione"; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: "riceve dagli operatori interessati al trattamento ed allo smaltimento dei rifiuti radioattivi il corrispettivo per le attività di cui all’art. 27, con modalità e secondo tariffe stabilite con decreto del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’economia e finanze, ed"; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: ", calcolate ai sensi dell’art. 29 del presente decreto legislativo"; art. 26, comma 1, lettera e), limitatamente alle parole: ", al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti"; art. 27, comma 1, limitatamente alle parole: "e sulla base delle valutazioni derivanti dal procedimento di Valutazione Ambientale Strategica di cui all’art. 9"; art. 27, comma 4, limitatamente alle parole: ", comma 2"; art. 27, comma 10, limitatamente alle parole: "Si applica quanto previsto dall’art. 12."; art. 29; art. 30, comma 1, limitatamente alle parole: "riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo ed uno riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate da norme precedenti"; art. 30, comma 2: "2. Per quanto concerne i rifiuti radioattivi derivanti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo, il contributo di cui al comma 1 è posto a carico della Sogin S.p.A. secondo criteri definiti con decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e la tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell’economia e finanze che tiene conto del volume complessivo e del contenuto di radioattività. Tale contributo è ripartito secondo quanto previsto all’art. 23 comma 4."; art. 30, comma 3: "3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica ai rifiuti radioattivi derivanti da attività già esaurite al momento dell’entrata in vigore del presente decreto, per i quali rimane ferma la disciplina di cui all’art. 4 del decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2003, n. 368, così come modificato dall’art. 7-ter del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n 13."; l’intero Titolo IV, rubricato "Campagna di informazione", contenente gli artt. 31 e 32; art. 33; art. 34;

art. 35, comma 1: "1. Sono abrogate le seguenti disposizioni di legge: a) articolo 10 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860; b) articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 20, 22 e 23 della legge 2 agosto 1975, n. 393." "

* Quarto quesito (Abrogazione della legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale):

" Volete voi che siano abrogati l'articolo 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, nonché l'articolo 2, della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante "Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza"? "

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2011-06-02

 

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2011-06-01

si vota domenica 12 e lunedì 13 giugno

Referendum, i quattro quesiti

Due sulla privatizzazione dell'acqua, poi energia nucleare e legittimo impedimento

Sono quattro i quesiti sui quali i cittadini italiani (anche quelli residenti all'estero iscritti all'Aire, ai quali le schede sono già in gran parte arrivate) saranno chiamati a pronunciarsi in un referendum domenica 12 e lunedì 13 giugno. Ricordiamo che questo tipo di referendum può essere solo abrogativo, cioè si richiede l'annnullamento di una norma già esistente. Due quesiti riguardano la privatizzazione dell'acqua, uno il legittimo impedimento per premier e ministri, e uno la realizzazione di centrali nucleari, referendum questo che è stato giudicato ammissibile dalla Corte di Cassazione nonostante le nuove norme approvate a fine maggio dal Parlamento nel decreto Omnibus.

REFERENDUM 1 - Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. In pratica si chiede l'abolizione della privatizzazione dei servizi pubblici, tra cui quelli idrici, che resterebbero quindi in mano pubblica.

REFERENDUM 2 - Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In pratica si impedisce di fare profitti sull'acqua. Si chiede infatti l'abolizione della norma che prevede la sicurezza dei guadagni da parte delle società private alle quali sono stati affidati i servizi idrici, quindi la possibilità di aumentare le tariffe. Il gestore privato con la legge in vigore può caricare sulla bolletta fino al 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a un miglioramento qualitativo del servizio.

REFERENDUM 3 - Riguarda le nuove centrali per l'energia nucleare. Dopo la decisione della Suprema Corte, il testo del quesito dovrà essere riformulato.

REFERENDUM 4 - Abrogazione della legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale. La Corte Costituzione aveva già parzialmente abrogato la legge sul legittimo impedimento, in particolare nella parte che dava alla presidenza del Consiglio la possibilità di "autocertificare" l'impedimento costringendo il giudice a rinviare l'udienza

Redazione online

01 giugno 2011

 

 

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2011-06-02

1 giugno 2011

VERSO IL REFERENDUM

La scheda - I quattro quesiti referendari

Sono quattro i quesiti oggetto del referendum del 12 e 13 giugno: due sull' acqua, uno sul ritorno al nucleare e l'ultimo sul legittimo impedimento a comparire in aula di giustizia per chi è impegnato in attività di governo. Qui di seguito, una scheda per capire e farsi un'opinione.

LE DUE DOMANDE SULL'ACQUA

Il primo - "Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione" - investe i servizi pubblici che vengono erogati localmente e che hanno un rilievo economico. Si chiede l’abrogazione dell’articolo 23-bis della legge 133/08 che attiene la gestione dei servizi pubblici locali di rilievo economico da parte della amministrazioni pubbliche. Oggi l’articolo 23-bis modificato nel 2009 dal decreto Ronchi (L. 166/09), stabilisce che i servizi pubblici devono essere affidati ai privati, fatte salve alcune eccezioni che prevedono una gestione in proprio, attraverso una società pubblica. Insomma, viene prima il privato. Solo in alcuni casi l’ente potrà costituire una società mista pubblico privato con quest’ultimo che dovrà detenere almeno il 40% del capitale. Se l’articolo 23-bis venisse abrogato (vittoria del "sì"), si applicherebbe una norma molto più permissiva per la costituzione di società interamente pubbliche.

Il secondo quesito - "Determinazione delle tariffe del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma" - riguarda le tariffe dell’acqua e prevede l’abrogazione della "remunerazione del capitale investito". Nell’intento dei promotori il prezzo pubblico non contemplerà più la ricompensa al privato per il capitale che investe. Dunque, dalla tariffa per l’erogazione dell’acqua scomparirebbe la remunerazione per la somma investita dal gestore.

SI'

"Fermare la privatizzazione dell’acqua" e "fuori i profitti dall’acqua". Questi gli slogan dei promotori dei "sì" nei due referendum che riguardano anche l’acqua. Con il primo quesito, spiegano, "si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 Ato (Ambiti territoriali ottimali) su 92 che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno entro dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%". Abrogare la norma, sostiene il comitato dei "sì", significa "contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese". Con il secondo quesito si vuole "abrogare la parte di normativa che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio".

NO

Su quattro punti il comitato per il "no" ai referendum sull’acqua, punta il dito contro "la falsa demagogia dei proponenti" che lanciano "una campagna contro la minaccia della "privatizzazione dell’acqua" che semplicemente non esiste". Ecco i motivi del Comitato "Acqua Libera Tutti". Primo: "Non è vero che il decreto Ronchi ha privatizzato l’acqua", perché "l’acqua - come infrastrutture e reti - resterà bene pubblico". Il vero punto di innovazione, sostiene il Comitato per il no, "è la trasparenza nell’individuazione del gestore". Secondo: "È falso che le tariffe sono aumentate in modo indiscriminato". Qui "le tariffe restano molto basse rispetto agli altri Paesi Ue: ciò è dovuto ai pochi investimenti degli enti gestori, prevalentemente pubblici". Terzo: "È falso che l’acqua diventerà un bene non accessibile a tutti. Già adesso gli Ambiti territoriali ottimali prevedono tariffe agevolate" a "garanzia di tutti". Quarto: "È falso che le aziende pubbliche virtuose perderanno gli affidamenti". Le eventuali società affidatarie verrebbero scelte solo se hanno "chiuso il bilancio in attivo e applicato una tariffa inferiore alla media del settore".

 

IL QUESITO SUL LEGITTIMO IMPEDIMENTO

Ha diviso radicalmente il fronte dei partiti ed è stata oggetto di accese polemiche tra la politica e la magistratura. La legge 51 del 7 aprile 2010 sul "legittimo impedimento" del Presidente del Consiglio e dei ministri a comparire in udienza penale, ha fin da subito acceso lo scontro, in Parlamento e nelle piazze, culminato nella raccolta di firme per la sua abrogazione. Motivo del contendere il fatto che, secondo i detrattori della legge, la norma sarebbe stata approvata per bloccare i processi che vedono imputato il Presidente del Consiglio, che potrebbe opporre legittimo impedimento a partecipare alle udienze in quanto impegnato in attività istituzionali di governo. Di per sé, il principio del legittimo impedimento è già sancito dal codice, che prevede il rinvio del processo quando un imputato è impossibilitato a partecipare. E questo per consentire all’imputato stesso di potersi difendere. I proponenti della legge hanno, in sostanza, esteso questo concetto, introducendo il criterio di impedimento che consisterebbe nel "concomitante esercizio di una o più attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti" e "delle relative attività preparatorie e consequenziali nonché di ogni attività coessenziale alle funzioni di governo". In pratica, tutte le funzioni legate alla carica di Capo del governo, al quale era assegnato anche il potere di attestare il proprio impedimento. La Corte Costituzionale ha modificato questa parte della legge, lasciando al giudice il potere di certificare il legittimo impedimento.

SI'

I promotori del referendum per abrogare la legge sul legittimo impedimento chiedono, in sostanza, che il Presidente del Consiglio e i ministri, qualora imputati in processo penale, si presentino in udienza in ogni caso non potendo anteporre i propri impegni istituzionali di governo allo svolgimento del processo. "La legge è uguale per tutti", ricordano i fautori del "sì", aggiungendo che "se chi governa un Paese è accusato di un crimine ha il diritto e il dovere di difendersi. Ma nel processo non dal processo". Inoltre, insiste chi ha contribuito a raccogliere le firme per far svolgere il referendum, "assumere cariche pubbliche è una responsabilità che impone comportamenti trasparenti, non un privilegio che regala l’impunità ai potenti". E ancora: "Se al governo c’è una persona poco trasparente, che non fa gli interessi dei cittadini, i cittadini stessi devono saperlo subito, non dopo che ha lasciato il governo, quando il danno è già stato fatto". Insomma, per chi si propone di abrogare questa norma, tutti questi sono elementi sufficienti a dimostrare "la necessità di votare sì".

NO

Chi si propone di mantenere in vigore l’attuale legge, dovrà votare "no". Se vincerà questa posizione, rimarrà in vigore quel che resta della normativa sul legittimo impedimento, dopo l’intervento della Corte costituzionale, che ha riconsegnato al giudice il potere di decidere se l’impegno opposto dal Presidente del Consiglio o dai ministri per giustificare la non partecipazione all’udienza sia realmente legittimo impedimento. In ogni caso, dunque, l’ultima parola spetterà comunque al giudice e non al politico che, come detto, non potrà "autocertificare" il proprio impedimento. Contro l’abrogazione della legge sul legittimo impedimento si sono pronunciati i partiti della coalizione di governo, che l’hanno approvata proprio per garantire la necessaria "serenità nel governare" a chi è designato a una carica così importante e non deve esserne distolto dalla partecipazione a processi. A questo riguardo, l’articolo 2 della legge recita testualmente: "Consentire al presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri il sereno svolgimento delle funzioni loro attribuite dalla costituzione e dalla legge".

IL QUESITO SUL NUCLEARE

Il quesito recita così: "Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell'articolo 5 del dl 31/03/2011 n.34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75?". Il titolo del quesito, riformulato dalla Cassazione alla luce delle norme introdotte col decreto Omnibus, sarà: "Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare".

 

 

REPUBBLICA

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2011-03-03

LA SCHEDA

Acqua, nucleare e legittimo impedimento

ecco i quattro quesiti referendari

Legittimo impedimento

Il quesito dalle possibili ripercussioni politiche più forti è naturalmente quello per abrogare la legge sul legittimo impedimento. A proporre il referendum è stata l'Italia dei Valori. Dopo la dichiarazione di parziale incostituzionale della legge sul legittimo impedimento, la Corte di Cassazione ha autorizzato, con ordinanza, lo svolgimento del referendum.

"Volete voi che siano abrogati l'articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l'articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante "disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?".

Nucleare

Lungo e articolato il quesito referendario presentato dall'Idv per abrogare la norma per la "realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare". Si tratta di una parte del decreto legge recante "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge "con modificazioni" il 6 agosto dello stesso anno.

"Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica

e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?".

Acqua 1

Il primo quesito sulla privatizzazione dell'acqua riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.

"Volete voi che sia abrogato l'art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall'art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" e dall'art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea" convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?".

Acqua 2

Il secondo quesito riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.

"Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell'art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?".

(03 marzo 2011)

il SOLE 24 ORE

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2011-06-01

Acqua, legittimo impedimento e nucleare: ecco i quattro quesiti referendari

di Nicoletta Cottone e Claudio TucciCronologia articolo1 giugno 2011

Il 12 e il 13 giugno si voterà su quattro quesiti referendari, nucleare compreso. Proprio oggi l'ufficio centrale elettorale della Cassazione ha infatti accolto l'istanza del Pd di trasferire i quesiti refendari sul nucleare sulle nuove norme contenute nel decreto omnibus, diventato legge pochi giorni fa. Si tratta di referendum abrogativi: si viene dunque chiamati ad abrogare (anche parzialmente) o confermare quattro normative, attualmente in vigore, che riguardano il nucleare, il legittimo impedimento e, due, sulla gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica, compresa l'acqua.

Quesito sul nucleare

Il nuovo titolo della scheda sul nucleare sarà cambiato, visto che i quesiti non sono stati ancora stampati dal Viminale, in "abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare". Il quesito referendario sul nucleare dovrà però essere riformulato. In pratica, il referendum si svolgerà sui commi 1 e 8 dell'articolo 5 del decreto omnibus.

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Primo quesito sull'acqua

Secondo quesito sull'acqua

Terzo quesito sul nucleare

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Quesito sul legittimo impedimento

Si vuole abrogare la legge sul legittimo impedimento, dopo la dichiarazione di parziale incostituzionalità della legge da parte della Consulta del gennaio scorso. Nel mirino dei referendari la norma che introduce la possibilità per chi è impegnato in attività di governo, premier e ministri, di non comparire nelle aule di giustizia.

Due quesiti sull'acqua

Sono due invece i quesiti sull'acqua sui quali i cittadini sono chiamati al voto. Il primo, sulla "privatizzazione dell'acqua", come lo definiscono i promotori dell'intervento abrogativo, riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Il secondo quesito riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito. In questo ultimo caso si tratta di una abrogazione parziale della norma.

Senza il quorum la votazione è annullata

La Costituzione, all'articolo 74, prevede che, affinché i referendum abbiano valore, occorre che alle urne si rechi il 50% più uno degli elettori aventi diritto. Senza il raggiungimento di questo quorum, la votazione è annullata e il referendum è come se non si fosse mai svolto. Fra il sì e il no, vince chi ottiene più voti. Ma, come detto, per essere valida, la somma di sì e no espressi deve superare il 50% dei voti. Se invece prevalessero le schede bianche o nulle, non ci sarebbe vincitore e il referendum non produrrebbe effetti.

Chi vuole abrogare la norma deve votare sì, chi vuole mantenerla deve mettere la croce sul no

Si tratta di referendum abrogativi (i soli che la Costituzione prevede su iniziativa di cittadini, essendo riservati a istituzioni quali regioni, province, comuni, in casi specifici promuovere anche referendum "consultivi") quindi gli elettori sono chiamati a dire sì o no all'abrogazione di leggi attualmente in vigore. Vale a dire: chi è contro le affermazioni del quesito sulla scheda deve mettere la croce sul sì, mentre chi è a favore deve votare no.

 

 

 

 

Primo quesito sull'acqua

Cronologia articolo1 giugno 2011

In questo articolo

Primo quesito referendario sull'acqua. Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione. Ecco il testo

"Volete voi che sia abrogato l'articolo 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", convertito con modificazione in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'articolo 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonchè in materia di energia" e dall'articolo 15 del decreto legge 25 settembre 2009, n. 135 recante "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea" convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?"

Finalità del quesito

Si propone l'abrogazione dell'articolo 23 bis della manora estiva 2008 che riguarda i servizi pubblici di rilevanza economica. Oltre all'acqua, la norma interessa pure rifiuti, bus e metropolitane. La disposizione sotto esame stabilisce in particolare come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l'affidamento a soggetti privati attraverso gara o l'affidamento a società a capitale misto pubblico-privato all'interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40 per cento. Praticamente, con queste norme si punta ad aprire al mercato le gestioni dei 64 Ato, Ambito territoriale ottimale, (su 92) che non hanno ancora proceduto ad affidamento o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cessaranno entro dicembre 2011 o potranno trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40 per cento. La norma disciplina inoltre le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l'affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro il giugno 2013 e al 30% entro dicembre 2015.

Come si vota

Votando "Sì" al quesito si abroga l'intero articolo 23 bis della legge 133 del 2008. Votando "No" invece si mantiene in vigore la disposizione.

 

 

 

 

 

Secondo quesito sull'acqua

Cronologia articolo1 giugno 2011

In questo articolo

Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norme. Ecco il testo.

"Volete voi che sia abrogato il comma 1 dell'articolo 154, comma 1 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?"

Finalità del quesito

La norma sottoposta a referendum è inserita nel codice dell'Ambiente e riguarda la tariffa del servizio idrico integrato. Tale tariffa, prevede la disposizione in esame, costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto tra l'altro dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito. Secondo i referendari questa parte della norma consentirebbe al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.

Come si vota

Votando "Sì" al quesito si elimina dal comma 1 dell'articolo 154 in esame il riferimento al criterio dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito nella determinazione della tariffa del servizio idrico integrato. Votando "No" invece si mantiene in vigore la disposizione.

 

 

 

Terzo quesito sul nucleare

Cronologia articolo1 giugno 2011Commenti (1)

In questo articolo

Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme. Ecco il testo, riformulato dalla Cassazione.

"Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell'articolo 5 del decreto legge 31/03/2011 n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75 ?".

Finalità del quesito

Il quesito si propone di cancellare ogni riferimento normativo che permetta l'avvio del piano nucleare proposto dall'attuale Governo. Nel mirino del quesito il comma 1 dell'articolo 5 del cosiddetto decreto omnibus che prevede una sorta di stop alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, e il comma 8 del medesimo articolo 5 che prevede entro un anno l'adozione della Strategia energetica nazionale.

Come si vota

Votando "Sì" si cancellano i due commi del decreto omnibus. Votando "No" resta in vigore la normativa vigente.

 

 

 

 

Quarto quesito sul legittimo impedimento

Cronologia articolo1 giugno 2011

In questo articolo

Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte costituzionale. Ecco il testo.

"Volete voi che siano abrogati l'articolo 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, nonchè l'articolo 2, della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante "Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza"?".

Finalità del quesito

Si propone di cancellare interamente la legge 51 del 2010 che ha introdotto per premier e ministri la possibilità, per legittimo impedimento, di disertare le aule di giustizia.

Come si vota

Votando "Si" al ques

Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-04-30 ad oggi 2011-06-09

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2011-06-09

10 giugno 2011

ECOLOGIA UMANA

Il Papa: adottare energie sicure

e rispettose dell'uomo e del Creato

Benedetto XVI ha evocato oggi l'emergenza della centrale nucleare di Fukushima in un discorso ai nuovi ambasciatori ricevuti per la presentazione delle credenziali. Il Papa ha ricordato infatti ai diplomatici "le innumerevoli tragedie che hanno toccato la natura, le tecnica e i popoli" in questo primo semestre del 2011 ed ha commentato: "l'ampiezza di tali catastrofi ci interroga". "L'uomo a cui Dio ha confidato la buona gestione della natura - ha rilevato rivolto ai neoambasciatori di di Moldavia, Guinea, Belize, Siria, Ghana e Nuova Zelanda - non può essere dominato dalla tecnica e diventare suo soggetto. Una tale presa di coscienza deve condurre gli Stati a riflettere insieme sull'avvenire a breve termine del pianeta, riguardo alle loro responsabilità verso la nostra vita e le tecnologie".

Per Benedetto XVI, "in questo senso è divenuto necessario rivedere completamente il nostro approccio con la natura". Nel suo discorso, il Pontefice ha affrontato il tema dell'ambiente, sostenendo che "l'ecologia umana è un imperativo". "Adottare stili di vita rispettosi dell'ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie che in grado di salvaguardare il patrimonio del creato ed essere senza pericolo per l'uomo, devono costituire - ha scandito - priorità politiche ed economiche".

ALL'AMBASCIATORE SIRIANO: URGENZA DI RIFORME

Gli avvenimenti degli ultimi mesi in alcuni paesi del Mediterraneo, tra cui la Siria, manifestano il desiderio di un avvenire migliore" e "l'urgenza di riforme politiche, economiche e sociali". Lo

ha detto papa Benedetto XVI nel discorso rivolto questa mattina al nuovo ambasciatore siriano presso la Santa Sede, Hussan Edin Aala. "Tuttavia - ha aggiunto il pontefice - è fortemente auspicabile che queste evoluzioni non si realizzino in termini di intolleranza, di discriminazione o di conflitto, e ancora meno di violenza, ma in termini di rispetto assoluto della verità, della coesistenza, dei diritti legittimi delle persone e delle collettività, così come della riconciliazione. Questi principi devono guidare le autorità, tenendo conto delle aspirazioni della società civile così come delle istanze della comunità internazionale

Augurando che "il popolo siriano possa vivere in pace e fraternità", nel suo discorso Benedetto XVI ha sottolineato che "l'unità e la stabilità di ogni nazione si fonda sul riconoscimento della centralità e della dignità inalienabile di ogni persona umana. Questo deve essere al centro dell'azione delle istituzioni, delle leggi e della società. Per questo - ha aggiunto il Papa - è essenziale privilegiare il bene comune, mettendo da parte gli interessi personali o di parte". Il pontefice si è soffermato anche sull'importanza del "dialogo interreligioso". "La Siria è stata tradizionalmente un esempio di tolleranza, di convivenza e di relazioni armoniose tra cristiani e musulmani", ha detto, ponendo l'accento sul "ruolo positivo dei cristiani nel vostro paese, impegnati come cittadini nella costruzione di una società di pace per tutti".

 

 

9 giugno 2011

AI NUOVI AMBASCIATORI

L'uomo non può essere dominato dalla tecnica

È con gioia che vi ricevo questa mattina nel Palazzo Apostolico per la presentazione delle Lettere che vi accreditano come Ambasciatori Straordinari e Plenipotenziari dei vostri rispettivi Paesi presso la Santa Sede: Moldova, Guinea Equatoriale, Belize, Repubblica Araba di Siria, Ghana e Nuova Zelanda. Vi ringrazio per le cortesi parole che mi avete rivolto da parte dei vostri rispettivi Capi di Stato. Vogliate trasmettere loro in cambio i miei deferenti saluti e miei voti rispettosi per la loro persona e per l'alta missione che svolgono al servizio del loro Paese e del loro popolo. Desidero anche salutare attraverso di voi tutte le autorità civili e religiose delle vostre nazioni, come pure tutti i vostri concittadini. Le mie preghiere e i miei pensieri si rivolgono naturalmente anche alle comunità cattoliche presenti nei vostri Paesi.

Poiché ho l'opportunità di incontrare ciascuno di voi singolarmente, desidero ora parlare in maniera più generale. I primi sei mesi di quest'anno sono stati caratterizzati da innumerevoli tragedie che hanno riguardato la natura, la tecnica e i popoli. L'entità di tali catastrofi ci interpella. È l'uomo che viene per primo, ed è bene ricordarlo. L'uomo, al quale Dio ha affidato la buona gestione della natura, non può essere dominato dalla tecnica e divenirne il soggetto. Una tale presa di coscienza deve portare gli Stati a riflettere insieme sul futuro a breve termine del pianeta, di fronte alle loro responsabilità verso la nostra vita e le tecnologie. L'ecologia umana è una necessità imperativa. Adottare in ogni circostanza un modo di vivere rispettoso dell'ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie adeguate che salvaguardino il patrimonio del creato e non comportino pericolo per l'uomo devono essere priorità politiche ed economiche. In questo senso, appare necessario rivedere totalmente il nostro approccio alla natura. Essa non è soltanto uno spazio sfruttabile o ludico. È il luogo in cui nasce l'uomo, la sua "casa", in qualche modo. Essa è fondamentale per noi. Il cambiamento di mentalità in questo ambito, anzi gli obblighi che ciò comporta, deve permettere di giungere rapidamente a un'arte di vivere insieme che rispetti l'alleanza tra l'uomo e la natura, senza la quale la famiglia umana rischia di scomparire. Occorre quindi compiere una riflessione seria e proporre soluzioni precise e sostenibili. Tutti i governanti devono impegnarsi a proteggere la natura e ad aiutarla a svolgere il suo ruolo essenziale per la sopravvivenza dell'umanità. Le Nazioni Unite mi sembrano essere il quadro naturale per una tale riflessione, che non dovrà essere offuscata da interessi politici ed economici ciecamente di parte, così da privilegiare la solidarietà rispetto all'interesse particolare.

Occorre inoltre interrogarsi sul giusto posto che deve occupare la tecnica. I prodigi di cui è capace vanno di pari passo con disastri sociali ed ecologici. Estendendo l'aspetto relazionale del lavoro al pianeta, la tecnica imprime alla globalizzazione un ritmo particolarmente accelerato. Ora, il fondamento del dinamismo del progresso corrisponde all'uomo che lavora e non alla tecnica, che non è altro che una creazione umana. Puntare tutto su di essa o credere che sia l'agente esclusivo del progresso o della felicità comporta una reificazione dell'uomo, che sfocia nell'accecamento e nell'infelicità quando quest'ultimo le attribuisce e le delega poteri che essa non ha. Basta constatare i "danni" del progresso e i pericoli che una tecnica onnipotente e in ultimo non controllata fa correre all'umanità. La tecnica che domina l'uomo lo priva della sua umanità. L'orgoglio che essa genera ha fatto sorgere nelle nostre società un economismo intrattabile e un certo edonismo, che determina i comportamenti in modo soggettivo ed egoistico. L'affievolirsi del primato dell'umano comporta uno smarrimento esistenziale e una perdita del senso della vita. Infatti, la visione dell'uomo e delle cose senza riferimento alla trascendenza sradica l'uomo dalla terra e, fondamentalmente, ne impoverisce l'identità stessa. È dunque urgente arrivare a coniugare la tecnica con una forte dimensione etica, poiché la capacità che ha l'uomo di trasformare e, in un certo senso, di creare il mondo per mezzo del suo lavoro, si compie sempre a partire dal primo dono originale delle cose fatto da Dio (Giovanni Paolo II, Centesimus annus n. 37). La tecnica deve aiutare la natura a sbocciare secondo la volontà del Creatore. Lavorando in questo modo, il ricercatore e lo scienziato aderiscono al disegno di Dio, che ha voluto che l'uomo sia il culmine e il gestore della creazione. Le soluzioni basate su questo fondamento proteggeranno la vita dell'uomo e la sua vulnerabilità, come pure i diritti delle generazioni presenti e future. E l'umanità potrà continuare a beneficiare dei progressi che l'uomo, per mezzo della sua intelligenza, riesce a realizzare.

Consapevoli del rischio che corre l'umanità dinanzi a una tecnica vista come una "risposta" più efficiente del volontarismo politico o dello sforzo paziente educativo per civilizzare i costumi, i Governi devono promuovere un umanesimo rispettoso della dimensione spirituale e religiosa dell'uomo. Infatti, la dignità della persona umana non cambia con il fluttuare delle opinioni. Il rispetto della sua aspirazione alla giustizia e alla pace consente la costruzione di una società che promuove se stessa quando sostiene la famiglia o quando rifiuta, per esempio, il primato esclusivo delle finanze. Un Paese vive della pienezza della vita dei cittadini che lo compongono, essendo ognuno consapevole delle proprie responsabilità e potendo far valere le proprie convinzioni. Inoltre, la tensione naturale verso il vero e verso il bene è fonte di un dinamismo che genera la volontà di collaborare per realizzare il bene comune. Così, la vita sociale può arricchirsi costantemente, integrando la diversità culturale e religiosa attraverso la condivisione di valori, fonte di fraternità e di comunione. Dovendo considerare la vita in società anzitutto come una realtà di ordine spirituale, i responsabili politici hanno la missione di guidare i popoli verso l'armonia umana e verso la saggezza tanto auspicate, che devono culminare nella libertà religiosa, volto autentico della pace.

Mentre iniziate la vostra missione presso la Santa Sede, desidero assicurarvi, Eccellenze, che troverete sempre presso i miei collaboratori l'ascolto attento e l'aiuto di cui potrete avere bisogno. Su di voi, sulle vostre famiglie, sui membri delle vostre Missioni diplomatiche e su tutte le nazioni che rappresentate invoco l'abbondanza delle Benedizioni divine.

 

 

 

9 giorno 2011

ROMA

Marcegaglia: Referendum acqua, con sì indietro 20 anni

Se vincessero i quesiti relativi all'abrogazione dell' affidamento della gestione dei servizi pubblici locali, spiega Marcegaglia, "andremmo indietro di 20 anni su quel poco che abbiamo fatto sulle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali". "La nostra posizione è nota: l'acqua è e deve rimanere pubblica - aggiunge Marcegaglia -, ma la gestione va liberalizzata". A chi gli chiedeva se l' esito della consultazione potrà avere ripercussioni in borsa, per le società quotate, Marcegaglia ha risposto: "È possibile ma spero di no".

Inoltre, "se guardate qualsiasi richiesta che ci fanno il fondo monetario, l' Ocse, la Commissione europea, tutti parlano di liberalizzare il settore dei servizi pubblici locali", precisa il numero uno degli industriali, secondo la quale "il referendum non deve essere politicizzato".

 

 

 

 

 

 

2011-06-08

8 giugno 2011

REFERENDUM

Sarà un test atomico

I giochi sono fatti. Domenica e lunedì si voterà anche sul referendum antinucleare. L’ultimo, e definitivo, via libera è arrivato ieri dalla Corte costituzionale che, dopo una breve camera di consiglio, ha approvato all’unanimità la sentenza stilata dal giudice Giuseppe Tesauro. Secondo la Consulta, il quesito, così come riformulato dalla Cassazione a seguito delle nuove norme introdotte dal dl "omnibus", "possiede i necessari requisiti di chiarezza, omogeneità e univocità". Ed è quello che la Corte doveva decidere per dichiarare ammissibile il referendum sull’atomo. Il quesito, infatti, secondo i giudici costituzionali, ha il "chiaro e univoco risultato" di "non consentire l’inclusione dell’energia nucleare fra le forme di produzione energetica".

Ma la Consulta va oltre, sposando in pieno la tesi della Cassazione, secondo la quale le disposizioni contenute nei commi 1 e 8 dell’art. 5 del decreto "omnibus" prevedono solo una moratoria del nucleare, uno stop a tempo. Queste disposizioni, sentenzia la Corte costituzionale, sono "unite da una medesima finalità", vale a dire quella di "essere strumentali a consentire, sia pure all’esito di "ulteriori evidenze scientifiche" sui profili relativi alla sicurezza nucleare e tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore, di adottare una strategia energetica nazionale che non escluda espressamente l’utilizzazione dell’energia nucleare, ciò in contraddizione – secondo la Consulta – con l’intento perseguito dall’originaria richiesta referendaria". Insomma: non bastano a "stoppare" il referendum, diversamente da quanto sostenuto dal governo. Infine, precisano i giudici costituzionali rispondendo ad alcune contestazioni alla decisione della Cassazione, resta "fermo il fatto, ovviamente, che spetta al legislatore e al governo, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, di fissare le modalità di adozione della strategia energetica nazionale, nel rispetto dell’esito della consultazione referendaria". In altre parole nessuno stop all’approvazione di un piano energetico nazionale. Che, ovviamente, in caso di vittoria dei "sì" sarà senza atomo.

Esulta il fronte referendario. "Vince l’intero corpo elettorale che Cassazione e Consulta erano chiamate a tutelare, contro un tentativo maldestro di raggirarlo", commenta l’avvocato Gianluigi Pellegrino, che ha sostenuto le tesi del Pd davanti alla Corte. "Sono felicissimo ma non sorpreso. Ce lo meritavamo perché non c’era alcun dubbio che avessimo ragione", dice il costituzionalista Alessandro Pace, rappresentante legale dell’Idv davanti alla Corte costituzionale. "Dalla Consulta arriva l’ennesimo e definitivo stop alle pretese di un governo che con una mano lascia libertà di voto e con l’altra cerca con ogni mezzo di sabotare il referendum. Ora la parola passa ai cittadini" commentano le oltre 80 associazioni del Comitato "Vota Sì per fermare il nucleare". Sulla stessa linea il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro. "Dopo quest’ultima lezione giuridica e di civiltà, ci auguriamo che il governo la smetta di frapporre bastoni tra le ruote" sul quesito per il nucleare.

Un po’ tutti inquadrano nel mirino il governo, che per ora non commenta. "La Corte costituzionale mette la parola fine ai tentativi del governo di bloccare il ricorso alla volontà popolare" attacca Fabio Granata di Fli. Di "ultima gaffe del governo" parla il presidente dell’Api Francesco Rutelli, secondo cui la conclusione a cui è giunta la Consulta "era già scritta, quando l’esecutivo ha fatto il pasticcio di trasformare l’abrogazione di una norma in una sospensiva". "L’arroganza del governo è stata nuovamente sconfitta", afferma Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd. Il governo, aggiungono i senatori del Pd Francesco Ferrante e Roberto Della Seta "si è platealmente dato la zappa sui piedi imbastendo una moratoria fasulla con un emendamento che faceva acqua da tutte le parti". "Le motivazioni depositate dalla Corte costituzionale sul referendum per il nucleare smascherano definitivamente l’ipocrisia e la bassezza del governo Berlusconi" taglia corto il capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro.

Antonio M. Mira

 

8 giugno 2011

ALTERNATIVE

E ora quale mix di approvvigionamenti?

Comunque vada a finire domenica e lunedì prossimo, la domanda resterà sempre la stessa: chi garantirà all’Italia un futuro energetico più sicuro? È il paradosso nascosto nel quesito referendario numero 3: nel momento in cui l’opinione pubblica torna ad esprimersi, 24 anni dopo, sull’atomo, il grande interrogativo rimane quello sulla certezza degli approvvigionamenti. Quali fonti saranno cruciali per garantire uno sviluppo all’altezza delle attese? E che garanzie daranno alle comunità locali in termini di impatto sul territorio?

Nel 1987 aleggiava sulle urne il fantasma di Chernobyl, oggi pesano come un macigno le immagini recenti dell’incidente di Fukushima. Ancora una volta tutto si giocherà, verosimilmente, sul fattore sicurezza. Con la "s" maiuscola. Non c’è nulla da fare: l’atomo resta uno dei pochi temi capaci di scatenare, nella nostra opinione pubblica, timori ancestrali o (specularmente) entusiasmi spesso interessati. In realtà, la sfida del referendum rappresenta innanzitutto uno spartiacque sulla politica energetica dell’Italia.

La scommessa è legata al cosiddetto mix energetico. Nei piani dell’attuale maggioranza di governo, gli approvvigionamenti di energia per il nostro Paese sarebbero stati per il 50% costituiti dai cosiddetti combustibili fossili (gas, olio e carbone) per il 25% dalle fonti rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico su tutti) e per un altro 25% dal tanto agognato atomo. L’obiettivo in questo caso era la posa della prima pietra della nuova centrale entro il 2013 e l’entrata a regime dei nuovi impianti di terza generazione per il 2018. Viste le incognite presenti e future, non ultimo l’incrocio pericoloso tra il quesito referendario e il Piano energetico nazionale (previsto comunque, decreto omnibus a parte, dalla legge 133 del 2008) il mix energetico ideale nei piani del governo e della grande industria sta già cambiando. Dalla formula 50+25+25, infatti, dovremmo passare alla formula 33+33+33: un terzo gas, un terzo carbone, un terzo rinnovabili.

Le imprese, che in un primo momento avevano creduto al possibile ritorno nel mercato nucleare dell’Italia, hanno mostrato saggezza nell’evitare di fare investimenti sconsiderati sui nuovi reattori e adesso sono pronte a giocare d’anticipo, sostenendo con maggior convinzione la crescita delle fonti verdi. L’esempio viene dalla tecnologia solare, dove il costo medio dei pannelli è sceso del 20% e si punta ad arrivare al traguardo dei 9-10mila megawatt prodotti entro fine anno. Lo stesso discorso vale per l’eolico, l’idroelettrico e il geotermico: per ciascuno dei settori, andranno ricalibrate meglio le potenzialità e gli incentivi previsti da parte dello Stato.

La rivoluzione "pulita" dell’energia (anche se restano forti incognite legate alle importazioni di carbone) andrebbe certamente incontro alle sensibilità di un’opinione pubblica che, secondo i sondaggi, valuta positivamente l’avvento della green economy: potrebbe arrivare l’ora dei piccoli impianti capaci di servire comunità limitate, in grado di rispettare i vincoli ambientali e paesaggistici e di garantire uno sviluppo sostenibile.

L’esatto opposto, in teoria, di quanto avvenuto con l’atomo, per tre anni considerato un oggetto misterioso e alla fine penalizzato dalla mancanza di ascolto dei territori e dalla poca trasparenza sui siti prescelti e sul deposito nazionale delle scorie.

Resta da definire, una volta che l’esito referendario sarà ufficiale, una nuova missione energetica per il sistema Paese: l’obiettivo sarà ancora una volta garantire maggiore autonomia per soddisfare i consumi di famiglie e aziende, diversificando i fornitori (soprattutto sul versante del gas) e alleggerendo la pressione sulle importazioni. Con l’atomo tutto questo sarebbe stato possibile, sulla carta, ma non prima di una decina d’anni e a patto di sostenere costi iniziali molto alti. Qui si torna al parallelo tra il 1987 e il 2011, tra il dopo Chernobyl e il dopo Fukushima. Qualcosa è cambiato, oggi, rispetto ad allora.

Negli anni Ottanta, la mappa del nucleare era così ambiziosa da prevedere una ventina di siti, ritirati in fretta e furia quando si seppe che l’80% degli italiani (due su tre andarono a votare in quell’occasione) aveva chiesto la chiusura delle centrali attive di Caorso, Trino Vercellese, Latina e Garigliano. In questa legislatura, nonostante i proclami altisonanti, mai nulla è trapelato ufficialmente sulle località interessate dalle possibili centrali. Fosse per prudenza o per paura, saranno gli elettori a stabilirlo.

Diego Motta

 

 

2011-06-07

7 giugno 2011

REFENDUM

Via libera della Consulta:

"Nucleare ammissibile"

Con una decisione unanime la Corte costituzionale ha deciso di considerare ammissibile il nuovo quesito referendario sul nucleare riformulato dalla Cassazione dopo le modifiche contenute nel Dl omnibus. Lo si apprende da fonti vicine alla Consulta. La decisione era stata in qualche modo anticipata dal neo presidente della Corte, Alfonso Quaranta, che lunedì a pochi minuti dalla sua nomina aveva spiegato che a suo parere i giudici costituzionali non avrebbero potuto bloccare il quesito.

 

7 giugno 2011

ISTITUZIONI

Il nuovo presidente della Consulta:

"Per me il referendum va avanti"

I referendum incassano due "supporter" di primo piano. Due presidenti "vicini di casa". Appena eletto alla guida della Corte Costituzionale, Alfredo Quaranta spiega che la Consulta "non potrà fermare il referendum" sul nucleare. Quello sul quale è chiamata a decidere proprio oggi. E dallo stesso "colle", ma nel palazzo di fronte, il Quirinale, il Capo dello Stato così risponde a chi gli chiede se domenica andrà a votare: "Io sono un elettore che fa sempre il suo dovere". Due prese di posizione certamente bene accolte dai referendari. Anche perché, diversamente da Napolitano, molti esponenti politici e di governo hanno annunciato che non andranno a votare.

Ma è soprattutto quella del presidente Quaranta, giunta pochi minuti dopo la sue elezione, a larga maggioranza (10 giudici a favore e 3 astenuti), a far ben sperare il fronte antiatomo. Oltretutto perché arriva assieme ad altre significative affermazioni. "Ritengo inopportune le interferenze esterne sull’autonomia della Corte". Un riferimento alle pressioni che ci sarebbero state sulla scelta dei giudici in corsa per la presidenza. "Questa mia elezione – ha infatti aggiunto – fa giustizia di ogni illazione sulla presunta politicizzazione della Corte, che spero cessi". Nei giorni scorsi, infatti, il suo nome era stato contrapposto a quello dei giudici Maddalena e Finocchiaro (eletti ieri vicepresidenti) definiti "di sinistra". Un etichetta di "giudice di destra" che gli era stata affibbiata quando era stato battuto di un solo voto, in occasione della precedente elezione, da Ugo De Siervo, che in Consulta era arrivato su indicazione del centrosinistra. Ma Quaranta (indicato dal Consiglio di Stato) non ci sta e oltre alla "sortita" su referendum, ci tiene a rimarcare l’indipendenza della Corte che, assicura, "agisce in piena autonomia e qualche volta può accadere che dall’esterno ci siano pressioni che io giudico inopportune". E tanto perché sia chiaro a cosa si riferisca, aggiunge: "Quando leggo sulla stampa che è inopportuna la scelta di un presidente rispetto ad un altro, la giudico un’interferenza inopportuna". E assicura che "ogni mio sforzo sarà diretto al miglioramento dell’istituto. La Corte continuerà ad operare nel pieno rispetto dei principi dell’imparzialità, della terzietà, dell’indipendenza e della collegialità".

Ma poi, un po’ a sorpresa, arriva la mezza anticipazione sul referendum antinucleare che il governo, con una propria memoria, chiede alla Consulta di bloccare dichiarando inammissibile il nuovo questi così come riformulato dalla Cassazione. "Personalmente ritengo che la Corte non possa bloccare il referendum". Quaranta puntualizza che si tratta di una sua valutazione personale, perché, sottolinea, "questa tematica sarà sottoposta all’esame specifico della corte, che domattina (oggi, ndr) ascolterà le parti, inclusa l’Avvocatura dello Stato per conto del governo, che hanno presentato memorie". Ma a parte il suo parere, il neopresidente non si sbilancia sul verdetto di oggi: "È difficile rispondere se sarà una decisione semplice o complessa. La Corte valuterà tutti gli elementi e poi deciderà". E ai giornalisti che premono invita ad avere "pazienza: domani, al massimo dopodomani. La Corte agirà con estrema rapidità". E a proposito di rapidità, Quaranta auspica che "il Parlamento provveda a nominare presto il quindicesimo giudice, per consentire alla Corte di operare nella pienezza della sua composizione".

Antonio Maria Mira

 

 

 

7 giugno 2011

IL RAPPORTO

Ecomafie, un business

da 20 miliardi euro

L'Italia potrebbe idealmente venire percorsa per oltre 1.100 chilometri da rifiuti: come un'intera autostrada che va da Reggio Calabria a Milano in cui si mettono in fila 82.181 camion carichi di spazzatura. Questa l'immagine, scattata sulla base dei sequestri nelle inchieste per traffico illecito (circa 2 milioni di tonnellate), con cui Legambiente racconta la penisola delle Ecomafie nel nuovo rapporto 2011 presentato oggi a Roma.

Secondo l'annuale report dell'associazione il 2010 è un anno da "record per le inchieste sull'unico delitto ambientale contro i professionisti del traffico illecito di veleni" (art. 260 dlgs 152/06): sono state 29, con l'arresto di 61 persone e la denuncia di 597 e il coinvolgimento di 76 aziende. Le inchieste in totale - dal 2002 a oggi - sono salite a quota 183.

Le forze dell'ordine hanno accertato circa 6.000 illeciti relativi al ciclo dei rifiuti (circa un reato ogni 90 minuti). A guidare la classifica sempre la Campania, poi Puglia, Calabria e Sicilia ma cresce anche il numero di reati accertati nel Lazio e in Lombardia. La ricetta dello smaltimento facile e illegale passa sempre "lungo rotte illegali, che possono anche essere marine e spingersi fino in Cina". Secondo il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, da "numerose indagini e rapporti" viene dimostrato che "il business dell'ecomafia si propaga e si rafforza anche grazie al coinvolgimento dei cosiddetti colletti bianchi".

Napolitano. "Rapporto Ecomafia 2011 rappresenta ancora una volta un prezioso strumento per la conoscenza delle più pericolose forme di aggressione nei confronti dei beni paesaggistici e ambientali e la individuazione dei mezzi più incisivi per prevenirle e reprimerle". E' il testo iniziale del messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, in occasione della presentazione della XVIII edizione di Ecomafia, rapporto annuale di Legambiente in collaborazione con il Cnel sulla criminalità ambientale. "Sempre più insidiosa è la espansione delle ecomafie, specie nello sfruttamento del ciclo dei rifiuti, nell'abusivismo edilizio a carattere speculativo e nella sofisticazione dei prodotti agricoli. Su tali fenomeni - aggiunge Napolitano - la vigilanza istituzionale deve essere particolarmente attenta per evitare pericolose forme di collegamento tra criminalità interna e internazionale, distorsioni del mercato e rischi per la salute dei cittadini".

 

 

 

 

6 giugno 2011

Speciale

I QUATTRO REFERENDUM

Domenica 12 e lunedì 13 giugno siamo chiamati ai seggi per decidere se abrogare o mantenere in vigore le leggi sulla gestione e sui costi dei servizi idrici, sulla costruzione delle centrali nucleari e sul "salvacondotto" per le alte cariche dello Stato. Con il "sì" la norma sarà eliminata, con il "no" non cambierà nulla.

EDITORIALI: Questioni di merito di Sergio Soave

I QUESITI NELL'URNA: Pagina1 -Pagina2

ACQUA quesito numero uno e due

INTERVISTE: Bonanni: ok al nucleare e ai privati per l’acqua di Francesco Riccardi | Barbera: sull’atomo un quesito che non sta in piedi di Danilo Paolini

 

2 giugno 2011

Quesiti da non politicizzare

Referendum, questioni di merito

La consultazione referendaria cui l’e­lettorato è chiamato tra un paio di set­timane viene politicizzata in modo os­sessivo dai promotori dei quesiti abroga­zionisti, che puntano a dare a un even­tuale successo il significato di un’esten­sione della sconfitta subita dalle forma­zioni che compongono la maggioranza di governo nel recente voto amministrativo parziale. In realtà, l’istituto referendario è stato previsto dai padri costituenti come strumento teso a consentire una verifica popolare sulla validità di leggi contesta­te.

Spetta a chi propone i quesiti ottenere u­na maggioranza di partecipanti al voto, che non viene considerato un dovere ci­vico come lo è invece quando si tratta di eleggere istituzioni rappresentative della volontà popolare. Si tratta di una distin­zione importante, che infatti non vale per i referendum confermativi di modifiche costituzionali approvate a maggioranza semplice dalle Camere. Non partecipare al voto, in caso di referendum abrogativo, è una forma di espressione di una volontà politica, quella di preferire che su mate­rie complesse e controverse si cerchi una soluzione parlamentare invece di un ver­detto ovviamente semplificatore come quello che nasce da un 'sì' o da un 'no'. Le materie sottoposte al giudizio dell’e­lettorato, peraltro, alludono a problemi complessi e a nodi istituzionali che han­no una loro corposità oggettiva. Dire di 'no' definitivamente all’ipotesi di una scelta nucleare, che peraltro si potrebbe realizzare in Italia solo dopo che siano sta­ti definiti severi standard di sicurezza a li­vello continentale, e farlo magari sull’on­da emotiva che si è sviluppata nel mon­do dopo il disastroso tsunami giappone­se, non darebbe comunque una risposta al tema della dipendenza energetica del-­l’Italia, che peraltro, a causa di rivolgi­menti politici nelle aree di produzione de­gli idrocarburi, rischia di accentuarsi. Di­re di 'sì' e basta rischierebbe di essere compreso come un mandato in bianco a perseguire una politica energetica 'nu­clearizzata'. E anche questa non sarebbe una risposta sensata.

L’altra questione, quella della gestione pubblica o privata dei servizi (comunque pubblici) e in special modo quelli di di­stribuzione dell’acqua, allude a due pro­blemi assai gravi. Il primo è la tendenza a fare business su un bene di tutti per defi­nizione, ma anche così prezioso da esse­re da sempre (e ancor più in futuro) mo­tivo di conflitti e di vere e proprie guerre. Il secondo è la colossale dispersione di ri­sorse idriche, che la gestione pubblica non solo non ha risolto ma spesso ha aggra­vato, al punto che per un risanamento ef­fettivo del sistema sarebbero necessari stanziamenti colossali, senza i quali, pe­raltro, l’equa generalizzazione del diritto all’accesso a un bene primario resterà so­lo formale, quale che sia la scelta sulla ge­stione degli impianti attuali.

Anche l’ultimo quesito, quello sul legitti­mo impedimento, rimanda a un nodo i­stituzionale oggettivo, che va al di là del­le specifiche vicende giudiziarie dell’at­tuale premier Silvio Berlusconi. Una vol­ta abolita l’immunità parlamentare, che era stata prevista nella Costituzione del 1948, il delicato rapporto tra poteri – ese­cutivo, legislativo e giudiziario – è stato spostato e questo può determinare squi­libri strutturali. Si può ritenere che l’at­tuale normativa non garantisca da altre possibili e opposte forzature, ma è fuor di dubbio che una pura e semplice rimo­zione della normativa oggi vigente (una sorta di mini-scudo per capo del governo e ministri) lascerebbe comunque irrisol­to un problema reale.

Ci sono ragioni per riflettere sul merito dei quesiti, in modo da decidere se e co­me partecipare al voto, che non sembra utile cancellare o sommergere con il ge­nerico appello a un voto impropriamen­te caricato di significati politici. Le que­stioni poste, checché se ne dica, non ri­guardano il destino di un esecutivo e del suo leader, ma il futuro di un Paese. E bi­sogna far sì che, nonostante certo fra­stuono, questo risulti chiaro.

Sergio Soave

 

 

 

 

 

2011-06-02

2 giugno 2011

IL CASO

Nucleare, la Cassazione

dice sì al referendum

La Corte di Cassazione ha deciso oggi di confermare il referendum sul nucleare del 12-13 giugno, chiarendo però che il quesito si applicherà alla nuova normativa contenuta nel decreto Omnibus, come ha annunciato un portavoce della Corte Suprema. Dunque ora il ministero dell'Interno dovrà stampare nuove schede, anche se agli elettori all'estero sono state già inviate quelle vecchie.

Le associazioni ambientaliste e i partiti di centrosinistra esultano per quella che considerano una sconfitta del governo che ad aprile, dopo l'incidente nucleare di Fukushima, aveva deciso in fretta di sospendere la costruzione di nuove centrali, cercando di aggirare il referendum. Ma per vincere davvero, i referendari devono assicurarsi il quorum del 50% più uno dei votanti, soglia che in Italia non si è più raggiunta dopo il 1995. Intanto, sempre oggi, l'Autorità per la garanzia nelle comunicazioni ha bacchettato la Rai, perché gli spazi informativi sui referendum del 12-13 giugno sono stati collocati finora in orari che contano pochi spettatori.

REFERENDUM CONFERMATO, MA SU NUOVE NORME

Questa mattina, dopo aver ascoltato per circa un'ora le ragioni dei sostenitori del referendum e del governo che invece voleva annullare la consultazione, i 17 giudici dell'Ufficio centrale elettorale si sono riuniti per decidere il destino del referendum, alla luce del decreto Omnibus approvato definitivamente dalla Camera il 25 maggio scorso e firmato il giorno dopo dal presidente della Repubblica.

In teoria, era la prima volta che la Cassazione era chiamata a decidere su una questione del genere: un governo che abroga la decisione al centro del quesito referendario, quella di costruire le centrali nucleari a 24 anni da un voto popolare che le mise al bando, dopo l'incidente nucleare di Chernobyl.

"Con l'emendamento vengono abrogate esattamente le norme che sono oggetto del quesito referendario", aveva detto in aula al Senato il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani.

Ma i promotori del referendum hanno insistito fin dall'inizio sul fatto che la norma voluta dal governo sospende ma non annulla la costruzione delle centrali, rimandandola a valutazioni future sulla sicurezza, come dice il comma 1 dell'articolo 5 della legge "Omnibus". Non caso, lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva sottolineato che il ritorno del nucleare in Italia non era stato annullato, ma solo rinviato: "Se avessimo fatto il referendum avremmo rinunciato al nucleare per lungo tempo. Invece io spero che tra uno o due anni si potrà ritornare sulla scelta, dopo che sarà stata fatta chiarezza sulla tecnologia". Il precedente citato dai referendari risaliva al 1978, quando il governo dell'epoca aveva cercato di bypassare il voto modificando la normativa sottoposta a consultazione. La Cassazione, dopo un pronunciamento della Consulta, trasferì il quesito sulla nuova legge.

Oggi dunque la Cassazione ha dato ragione ai referendari, e ha deciso di confermare il referendum, che si terrà insieme ai due sull'acqua pubblica e a quello sul legittimo impedimento, sul testo della nuova legge, in particolare il già citato comma 1 e il comma 8 dell'articolo 5.

Si tratta dei commi che in sostanza danno mandato al governo, pur annullando la costruzione delle nuove centrali, di attuare successivamente il programma di energia nucleare in base alle risultanze di una verifica condotta sia dall'agenzia italiana che dall'Unione europea sulla sicurezza degli impianti.

ESULTANO ASSOCIAZIONI E CENTROSINISTRA

La decisione della Cassazione è stata accolta positivamente dai sostenitori del referendum, che era stato promosso nel 2010 dall'Italia dei Valori. "Si afferma la serena forza della Costituzione contro il tentativo maldestro di raggirare i cittadini", ha commentato coi giornalisti l'avvocato Gianluigi Pellegrino, che davanti alla Corte Suprema rappresenta le posizioni del Pd. "È un bene per il Paese che, come richiesto dal Wwf nella sua memoria inviata ieri, la Corte di Cassazione, confermando il referendum sul nucleare, abbia richiamato di fatto governo e Parlamento al pieno rispetto della sovranità popolare che si esprimerà con il voto referendario tutelato dalla Costituzione", ha detto in una nota Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia. I radicali hanno parlato di "ottima decisione", mentre il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, ha detto che "adesso è necessario un grande sforzo collettivo di tutti per far vincere i Si e sfiduciare dal basso e per sempre Berlusconi".

Al contrario, il leader dei Verdi Angelo Bonelli lancia "un appello a tutti affinchè questo referendum non si trasformi in un voto pro o contro Berlusconi. Questi referendum riguardano tutto il Paese: sono tanti anche gli elettori di centro destra contrari al nucleare...".

Italo Bocchino, numero due di Fli, ha invitato gli iscritti al partito di Gianfranco Fini ad andare a votare "nel pieno rispetto e coerentemente con il principio di cittadinanza attiva", pur lasciando libertà di coscienza. Ma il finiano Fabio Granata ha già invitato invece a votare "sì".

Contestano invece la decisione della Cassazione alcuni esponenti della maggioranza, come Lucio Malan, del Pdl: "Non si riesce davvero a capire come si possa tenere un referendum per abrogare norme che non esistono più".

SCHEDE E QUORUM

Ma superato lo scoglio del vaglio della Corte Suprema, ora per la consultazione referendaria si apre un problema tecnico, perché, come ha spiegato lo stesso portavoce della Cassazione, il vice segretario generale Raffaele Botta, bisogna modificare le schede elettorali. Nel frattempo, agli elettori italiani all'estero però sono state già inviate le schede da votare, come prevede la legge, che indica il limite di 18 giorni dalla consultazione. La sfida, per gli anti-nuclearisti, è quella di superare il quorum, mancato dai referendum abrogativi del 1997. ma anche se la questione del nucleare è la più dibattuta, soprattutto dopo l'incidente in Giappone, è forse il referendum sull'acqua pubblica quello gode di maggiori consensi e, con adesioni trasversali, forse di un effetto trascinamento.

I due quesiti sull'acqua - contro l'affidamento della gestione a privati e contro la remunerazione del capitale investito - hanno raccolto l'anno scorso 1 milione e 400firme, un record nella storia del referendum. E secondo un sondaggio diffuso giorni fa da Ipr Marketing, il 60% degli italiani voterebbe sì al referendum contro il nucleare, rispetto al 65% favorevole a quelli per l'acqua.

Intanto l'Agcom ha richiamato la Rai a trasmettere in orari di massimo ascolto le schede informative sui referendum, dopo gli esposti presentati nei giorni scorsi dai referendari. "L'Autorità ha, pertanto, rivolto un richiamo alla concessionaria pubblica affinché realizzi una collocazione dei messaggi idonea a garantire l'obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti", dice un comunicato diffuso oggi dall'authority.

 

 

 

2 giugno 2011

Quesiti da non politicizzare

Referendum, questioni di merito

La consultazione referendaria cui l’e­lettorato è chiamato tra un paio di set­timane viene politicizzata in modo os­sessivo dai promotori dei quesiti abroga­zionisti, che puntano a dare a un even­tuale successo il significato di un’esten­sione della sconfitta subita dalle forma­zioni che compongono la maggioranza di governo nel recente voto amministrativo parziale. In realtà, l’istituto referendario è stato previsto dai padri costituenti come strumento teso a consentire una verifica popolare sulla validità di leggi contesta­te.

Spetta a chi propone i quesiti ottenere u­na maggioranza di partecipanti al voto, che non viene considerato un dovere ci­vico come lo è invece quando si tratta di eleggere istituzioni rappresentative della volontà popolare. Si tratta di una distin­zione importante, che infatti non vale per i referendum confermativi di modifiche costituzionali approvate a maggioranza semplice dalle Camere. Non partecipare al voto, in caso di referendum abrogativo, è una forma di espressione di una volontà politica, quella di preferire che su mate­rie complesse e controverse si cerchi una soluzione parlamentare invece di un ver­detto ovviamente semplificatore come quello che nasce da un 'sì' o da un 'no'. Le materie sottoposte al giudizio dell’e­lettorato, peraltro, alludono a problemi complessi e a nodi istituzionali che han­no una loro corposità oggettiva. Dire di 'no' definitivamente all’ipotesi di una scelta nucleare, che peraltro si potrebbe realizzare in Italia solo dopo che siano sta­ti definiti severi standard di sicurezza a li­vello continentale, e farlo magari sull’on­da emotiva che si è sviluppata nel mon­do dopo il disastroso tsunami giappone­se, non darebbe comunque una risposta al tema della dipendenza energetica del-­l’Italia, che peraltro, a causa di rivolgi­menti politici nelle aree di produzione de­gli idrocarburi, rischia di accentuarsi. Di­re di 'sì' e basta rischierebbe di essere compreso come un mandato in bianco a perseguire una politica energetica 'nu­clearizzata'. E anche questa non sarebbe una risposta sensata.

L’altra questione, quella della gestione pubblica o privata dei servizi (comunque pubblici) e in special modo quelli di di­stribuzione dell’acqua, allude a due pro­blemi assai gravi. Il primo è la tendenza a fare business su un bene di tutti per defi­nizione, ma anche così prezioso da esse­re da sempre (e ancor più in futuro) mo­tivo di conflitti e di vere e proprie guerre. Il secondo è la colossale dispersione di ri­sorse idriche, che la gestione pubblica non solo non ha risolto ma spesso ha aggra­vato, al punto che per un risanamento ef­fettivo del sistema sarebbero necessari stanziamenti colossali, senza i quali, pe­raltro, l’equa generalizzazione del diritto all’accesso a un bene primario resterà so­lo formale, quale che sia la scelta sulla ge­stione degli impianti attuali.

Anche l’ultimo quesito, quello sul legitti­mo impedimento, rimanda a un nodo i­stituzionale oggettivo, che va al di là del­le specifiche vicende giudiziarie dell’at­tuale premier Silvio Berlusconi. Una vol­ta abolita l’immunità parlamentare, che era stata prevista nella Costituzione del 1948, il delicato rapporto tra poteri – ese­cutivo, legislativo e giudiziario – è stato spostato e questo può determinare squi­libri strutturali. Si può ritenere che l’at­tuale normativa non garantisca da altre possibili e opposte forzature, ma è fuor di dubbio che una pura e semplice rimo­zione della normativa oggi vigente (una sorta di mini-scudo per capo del governo e ministri) lascerebbe comunque irrisol­to un problema reale.

Ci sono ragioni per riflettere sul merito dei quesiti, in modo da decidere se e co­me partecipare al voto, che non sembra utile cancellare o sommergere con il ge­nerico appello a un voto impropriamen­te caricato di significati politici. Le que­stioni poste, checché se ne dica, non ri­guardano il destino di un esecutivo e del suo leader, ma il futuro di un Paese. E bi­sogna far sì che, nonostante certo fra­stuono, questo risulti chiaro.

Sergio Soave

 

 

 

 

 

 

2011-06-01

1 giugno 2011

IL CASO

Nucleare, la Cassazione

dice sì al referendum

La Corte di Cassazione ha deciso oggi di confermare il referendum sul nucleare del 12-13 giugno, chiarendo però che il quesito si applicherà alla nuova normativa contenuta nel decreto Omnibus, come ha annunciato un portavoce della Corte Suprema. Dunque ora il ministero dell'Interno dovrà stampare nuove schede, anche se agli elettori all'estero sono state già inviate quelle vecchie.

Le associazioni ambientaliste e i partiti di centrosinistra esultano per quella che considerano una sconfitta del governo che ad aprile, dopo l'incidente nucleare di Fukushima, aveva deciso in fretta di sospendere la costruzione di nuove centrali, cercando di aggirare il referendum. Ma per vincere davvero, i referendari devono assicurarsi il quorum del 50% più uno dei votanti, soglia che in Italia non si è più raggiunta dopo il 1995. Intanto, sempre oggi, l'Autorità per la garanzia nelle comunicazioni ha bacchettato la Rai, perché gli spazi informativi sui referendum del 12-13 giugno sono stati collocati finora in orari che contano pochi spettatori.

REFERENDUM CONFERMATO, MA SU NUOVE NORME

Questa mattina, dopo aver ascoltato per circa un'ora le ragioni dei sostenitori del referendum e del governo che invece voleva annullare la consultazione, i 17 giudici dell'Ufficio centrale elettorale si sono riuniti per decidere il destino del referendum, alla luce del decreto Omnibus approvato definitivamente dalla Camera il 25 maggio scorso e firmato il giorno dopo dal presidente della Repubblica.

In teoria, era la prima volta che la Cassazione era chiamata a decidere su una questione del genere: un governo che abroga la decisione al centro del quesito referendario, quella di costruire le centrali nucleari a 24 anni da un voto popolare che le mise al bando, dopo l'incidente nucleare di Chernobyl.

"Con l'emendamento vengono abrogate esattamente le norme che sono oggetto del quesito referendario", aveva detto in aula al Senato il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani.

Ma i promotori del referendum hanno insistito fin dall'inizio sul fatto che la norma voluta dal governo sospende ma non annulla la costruzione delle centrali, rimandandola a valutazioni future sulla sicurezza, come dice il comma 1 dell'articolo 5 della legge "Omnibus". Non caso, lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva sottolineato che il ritorno del nucleare in Italia non era stato annullato, ma solo rinviato: "Se avessimo fatto il referendum avremmo rinunciato al nucleare per lungo tempo. Invece io spero che tra uno o due anni si potrà ritornare sulla scelta, dopo che sarà stata fatta chiarezza sulla tecnologia". Il precedente citato dai referendari risaliva al 1978, quando il governo dell'epoca aveva cercato di bypassare il voto modificando la normativa sottoposta a consultazione. La Cassazione, dopo un pronunciamento della Consulta, trasferì il quesito sulla nuova legge.

Oggi dunque la Cassazione ha dato ragione ai referendari, e ha deciso di confermare il referendum, che si terrà insieme ai due sull'acqua pubblica e a quello sul legittimo impedimento, sul testo della nuova legge, in particolare il già citato comma 1 e il comma 8 dell'articolo 5.

Si tratta dei commi che in sostanza danno mandato al governo, pur annullando la costruzione delle nuove centrali, di attuare successivamente il programma di energia nucleare in base alle risultanze di una verifica condotta sia dall'agenzia italiana che dall'Unione europea sulla sicurezza degli impianti.

ESULTANO ASSOCIAZIONI E CENTROSINISTRA

La decisione della Cassazione è stata accolta positivamente dai sostenitori del referendum, che era stato promosso nel 2010 dall'Italia dei Valori. "Si afferma la serena forza della Costituzione contro il tentativo maldestro di raggirare i cittadini", ha commentato coi giornalisti l'avvocato Gianluigi Pellegrino, che davanti alla Corte Suprema rappresenta le posizioni del Pd. "È un bene per il Paese che, come richiesto dal Wwf nella sua memoria inviata ieri, la Corte di Cassazione, confermando il referendum sul nucleare, abbia richiamato di fatto governo e Parlamento al pieno rispetto della sovranità popolare che si esprimerà con il voto referendario tutelato dalla Costituzione", ha detto in una nota Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia. I radicali hanno parlato di "ottima decisione", mentre il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, ha detto che "adesso è necessario un grande sforzo collettivo di tutti per far vincere i Si e sfiduciare dal basso e per sempre Berlusconi".

Al contrario, il leader dei Verdi Angelo Bonelli lancia "un appello a tutti affinchè questo referendum non si trasformi in un voto pro o contro Berlusconi. Questi referendum riguardano tutto il Paese: sono tanti anche gli elettori di centro destra contrari al nucleare...".

Italo Bocchino, numero due di Fli, ha invitato gli iscritti al partito di Gianfranco Fini ad andare a votare "nel pieno rispetto e coerentemente con il principio di cittadinanza attiva", pur lasciando libertà di coscienza. Ma il finiano Fabio Granata ha già invitato invece a votare "sì".

Contestano invece la decisione della Cassazione alcuni esponenti della maggioranza, come Lucio Malan, del Pdl: "Non si riesce davvero a capire come si possa tenere un referendum per abrogare norme che non esistono più".

SCHEDE E QUORUM

Ma superato lo scoglio del vaglio della Corte Suprema, ora per la consultazione referendaria si apre un problema tecnico, perché, come ha spiegato lo stesso portavoce della Cassazione, il vice segretario generale Raffaele Botta, bisogna modificare le schede elettorali. Nel frattempo, agli elettori italiani all'estero però sono state già inviate le schede da votare, come prevede la legge, che indica il limite di 18 giorni dalla consultazione. La sfida, per gli anti-nuclearisti, è quella di superare il quorum, mancato dai referendum abrogativi del 1997. ma anche se la questione del nucleare è la più dibattuta, soprattutto dopo l'incidente in Giappone, è forse il referendum sull'acqua pubblica quello gode di maggiori consensi e, con adesioni trasversali, forse di un effetto trascinamento.

I due quesiti sull'acqua - contro l'affidamento della gestione a privati e contro la remunerazione del capitale investito - hanno raccolto l'anno scorso 1 milione e 400firme, un record nella storia del referendum. E secondo un sondaggio diffuso giorni fa da Ipr Marketing, il 60% degli italiani voterebbe sì al referendum contro il nucleare, rispetto al 65% favorevole a quelli per l'acqua.

Intanto l'Agcom ha richiamato la Rai a trasmettere in orari di massimo ascolto le schede informative sui referendum, dopo gli esposti presentati nei giorni scorsi dai referendari. "L'Autorità ha, pertanto, rivolto un richiamo alla concessionaria pubblica affinché realizzi una collocazione dei messaggi idonea a garantire l'obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti", dice un comunicato diffuso oggi dall'authority.

 

 

1 giugno 2011

CENTROSINISTRA

Referendum, il Pd a caccia del quorum

Passa all’azione il Pd. La vittoria delle amministrative impone a Pier Luigi Bersani un’accelerata e il segretario democratico concede poco tempo al "brindisi", perché c’è da pianificare la fase due, quella della mobilitazione per il referendum che si celebrerà tra meno di due settimane. La battaglia per il raggiungimento del quorum è dura, tanto che molti dei suoi si erano già defilati dall’iniziativa di Di Pietro, lasciando volentieri all’ex pm la paternità dell’impresa. L’idea di utilizzare ora tutte le armi a disposizione per chiedere a Berlusconi di abbandonare la scena, però, sembra al segretario del Partito democratico la strada obbligata da percorrere, sebbene – da maggior partito di opposizione – occorra mettere il cappello su un’altra scelta targata Idv. E anche se, stretto nella morsa tra Di Pietro e Vendola, Bersani non smette di corteggiare il Nuovo polo.

"Faremo il nostro dovere fino in fondo. Siamo impegnatissimi per raggiungere il quorum e perché si voti sì al referendum", spiega il numero uno di largo del Nazareno, che prende a prestito una battuta del comico Crozza che gli fa la parodia, per descrivere il risultato: "Li abbiamo smacchiati tutti! Ora ci sono i referendum coi quali togliamo anche l’ultima macchia al giaguaro". La segreteria di ieri serve proprio a mettere "in moto la macchina organizzativa" per la consultazione popolare del 12 e 13.

Un eventuale risultato positivo contribuirebbe a indebolire il presidente del Consiglio, secondo il ragionamento delle opposizioni di centrosinistra. "In parlamento Berlusconi si presenti dimissionario perché è venuta meno la maggioranza nel paese", incalza Bersani, dopo che il suo capogruppo Dario Franceschini aveva posto la questione in aula a Montecitorio. L’unica cosa che il premier potrebbe fare, è mettere mano alla legge elettorale. "Se in breve tempo si riesce a restituire la possibilità di scelta ai cittadini e a consentire la possibilità di una maggioranza esigibile che non soffra di ribaltoni, siamo pronti a discutere con tutti, con Fli, la Lega, il Pdl".

Di certo il segretario piddì discuterebbe volentieri con quel terzo polo che non gli ha dato finora udienza. "Se gli elettori del terzo polo hanno votato per i candidati del centrosinistra il motivo è che Pd e centrosinistra si sono presentati in modo aperto e costituzionale a fronte del populismo berlusconiano". E, secondo Bersani, "i moderati hanno capito che gli estremisti sono nel centrodestra e io son convinto che, tenendo aperti i canali, dove non arrivano i partiti possono arrivare i cittadini".

Quello da cui non può prescindere il Pd – e il voto lo ha ben dimostrato – è quel legame con i partiti di sinistra che un tempo fu l’Ulivo. "Come l’Ulivo, l’ispirazione del Pd è la riscossa civica. Va però consolidato un rapporto tra il Pd e l’area del centrosinistra che ci consenta di avere credibilità nell’azione di governo", perché, assicura, "noi non lasciamo per strada il centrosinistra ma non rifaremo l’Unione e serve un patto di garanzia sul governo". Su quello, poi, si faranno le primarie.

Bersani, insomma, è pronto a cercare anche gli elettori di Grillo, e a rimettersi in gioco. "Se ci saranno le primarie di coalizione per decidere il candidato premier, l’Idv non si sottrarrà né alle sue responsabilità, né a una propria proposta", risponde Antonio Di Pietro, per il quale però, "se invece non ci saranno le primarie vogliamo sapere chi deve fare il primus inter pares e cosa deve fare. In ogni caso ci rimetteremo alle valutazioni che la coalizione di centrosinistra vorrà prendere". Una certezza in attesa della "spallata definitiva con il referendum: "Di sicuro noi non possiamo stare in una coalizione dove ci sono forze che vogliono il nucleare".

Roberta D'Angelo

 

 

 

 

 

2011-05-06

6 maggio 2011

QUIRINALE

Napolitano: con nuovi ingressi

verifica in Parlamento

Con le nuove nomine dei sottosegretari la maggioranza si è allargata, è diversa "rispetto alle componenti della coalizione che si è presentata alle elezioni politiche" e "spetta ai presidenti delle Camere e al presidente del Consiglio valutare le modalità con le quali investire il Parlamento delle novità intervenute nella maggioranza che sostiene il Governo". È quanto chiede, in una nota, il presidente de1lla Repubblica Giorgio Napolitano. La nota dà conto del fatto che Napolitano ha ieri proceduto alla firma dei decreti di nomina di nove sottosegretari di Stato, la cui scelta rientra come è noto "nella esclusiva responsabilità del presidente del Consiglio dei ministri".

"Il capo dello Stato ha in pari tempo rilevato che sono entrati a far parte del governo esponenti di gruppi parlamentari diversi rispetto alle componenti della coalizione che si è presentata alle elezioni politiche - ha concluso la nota -. Spetta ai presidenti delle Camere e al presidente del Consiglio valutare le modalità con le quali investire il Parlamento delle novità intervenute nella maggioranza che sostiene il Governo.

CASO RAI

Il presidente della Repubblica ha anche affrontato con il presidente e il direttore generale della Rai - Paolo Garimberti e Lorenza Lei - le questioni relative "alla piena e tempestiva attuazione del regolamento approvato dalla Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai e alla necessaria informazione sulle modalità di svolgimento della consultazione referendaria". Lo si legge in una nota del Quirinale. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - si legge nella nota diffusa dalla Presidenza della Repubblica - ha venerdì ricevuto al Quirinale il presidente della Rai, Paolo Garimberti, e il nuovo direttore generale, Lorenza Lei, nominata all'unanimità dal Consiglio di amministrazione. Il Capo dello Stato si è complimentato con la dottoressa Lei per l'ampia fiducia accordatagli e le ha formulato gli auguri di buon lavoro al servizio dell'emittente radiotelevisiva pubblica. Napolitano ha, nell'occasione, affrontato con il presidente e il direttore generale della Rai le questioni relative alla piena e tempestiva attuazione del regolamento approvato dalla Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai e alla necessaria informazione sulle modalità di svolgimento della consultazione referendaria. La Rai informa dopo il sollecito di Napolitano annuncia che già da venerdìa sera comincerà la messa in onda degli spot informativi sui temi referendari che terminerà lunedì 13 giugno. È quanto si legge in un comunicato di viale Mazzini.

 

6 maggio 2011

DL SVILUPPO

Spiagge, Ue: sorpresi

dal decreto italiano

"Non abbiamo ricevuto nessuna notifica da parte delle autorità italiane, ma in seguito agli articoli apparsi sulla stampa, abbiamo chiesto all'Italia più informazioni", ha detto Chantal Hughes, portavoce del commissario Ue al mercato interno. "Se i rapporti letti sulla stampa sono corretti, saremmo molto sorpresi perchè non sarebbe ciò che ci aspettavamo".

La portavoce ha ricordato che Bruxelles ha già inviato due lettere di messa in mora - aprendo quindi una procedure di infrazione - all'Italia per il sistema sulle concessioni marittime che prevede il loro rinnovo automatico ogni sei anni. Le lettere sono state inviate il 29 gennaio del 2009 e il 5 maggio del 2010. "La questione è ancora aperta", ha detto la portavoce. "In questi mesi abbiamo lavorato molto con l'Italia per trovare regole compatibili con il mercato unico europeo", ha aggiunto.

Bruxelles contesta all'Italia il rinnovo automatico degli affitti degli stabilimenti balneari per sei anni, senzaprocedere con il sistema delle aste. "Ciò che ci inquieta è che alla fine dei primi sei anni di concessione, ci sia il rinnovo automatico di questo diritto, che è in contrasto con le regole della concorrenza leale e del mercato unico", ha affermato la portavoce, rilevando che l'Unione Europea chiede per le concessioni "un tempo appropriato e limitato".

Sulla novità dei 90 anni, annunciata ieri dal ministro Tremonti, la portavoce ha ripetuto che Bruxelles attende chiarimenti dall'Italia perchè tutto dipende dai dettagli.

 

 

 

 

 

 

2011-04-26

26 aprile 2011

L'AMMISSIONE

"Il nucleare è il futuro

Stop per evitare referendum"

"Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo. L'energia nucleare è sempre la più sicura". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi nella conferenza stampa seguita al vertice italo-francese a Villa Madama puntualizzando il senso della "moratoria nucleare" del governo. Quanto accaduto in Giappone "ha spaventato gli italiani, come dimostrano anche i nostri sondaggi" e la decisione di una moratoria sul nucleare è stata presa anche per permettere all'opinione pubblica di "tranquillizzarsi": un referendum ora avrebbe portato ad uno stop per anni del nucleare in Italia, ha precisato il premier.

"Se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per anni". E' quanto ha sottolineato il premier Silvio Berlusconi parlando della decisione della moratoria sul nucleare. Dopo la vicenda del Giappone, gli italiani si sono spaventati e "abbiamo deciso" di aspettare "uno o due anni perchè si tranquillizzino", attendendo così "'che ci sia un'opinione pubblica più consapevole della necessità di tornare al nucleare", ha aggiunto.

Attraverso i sondaggi che noi abitualmente facciamo sull'opinione pubblica, abbiamo appreso che la tragedia di Fukushima in Giappone "ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini", ha spiegato Berlusconi. "Se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire. Il governo quindi - ha sottolineato - responsabilmente ha ritenuto di introdurre questa moratoria sul nucleare per far sì che si chiarisca la situazione giapponese e per far sì che magari dopo un anno o due si possa ritornare ad avere un'opinione pubblica consapevole della necessita' di tornare all'energia nucleare".

"Rispettiamo la decisione" della moratoria sul ritorno all'energia nucleare adottata dall'Italia ma "se gli italiani decideranno di tornare al nucleare, la Francia sarà un partner accogliente e amico": lo ha detto il presidente francese, Nicolas Sarkozy, rispondendo a una domanda nel corso della conferenza stampa congiunta alla fine del vertice bilaterale Italia-Francia a Villa Madama.

Ma l'opposizione non ci sta. Antonio Di Pietro parla di "imbroglio svelato", Nichi Vendola di "presa in giro degli italiani" e Pier Luigi Bersani invita gli elettori a dare un segnale alle prossime amministrative: "Gli italiani hanno capito che se vogliono liberarsi del nucleare devono liberarsi anche di Berlusconi". Dopo l'ammissione di Berlusconi, il Pd chiede che il referendum si celebri comunque. La moratoria è solo un bluff, un escamotage per evitare la bocciatura del referendum."Trovo davvero senza vergogna le parole pronunciate oggi dal Presidente del Consiglio sul nucleare. La disinvoltura con cui esplicitamente ha dichiarato che l'emendamento al ddl omnibus è stato solo un escamotage per bloccare il referendum lascia senza parole", attacca Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd. Per il segretario del Pd Bersani "c'è di che restare allibiti". E il capogruppo alla Camera, Dario Franceschini, incalza: "È l'ultimo imbroglio del premier. Questa vicenda nasce dalla volontà di Berlusconi di non avere il quorum al referendum sul legittimo impedimento. Pur di non dare ai cittadini a possibilità di esprimersi vuole fare una legge anche sull'acqua". Secondo il leader di Api, Francesco Rutelli, dopo le "odierne dichiarazioni del premier Berlusconi, il referendum sul nucleare diventa inevitabile. Avendo sconfessato in modo chiaro ed esplicito le dichiarazioni del governo in Parlamento, il presidente del Consiglio ha reso evidente che le norme approvate dalle Camere sono in realtà una moratoria, e non l'abrogazione del programma nucleare italiano".

 

 

 

 

 

2011-04-16

16 aprile 2011

ASSISI

Crociata: acqua, risorsa preziosa

"Ma non diventi speculazione"

Acqua: risorsa preziosa, "bene troppe volte ridotto a merce, a valore economico, a oggetto di scambio". Sono le parole con le quali monsignor Crociata, segretario della Cei, ha aperto il convegno "Sorella Acqua", organizzato dai dieci distretti di Italia, Albania, Malta e San Marino del Rotary Internationale sabato ad Assisi. Monsignor Crociata ha parlato poi di un diritto umano fondamentale, non garantito a un miliardo e mezzo di persone nel mondo. In uno scnario in cui l'acqua è una risorsa male distribuita e male sfruttata, "conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che vedono poche multinazionali trasformare l'acqua in affare, a detrimento dell'accesso alle fonti e a e quindi dell'pprovigionamento, con conseguente perdita di autonomia degli enti governativi".

Monsignor Crociata ha poi ricordato la situazione dell'Italia, tra i più grandi protettori e consumatori al mondo di acqua in bottiglia, a beneficio di un'industria che diventa speculativa, quando si assicura enormi fattuati grazie a concessioni rilevate a prezzi irrisori".

Il discorso del segretario Cei è di stringente attuailtà, visto i due referendum sull'argomento in programma a metà giugno.

 

22-03-2011

OSSERVATORE ROMANO

Osservatore Romano: no acqua sul mercato

Una ricchezza da sottrarre al mercato

La Giornata mondiale dell'acqua

di Gaetano Vallini

"Facile come bere un bicchiere d’acqua" si dice a volte. Ma questo detto popolare non dev’essere familiare ai quasi novecento milioni di uomini, donne e bambini che nel mondo non hanno acqua potabile, e agli oltre due miliardi e mezzo di persone — circa la metà della popolazione dei Paesi in via di sviluppo — che vivono in condizioni igienico-sanitarie insufficienti a causa della carenza di risorse idriche. Eppure mancano appena quattro anni al 2015, data che negli Obiettivi di sviluppo del millennio la comunità internazionale si era prefissata per ridurre il numero di persone senza accesso sostenibile all’acqua, e alla sanità di base. Così ogni anno un milione e mezzo di bambini sotto i cinque anni muoiono per malattie legate alla carenza di risorse idriche. Inoltre, stando alle previsioni, dal cinque al venticinque per cento degli usi globali di acqua dolce probabilmente supererà nel lungo termine le forniture disponibili e entro il 2015 circa la metà della popolazione mondiale sarà chiamata ad affrontare una crisi legata alla mancanza d’acqua.

La Giornata mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo dal 1992 è l’occasione per fare il punto sulla situazione, anche in forza della risoluzione approvata lo scorso luglio dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite la quale ha sancito che l’accesso all’acqua è un diritto umano fondamentale. Più precisamente il testo "dichiara che l’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita".

La comunità internazionale ha in sostanza riconosciuto, dopo più di 15 anni di dibattiti, ciò che era naturalmente evidente. Ma si sa, nelle faccende politiche ed economiche la sola evidenza non ha valore. Come è altrettanto noto che il riconoscimento di un diritto serve a tutelare i più deboli, perché i forti si tutelano da soli. E così, anche se la risoluzione non ha carattere vincolante, l’inserimento di questo nuovo punto nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo è sicuramente un passo importante per affrontare una questione sempre più drammaticamente urgente tra aumento dell’uso, sprechi, cambiamenti climatici, disparità nella distribuzione e nell’accesso.

Il problema riguarderà in particolare i grandi centri abitati, e non a caso quest’anno il tema scelto per la giornata è "Acqua per le città: rispondere alle sfide della crescita urbana". Oggi un abitante su due vive in un contesto urbano e le città crescono a ritmi vertiginosi. Il 93 per cento dei processi di urbanizzazione avviene nei Paesi in via di sviluppo. La crescita urbana mondiale è rappresentata per lo più dall’espansione di quartieri poveri che procede a velocità straordinaria: si ritiene che entro il 2020 la loro popolazione aumenterà con una media di 27 milioni di persone all’anno a livello mondiale.

Fermo restando che bisogna porre un freno all’uso irresponsabile delle risorse, il punto cruciale è quello della gestione. In tale senso, il secondo Forum mondiale dell’acqua, ha sollecitato "un profondo cambiamento se si vuole raggiungere un consumo sostenibile nel prossimo futuro". E allo stesso tempo, si aggiunge, "è essenziale dare potere (e responsabilità) alla gente a livello locale per gestire le risorse idriche" e quindi "una "democratizzazione" della gestione dell’acqua".

Negli ultimi decenni, visto il tasso di crescita della popolazione, il servizio idrico ha incontrato difficoltà per la cronica mancanza di investimenti e interventi di manutenzione degli impianti. Ciò ha fatto sì che un numero sempre crescente di Paesi abbia affidato la gestione del servizio a società private. Il risultato è che il finanziamento degli investimenti decisi contrattualmente fra governi e gestori ha portato generalmente consistenti aumenti delle tariffe. Aumenti che hanno determinato in diversi Paesi poveri una forte conflittualità fra Stato, aziende private e società civile, a dimostrazione di come nessun diritto fondamentale riesca ad affermarsi senza conflitto sociale. Non solo. Gli esperti delle Nazioni Unite continuano a ritenere che, se le cose non cambieranno, con il passare del tempo sempre più conflitti verranno combattuti per l’acqua. E saranno guerre tra poveri, come la storia insegna.

Se è vero che spesso per i poveri non è tanto la scarsità d’acqua in sé a portare sofferenza, ma l’impossibilità economica di accedervi, allora esiste, come ha ricordato il 24 febbraio il vescovo Mario Toso, segretario Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, intervenendo alla conferenza internazionale di Greenaccord a Roma, "un serio problema di indirizzo etico", perché, ha aggiunto rilanciando le parole del Compendio della dottrina sociale della Chiesa, l’acqua — diritto universale e inalienabile — è un bene troppo prezioso per obbedire solo alle ragioni del mercato e per essere gestita con un criterio esclusivamente economico e privatistico. Il suo valore di scambio o prezzo non può essere fissato secondo le comuni regole della domanda e dell’offerta, ovvero secondo la logica del profitto. Che è però quanto in più parti del mondo accade o si rischia in caso di privatizzazione, fino a giungere al paradosso che vede i poveri pagare molto più dei ricchi per quello che dovrebbe essere un diritto naturale.

La via maestra è quella indicata da Benedetto XVI nel messaggio in occasione dell’Esposizione internazionale su "Acqua e sviluppo sostenibile" svoltasi a Saragozza (Spagna) nel luglio del 2008: l’uso dell’acqua "deve essere razionale e solidale, frutto di un’equilibrata sinergia fra il settore pubblico e quello privato". Ed è ciò che oggi la società civile chiede anche in alcuni Paesi occidentali, come l’Italia, dove presto si voterà un referendum che chiede di evitare di intraprendere la strada verso la privatizzazione dell’acqua. Un referendum che ha visto impegnate anche alcune realtà ecclesiali nel comitato promotore, segno dell’attenzione del mondo cattolico verso un tema delicato e cruciale.

Si tratta di un’attenzione peraltro quasi insita nel dna dei credenti. Il perché lo ha spiegato proprio il Papa nel citato messaggio: "Il fatto che oggigiorno si consideri l’acqua come un bene preminentemente materiale, non deve far dimenticare — sottolinea infatti Benedetto XVI — i significati religiosi che l’umanità credente, e soprattutto il cristianesimo, ha sviluppato a partire da essa, dandole un grande valore come un prezioso bene immateriale, che arricchisce sempre la vita dell’uomo su questa terra. Come non ricordare in questa circostanza il suggestivo messaggio che ci giunge dalle Sacre Scritture, dove si tratta l’acqua come simbolo di purificazione? Il pieno recupero di questa dimensione spirituale è garanzia e presupposto per un’adeguata impostazione dei problemi etici, politici ed economici che condizionano la complessa gestione dell’acqua da parte di tanti soggetti interessati, nell’ambito sia nazionale sia internazionale".

I credenti sono dunque chiamati a contribuire a trovare una soluzione ai problemi legati alla gestione delle risorse idriche. A partire dalle campagne di sensibilizzazione. Come "Seven weeks for water: water, conflict and just peace" avviata per la quaresima dalla Rete ecumenica per l’acqua, un’organizzazione di rappresentanza di varie comunità cristiane e di ong, coordinata dal Consiglio ecumenico delle Chiese. Ma sono anche sollecitati a lavorare sul terreno. Ed è ciò che avviene in molte missioni e nei centri attivati da organizzazioni di volontariato, per affrontare emergenze concrete nelle situazioni più critiche del pianeta. In quei luoghi abbandonati — in attesa di decisioni che rendano finalmente giustizia ai poveri ed effettivo un diritto — uomini e donne, religiosi e laici, operano accanto alle popolazioni locali per costruire pozzi e piccoli acquedotti. Perché sanno che lì anche un solo, preziosissimo bicchiere d’acqua in più può fare la differenza tra la vita e la morte.

(©L'Osservatore Romano – 22 marzo 2011)

 

 

 

 

2011-03-20

http://www.avvenire.it

22 marzo 2011

POLITICA ENERGETICA

Nucleare, Romani:

moratoria di un anno

"Domani in Consiglio dei ministri faremo una dichiarazione di moratoria per un anno per le decisioni e l'attivazione delle procedure di ricerca dei siti per la costruzione di centrali nucleari in Italia". Lo ha reso noto, lasciando la Commissione Industria di palazzo Madama, il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani.

Il Cdm domani avrebbe dovuto approvare le "modifiche ed integrazioni al dlg n. 31 del 2010 recante disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché benefici economici e campagne informative al pubblico", ma sarà invece chiamato a discutere la moratoria di un anno presentata da Romani e dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo.

"Avevamo inizialmente pensato - ha proseguito Romani - di inserire nel decreto 31 un correttivo in base a quello di cui si è discusso ieri in Europa, dove è emerso che occorrono criteri standard per la realizzazione e il mantenimento delle centrali. Non è un problema esclusivo di chi ha già le centrali, ma riguarda anche l'Italia. Come ci ha insegnato quel che è accaduto in Giappone, è un problema che investe un continente intero".

FINI: SCELTA OPPORTUNA

"Credo sia una scelta saggia e opportuna" quella del governo relativa ad una possibile moratoria sul programma dell'energia nucleare. Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini rispondendo alle domande degli studenti del liceo scientifico Augusto RighI, dove la terza carica dello Stato ha

partecipato ad un incontro dedicato alla cittadinanza e all'educazione alla legalità.

PD, MORATORIA? OCCORRE VERO PIANO ENERGETICO

"Più che una moratoria per il nucleare occorre un vero piano energetico nazionale. Sviluppare le energie rinnovabili come ha giustamente chiesto il Capo dello Stato deve essere il primo obiettivo di un piano energetico che guarda al futuro".

Lo dice Raffaella Mariani, capogruppo Pd della commissione Ambiente della Camera la quale sottolinea "l'importanza del richiamo giusto e corretto del presidente della Repubblica che evidenzia il connubio tra ricerca scientifica e sviluppo economico che sono la vera sfida dei prossimi anni".

"Questa sfida - sottolinea - rappresenterà sicuramente una svolta nel modo di intendere sviluppo sostenibile, produttività e occupazione. Il Governo non perda altro tempo prezioso e chiuda con il nucleare: il nostro futuro è nelle energie rinnovabili".

FAZIO: FORSE NON SUFFICIENTE ATTENZIONE A RISCHI REALI

"Quando si valuta se costruire o meno una centrale nucleare, occorre tener conto di una serie di fattori complessi, che sono sia i problemi economici, sia la valutazione probabilistica del rischio. Forse, da questo punto di vista, non è stata posta abbastanza attenzione sui rischi reali che vanno messi sul piatto della bilancia". Così il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, commentando la moratoria di un anno sull'attivazione delle centrali nucleari annunciata dal ministro Paolo Romani.

 

 

2010-07-22

22 luglio 2010

REFERENDUM

Referendum sull'acqua pubblica

si accendono le polemiche

Il Consiglio dei ministri ha varato il regolamento dei servizi pubblici locali. Lo ha annunciato il ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto in una conferenza stampa al termine della riunione a Palazzo Chigi. Fitto ha rivendicato che si tratta "di una riforma molto importante ed è anche una risposta alle critiche e alle strumentalizzazioni in particolare sul tema dell'acqua sul quale è stato chiesto un referendum". Entro l'anno il governo favorirà l'istituzione di una sorta di Authority, un "ente terzo in materia di tariffe".

Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche il ministro dell'Economia Tremonti aggiungendo che "la direttiva è applicazione di un trattato europeo. Sulla materia dei trattati non ci può essere referendum abrogativo". In ogni caso, per Tremonti, "il referendum è falso come contenuto ideologico, non è cristallino come l'acqua".

Le firme raccolte per il referendum contro la privatizzazione dell'acqua sono "un milione e quattrocento mila firme raccolte su una bugia". Lo ha detto il ministro per le Politiche Ue Andrea Ronchi nella conferenza stampa al termine del Cdm che ha approvato il regolamento sui servizi pubblici locali che, dice il ministro, di fatto "rafforza il concetto dell'acqua pubblica".

Le dichiarazioni degli esponenti del governo hanno suscitato le immediate reazioni dei promotori della campagna di raccolta firme che si è conclusa lunedì 19 luglio con la consegna di un milione 400mila firme alla Corte di Cassazione.

"Il governo è senza ragioni, ed è costretto ad usare la forza. Non hanno lasciato passare neppure una settimana per dire cosa intendono per democrazia". Così il Forum italiano dei movimenti per l'acqua risponde al ministro dell'Economia Giulio Tremonti a proposito del Referendum.

"In 1.400.000 cittadini - prosegue il Forum - firmano i tre Referendum per l'acqua e il governo risponde insultandoli e procedendo nell'attuazione dei decreti di privatizzazione. Se l'acqua appartiene al popolo, come dice Tremonti - aggiunge - perché allora sempre Tremonti dà il servizio idrico ai privati, facendogli fare i profitti sopra?". I nostri Referendum, dicono, sono "chiari e chiedono proprio che il servizio idrico non sia consegnato alle società per azioni e che dunque non ci siano profitti su di esso". Quanto al fatto che "il decreto Ronchi discende dal Trattato europeo e che su ciò non si può fare un Referendum, consigliamo al ministro di dargli una rilettura. Scoprirebbe che l'Unione europea lascia liberi gli Stati membri di legiferare in materia di servizi pubblici".

Oppure, conclude il Forum promotore del Referendum, "potrebbe leggere la legislazione olandese che affida la gestione del servizio idrico solo a soggetti pubblici o andare a fare un giroa Parigi che l'ha ripubblicizzato dall'inizio di quest'anno".

 

 

 

 

2010-07-17

19 luglio 2010

DIRITTI

Consegnate oggi in Cassazione

le firme per l'acqua pubblica

Alle 10.00 di questa mattina, nove componenti il Comitato Promotore dei tre referendum per l’acqua pubblica hanno consegnato alla Corte di Cassazione 1.401.492 firme raccolte in pochi mesi per la richiesta dei referendum sulla gestione pubblica dell'acqua. Parallelamente, gli organizzatori della campagna, hanno organizzato un presidio in piazza Navona, a partire dalle 9.30: "Saranno presenti in piazza gli artisti per l'acqua e i rappresentanti delle associazioni e dei comitati territoriali -si legge sul sito del Comitato -ma soprattutto ci sarà il popolo dell'acqua, quello che ha raccolto le firme in questi tre mesi di campagna referendaria".

Un risultato ancora più straordinario se si pensa che la campagna gè stata portata avanti quasi esclusivamente sul passaparola e sulla rete. E che è stata totalmente ignorata dai principali media.

"La raccolta delle firme per la richiesta dei referendum sulla gestione pubblica dell'acqua è stata un grande successo". Lo dice il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Il numero di firme raccolte è "un vero record, una delle più alte adesioni mai ottenute nella richiesta di referendum". Per il leader del sindacato "la scelta di difendere il principio del diritto universale al bene pubblico dell'acqua si è conferma giusta: intorno a questo principio si è coagulato un grande consenso popolare confermato da un numero di firme come non si vedeva da decenni".

 

 

 

 

 

 

 

 

CORRIERE della SERA

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2011-06-09

REFERENDUM

Berlusconi: "Non vado a votare"

Per il Cavaliere disertare le urne "è un diritto". La manovra da 40 miliardi? "Nulla di preoccupante"

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Lo speciale referendum

Napolitano: "Votare è un dovere

MILANO "Penso che non mi recherò a votare: è diritto dei cittadini decidere se votare o meno per il referendum". Così Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a palazzo Chigi ha risposto a una domanda sui referendum. Solo qualche giorno fa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva invece assicurato che come elettore avrebbe fatto come sempre "il proprio dovere".

RIFORMA FISCALE - Nel governo, ha detto tra le altre cose il presidente del Consiglio, c'è l'accordo sul fatto che l'esecutivo approverà la legge delega per la riforma del fisco "prima dell'estate". Con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e con il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, "abbiamo ripetutamente parlato, con modi rispettosi e civili" ha poi assicurato Berlusconi per il quale "sono del tutto destituiti di fondamento le notizie date dalla stampa che si è completamente allontanata dalla realtà" in tema di tensioni nel governo e in particolare con il titolare dell'Economia.

LA MANOVRA NON PREOCCUPA - "Siamo i primi in Europa nonostante tutto quanto ricevuto in eredità dal passato", come l'elevato "debito pubblico" e il costo dell'energia, ha detto Berlusconi per il quale "la manovra di 40 miliardi non è nulla di preoccupante, occorre aderire alle indicazioni della Commissione Ue. Noi siamo in una posizione privilegiata, meglio di noi c'è solo la Germania". In Italia, aggiunge, "non abbiamo aumentato violentemente l'età pensionabile, non è stata alzata fortemente l'Iva, non sono stati licenziati o tagliati gli stipendi dei dipendenti pubblici". Insomma, tutto è stato fatto "senza aumentare le imposte".

Berlusconi show: i meriti del governo e l'attacco ai media

LA CORREZIONE - I saldi di bilancio saranno corretto per un importo di 3 o 4 miliardi per il 2011, ha osservato Berlusconi confermando l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2014. "Quest'anno credo che interverremo prima dell'estate con un'opera di manutenzione di qualche miliardo, sarà di quattro, probabilmente tre miliardi circa. Poi provvederemo negli anni a venire a fare quello che abbiamo fatto negli anni scorsi".

"NON ESISTE" TRASFERIMENTO MINISTERI - Non ci sarà trasferimento di ministeri, commentando la raccolta di firme per una legge popolare che sarà avvieta dalla Lega. "Non è un trasferimento di ministeri, si tratta di uffici di rappresentanza. Non esiste".

BANCA D'ITALIA - "Stiamo esaminando i candidati" per trovare il successore di Mario Draghi alla guida di Bankitalia. Lo assicura Silvio Berlusconi in una conferenza stampa a palazzo Chigi. Di più il premier non si sbilancia: "Non sono argomenti che il presidente del Consiglio ritiene di discutere pubblicamente".

09 giugno 2011

 

LEGGI CARENTI, MA IL NO È MEGLIO

Demagogia sull’acqua

I due referendum sull’acqua affrontano in modo sbagliato e demagogico due problemi veri, aperti dal decreto Ronchi sulla privatizzazione dei servizi idrici convertito in legge dal governo Berlusconi con voto di fiducia, contrari Pd, Idv e Udc, e da un altro decreto del 2006.

La propaganda referendaria denuncia la privatizzazione dell’acqua. Ma è una forzatura. Il decreto Ronchi, l’abbiamo scritto nel 2008 e lo ribadiamo oggi, non tocca la proprietà delle risorse idriche. L’acqua è un bene pubblico e tale resta. Il decreto mette in gioco il servizio e conferma la proprietà pubblica di acquedotti, fogne e depuratori, ancorché con qualche lacuna: i regolamenti d’attuazione, infatti, non chiariscono a quali condizioni le migliorie apportate dai gestori passino al concedente pubblico al termine della concessione e nulla dicono sulle infrastrutture già devolute alle municipalizzate e poi confluite addirittura in società quotate come A2A.

Liberalizzare i servizi idrici, monopoli naturali come le autostrade, non è facile. Se ne possono solo dare in concessione la costruzione, lo sviluppo e la gestione per un congruo periodo attraverso gare trasparenti e successivi, severi controlli. Un Paese senza pregiudizi farebbe gare aperte a tutte le imprese di accertata solidità e competenza senza badare alla natura pubblica, privata o mista delle proprietà. L’articolo 23 bis del decreto e i successivi aggiornamenti, invece, tendono a privilegiare la mano privata. Con una certa confusione. Essi infatti dispongono l'affidamento dei servizi idrici a soggetti privati attraverso gara europea o l’affidamento a società a capitale misto nelle quali un socio industriale privato, scelto attraverso gara, abbia almeno il 40%. La norma costringe inoltre i Comuni azionisti di ex municipalizzate quotate in Borsa a interrompere la concessione, mettendo a gara il servizio idrico che già svolgono (e non sempre male). Oppure, se vogliono evitare la gara, a ridurre al 30% entro il 2012 la loro partecipazione all’intera azienda (che fa anche molto altro). Alla prima gara, tuttavia, possono partecipare anche i gerenti uscenti, in genere pubblici. Insomma, una Babele. Senza nemmeno il faro di un’Autorità degna.

Il primo quesito referendario chiede l’abrogazione dell'articolo 23 bis. Potrebbe essere la classica materia su cui ciascuno si esprime secondo la propria filosofia e la propria percezione della gestione pubblica: diffusi fallimenti, specialmente al Sud; esempi non di rado eccellenti, per lo più al Nord. Ma c’è un dettaglio: la norma si applica ai 64 Ato (Ambiti territoriali ottimali) dove i servizi idrici sono ancora interamente pubblici. E negli altri 28 Ato che cosa si farà? Se vincono i sì, osserva Antonio Massarutto nel suo Privati nell’acqua? Tra bene comune e mercato, editore il Mulino, avremo un’Italia a doppio regime, pubblico e privato, e soprattutto un’Italia che non avrà più l’obbligo di mettere a gara il servizio.

Il rischio degli extraprofitti monopolistici o, più spesso, dell’inefficienza clientelare aumenterebbe. Tanto consiglia di votare no, magari turandosi il naso.

Il secondo quesito referendario invoca l’abrogazione "dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito", prevista dal decreto n. 152 del 3 aprile 2006. La storia delle privatizzazioni conta ripetute regalie, e questo giornale le ha ripetutamente denunciate. Anche sull’acqua, con l’Autorità debole e subordinata al governo e Comuni compiacenti o maldestri, possono darsi speculazioni. La soglia massima del 7% lordo alla remunerazione del capitale investito è inadeguata data la diversità delle situazioni e delle attività: depurare a Milano è più caro che a Lecce, trasportare a Trento costa meno che a Firenze. D'altra parte, la storia di Parigi, dove la gestione dell’acqua torna pubblica dopo 25 anni, insegna qualcosa a tutti. Ma pensare che la tariffa dei servizi idrici non debba remunerare il capitale è un azzardo. I promotori del referendum possono pur pensare a servizi idrici con tariffe pari ai costi o a carico della fiscalità generale. I politici di Pdl, Lega e Pd che sostengono il sì, molto meno. Sono gli stessi che hanno quotato le maggiori ex municipalizzate in Borsa, dove guadagnare si deve. E come fa Antonio Di Pietro a voler abrogare il principio della remunerazione del capitale che da ministro aveva controfirmato?

Per fermare le dispersioni, assicurare acqua corrente ai 10 milioni di cittadini che l’hanno a intermittenza, collegare alle fogne e ai depuratori il 20-30% che è isolato, servono investimenti dai 65 ai 120 miliardi di euro. L’Italia con il debito pubblico al 120% del Pil non può caricare un simile onere sul bilancio dello Stato o aumentare le tasse per un pari importo. Servono soggetti capaci di attirare capitali privati, anche per rispettare i vincoli europei. Ma i capitali privati non arrivano senza remunerazione. Certo, la cosa si farà sentire in tariffa. Ma a fronte di un servizio migliore e, se ben temperata da una forte Autorità, non si farà sentire troppo: l’acqua resterà in fondo alla scala dei prezzi di un Paese che si svena serenamente per il telefonino. Perciò, e senza turarsi il naso, è consigliabile un altro no.

Massimo Mucchetti

09 giugno 2011

 

 

"Rivedere il nostro approccio alla natura"

Il Papa: "Le fonti d'energia non siano pericolose per uomo e ambiente"

"Stili di vita rispettosi, sostegno a ricerca e sfruttamento di energie che salvaguardino patrimonio della creazione"

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Il vicepresidente del Cnr: Cnr: "I terremoti sono un castigo divino", di A. Carioti (27 marzo 2011)

Padre Cantalamessa: "Le catastrofi naturali non sono mai un castigo divino" (22 aprile 2011)

Benedetto XVI (Afp)

Benedetto XVI (Afp)

MILANO - La tragedia di Fukushima induca a una riflessione e si adottino "energie appropriate che salvaguardino il patrimonio della creazione e siano senza pericoli per l'uom0". È il monito che Benedetto XVI ha lanciato nel corso della presentazione dei nuovi ambasciatori di sei nazioni presso la Santa Sede. "Adottare complessivamente uno stile di vita rispettoso dell'ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie appropriate che salvaguardino il patrimonio della creazione e siano senza pericoli per l'uomo, devono essere priorità politiche ed economiche", ha detto il Papa, che ha fatto riferimento alle "innumerevoli tragedie" che hanno toccato quest'anno "la natura, la tecnica e i popoli".

"RIVEDERE APPROCCIO ALLA NATURA" - "La vastità di tali catastrofi ci interroga", ha aggiunto Joseph Ratzinger. "È l'uomo che viene prima, è bene ricordarlo. L'uomo a cui Dio ha affidato la buona gestione della natura, non può essere dominato dalla tecnica e diventarne soggetto. Questa presa di coscienza deve portare gli Stati a riflettere insieme sul futuro a breve termine del pianeta, davanti alle loro responsabilità verso la nostra vita e le tecnologie". Secondo il Pontefice, quindi, "diventa necessario rivedere totalmente il nostro approccio alla natura", che "non è unicamente uno spazio da sfruttare o ludico", ma "è il luogo natale dell'uomo, praticamente la sua "casa"". Il Papa ha auspicato un "cambio di mentalità" per "arrivare rapidamente a un'arte di vivere insieme che rispetti l'alleanza tra l'uomo e la natura, senza la quale la famiglia umana rischia di sparire".

Inoltre "l'insieme dei governanti devono impegnarsi a proteggere la natura e aiutarla e adempiere il suo ruolo essenziale per la sopravvivenza dell'umanità". "Le Nazioni Unite - ha sottolineato Benedetto XVI - mi sembrano essere il quadro naturale di una tale riflessione che non dovrà essere oscurato da interessi politici ed economici ciecamente partigiani, al fine di privilegiare la solidarietà rispetto all'interesse particolare". Secondo Ratzinger, poi, "conviene anche interrogarsi sul giusto posto della tecnica", dal momento che "i prodigi di cui è capace vanno di pari passo con disastri sociali ed ecologici". L'allarme del Pontefice è verso "la tecnica che domina l'uomo, lo priva della sua umanità" e verso "l'orgoglio che essa genera" e che "ha fatto nascere nelle nostre società un economismo inflessibile e un certo edonismo tale da determinare soggettivamente e egoisticamente i comportamenti".

09 giugno 2011

 

 

 

2011-06-08

LA CORSA AL QUORUM

"Bossi non andrà a votare al referendum"

Lega, l'annuncio del capogruppo alla Camera Reguzzoni: "Lasceremo libertà di coscienza sui 4 quesiti"

Marco Reguzzoni

Marco Reguzzoni

MILANO - Meno di una settimana alla consultazione referendaria. E ultimi giochi a contarsi sui due fronti. Mentre la sinistra rincorre il quorum, il fronte astensionista si arricchisce del chiaro no della Lega. "Umberto Bossi non dovrebbe andare a votare", spiega il presidente dei deputati della Lega, Marco Reguzzoni, interpellato a Montecitorio. La Lega, fa sapere il deputato, lascerà "libertà di coscienza" agli elettori sui quattro quesiti: "Ciascuno deciderà come meglio crede" su nucleare, legittimo impedimento e acqua.

PIETRA TOMBALE - Carlo Giovanardi, invece, attacca a tutto campo i Referendum, li definisce un "guazzabuglio che non ha nessun legame con le questioni di merito" e "una presa in giro degli elettori". Il sottosegretario alle politiche per la famiglia dice: "Non vado a votare, siamo alle comiche finali".E attacca il terzo polo: "Quelli dell'Udc e di Fli hanno voluto queste norme e oggi dicono che vanno a votare no, favorendo così i sì". Quanto poi al segretario del Pd, "Bersani era per la privatizzazione della gestione dell'acqua, adesso vota contro quello che prima aveva sostenuto. Se fossi cinico- prosegue Giovanardi- dovrei votare sì, perché qualunque prossimo governo si troverà preclusa la possibilità di fare anche ricerca sul nucleare, questo referendum è una pietra tombale".

DIRITTO DI VOTO - Gianfranco Fini non parla di quesiti ma sostiene l'importanza della partecipazione. "Ci sono mille modi per andare a votare, e Napolitano ha detto che andrà a farlo perché è un suo diritto", ha detto il presidente della Camera, presentando a Noto il suo libro "L'Italia che vorrei". "Occorre far capire l'importanza della partecipazione - ha proseguito -. Ogni cittadino ha anche pieno diritto di starsene a casa, ma questo inficerebbe il diritto di partecipazione e incrementerebbe la delega alla politica per ogni decisione. Per questo è fondamentale andare a votare".

Redazione online

08 giugno 2011

 

 

Galan: ministeri al Nord?

Una puttanata intercontinentale

Il ministro della Cultura boccia la proposta leghista:

solo propaganda che mette in difficoltà gli alleati

Galan (Omniroma)

Galan (Omniroma)

ROMA - "Una puttanata intercontinentale". Così il ministro della Cultura Giancarlo Galan definisce la proposta leghista di trasferire alcuni ministeri al Nord. "È tutto tranne che una cosa seria - dice Galan a Radio Radicale -, anzi, se non fossi in onda su Radio Radicale direi che è una puttanata intercontinentale e mi meraviglio che non la si tratti come tale".

"SOLO PROPAGANDA" - Di più, il ministro della Cultura (del Pdl) spiega: "È semplicemente una iniziativa propagandistica - prosegue Galan - che mette in difficoltà gli alleati e che non ha alcuna possibilità di essere attuata. È sgradevole e inutile anche perché dà la sensazione che chi dovrebbe battersi per risparmiare nella spesa pubblica in realtà la dilata, chi dovrebbe contrarre la pubblica amministrazione in realtà la dilata. Insomma un errore fondamentale, marchiano, evidente sotto tutti i profili".

Redazione online

08 giugno 2011

 

 

2011-06-07

Il comitato promotore: definitivo stop ai tentativi del governo di sabotare il voto

Referendum, sì anche dalla Consulta

La Corte Costituzionale ha deciso di considerare ammissibile il quesito sul nucleare

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Napolitano: "Votare. È un dovere". Berlusconi: "Ci adegueremo" (6 giugno 2011)

MILANO - Con una decisione unanime la Corte costituzionale ha deciso di considerare ammissibile il nuovo quesito referendario sul nucleare riformulato dalla Cassazione dopo le modifiche contenute nel Dl omnibus. Lo si apprende da fonti vicine alla Consulta. La decisione era stata in qualche modo anticipata dal neo presidente della Corte, Alfonso Quaranta, che lunedì a pochi minuti dalla sua nomina aveva spiegato che a suo parere i giudici costituzionali non avrebbero potuto bloccare il quesito. La camera di consiglio è durata circa tre ore, la prima delle quali dedicata all'audizione delle parti costituite nel giudizio di ammissibilità sul nuovo quesito. I referendari hanno sostenuto che alla Consulta spettasse solo decidere se il quesito "firmato" dalla Cassazione rispondesse ai requisiti di costituzionalità. Quindi in teoria avrebbe potuto dichiarare inammissibile il quesito (un caso senza precedenti, che probabilmente avrebbe costretto la Cassazione a modificarlo) ma non annullare la consultazione referendaria. L'Avvocatura dello Stato, su incarico del Governo, ha viceversa sostenuto, secondo quanto hanno riferito i legali dei referendari, che 'l'ambiguità' del quesito avrebbe dovuto condurre a uno stop al voto popolare.

COMITATO SODDISFATTO - "Dalla Consulta arriva l'ennesimo e definitivo stop alle pretese di un governo che con una mano lascia libertà di voto e con l'altra cerca con ogni mezzo di sabotare il referendum. Ora la parola passa ai cittadini - dicono in una nota le oltre 80 associazioni del Comitato "Vota Sì per fermare il nucleare" - Dopo i dubbi strumentali avanzati dai nuclearisti sul nuovo quesito oggi si compie un altro decisivo passo verso il quorum: adesso pretendiamo che l'informazione pubblica e quella privata facciano sapere ai cittadini che domenica e lunedì, coi quesiti su acqua e nucleare, si decide della loro sicurezza e del loro futuro".

LE REAZIONI POLITICHE- La prima reazione di un leader politico è quella di Antonio Di Pietro: "Dopo quest'ultima lezione giuridica e di civiltà, ci auguriamo che il governo la smetta di frapporre bastoni tra le ruote del referendum sul nucleare - ha detto il numero uno dell'Idv -. Ricordiamo che votare è un diritto e un dovere dei cittadini previsto dalla Costituzione. Lasciamo, quindi, che siano loro a decidere sul proprio futuro, specie su una materia così delicata, come quella della costruzione di centrali nucleari sul nostro territorio, che interessa tutti i cittadini, anche coloro che hanno votato, e ancora vogliono votare, a favore di questo governo". Per il Pd ha invece parlato Stella Bianchi, responsabile Ambiente del partito: "Il governo le ha provate tutte per sfuggire ai referendum ma la Cassazione prima e la Corte Costituzionale all'unanimità ora hanno riaffermato il diritto di voto dei cittadini. Non è più tempo di trucchi ora è il momento di aumentare gli spazi di informazione sui referendum e di ascoltare i cittadini. Per noi la scelta è chiara: sì per fermare il nucleare, per difendere l'acqua pubblica, per affermare una giustizia uguale per tutti".

Redazione Online

07 giugno 2011

 

 

 

I QUATTRO REFERENDUM

Meglio votare: fa bene a tutti

Dice il ministro della Salute Ferruccio Fazio che per lui votare ai referendum sarà "un bel problema" perché è residente a Pantelleria: "Spero di farcela, ma se non vado a votare non sarà per motivi ideologici". I suoi colleghi Maurizio Sacconi, Altero Matteoli, Giorgia Meloni e Claudio Scajola spiegano invece che no, loro non ci andranno alle urne proprio per far fallire le consultazioni.

Sulla stessa posizione sta Roberto Formigoni. Che a chi gli rinfacciava che "è grave che chi riveste un ruolo istituzionale dichiari di non voler partecipare a un istituto democratico che permette a tutti i cittadini di dire la propria", ha ricordato piccatissimo che "ai sensi delle leggi vigenti non vi è alcun obbligo per i cittadini di andare a votare". Compreso, ovvio, "il cittadino Formigoni". Il quale, dieci anni fa, quando il governo di sinistra fece esattamente come stavolta quello di destra e cioè rifiutò di abbinare le elezioni e il referendum sulla devolution lombarda fortissimamente voluto dal governatore e dalla Lega per non favorire il superamento del quorum, era furente: "Un killeraggio".

In realtà, come ricordava un giorno Filippo Ceccarelli, "chi è senza astensionismo scagli la prima pietra". Pier Ferdinando Casini, per dire, oggi si batte perché tutti vadano a votare ma sulla procreazione assistita era favorevole all'astensione pur avendo sostenuto nel 1997, quando l'invito ad "andare al mare" aveva mandato a monte, scusate il pasticcio, 7 quesiti, che "è sempre un giorno triste, quando le urne vengono disertate". E Piero Fassino, che a quell'appuntamento del 2005 era impegnatissimo a superare il quorum sulla procreazione, aveva due anni prima spiegato, a proposito dell'estensione dell'articolo 18 alle piccole imprese: "La strategia passa attraverso la richiesta ai cittadini di non partecipare". Perfino i radicali, che più coerentemente hanno sostenuto il valore democratico del voto referendario, hanno qualcosa da farsi perdonare. Fu Marco Pannella, infatti, a ventilare per primo l'ipotesi dell'astensione per far fallire lo scontro sulla scala mobile nel 1985. E da allora è sempre andata così. Da una parte quelli che vogliono vincere "pulito" con il quorum, dall'altra quelli che non vogliono rischiare di perdere e puntano a sommare il loro astensionismo a quello fisiologico. Indifferenti all'accusa, volta per volta ribaltata, di essere dei "furbetti".

Prima delle parole dette in questi giorni da Giorgio Napolitano, un altro presidente si era speso per la partecipazione. Carlo Azeglio Ciampi: "È ovvio che l'astensione è legittima, ma io ho votato per la prima volta a 26 anni, perché prima in Italia non era dato, e da allora l'ho sempre fatto perché considero il voto una conquista e un diritto da esercitare". Ecco, per costruire una democrazia compiuta, quali che siano i referendum sul tavolo, i valori in gioco, gli schieramenti politici, si potrebbe partire da qui. Dalla necessità di salvaguardare uno strumento di partecipazione che, dopo 24 fallimenti consecutivi a partire dal 1995, non possiamo più permetterci di mandare a vuoto. Certi cattolici come Mario Segni, controcorrente rispetto alle stesse scelte della Chiesa, decisero ad esempio di andare a votare anche sulla fecondazione assistita. Votarono da cattolici, non da atei, laicisti, anti-clericali. Ma votarono. Convinti che, se avessero vinto nelle urne, sarebbe stata una vittoria più bella che non quella ottenuta col trucco.

Gian Antonio Stella

07 giugno 2011

Depositata la richiesta sulla Territorializzazione delle altre amministrazioni centrali

Ministeri al Nord: Calderoli depone la proposta di legge alla Cassazione

Servono almeno 50 mila firme. La raccolta partirà da Pontida il 19 giugno

MILANO - Il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, ha depositato oggi all'ufficio centrale elettorale della Cassazione la richiesta per una "proposta di legge sulla territorializzazione dei ministeri e delle altre amministrazioni centrali". La raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare partirà, come ha annunciato Calderoli, da Pontida il 19 giugno. Servono almeno 50 mila firme.

07 giugno 201

 

 

legambiente - il rapporto 2011

Il conto alla rovescia dell'Ecomafia

Lombardia prima al Nord per crimini ambientali

Napolitano: "Fenomeno insidioso, alzare la guardia"

CLASSIFICA ECOMAFIE

"Wasteland", il foto-reportage di Eduardo Castaldo

"Wasteland", il foto-

reportage di Eduardo Castaldo

Al disastro mancano 53 anni. Una catastrofe ambientale irreparabile. L'anno di non ritorno è il 2064. Per allora i le sostanze tossiche filtrate dalle montagne di rifiuti nocivi seppelliti per vent'anni nelle discariche società di Cipriano Chianese, in una vasta area a nord di Napoli, raggiungeranno la falda acquifera profonda. Quel giorno ogni rubinetto delle province di Napoli e Caserta, ogni fontana, ogni vasca o deposito d'acqua, sputerà veleno. Le previsioni sulla catastrofe ambientale fatte del geologo Giovanni Balestri, in una relazione del 16 aprile 2010 acquisita agli atti del processo "Terra Promessa 2", sono una delle tante notizie sconvolgenti di cui è disseminato il nuovo rapporto Ecomafia, appena presentato a Roma da Legambiente.

INFOGRAFICA | La classifica degli ecoreati, la Lombardia avanza

QUANTO L'AUTOSTRADA DEL SOLE - Il serpentone è lungo 1.117 chilometri. Più o meno da Reggio Calabria a Milano. Un'autostrada di rifiuti. È questa la nuova immagine scelta dagli analisti di Legambiente per dare l'idea del volume e della pericolosità dei traffici illegali di rifiuti in Italia. Oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti tossici sequestrati solo in 12 delle 29 inchieste per traffico illecito di rifiuti messe a segno dalle forze dell’ordine nel corso del 2010. Sono invece 30.824 gli illeciti ambientali accertati nel 2010, 84 al giorno, 3,5 ogni ora 19,3 miliardi di euro di fatturato, 290 i clan coinvolti. Con i 26.500 nuovi immobili abusivi stimati (dei quali almeno 18 mila sono abitazioni) è possibile mettere insieme una cittadina di medie dimensioni. Oppure rivestire di case e palazzi una superficie pari 540 ettari.

INFOGRAFICA | Le città eco-criminali, Roma e Napoli in testa

IL RUOLO DEI CLAN - I clan impegnati nel business dell’ecomafia sono 290, 20 in più rispetto al 2009; 19,3 miliardi di euro invece è il giro d’affari stimato per il solo 2010. Nel complesso, la Campania continua a occupare il primo posto nella classifica dell’illegalità ambientale, con 3.849 illeciti, pari al 12,5% del totale nazionale, 4.053 persone denunciate, 60 arresti e 1.216 sequestri, seguita dalle altre regioni a tradizionale presenza mafiosa: nell’ordine Calabria, Sicilia e Puglia, dove si consuma circa il 45% dei reati ambientali denunciati dalle forze dell’ordine nel 2010.

INFOGRAFICA| Gli affari della mafia ambientale, rifiuti e cemento

RECORD LOMBARDO - Ma al Nord è la Lombardia la regione dove l'illegalità ambientale cresce di più, in linea del resto con una tendenza riscontrata anche in altri ambiti criminali. L'area Nord Occidentale del Paese esprime del resto il 12% della torta complessiva. La regione di Milano è del resto al sesto posto nella classifica dei reati commessi nell'ambito del ciclo di rifiuti. Con 371 infrazioni accertati, stacca Sardegna, Toscana e Piemonte, ma anche le meridionali Molise e Basilicata.

INFOGRAFICA | La torta degli ecobusiness criminali

LA TERRA DEI FUOCHI - La zona a nord di Napoli, che come abbiamo visto ha il triste primato dell'ecocriminalità italiana, è altrimenti nota come la Terra dei Fuochi. Laddove per fuochi si intendono le colonne di fumo nero e intenso che si alzano da montarozzi di rifiuti abbandonati per strada. Le discariche abusive, in larga parte realizzate dalla camorra con gli scarti di quanto non riescono a interrare, finiscono quasi sempre con un falò. E per far bruciare i rifiuti tossici i pneumatici sono un ingrediente indispensabile. Ardono lentamente, e sprigionano molto calore. Dal 2005 ad oggi sono state individuate 1250 discariche illegali di gomme d'auto, per un'estensione che supera ampiamente i sei milioni di metri quadrati. Ma dietro il fenomeno c'è un traffico internazionale che coinvolge Stati emergenti e del Terzo mondo, come Cina, India, Egitto, Malesia e Hong Kong, come porti di transito o meta finale di smaltimento. La perdita secca per lo stato Italiano ammonta invece ad oltre 140 milioni di euro, tra mancato pagamento dell'Iva sugli smaltimenti e sulla vendita dei pneumatici che invece vengono riciclati abusivamente.

LA PRESENTAZIONE - Il rapporto che delinea alla perfezione il sistematico saccheggio del territorio messo in atto dalla criminalità organizzata o da imprese che operano nell'illegalità è stato presentato a Roma, presso la sede del Cnel, durante una conferenza stampa cui hanno preso parte Antonio Marzano (Presidente CNEL), Vittorio Cogliati Dezza (Presidente nazionale Legambiente), Enrico Fontana (Responsabile Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità - Legambiente), Alfredo Mantovano (Sottosegretario Ministero Interno), Fabio Granata (Vice Presidente Commissione Antimafia), Marcello Tocco (Coordinatore osservatorio socio-economico sulla criminalità – CNEL) e Luca Palamara (Presidente dell'associazione Nazionale Magistrati).

IL MESSAGGIO DI NAPOLITANO - Ma anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto far sentire la propria voce, inviando una nota alla conferenza stampa di presentazione del rapporto: " L'espansione delle cosiddette 'ecomafie è sempre più insidiosa, specie nello sfruttamento del ciclo dei rifiuti, nell'abusivismo edilizio a carattere speculativo e nella sofisticazione dei prodotti agricoli. Su tali fenomeni la vigilanza istituzionale deve essere particolarmente attenta per evitare pericolose forme di collegamento tra criminalità interna e internazionale, distorsioni del mercato e rischi per la salute dei cittadini". Per il capo dello Stato "la sensibilità a questo pericolo è alta tra magistrati e forze dell'ordine, ma deve crescere ancora di più tra i giovani, con la cultura del rispetto e della tutela dell'ambiente".

Antonio Castaldo

06 giugno 2011(ultima modifica: 07 giugno 2011)

 

l'inchiesta sulla riso scotti energia - ai domiciliari anche tre funzionari del Gse

Traffico illecito di rifiuti e tangenti

a Pavia, arrestato Dario Scotti

Secondo l'accusa, nella centrale venivano bruciati rifiuti, anche pericolosi, al posto di biomasse

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Traffico illecito di rifiuti: sequestrato l'impianto della Riso Scotti Energia (17 novembre 2010)

Sigilli all'impianto Riso Scotti Energia (Milani)

Sigilli all'impianto Riso Scotti Energia (Milani)

MILANO - È stato arrestato, su richiesta della Dda di Milano, Angelo Dario Scotti, figlio del "patron" Ferdinando, vicepresidente del Cda di Riso Scotti Energia e ad di Riso Scotti Spa, nell'ambito dell'inchiesta su un traffico illecito di rifiuti. Secondo l'accusa, nella centrale venivano bruciati rifiuti, anche pericolosi, al posto di biomasse. Con Scotti sono stati posti ai domiciliari un funzionario del Gestore dei Servizi Energetici di Roma, Andrea Raffaelli, un consulente esterno di Assoelettrica, Elio Nicola Ostellino, e Nicola Farina, commercialista di fiducia del Gruppo Scotti. In carcere invece è finito Franco Centili, funzionario del Gestore dei Servizi Energetici di Roma. Sono accusati tutti, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni di ente pubblico, frode in pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri dell'ufficio, per fatti commessi tra il 2005 e il 2010.

Angelo Dario Scotti

Angelo Dario Scotti

IL SEQUESTRO - La centrale a biomasse Riso Scotti Energia di Pavia era stata messa sotto sequestro nel novembre scorso, durante l’operazione "dirty energy", coordinata dalla procura della Repubblica di Pavia – diretta dal procuratore capo Gustavo Adolfo Cioppa – e condotte dai sostituti Roberto Valli, Luisa Rossi e Paolo Mazza. Sette persone erano finite agli arresti domiciliari, tra cui il presidente della società, Giorgio Radice e il direttore dell’impianto, Massimo Magnani. Gli indagati nel complesso sono 12. Inoltre, sono stati sequestrati 40 mezzi ed eseguite 60 perquisizioni in tutta Italia.

LE ACCUSE - Secondo le indagini condotte dal Corpo forestale, nell’impianto, insieme alla lolla, si bruciavano anche rifiuti di varia natura (tra cui legno, plastiche, imballaggi e fanghi di depurazione di acque reflue) con concentrazioni di inquinanti (soprattutto metalli pesanti) superiori ai limiti consentiti dalla legge. Un traffico di 40.000 tonnellate di rifiuti urbani e industriali non regolarmente trattati, provenienti da impianti di smaltimento in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Tutto ciò era possibile grazie ai falsi certificati rilasciati da laboratori di analisi chimiche compiacenti, per un giro d’affari di almeno 28 milioni di euro, grazie anche agli incentivi statali che questo genere di impianti riceve.

TANGENTI - Stando agli sviluppi dell'inchiesta, per evitare di restituire allo Stato 7 milioni di euro percepiti indebitamente attraverso la fasulla produzione di energia pulita, la società Riso Scotti Energia avrebbe pagato mazzette a funzionari compiacenti del Gestore dei Servizi Energetici di Roma. Angelo Dario Scotti sarebbe stato a conoscenza delle tangenti pagate. Giorgio Radice, presidente del Cda di Riso Scotti Energia, arrestato a novembre, interrogato dagli inquirenti, avrebbe ammesso di aver pagato tangenti con il pieno avallo e sostegno di Angelo Dario Scotti. In particolare, ha raccontato, da quanto si è saputo, di avere pagato complessivamente 115 mila euro (100 mila a Franco Centili e 15 mila a Andrea Raffaelli, due funzionari del G.S.E. arrestati), spiegando anche al momento del suo arresto restava da pagare a Centili l'ultima tranche di 15 mila euro. Nell'ambito delle indagini, sono stati sequestrati 17 milioni di euro riconducibili agli indagati.

Redazione online

07 giugno 2011

 

 

2011-06-06

CORTE COSTITUZIONALE - Era il favorito dopo l'annunciata rinuncia di Maddalena

Consulta, Quaranta nuovo presidente

"Referendum? Non penso a nostro alt"

È stato eletto con dieci voti favorevoli e tre schede bianche. È il 35esimo della storia

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Alfonso Quaranta, nuovo presidente della Corte Costituzionale (Lapresse)

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ROMA - Alfonso Quaranta, magistrato del Consiglio di Stato, giudice costituzionale dal 27 gennaio 2004, è il nuovo presidente della Corte costituzionale. La camera di consiglio lo ha eletto lunedì mattina con dieci voti favorevoli e tre schede bianche. Erano presenti 13 giudici, a fronte di un plenum di 15, perché il Parlamento non ha ancora eletto il successore di Ugo De Siervo e perché il giudice Maria Rita Saulle è assente per malattia.

"REFERENDUM? NON CREDO NOSTRO ALT" - Il neopresidente ha subito fatto sentire la propria voce pubblicamente. E ha scelto un tema particolarmente caldo in questi giorni, quello del referendum sul nucleare. "Personalmente ritengo che non sia nei poteri della Corte bloccare il referendum" ha detto incontrando i giornalisti dopo la sua elezione. "Per la decisione - ha aggiunto - occorre attendere martedì. La Corte deciderà con rapidità". E ancora: "È difficile rispondere se sarà una decisione semplice o complessa. Sarà quel che è necessario che sia. La corte valuterà tutti gli elementi e poi deciderà". La Consulta è stata chiamata ad esprimersi sul quesito relativo al nucleare, dopo che la Cassazione lo ha di fatto riscritto rendendolo ammissibile (LEGGI le motivazioni) nonostante la moratoria prevista dal governo nel decreto Omnibus. Un escamotage, quello adottato dall'esecutivo, che si proponeva esplicitamente - era stato lo stesso Berlusconi a spiegarlo in un intervento pubblico- di evitare che gli italiani tornassero ad esprimersi sul futuro del nucleare con ancora nella mente le immagini del reattore nucleare di Fukushima, in Giappone, andato distrutto dopo lo tsunami di marzo con conseguente fuoriuscita radioattiva.

IL NUMERO 35 - Quaranta è il 35esimo presidente della storia di Palazzo della Consulta. Succede a Ugo de Siervo, il cui mandato è scaduto lo scorso 29 aprile. Npn sarà però il giudice più anziano in carica, come vorrebbe una consuetudine che tuttavia già in passato ha conosciuto le sue eccezioni: Paolo Maddalena, che in quest'ultimo mese ha temporaneamente esercitato la funzione di presidente in attesa della nomina parlamentare del giudice che andrà al posto di De Siervo, ha infatti rinunciato alla corsa per lo scranno più alto della Corte e ha pertanto spianato la strada all'altro candidato forte, Alfonso Quaranta, più gradito al centrodestra, che già lo scorso dicembre aveva fatto traballare per un voto l'elezione di De Siervo. Maddalena sarà però vice di Quaranta, assieme ad Alfio Finocchiaro.

"PRESSIONI ESTERNE INOPPORTUNE" - "Questa mia elezione, a dispetto di alcune inopportune interferenze esterne sull'autonomia della Corte, spero che faccia giustizia di ogni illazione sulla presunta politicizzazione della Corte Costituzionale - ha detto poi il presidente commentando la sua nomina -. Credo che questa votazione superi ogni dubbio al riguardo. La Corte agisce nella più piena autonomia. Giudico tali pressioni esterne inopportune".

Redazione Online

06 giugno 2011

 

 

i giudici: nel testo omnibus c'è solo un rinvio, non uno stop come chiesto dai referendari"

"Quel decreto apre subito al nucleare"

Le motivazioni della sentenza della Cassazione che ha detto sì al quesito che il governo voleva accantonare

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(Fotogramma)

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ROMA - Le nuove norme del decreto Omnibus convertito in legge a maggio aprono "nell'immediato al nucleare". Lo mette nero su bianco l'ufficio centrale elettorale della Cassazione nelle motivazioni con le quali spiega il proprio via libera al referendum sul nucleare. In particolare, la Cassazione spiega che "l'articolo 5 comma 1 non esprime solo programmi per il futuro ma detta regole aventi la forza e l'efficacia di una legge che apre nell'immediato al nucleare (solo apparentemente cancellato dalle dichiarate abrogazioni contenute in un provvedimento che completa le sue stesse revisioni abrogative con una nuova disciplina che conserva e anzi amplia le prospettive e i modi di ricorso alle fonti nucleare di produzione energetica)".

RINVIO NON ABROGAZIONE - Secondo la Cassazione, poi, il termine dei dodici mesi fissato dalle nuove norme contenute nel 'decreto Omnibus' "è in realtà regolativo di un rinvio (non di abrogazione) ma rimette la ripresa del nucleare ad un provvedimento adottabile dal Consiglio dei ministri entro il termine di dodici mesi". Insomma, secondo la Cassazione, "l'espressione "entro dodici mesi", è uno spazio di tempo che non a caso ripropone il tempo di moratoria contemplata dal decreto legge modificato rivelando con ciò una costanza di intenti energetici nuclearisti e di tempi di loro realizzazione". Quanto poi all'articolo 5 comma 8, in definitiva, dice la Cassazione, "non espunge il nucleare dalle scelte energetiche nuovamente disciplinate che era e resta obiettivo della richiesta di referendum". Inoltre, per la Cassazione, "il riferimento generico da parte del legislatore alla necessità di diversificazioni delle fonti di energia, include la scelta di fonti nucleari invece escluse dalla volontà referendaria".

WWF - Intanto il Wwf, come fatto per la Corte di Cassazione, ha inviato alla Consulta una"memoria" in vista del pronunciamento di martedì, in cui si richiama l’ampia giurisprudenza costituzionale in materia.

Redazione online

06 giugno 2011

 

 

Su Alitalia e Blue Panorama.

Referendum: rimborso del 40%

per chi va a votare in aereo

Non più di 40 euro per il viaggio di andata e ritorno per ogni elettore presentando la tessera elettorale timbrata

Così come è avvenuto per le ultime elezioni amministrative, anche per i referendum i cittadini che vorranno andare a votare utilizzando l'aereo all'interno del territorio nazionale sarà rimborsato il 40% del biglietto di andata e ritorno. Lo stabilisce un decreto legge, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, presentato dal sottosegretario al ministero dell'Interno Michelino Davico, con delega ai servizi elettorali.

L'importo massimo rimborsabile non può superare le 40 euro per il viaggio di andata e ritorno per ogni elettore. Le agevolazioni si applicheranno solo ai biglietti rilasciati per viaggi di andata e ritorno. Ad applicarle saranno Alitalia e Blue Panorama. Per usufruire delle agevolazioni, l'elettore dovrà presentare al check-in e/o all'imbarco la tessera elettorale o, in mancanza di essa, per il solo viaggio di andata, una dichiarazione sostitutiva ai sensi degli articoli 46 e 48 del testo unico 445/2000; al ritorno l'elettore dovrà comunque esibire la tessera elettorale regolarmente vidimata dalla sezione elettorale recante la data di votazione. I documenti di viaggio hanno un periodo di validità di sette giorni antecedenti la data della consultazione e sino a sette giorni successivi alla data di chiusura delle operazioni di votazione.

Redazione online

06 giugno 2011

 

 

 

 

GOVERNO -

Asse Pdl-Lega, vertice decisivo ad Arcore

Berlusconi vede Bossi, Maroni, Alfano e Tremonti. Letta prima dell'incontro: "La giornata si preannuncia calda"

L'arrivo ad Arcore di Angelino Alfano

L'arrivo ad Arcore di Angelino Alfano

MILANO - Dopo la "sberla" delle amministrative, per dirla alla Roberto Maroni, i big del partito di Silvio Berlusconi e quelli del Carroccio di Umberto Bossi si incontrano e provano a mettere a punto la strategia per il rilancio dell'azione di governo. Tanti i temi sul tavolo del vertice in corso ad Arcore: l'asse Pdl-Lega e il modo per rinsaldarlo, le politiche economiche dell'esecutivo, le prossime mosse da attuare in vista della verifica parlamentare in programma a fine mese.

CHI PARTECIPA - A Villa San Martino, ospiti del premier, ci sono oltre al Senatùr, il Guardasigilli Angelino Alfano, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il titolare del Viminale. Con Bossi sono arrivati il figlio Renzo e i leghisti Roberto Calderoli, Giancarlo Giorgetti e Marco Reguzzoni. Partecipano anche l'avvocato Niccolò Ghedini e l'esponente del Pdl ed ex-ministro Aldo Brancher. E all'incontro è atteso pure il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota.

Enrico Letta: "Il Governo lasci"

LETTA - "La giornata si preannuncia piuttosto calda, non solo dal punto di vista metereologico" ha detto prima del vertice Gianni Letta, rompendo il suo tradizionale riserbo con una battuta che lasciava trasparire la grande attenzione per il confronto politico in corso.

Redazione online

06 giugno 2011

 

 

battuta sul pdl: "L'unica cosa giovane sono I capelli del premier"

Bersani e la sfida riformista del Pd "Vogliamo essere il primo partito"

Il segretario dei democratici alla direzione del partito: "Non rifaremo l'Unione, serve una rotta decisa".

La replica di Vendola: "Sul Sel dichiarazioni Meschine"

Pier Luigi Bersani

Pier Luigi Bersani

MILANO - "Vogliamo essere il primo partito italiano". Pier Luigi Bersani lancia la sfida alla direzione Pd e alla luce del risultato delle ultime amministrative ci tiene a precisare che il Partito democratico "non è un'ipotesi da verificare né un fragile campo di forze sottoposto a intemperie. Siamo il soggetto riformista che volevamo e che intendiamo rafforzare -spiega il segretario - . Ora vogliamo essere il primo partito italiano e il soggetto primario dell'alternativa democratica e riformista". "I congressi non si scimmiottano" ha detto Bersani aprendo la conferenza nazionale del partito, spiegando che bisogna "in questo modo prepararsi all'autunno". Nelle amministrative, ha osservato, "abbiamo perso dove ci siamo divisi. Non deve più accadere".

"NO A GENERICHE CAROVANE" - Il leader del Pd ha assicurato che i democratici non imboccheranno un'altra volta la strada dell'Unione e ha promesso che il prossimo governo "avrà la più grande forza riformista del Paese". Gli errori del passato non verranno più commessi e questo significa, ha precisato il leader del Pd, che "ci prenderemo la responsabilità di avviare confronti sul merito delle principali riforme con tutte le forze di opposizione". Rispetto alle coalizioni il segretario del Partito democratico aveva avvertito: "No a generiche carovane, serve una rotta decisa". E dalle "generiche carovane" è arrivata la replica del numero uno di Sinistra Ecologia e Libertà: "Tutti dobbiamo avere meno spocchia e più umiltà", ha rilanciato Nichi Vendola. "Quella di Pier Luigi Bersani sulla necessità di verificare l'affidabilità di Sinistra e Libertà prima delle elezioni è una dichiarazione un pò pelosa e meschina" ha affermato il leader di Sel, aggiungendo che "a sinistra, nel centrosinistra, nessuno deve mettersi in cattedra e considerare gli interlocutori come degli alunni che si devono sottoporre a esami e giudizi".

IL PDL E I CAPELLI DI BERLUSCONI - Ironico poi dal segretario dei democratici sul Pdl e sul presidente del Consiglio. "Adesso hanno scoperto le primarie e ci danno lezioni e così noi sembriamo i vecchi, ma l'unica cosa giovane che vedo sono i capelli di Berlusconi che ricrescono".

Redazione online

06 giugno 2011

 

 

2011-06-03

intervento telefonico del premier su Canale 5

Berlusconi: "Sì a primarie del Pdl,

ma senza "infiltrati" della sinistra"

Per evitarlo serve "un registro dei nostri sostenitori".

"A Tremonti dovremmo fare un monumento"

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Il circolo vizioso del Pdl: l'obbedienza che avvelena, di E. Galli Della Loggia (3 giugno 2011)

MILANO - Silvio Berlusconi non è contrario a effettuare le primarie del Pdl, "purché si arrivi a essere certi" che i votanti siano veri sostenitori del partito e non "infiltrati di sinistra". Per evitare questa eventualità, secondo Berlusconi è necessario istituire "una sorta di registro dei nostri sostenitori". Lo ha detto il premier intervenendo con una telefonata alla trasmissione Mattino 5 su Canale 5. Il presidente del Consiglio ha rifiutato la definizione, giunta da più parti, di "Pdl balcanizzato", definendola "invenzione dei giornali. Al nostro interno c'è grandissima coesione. C'è un degrado dell'informazione che si è trasformata in vera disinformazione, sempre contro di noi".

ELEZIONI - Berlusconi, nel corso del suo intervento, ha riconosciuto la sconfitta alle recenti amministrative affermando che la scelta dei candidati ha pesato: "Abbiamo subìto un gol, ma in questa legislatura abbiamo vinto tutto e continuiamo a condurre per 4-1".

TREMONTI - Il premier respinge le accuse al ministro dell'Economia. "Gli italiani dovrebbero fare un monumento a Tremonti e a tutto il governo perché stiamo uscendo dalla crisi senza aver adottato le misure di altri Paesi, come l'abbassamento degli stipendi pubblici e senza mettere le mani nelle tasche degli italiani".

REFERENDUM - Sui referendum Berlusconi ha ribadito che il Pdl "ha dato assoluta libertà di scelta ai nostri elettori". Secondo il premier i quesiti presentati "nascono da intenzioni demagogiche". Quello sull'acqua "è fuorviante" perché in realtà non si vuole privatizzare l'acqua ma "si punta a mettere fine agli sprechi" e sul nucleare "si tratta di norme già abrogate e quindi si chiede ai cittadini di andare a votare sul nulla". Comunque sia "l'esito del referendum non ha nulla a che vedere con il governo".

Redazione online

03 giugno 2011

 

 

 

i documenti sarebbero però "privi di risvolti operativi"

La denuncia dell'Enel: "Rubato un pc

con gli studi preliminari sui siti nucleari"

L'azienda: "Singolare che un furto così mirato avvenga proprio a pochi giorni dalla tornata referendaria"

L'ad dell'Enel Fulvio Conti (Ansa)

L'ad dell'Enel Fulvio Conti (Ansa)

MILANO - Probabilmente per molti non era un segreto. Fatto sta che per qualcuno valeva la pena di commettere un furto. L'Enel ha denunciato infatti alle forze di Polizia il furto, negli uffici romani di Tor di Quinto, di un computer "contenente documenti aziendali relativi a studi e analisi preliminari, privi di risvolti operativi, sulle caratteristiche di siti per impianti nucleari in Italia e all'estero".

LA NOTA - Per l'azienda, si legge in una nota, "è davvero singolare che un furto così mirato avvenga proprio a pochi giorni dalla tornata referendaria".

Redazione online

03 giugno 2011

 

 

VERSO IL VOTO

L'Agcom bacchetta la Rai sui referendum

Cittadini informati oppure scatteranno le sanzioni

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Nucleare: il referendum si farà (1 giugno 2011)

(Ansa)

(Ansa)

MILANO - "Ultimo avviso" dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni alla Rai, che dovrà assicurare spazi adeguati ai temi dei referendum nelle ore di massimo ascolto. Il Garante per le Comunicazioni ha infatti giudicato largamente insufficiente l'informazione finora fornita agli utenti del servizio pubblico. In particolare, l'"ordine conformativo adottato oggi dall'Agcom prevede "da domani", sabato, la diffusione giornaliera dei messaggi autogestiti su tutte le tre reti generaliste assicurando, a rotazione, la collocazione nella fascia di maggior ascolto; la diffusione di tribune elettorali su tutte le tre reti, assicurando a rotazione, almeno su una rete al giorno, la trasmissione nella fascia di maggior ascolto; garantire una rilevante presenza dei temi oggetto dei referendum nei telegiornali e nelle trasmissioni informative di maggior ascolto di tutte e tre le reti. La commissione Servizi e prodotti dell'Agcom tornerà a riunirsi martedì per verificare l'ottemperanza all'ordine: in caso contrario scatteranno le sanzioni.

LE RETI PRIVATE - La decisione è stata presa dopo che l'Agcom ha esaminato la programmazione prevista dalla Concessionaria pubblica per il periodo della campagna referendaria. Secondo l'Autorità la Rai non era "idonea a garantire l'effettivo rispetto del regolamento della Commissione parlamentare di vigilanza". L'Autorità ha, inoltre, rivolto "alle emittenti televisive nazionali private l'invito ad assicurare la più ampia informazione sui referendum" e sollecitato i Comitati regionali delle comunicazioni (Corecom) a completare entro lunedì tutti gli adempimenti necessari per la trasmissione dei messaggi autogestiti gratuiti sulle emittenti locali.

Redazione online

03 giugno 2011

 

 

3 giugno 2011

TELEVISIONE E POLITICA

Referendum, Agcom ordina

alla Rai un'informazione adeguata

Dopo il richiamo per un'adeguata informazione sui referendum, l'Agcom è passata all'ordine: da domani la Rai deve provvedere ad una idonea comunicazione sui referendum, sia in termini di messaggi autogestiti che in termini di tribune. È quanto si legge in un comunicato dell'Autorità di garanzia.

Da domani, quindi, la Rai deve provvedere "alla diffusione giornaliera dei messaggi autogestiti su tutte le tre reti generaliste assicurando, a rotazione per ciascuna giornata, la collocazione su una delle reti nella fascia di maggior ascolto (dalle ore 18,30 alle ore 22,30); alla diffusione di tribune elettorali su tutte le tre reti, assicurando a rotazione, almeno su una rete al giorno, la trasmissione nella fascia di maggior ascolto; a garantire una rilevante presenza degli argomenti oggetto dei referendum nei telegiornali e nelle trasmissioni informative di maggior ascolto di tutte le tre reti generaliste".

In caso di inottemperanza all'ordine impartito "saranno applicate le sanzioni" previste dalla legge.

Nell'esercizio della sua funzione di vigilanza, l'Agcom "verificherà l'osservanza dell'ordine odierno attraverso il monitoraggio della programmazione. A tal fine la Commissione servizi e prodotti è stata convocata per martedì della prossima settimana. L'Autorità ha, inoltre, rivolto alle emittenti televisive nazionali private l'invito ad assicurare la più ampia informazione sui referendum. Infine, l'Autorità ha sollecitato i Comitati regionali delle comunicazioni (Corecom) - conclude il comunicato - a completare entro lunedì tutti gli adempimenti necessari per la trasmissione dei messaggi autogestiti gratuiti sulle emittenti locali".

 

 

3 giugno 2011

LA CONSULTAZIONE

Referendum, Berlusconi: voto inutile

"Abbiamo dato assoluta libertà di scelta ai nostri sostenitori. Anche se devo dire che questi referendum nascono da iniziative che sono demagogiche". Lo afferma, intervenendo a 'La telefonatà di Maurizio Belpietro su Canale 5, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che considera il referendum del 12 e 13 giugno un voto "inutile". In ogni caso, ribadisce Berlusconi "il governo si astiene dal prendere qualsiasi posizione a riguardo e si adeguerà alla volontà dei cittadini". "L'esito del referendum - conclude il premier - non ha nulla a che vedere con il governo e con la vita del governo".

BERSANI: VOTO UTILISSIMO

Secondo il segretario del Pd Bersani, il voto ai referendum è "utilissimo" al contrario di quanto sostiene il premier Berlusconi. Inoltre, Bersani, parlando con i cronisti dopo l'incontro con il cinese Xi Jinping, precisa che il voto ai referendum non è inteso dal Pd come un modo di dare una spallata al governo: "Un colpo al governo? Ma se non abbiamo impostato così neanche il voto delle amministrative, figuriamoci ora... Qui -sottolinea Bersani - siamo su temi concreti e qualunque cittadino, sia di centrodestra che di centrosinistra, è chiamato ad esprimere la sua opinione. Chi vuole salga sul palco con noi".

NAPOLITANO RICEVE BERLUSCONI

"Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, con il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta". È quanto si legge in una nota del Quirinale.

 

 

 

2011-06-03

lo ha stabilito la Corte di Cassazione. Romani: "Assoluto stupore"

Nucleare: il referendum si farà

Accolta l'istanza dell'Idv. L'Agcom richiama la Rai: migliorare collocazione dei messaggi sui referendum

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MILANO - Il referendum sul nucleare si terrà il 12 e 13 giugno insieme ai due sulla privatizzazione dell'acqua e a quello sul legittimo impedimento. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza presentata dell'Idv che chiedeva di trasferire il quesito sulle nuove norme votate nel decreto legge Omnibus. La richiesta di abrogazione rimane quindi la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà alle nuove norme (art. 5, commi 1 e 8) e dovrà essere modificato il quesito. La Suprema Corte ha stabilito a maggioranza quindi che le modifiche apportate dal governo alle norme sull'energia nucleare non precludono lo svolgimento del referendum.

APPLAUSI - Alla notizia della sentenza i manifestanti di Verdi e Italia dei valori davanti alla sede della Cassazione hanno brindato e applaudito. Soddisfazione da parte dell'avvocato Gianluigi Pellegrino, legale del Pd. "Si afferma la forza serena della Costituzione contro il tentativo giuridicamente maldestro di raggirare il corpo elettorale, cioè 40 milioni di cittadini".

Greenpeace: "Contenti, ora più spazio sui media"

di Silvia Turin (Rcd)

COMMENTI - "Le furberie alle spalle degli italiani non passano", è stato il commento del Comitato Vota sì per fermare il nucleare. "La Cassazione riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro". "Metteremo il massimo impegno affinché si raggiunga il quorum", ha aggiunto il segretario Pd, Pier Luigi Bersani. "Ha vinto la democrazia", si è espresso il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. "Il problema ora è capire chi paga il costo di tutto questo. E io credo che lo debba pagare chi ci ha portato a questa situazione con un provvedimento truffa". "Nessuno può aggirare la legge", dice il lapidario commento di Antonio Di Pietro. "Il governo e la sua maggioranza asservita si sono dati la zappa sui piedi". Il leader Idv spiega che la memoria difensiva presentata dall'avvocato Alessandro Pace in Cassazione è stato "l'asso nella manica" per dare il via libera al referendum. "È un atto di rispetto nei confronti degli elettori e delle elettrici", afferma il presidente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, Nichi Vendola. "La Cassazione ha chiarito una volta per tutte che lo spirito referendario non può essere aggirato con norme strumentali che entrino in conflitto con i principi ispiratori dei quesiti", ha affermato Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia. Martedì l'associazione ambientalista aveva presentato alla Suprema Corte una memoria che richiamava precedenti sentenze della Corte Costituzionale in materia di rinvio dei referendum. "È giusto andare a votare a prescindere da quanti sono i quesiti", si è limitato a dire il presidente della Camera, Gianfranco Fini. "Futuro e libertà invita tutti gli iscritti alla partecipazione attiva alla consultazione, lasciando agli stessi piena libertà di coscienza sui quesiti proposti", dichiara in una nota il vice presidente di Fli, Italo Bocchino. Libertà di voto nel referendum sul nucleare. È l'indicazione che l'ufficio di presidenza del Pdl si accinge a dare secondo quanto anticipato dal vice presidente della Camera, Maurizio Lupi, spiegando che sarebbe sbagliato caricarlo di significato politico.

IL CASO DEGLI ITALIANI ALL'ESTERO - Lucio Malan, senatore del Pdl, affermando di non riuscire a capire "come si possa votare per abrogare norme che non esistono più", solleva però un problema di diritto. Gli italiani residenti all'estero hanno già ricevuto il plico contenente le schede per votare ai referendum, tra queste anche quella sul nucleare che la Cassazione però ha indicato che deve essere modificata. "Gli italiani all'estero hanno votato e votano su un quesito diverso da quello che sarà votato in Italia", ha affermato Malan. Infatti le schede devono arrivare ai consolati entro le ore 16 di giovedì 9 giugno e molti hanno già inviato i plichi. Secondo Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo Economico,  la decisione della Cassazione "è un mostro giuridico e costituzionale".

ROMANI - Il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha espresso "assoluto stupore" per il parere della Cassazione e ha lanciato l'allarme per un "vuoto normativo sulla costruzione del futuro energetico del Paese".

La sentenza

AGCOM RICHIAMA RAI SUI REFERENDUM - Richiamo dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni alla Rai affinché collochi i messaggi autogestiti sui referendum in modo da "garantire l'obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti". Lo ha deciso oggi la commissione Servizi e Prodotti dell'organismo di garanzia, che ha ritenuto "non conforme ai principi del regolamento" sulla par condicio la collocazione in palinsesto dei messaggi finora attuata dalla Rai. "Garantire il massimo dell'informazione, anche con approfondimenti nelle trasmissioni di massimo ascolto senza escludere trasmissioni ad hoc da organizzare in prima serata", chiede in una nota la radicale Emma Bonino.

Redazione online

01 giugno 2011(ultima modifica: 03 giugno 2011)

 

 

2011-06-01

si vota domenica 12 e lunedì 13 giugno

Referendum, i quattro quesiti

Due sulla privatizzazione dell'acqua, poi energia nucleare e legittimo impedimento

Sono quattro i quesiti sui quali i cittadini italiani (anche quelli residenti all'estero iscritti all'Aire, ai quali le schede sono già in gran parte arrivate) saranno chiamati a pronunciarsi in un referendum domenica 12 e lunedì 13 giugno. Ricordiamo che questo tipo di referendum può essere solo abrogativo, cioè si richiede l'annnullamento di una norma già esistente. Due quesiti riguardano la privatizzazione dell'acqua, uno il legittimo impedimento per premier e ministri, e uno la realizzazione di centrali nucleari, referendum questo che è stato giudicato ammissibile dalla Corte di Cassazione nonostante le nuove norme approvate a fine maggio dal Parlamento nel decreto Omnibus.

REFERENDUM 1 - Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. In pratica si chiede l'abolizione della privatizzazione dei servizi pubblici, tra cui quelli idrici, che resterebbero quindi in mano pubblica.

REFERENDUM 2 - Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In pratica si impedisce di fare profitti sull'acqua. Si chiede infatti l'abolizione della norma che prevede la sicurezza dei guadagni da parte delle società private alle quali sono stati affidati i servizi idrici, quindi la possibilità di aumentare le tariffe. Il gestore privato con la legge in vigore può caricare sulla bolletta fino al 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a un miglioramento qualitativo del servizio.

REFERENDUM 3 - Riguarda le nuove centrali per l'energia nucleare. Dopo la decisione della Suprema Corte, il testo del quesito dovrà essere riformulato.

REFERENDUM 4 - Abrogazione della legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale. La Corte Costituzione aveva già parzialmente abrogato la legge sul legittimo impedimento, in particolare nella parte che dava alla presidenza del Consiglio la possibilità di "autocertificare" l'impedimento costringendo il giudice a rinviare l'udienza

Redazione online

01 giugno 2011

 

 

lo ha stabilito la Corte di Cassazione

Nucleare: il referendum si farà

Accolta l'istanza dell'Idv. L'Agcom richiama la Rai: migliorare collocazione dei messaggi sui referendum

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MILANO - Il referendum sul nucleare si terrà il 12 e 13 giugno insieme ai due sulla privatizzazione dell'acqua e a quello sul legittimo impedimento. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza presentata dell'Idv che chiedeva di trasferire il quesito sulle nuove norme votate nel decreto legge Omnibus. La richiesta di abrogazione rimane quindi la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà alle nuove norme (art. 5, commi 1 e 8) e dovrà essere modificato il quesito. La Suprema Corte ha stabilito a maggioranza quindi che le modifiche apportate dal governo alle norme sull'energia nucleare non precludono lo svolgimento del referendum.

APPLAUSI - Alla notizia della sentenza i manifestanti di Verdi e Italia dei valori davanti alla sede della Cassazione hanno brindato e applaudito. Soddisfazione da parte dell'avvocato Gianluigi Pellegrino, legale del Pd. "Si afferma la forza serena della Costituzione contro il tentativo giuridicamente maldestro di raggirare il corpo elettorale, cioè 40 milioni di cittadini".

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COMMENTI - "Le furberie alle spalle degli italiani non passano", è stato il commento del Comitato Vota sì per fermare il nucleare. "La Cassazione riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro". "Metteremo il massimo impegno affinché si raggiunga il quorum", ha aggiunto il segretario Pd, Pier Luigi Bersani. "Ha vinto la democrazia", si è espresso il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. "Il problema ora è capire chi paga il costo di tutto questo. E io credo che lo debba pagare chi ci ha portato a questa situazione con un provvedimento truffa". "Nessuno può aggirare la legge", dice il lapidario commento di Antonio Di Pietro. "Il governo e la sua maggioranza asservita si sono dati la zappa sui piedi". Il leader Idv spiega che la memoria difensiva presentata dall'avvocato Alessandro Pace in Cassazione è stato "l'asso nella manica" per dare il via libera al referendum. "È un atto di rispetto nei confronti degli elettori e delle elettrici", afferma il presidente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, Nichi Vendola. "La Cassazione ha chiarito una volta per tutte che lo spirito referendario non può essere aggirato con norme strumentali che entrino in conflitto con i principi ispiratori dei quesiti", ha affermato Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia. Martedì l'associazione ambientalista aveva presentato alla Suprema Corte una memoria che richiamava precedenti sentenze della Corte Costituzionale in materia di rinvio dei referendum. "È giusto andare a votare a prescindere da quanti sono i quesiti", si è limitato a dire il presidente della Camera, Gianfranco Fini. "Futuro e libertà invita tutti gli iscritti alla partecipazione attiva alla consultazione, lasciando agli stessi piena libertà di coscienza sui quesiti proposti", dichiara in una nota il vice presidente di Fli, Italo Bocchino.

IL CASO DEGLI ITALIANI ALL'ESTERO - Lucio Malan, senatore del Pdl, affermando di non riuscire a capire "come si possa votare per abrogare norme che non esistono più", solleva però un problema di diritto. Gli italiani residenti all'estero hanno già ricevuto il plico contenente le schede per votare ai referendum, tra queste anche quella sul nucleare che la Cassazione però ha indicato che deve essere modificata. "Gli italiani all'estero hanno votato e votano su un quesito diverso da quello che sarà votato in Italia", ha affermato Malan. Infatti le schede devono arrivare ai consolati entro le ore 16 di giovedì 9 giugno e molti hanno già inviato i plichi. Secondo Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo Economico,  la decisione della Cassazione "è un mostro giuridico e costituzionale".

La sentenza

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Redazione online

01 giugno 2011

 

 

"Sottovalutato l'allarme tsunami"

L'ente mondiale per l'energia atomica e il sisma in Giappone: rischi non previsti ma reazione esemplare

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Il sopralluogo all'impianto danneggiato (Afp)

Il sopralluogo all'impianto danneggiato (Afp)

MILANO - La squadra di esperti dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea) ha detto che il Giappone ha sottovalutato il rischio tsunami che ha causato la crisi nucleare. Nella relazione preliminare pubblicata oggi si legge che il Paese non aveva considerato a dovere la minaccia tsunami per diversi impianti nucleari, tra cui appunto Fukushima Daiichi, quello più colpito e danneggiato. Il rilievo è inserito nel rapporto preliminare del gruppo di esperti inviato in Giappone dall'Agenzia per fare luce su quanto accaduto a seguito del sisma di magnitudo 9 dello scorso 11 marzo.

Mike Weightman, il capo del team di esperti inviato a Fukushima dall'Aiea (Reuters)

Mike Weightman, il capo del team di esperti inviato a Fukushima dall'Aiea (Reuters)

"REAZIONE ESEMPLARE" - L'Aiea loda tuttavia il modo esemplare con cui il Giappone ha risposto al disastro. Gli esperti dell'Agenzia hanno trascorso una settimana sull'isola e presenteranno una relazione completa durante la prossima conferenza dell'Aiea che si terrà a Vienna (Austria) dal 20 al 24 giugno. Secondo le anticipazioni delle agenzie di stampa, la reazione all'incidente della centrale nucleare di Fukushima è stata definita "esemplare" dagli esperti dell'organismo. All'Aiea, in particolare, si sono detti "profondamente impressionati dalla dedizione dei lavoratori giapponesi di fronte a un incidente nucleare senza precedenti".

Redazione Online

01 giugno 2011

 

 

Veronesi: "Scelta irrazionale dovuta alla paura di perdere voti"

La Germania dice addio al nucleare

Le centrali verranno fermate tutte entro il 2022. Merkel: "Vogliamo seguire una nuova strada"

(Imagoeconomica)

(Imagoeconomica)

MILANO - "Dobbiamo seguire una nuova strada. Vogliamo che l'elettricità del futuro sia sicura, affidabile ed economicamente sostenibile. Le forniture energetiche in Germania hanno bisogno di una nuova architettura". Lo ha detto Angela Merkel, spiegando la decisione di chiudere tutti i reattori atomici entro il 2022. Il cancelliere ha aggiunto che servono vasti sforzi per promuovere le energie rinnovabili, il miglioramento dell'efficienza e la revisione della rete elettrica. La Germania sarà infatti la prima potenza industriale a rinunciare all'energia nucleare. Il ministero dell'Ambiente ha annunciato che l'ultimo reattore sarà fermato nel 2022 e ha definito la decisione "irreversibile". Venerdì scorso i ministri dell'Ambiente regionali e federale si erano accordati sulla decisione.

LA DECISIONE - Gran parte dei reattori tedeschi sarà disattivato entro quest'anno, mentre gli ultimi tre funzioneranno per altri undici anni al massimo. Il ministro Norbert Roettgen ha spiegato che gli otto reattori dei 17 che non sono collegati alla rete di produzione di energia elettrica non saranno più riattivati. La decisione è frutto delle riflessioni che il governo tedesco ha avviato dopo il disastro di Fukushima, che ha provocato proteste di massa nel paese, contro l'impiego dell'energia atomica. L'energia nucleare garantisce attualmente il 22% del fabbisogno di elettricità del Paese.

FUTURO - Le strategie tedesche per il futuro, secondo un documento ottenuto da Reuters, prevedono un mix di azioni composte da:

- riduzione del consumo dell'elettricità del 10% nel 2020 attraverso ulteriori misure di incremento dell'efficienza energetica

- coinvolgimento delle industrie energivore

- adeguamento delle abitazioni per renderle efficienti dal punto di vista energetico

- raddoppio della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili al 35% nel 2020

- riduzione delle emissioni di gas serra del 40% nello stesso periodo.

Data la maggior rilevanza che gas e carbone rivestiranno nel mix produttivo energetico della Germania, si stima che la CO2 rilasciata ogni anno nell'atmosfera aumenterà tra i 20 e i 29 milioni di tonnellate.

PROBLEMI BLACK-OUT - La decisione del governo Merkel ha però messo in allarme i gestori della rete elettrica tedesca per i timori di possibili black-out entro la fine dell'anno. "La situazione resta sotto controllo durante il semestre estivo, ma l'autunno e l'inverno saranno segnati da problemi", ha reso noto l'Agenzia federale delle reti. Di diverso avviso gli esperti di energia dell'Istituto Diw: "Produciamo energia elettrica sufficiente, il problema sta nella stabilità delle reti". I quattro principali operatori della rete elettrica tedesca hanno chiesto al governo un rinvio per una o due delle otto centrali già condannate alla chiusura. Secondo indiscrezioni raccolte in ambienti politici, il governo avrebbe concesso lo stand-by di almeno una delle otto centrali che quindi non verrebbe chiusa subito per evitare disequilibri per una tensione non omogenea sulla rete.

PROTESTE - Domenica decine di attivisti di Greenpeace si erano arrampicati sulla Porta di Brandeburgo, a Berlino, per chiedere lo stop del nucleare esponendo uno striscione con la scritta "Ogni giorno di energia nucleare è uno di troppo". Sabato decine di migliaia di persone avevano manifestato in diverse città sempre contro il nucleare. Secondo gli organizzatori erano scese in strada almeno 25 mila persone a Berlino e Monaco, 20 mila ad Amburgo e 10 mila a Friburgo, mentre la polizia tedesca ha contato circa 20 mila manifestanti solo nella capitale.

VERONESI: "SCELTA IRRAZIONALE" - Secondo Umberto Veronesi, presidente dell'Agenzia per la sicurezza sul nucleare, la decisione tedesca è influenzata dall'ondata di panico per il disastro di Fukushima ed è stata fatta per il terrore di perdere voti. È una decisione legata a un evento specifico che non deriva da alcuna valutazione razionale sul tema". Di contro le oltre 80 associazioni del Comitato "Vota Sì al referendum per fermare il nucleare" accolgono come "un trionfo" l'annuncio tedesco. "Chi ci governa e sostiene che al nucleare non c'è alternativa dovrebbe fare un bagno di realtà e guardare alla Germania, il Paese più industrializzato d'Europa", affermano in una nota. "Non è questione di emotività - come sostiene questo governo - è questione di lungimiranza". Wwf Italia lancia una videogallery autogestita in vista dei referendum per poter esprimere la propria avversione al nucleare e la privatizzazione dell'acqua. "La decisione della Germania è una grande lezione di serietà", commenta inoltre Stefano Leoni, presidente di Wwf Italia.

BORSA: ACQUISTI SULLE RINNOVABILI - La decisione tedesca ha innescato un rialzo dei titoli legati alle energie rinnovabili. A Piazza Affari, per esempio, Enel Green Power sale del 4,53%. A Francoforte, il mercato premia tutte le società attive nelle rinnovabili come SolarWorld, Sma Solar, Nordex, Q-Cells, Phoenix Solar. Bene in Europa anche Renewable Energy Corp e Vestas.

Redazione online

30 maggio 2011

(ultima modifica: 31 maggio 2011)

 

 

 

2011-05-29

LA DENUNCIA

Stanchezza e paura: i precari dell'atomo

Un libro racconta la vita dei giovani con contratto interinale cui è affidata gran parte della manutenzione delle centrali nucleari francesi

MILANO - Li chiamano in tanti modi: "nomadi del nucleare", "carne da neutroni". Affidano la propria vita alla tenuta stagna di tute soprannominate — con amara ironia — "Mururoa", l’atollo polinesiano devastato dagli esperimenti nucleari francesi. Vivono nell’angoscia di superare "il limite", i famigerati 20 millisievert di tolleranza annua, perdendo così il treno del prossimo contratto. Convergono su coordinate precise, come stormi di uccelli migratori, "per le tre o cinque settimane che dura un arresto periodico di reattore, con la sua manutenzione e la ricarica di combustibile", scrive Elisabeth Filhol in La centrale, fenomeno letterario del 2010 in una Francia che — ancor prima di Fukushima — si trova a fare i conti con le ombre lunghe delle 19 centrali disseminate sul suo territorio: 58 reattori, a fornire il 76,2% del fabbisogno nazionale.

RISCHIO COSTANTE - All’ombra delle torri cilindriche, con i loro pennacchi di fumo bianco, le roulotte e i motel dove si rintanano a smaltire stanchezza e paura i precari dell’atomo. Oltre ventimila interinali delle radiazioni, che — racconta a Libération José Andrade, tra i veterani della viande à radiations — si beccano "l’80 per cento delle dosi" che toccano a chi lavora nei reattori. Per loro, nessun monitoraggio nei laboratori specializzati dell’Edf (Electricité de France), gestore delle centrali: solo "normali" controlli del medico del lavoro. Precarietà sanitaria, precarietà contrattuale. "Le agenzie interinali spuntano attorno alle centrali come funghi, dopo mesi di ristrettezze ci si lascia conquistare dalla facilità: si entra e si firma". Uno stipendio tra i 1.200 e i 1.500 euro al mese, e il rischio costante di "raggiungere la dose". Come Yann, il protagonista del romanzo della Filhol, uscito in Italia (Fazi) proprio nel 25° anniversario della catastrofe di Cernobyl, e a un mese e mezzo dal disastro di Fukushima.

Elisabeth Fillol (Web)

Elisabeth Fillol (Web)

CHOC - "Ma il progetto è nato nel 2007 da un articolo pubblicato su un giornale locale, sul suicidio di tre lavoratori della centrale nucleare di Chinon sur la Loire. Abito a 60 chilometri da lì. Fino a quel momento, l’immagine che ne avevo era quella di un’industria ad alta tecnologia: persone iperspecializzate, ottime condizioni di lavoro". Elisabeth Filhol, classe ’65, analista finanziaria, occhialini da intellettuale e capelli dalla scriminatura rigorosa, per la sua opera prima è partita da qui, "dallo choc che ho avuto quando ho realizzato che per Edf il guadagno era diventato una priorità a scapito della sicurezza di uomini e installazioni". La questione, dice, "in Francia è stata molto poco affrontata dai media, nonostante sociologi e medici facciano suonare un campanello d’allarme da almeno 15 anni". Finché, nell’arco di pochi mesi, ecco arrivare nei cinema d’Oltralpe il documentario "R.A.S. — Nucléaire. Rien à signaler" (Nucleare. Niente da segnalare) di Alain de Halleux, e sugli scaffali delle librerie, il suo romanzo.

PRECISIONE CHIRURGICA - Il pubblico ha scoperto così quello che la Filhol definisce "un universo parallelo, la vita da nomadi di coloro che lavorano nelle centrali, i legami di solidarietà che li uniscono, i rischi ai quali si espongono". Che, nel suo libro, sono descritti con precisione chirurgica: i 310 gradi che sono "la temperatura dell’acqua nel circuito primario", i 75 metri dei piloni del gruppo turboalternatore, i 45 centimetri di diametro della botola per entrare nel generatore, i 2-3 minuti del tempo massimo d’intervento. "Dagli anni Sessanta in poi, la questione del nucleare ci è stata sottratta dagli specialisti. Ci presentano le centrali come scatole nere delle quali è impossibile comprendere il funzionamento. Perfino i politici ne sono intimiditi. E noi, cittadini comuni, accettiamo la politica energetica che ci viene imposta. Riappropriarsi della tecnologia, farne una materia letteraria, è un passo che permette di fare nostra una questione che ci riguarda tutti", sostiene la Filhol.

SUBAPPALTI E RESPONSABILITA' - Ma c’è un’altra questione pubblica, altrettanto invisibile, che attraversa in filigrana tutto il romanzo: il precariato. "La maggior parte dei precari non sono invisibili, nel servizio pubblico li incrociamo tutti i giorni". Nel nucleare, però, è — era — diverso. "E nel caso specifico della manutenzione delle centrali, è un dato certo che il sistema dei subappalti favorisce la precarietà". Yann e i suoi compagni portano sulle spalle "il peso dell’obbligo di fare il proprio lavoro il meglio possibile in condizioni via via più degradate. E una delle conseguenze del sistema del subappalto "a cascata", il vero scandalo, è che perfino in un’industria come il nucleare c’è un continuo trasferimento di responsabilità dall’alto al basso della piramide". Dopo Fukushima, tutto questo fa ancora più paura. "Il rischio di un incidente nucleare provocato da una catastrofe naturale è senza dubbio meno elevato qui che in Giappone, ma esiste. Un sisma, o una tempesta seguita da un’inondazione come nel caso della centrale di Blayais, sull’estuario della Gironda, nel 1999. Quel giorno abbiamo sfiorato la catastrofe. Ma non dimentichiamo che una delle prime cause di incidente è l’errore umano. E il modo in cui si gestisce oggi la manutenzione delle centrali aumenta considerevolmente il rischio".

Gabriela Jacomella

27 maggio 2011(ultima modifica: 29 maggio 2011)

 

 

 

Sostituita la pompa al quinto reattore della centrale

Giappone, riparato guasto al sistema

di raffreddamento a Fukushima

Alti livelli di materiale radioattivo sono stati rilevati sul fondale del Pacifico, a 300 chilometri al largo

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(Reuters)

(Reuters)

TOKYO - Un gruppo di tecnici specializzati ha rimesso in moto domenica il sistema di raffreddamento di uno dei reattori della centrale nucleare di Fukushima in Giappone, che si era guastato in occasione dello tsunami dell'11 marzo scorso. La pompa ad acqua utilizzata per raffreddare il reattore numero 5 e l'acqua della piscina dov'è immerso il combustibile nucleare irradiato era completamente ferma, ha indicato la Tokio Electric Power (Tepco). Il lavoro per rimpiazzare la pompa è terminato questa notte. "C'era un problema al motore. Abbiamo sostituito la pompa che adesso funziona", ha spiegato un tecnico della Tepco, che gestisce l'impianto.

RADIAZIONI IN MARE - Ma arrivano anche brutte notizie. Infatti Alti livelli di materiale radioattivo sono stati rilevati sul fondale del Pacifico, in un tratto di 300 chilometri al largo dell'impianto nucleare di Fukushima Daiichi, nel nord-est del Giappone. A riferirlo è l'agenzia Kyodo News. Il governo ha riferito che materiale radioattivo, fino a diverse centinaia di volte superiore alla norma, è stato rilevati nel tratto di oceano che va dalla prefettura di Miyagi a prefettura di Chiba ed ha avvertito che la contaminazione può pregiudicare la sicurezza dei frutti di mare. In particolare, il ministero della Scienza giapponese ha rilevato iodio e cesio sul fondale in una dozzina di siti a 15-50 chilometri dalla costa, tra il 9 ed il 14 maggio scorsi. Greenpeace Giappone ha riferito di aver trovato giovedì scorso materiali radioattivi, oltre i limiti ufficiali per il consumo, in 14 dei 21 campioni di prodotti alimentari esaminati, tra cui alghe, crostacei e pesci catturati a 22-60 chilometri. Hidehiko Nishiyama, portavoce dell'Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale, ha più volte detto che il materiale radioattivo rilevato è diluito in modo significativo dal momento che è stato consumato da specie marine. Ma Greenpeace ha ribattuto di aver osservato una riconcentrazione delle sostanze radioattive nel mare e ha chiesto una ricerca a lungo termine.

CENTRALINE RADIOATTIVITÀ IN TILT - Intanto si è scoperto che la maggior parte dei sistemi di misura della radioattività installati vicino alla centrale nucleare giapponese di Fukushima ha cessato di funzionare subito dopo il terremoto dell'11 marzo scorso: lo ha riferito l'agenzia di stampa Kyodo. Nella prefettura di Fukushima, 22 dei 23 apparecchi presenti attorno alle centrali di Fukushima Daiichi e di Fukushima Daini non hanno più trasmesso dati sulle radiazioni circa tre ore dopo il sisma, hanno precisato l'agenzia citando responsabili della prefettura. Alcune di queste attrezzature sono state distrutte al momento del cataclisma, ma secondo gli esperti i danni principali sarebbero stati provocati dal cattivo funzionamento delle linee di comunicazione e della rete di alimentazione elettrica. Anche i sistemi di sorveglianza del livello di radiazioni trasmessi dai satelliti hanno smesso di funzionare poche ore dopo il sisma a seguito dei pesanti danneggiamenti provocati alle antenne di trasmissione.

29 maggio 2011

 

 

"I contratti Enel-Edf vanno avanti, l'energia atomica destino ineluttabile"

"Il nucleare è il futuro, il referendum

lo avrebbe bloccato per troppi anni"

Berlusconi e la moratoria: "Così l'opinione pubblica può tranquillizzarsi". I referendari: una truffa e se ne vanta

MILANO - Cosa ha spinto il governo a decidere per lo stop al nucleare? La necessità di evitare il referendum che, sull'onda di quanto accaduto in Giappone, avrebbe bloccato per troppo tempo la corsa dell'Italia all'atomo, nella convinzione assoluta che l'energia atomica rappresenti "il futuro". È stato lo stesso Silvio Berlusconi a spiegare l'opnione sua e dell'esecutivo da lui guidato nel corso della conferenza stampa a Villa Madama con il presidente francese Nicolas Sarkozy. "In Italia - ha detto il premier - l'accadimento giapponese ha spaventato moltissimi cittadini". Alla luce di ciò, ha voluto precisare il presidente del Consiglio, "se fossimo andati al referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per molti anni". Da qui la decisione della moratoria, ha aggiunto Berlusconi, decisa perché "dopo uno o due anni si possa avere un'opinione pubblica più favorevole".

"DESTINO INELUTTABILE" - Quanto accaduto a Fukushima "ha spaventato gli italiani - ha detto il Cavaliere -, come dimostrano anche i nostri sondaggi" e la decisione di una moratoria sul nucleare è stata presa anche per permettere all'opinione pubblica di "tranquillizzarsi": un referendum ora avrebbe portato ad uno stop per anni del nucleare in Italia. Il capo del governo ha anche aggiunto che il nostro Paese ha stipulato contratti fra Edf ed Enel, "che restano in piedi e non vengono abrogati, anzi - ha sottolineato il premier - stiamo decidendo di portare avanti contratti come quello sulla formazione che è molto importante. La posizione del governo italiano sul nucleare è una posizione di buon senso per non aver rigettato quello che è un destino ineluttabile".

POLEMICHE - Le parole di Berlusconi sul nucleare hanno sollevato numerose polemiche. "Trovo davvero senza vergogna le parole pronunciate oggi dal presidente del Consiglio sul nucleare - sbotta Angela Finocchiaro, presidente dei senatori Pd. La disinvoltura con cui esplicitamente ha dichiarato che l'emendamento al ddl omnibus è stato solo un escamotage per bloccare il referendum lascia senza parole". Per Nichi Vendola le dichiarazione del Cavaliere "sono la conferma dell'intenzione del governo di voler prendere in giro gli italiani, calpestando in modo arrogante e cialtronesco il loro diritto a esprimersi su una questione da cui dipende la sicurezza ambientale e la sopravvivenza delle generazioni future del nostro Paese" ha detto il governatore della Puglia e leader di Sinistra ecologia e libertà. L'Idv e il Pd sono convinti che, con le sue parole, il premier si sia "smascherato" e che, proprio alla luce di quanto affermato dal capo del governo, il referendum resti valido. "Evitare il giudizio popolare è l'ultimo degli imbrogli di Berlusconi", ha detto il capogruppo alla Camera del Pd, Dario Franceschini. Il presidente del Consiglio ha "svelato l'imbroglio" sul nucleare, ha dichiarato il leader di Italia dei valori, Antonio Di Pietro. "Berlusconi ha confessato: non vuole rinunciare al nucleare, ma vuole solo bloccare il referendum perché ha paura del risultato delle urne" ha aggiunto l'ex pm. "Chiederemo alla Corte di cassazione di non abrogare il quesito sul referendum", ha detto il Comitato Vota sì al referendum. "La moratoria sul nucleare è una vergognosa pagliacciata per evitare il referendum del 12 giugno", dichiara il direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio. "Quello architettato dal governo è un imbroglio colossale", aggiunge il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli.

Redazione online

26 aprile 2011(ultima modifica: 27 aprile 2011)

 

 

 

L'iter anticonsultazione

Ma sull'atomo la scelta finale è della Cassazione

La tappe La nuova legge dovrà prima essere firmata dal capo dello Stato

ROMA - Il referendum sul nucleare si terrà comunque? Cioè, nonostante l'approvazione definitiva che avverrà oggi di norme ad hoc nel decreto legge omnibus? Potrebbe anche essere, ma la partita è aperta. Quando la nuova legge verrà firmata dal capo dello Stato (e quindi promulgata), a queste domande dovrà rispondere l'Ufficio centrale per il referendum della Cassazione. Da più di trent'anni infatti (dopo la sentenza della Consulta numero 68 del 1978) solo un'abrogazione tout court della norma su cui si chiede il referendum può arrestare la consultazione popolare. Ma nel caso in cui all'abrogazione si accompagni anche la promulgazione di una nuova disciplina, il referendum si potrebbe svolgere proprio sulle nuove norme approvate. L'organo incaricato di valutare se l'intervento legislativo "soddisfa" o no il quesito referendario è appunto la Cassazione, per la quale stanno preparando i ricorsi gli avvocati del comitato per il "Sì", a cominciare da Alessandro Pace (legale dell'Idv) e Gianluigi Pellegrino (Movimento difesa del cittadino). La situazione dal punto di vista giuridico è questa. L'articolo 5 della nuova legge, nei commi dal 2 al 7, abroga tutte le norme che oggi regolano l'insediamento di centrali nucleari, con una precisa riproposizione dei contenuti del quesito referendario, in tal modo accogliendo le richieste dei promotori. Però il comma 1, pur affermando di non procedere con l'attuazione di un piano energetico comprensivo di centrali nucleari, aggiunge che ciò avviene in attesa di una fase di approfondimento in tema di "sicurezza nucleare". Quindi la scelta del nucleare non viene esclusa totalmente, ma solo sospesa: è la cosiddetta moratoria contro cui i referendari hanno anche sollevato un conflitto di attribuzione che verrà discusso il 7 giugno. Ma c'è un secondo problema. I promotori del referendum intendono sottoporre al giudizio della Cassazione anche il comma 8. Secondo questa norma, fortemente innovativa, l'approvazione del piano di "strategia energetica nazionale" diventa un atto amministrativo del premier (non c'è più alcuna legge da promulgare in materia, le Camere sono solamente "sentite"), che non esclude, nel medesimo piano, eventuali centrali nucleari. Con la sentenza 28 del 2011 la Consulta, invece, ha dichiarato ammissibile il referendum in quanto "il quesito mira a realizzare un effetto di ablazione puro e semplice della disciplina concernente la realizzazione e gestione di nuove centrali nucleari".

Maria Antonietta Calabrò

25 maggio 2011(ultima modifica: 27 maggio 2011)

 

 

 

IL TESTO "OMNIBUS"

Sì della Camera al decreto che contiene

la moratoria sul referendum sul nucleare

Voti favorevoli 301, 280 contrari e 2 astenuti

MILANO - Sì definitivo dell'Aula della Camera al decreto legge Omnibus che contiene, fra l'altro, le norme che sostanzialmente vanificano il referendum sul nucleare. Il testo è stato approvato a Montecitorio con 301 sì, 280 no e due astenuti e passa ora alla firma del Presidente della Repubblica.

25 maggio 2011(ultima modifica: 26 maggio 2011)

 

 

 

2011-05-23

Le votazioni sono previste martedì pomeriggio, ma non ci sarà la diretta televisiva

Governo, fiducia sul decreto Omnibus

Il Pd: "Fuggono dal voto sul nucleare"

Nel testo è contenuta la moratoria che potrebbe far decadere uno dei referendum del 12-13 giugno

L'aula della Camera (Eidon)

L'aula della Camera (Eidon)

ROMA - Il ministro Elio Vito ha posto, a nome del Governo, la questione di fiducia alla Camera sul decreto omnibus, che contiene tra l'altro la moratoria sul nucleare. "Considerati i tempi ristretti di scadenza del decreto - ha detto Vito - a nome del governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto numero 34 del 2011, nel testo approvato dalle commissioni, identico a quello approvato dal Senato". Su esplicita richiesta di Roberto Giachetti (Pd), il ministro ha precisato che l'autorizzazione a porre la questione di fiducia è stata data dal Consiglio dei ministri del 19 maggio.

NIENTE DIRETTA TV - La Camera tornerà a riunirsi domani alle 13.45 per le dichiarazioni di voto sul dl omnibus, mentre il voto di fiducia sul provvedimento è previsto a partire dalle 15.10 ma senza la diretta tv. È la decisione maturata alla conferenza dei capigruppo a Montecitorio, nel corso della quale si è inoltre stabilito che l'illustrazione e le votazioni sugli odg comincerà subito dopo la fiducia. "I gruppi di opposizione -ha dichiarato al termine della riunione il vice presidente del gruppo Pdl, Simone Baldelli- non hanno voluto assumersi un impegno definito sul termine della discussione e sul voto finale del decreto che, a questo punto, potrebbe slittare anche a giovedì prossimo". Il termine per la presentazione degli ordini del giorno scadrà domani alle 10.

"FUGGONO DAL VOTO" - "Con la decisione di mettere la fiducia sul decreto omnibus, il governo le prova tutte per sfuggire al voto degli italiani nel referendum indetto per il 12 e 13 giugno. Nelle norme che l'esecutivo vuole imporre non c'è nessun abbandono del piano nucleare ma solo un rinvio per evitare il giudizio dei cittadini che, come già dimostrato dal voto in Sardegna, è nettamente contrario al ritorno delle centrali nucleare in Italia". Lo dice Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Partito Democratico, osservando che "siamo di fronte all'ennesimo tentativo di scippo del voto ai cittadini che non avrà successo dal momento che si tratta solo di un espediente che non cambia la sostanza delle cose".

Redazione Online

23 maggio 2011

 

 

2011-05-06

PDl: "RISPETTATE PREROGATIVE PARLAMENTO E CAPO DELLO STATO"

Rimpasto, Napolitano: "Cambiata

la maggioranza, parlino le Camere"

Il capo dello Stato riceve i vertici Rai:"Dare informazione sul voto". La tv pubblica: "Subito gli spot"

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Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un'immagine d'archivio (Ansa)

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un'immagine d'archivio (Ansa)

MILANO - Con le nuove nomine dei sottosegretari la maggioranza si è allargata, è diversa "rispetto alle componenti della coalizione che si è presentata alle elezioni politiche" e "spetta ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio valutare le modalità con le quali investire il Parlamento delle novità intervenute nella maggioranza che sostiene il Governo". È quanto chiede, in una nota, il presidente de1lla Repubblica Giorgio Napolitano. La nota dà conto del fatto che Napolitano ha ieri proceduto alla firma dei decreti di nomina di nove sottosegretari di Stato, la cui scelta rientra come è noto "nella esclusiva responsabilità del Presidente del Consiglio dei ministri". "Il Capo dello Stato ha in pari tempo rilevato che sono entrati a far parte del Governo esponenti di Gruppi parlamentari diversi rispetto alle componenti della coalizione che si è presentata alle elezioni politiche - ha concluso la nota -. Spetta ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio valutare le modalità con le quali investire il Parlamento delle novità intervenute nella maggioranza che sostiene il Governo.

BERLUSCONI - Chi ha avuto modo di sentire il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dice che il premier avrebbe manifestato il suo stupore per la posizione del Colle. Nel Pdl c'è qualcuno che interpreta il monito quirinalizio come un affondo che cade proprio alla vigilia di un voto, quello amministrativo, molto delicato per la tenuta della coalizione. Dalle parti di via dell'Umiltà si sottolinea che sempre è stata rispettata la volontà del Colle e quella del Parlamento con più di una verifica, per questo non si riesce a capire l'opportunitá di un intervento proprio adesso. "Numerosi voti di fiducia, a partire da quello della svolta del 14 dicembre, hanno chiarito il quadro politico, con ripetute verifiche nelle sedi parlamentari. Le nomine di governo sono giunte dopo queste diverse votazioni e nel pieno ed assoluto rispetto delle norme costituzionali e delle prerogative del Capo dello Stato" affermano in una nota congiunta i presidenti dei gruppi Pdl di Senato e Camera, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, e i vicepresidenti vicari, Gaetano Quagliariello e Massimo Corsaro.

BOSSI - "Il premier ha la competenza per nominare i sottosegretari, la legge dice che può farlo, perché si dovrebbe passare dal Parlamento. Le leggi si applicano?" afferma Umberto Bossi, venerdì sera a Novara, a proposito dell'invito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a investire le Camere sull'allargamento della squadra di governo. E i Responsabili? "Sono un gruppo che ha votato. Berlusconi ha fatto bene a premiarli" ha concluso Bossi.

CASO RAI - Il Presidente della Repubblica ha anche affrontato con il presidente e il direttore generale della Rai - Paolo Garimberti e Lorenza Lei - le questioni relative "alla piena e tempestiva attuazione del regolamento approvato dalla Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai e alla necessaria informazione sulle modalità di svolgimento della consultazione referendaria". Lo si legge in una nota del Quirinale. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - si legge nella nota diffusa dalla Presidenza della Repubblica - ha venerdì ricevuto al Quirinale il presidente della Rai, Paolo Garimberti, e il nuovo direttore generale, Lorenza Lei, nominata all'unanimit… dal Consiglio di amministrazione. Il Capo dello Stato si è complimentato con la dottoressa Lei per l'ampia fiducia accordatagli e le ha formulato gli auguri di buon lavoro al servizio dell'emittente radiotelevisiva pubblica. Napolitano ha, nell'occasione, affrontato con il presidente e il direttore generale della Rai le questioni relative alla piena e tempestiva attuazione del regolamento approvato dalla Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai e alla necessaria informazione sulle modalità di svolgimento della consultazione referendaria. La Rai informa dopo il sollecito di Napolitano annuncia che già da venerdìa sera comincerà la messa in onda degli spot informativi sui temi referendari che terminerà lunedì 13 giugno. È quanto si legge in un comunicato di viale Mazzini.

DI PIETRO - "Dopo l'ennesimo tentativo di truccare le carte e di truffare gli italiani con il regolamento beffa varato l'altro giorno dalla Commissione di Vigilanza, che rinviava di ulteriori quindici giorni l'informazione della tv pubblica sugli imminenti referendum, era doveroso l'intervento del Capo dello Stato" afferma in una nota il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando il monito di Napolitano. "E sarà - aggiunge - ancor più doveroso il suo intervento quando gli si presenterà la legge-truffa sul nucleare che il governo sta tentando di varare per impedire il referendum. Ci auguriamo che, anche in quell'occasione, il Capo dello Stato eserciti la sua funzione di garante della Costituzione e non permetta la promulgazione di una legge che espropria i cittadini del diritto di voto e consente poi di costruire una decina di centrali nucleari contro la volontà degli italiani".

Redazione online

06 maggio 2011

 

 

 

già inviate due lettere di richiamo per il rinnovo automatico ogni 6 anni in vigore

Spiagge in concessione per 90 anni

I dubbi Ue: "Aspettiamo chiarimenti"

Durata e mancanza di concorrenza: "Provvedimento non conforme con le regole del mercato unico europeo"

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Durata e mancanza di concorrenza: "Provvedimento non conforme con le regole del mercato unico europeo"

(Emblema)

(Emblema)

MILANO - Si apre un nuovo contrasto tra il governo italiano e Bruxelles. La Commissione europea si dichiara "molto sorpresa" se il decreto che concede le spiagge in concessione ai privati per 90 anni fosse confermato, in quanto "il provvedimento non sarebbe conforme con le regole del mercato unico europeo". Lo ha indicato Chantal Hughes, portavoce del commissario al Mercato interno Michel Barnier, riferendo che Bruxelles ha chiesto alle autorità italiane chiarimenti sul decreto presentato giovedì dal ministro Tremonti. "Quello che ci inquieta in particolare è se alla fine del periodo di concessione non ci sia il diritto quasi automatico per il concessionario a ottenere il rinnovo", ha precisato Hughes.

DUE LETTERE - La portavoce ha ricordato che nel 2009 e nel 2010 la Commissione ha già inviato a Roma due lettere di "messa in mora", il primo passo della procedura di infrazione, sulle concessioni ai privati di spazi pubblici come le spiagge e le piazze per i mercati. I richiami riguardano la normativa ora in vigore in Italia, che prevde la durata di 6 anni della concessione ma con rinnovo automatico alla scadenza. "Secondo le norme Ue", ha ricordato la portavoce, "le concessioni devono avere una durata appropriata e alla fine del periodo limitato deve essere garantita l'apertura alla concorrenza". Secondo Bruxelles, già ora il rinnovo "quasi automatico" delle concessioni dopo sei anni non garantisce a tutti la possibilità di offrire i propri servizi. "Non mettiamo in discussione la necessità per un investitore di avere la certezza dell'investimento, ma la concorrenza va garantita", ha concluso Hughes.

PRESTIGIACOMO - "Non abbiamo assolutamente regalato le spiagge ai privati. Non si tratta affatto di una svendita", ha commentato il ministro per l'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. "Abbiamo fatto una norma di tutela del nostro territorio per evitare che vengano a occupare le nostre spiagge imprese straniere dove c'è una tradizione e una presenza storica di operatori italiani".

Redazione italiana

06 maggio 2011

 

Fa discutere il termine di tempo del decreto.

Concessioni per novant' anni

E se le avessero decise nel 1921?

Quasi un secolo fa: governo Giolitti, nasce il Pci, si discute su Fiume e negli Usa condannano Sacco e Vanzetti

Fa discutere il termine di tempo del decreto.

Concessioni per novant' anni

E se le avessero decise nel 1921?

Quasi un secolo fa: governo Giolitti, nasce il Pci, si discute su Fiume e negli Usa condannano Sacco e Vanzetti

MILANO - Quando si dice "un secolo fa", di solito, s'intende dare l'idea di un tempo storico lontano, quasi la misura un'epoca per la vita sociale, economica e politica degli uomini. Un'idea tra l'altro no0n disgiunta da quella che, ragionevolmente, è l'aspettativa di vita di ciascuno di noi. Ma quanto "pesano" novant'anni nella vita di un Paese? Quanto cambia in (quasi) un secolo? Tanto, anzi tantissimo. E forse non ci si rende conto di questo quando si discute (e si decide) di affidare concessioni di beni pubblici, in questo caso le spiagge, per tre-quattro generazioni. L'aspetto economico, della concorrenza, è quello sollevato dall'Ue. Ma c'è anche un'altra domanda, sull'idea stessa del tempo indicato nell'ipotesi del governo. Come sarà fra novant'anni l'Italia e cosa penseranno di noi i pronipoti che avranno da rispettare gli impegni economici secolari presi nel 2011? Proviamo a immaginare che la stessa cosa fosse stata decisa 90 anni fa. Quale Italia, e in quale mondo, avrebbe assegnato per (quasi) un secolo le concessioni di sfruttamento delle spiagge italiane? E consideriamo che la "velocità" dei cambiamenti economici e sociali del mondo di oggi (e futuro) è molto superiore a quella del passato ed è destinata ad aumentare.

Giovanni Giolitti al centro, accanto a Vittorio Emanuele nel 1921

Giovanni Giolitti al centro, accanto a Vittorio Emanuele nel 1921

1921 - Novant'anni fa è il 1921. L'Italia è una monarchia, il re è Vittorio Emanuele. Siamo alla vigilia dell'avvento del fascismo. Il capo del governo è Giovanni Giolitti fino a marzo, quando vengono sciolte le Camere. Dopo il voto il governo viene affidato a Bonomi, mentre in Parlamento siede la prima rappresentanza (35 parlamentari) del Partito Fascista. In quell'anno nasce a Livorno il Partito Comunista Italiano, Trieste e Zara vengono ufficialmente annesse all'Italia mentre viene firmato un accordo per Fiume con la Jugoslavia. A Roma non c'è ancora la salma del Milite Ignoto, che viene accolta con tutti gli onori in novembre. In Russia il dopo rivoluzione è sanguinoso e c'è anche un attentato a Lenin. In Europa l'attenzione è concentrata sulla Conferenza di Londra, che deve decidere le riparazioni di guerra (la Prima Guerra Mondiale) a carico della Germania. Dove, proprio nel 1921, viene fondato il Partito Nazionalsocialista di Adolf Hitler. Negli Stati Uniti il presidente Woodrow Wilson lascia il posto a Harding e in quell'anno c'è l'ingiusta condanna a morte a carico dei due anarchici italiani, Sacco e Vanzetti. Fatti, nomi e circostanze che sembrano, ora, davvero lontani. Alcuni fenomeni politici e sociali, come il fascismo e il nazismo, con il loro carico di odio e vittime nella Seconda Guerra Mondiale, si sono consumati nell'arco di circa due decenni. Anche la storia del Partito Comunista italiano è compresa in uno spazio temporale inferiore ai 90 anni. C'è stata di mezzo una guerra sanguinosa e in Italia è cambiato anche l'assetto dello Stato, da monarchia a repubblica. Nessuna delle grandi banche italiane di oggi esisteva nel 1921, così come nessuno dei principali partiti rappresentati in Parlamento (se si escludono ovviamente gli eredi dei socialisti e dei liberali) e probabilmente si potrà dire la stessa cosa fra 18 lustri. Non c'è motivo di credere che i prossimi novant'anni non portino, in Italia e nel mondo, analoghi mutamenti, anche radicali. Semmai, anzi, è probabile il contrario. Quasi un secolo, nella storia e nell'economia di un Paese, conta ( e cambia) non poco. Tranne che (se passasse il provvedimento) per le spiagge italiane.

Redazione Online

06 maggio 2011

 

 

2011-04-26

"I contratti Enel-Edf vano avanti, l'energia atomica destino ineluttabile"

"Il nucleare è il futuro, il referendum

lo avrebbe bloccato per troppi anni"

Berlusconi e la moratoria: "Così l'opinione pubblica può tranquillizzarsi". I referendari: una truffa e se ne vanta

"I contratti Enel-Edf vano avanti, l'energia atomica destino ineluttabile"

"Il nucleare è il futuro, il referendum

lo avrebbe bloccato per troppi anni"

Berlusconi e la moratoria: "Così l'opinione pubblica può tranquillizzarsi". I referendari: una truffa e se ne vanta

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

MILANO - Cosa ha spinto il governo a decidere per lo stop al nucleare? La necessità di evitare il referendum che, sull'onda di quanto accaduto in Giappone, avrebbe bloccato per troppo tempo la corsa dell'Italia all'atomo, nella convinzione assoluta che l'energia atomica rappresenti "il futuro". È stato lo stesso Silvio Berlusconi a spiegare l'opnione sua e dell'esecutivo da lui guidato nel corso della conferenza stampa a Villa Madama con il presidente francese Nicolas Sarkozy. "In Italia - ha detto il premier - l'accadimento giapponese ha spaventato moltissimi cittadini". Alla luce di ciò, ha voluto precisare il presidente del Consiglio, "se fossimo andati al referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per molti anni". Da qui la decisione della moratoria, ha aggiunto Berlusconi, decisa perché "dopo uno o due anni si possa avere un'opinione pubblica più favorevole".

"DESTINO INELUTTABILE" - Quanto accaduto a Fukushima "ha spaventato gli italiani - ha detto il Cavaliere -, come dimostrano anche i nostri sondaggi" e la decisione di una moratoria sul nucleare è stata presa anche per permettere all'opinione pubblica di "tranquillizzarsi": un referendum ora avrebbe portato ad uno stop per anni del nucleare in Italia. Il capo del governo ha anche aggiunto che il nostro Paese ha stipulato contratti fra Edf ed Enel, "che restano in piedi e non vengono abrogati, anzi - ha sottolineato il premier - stiamo decidendo di portare avanti contratti come quello sulla formazione che è molto importante. La posizione del governo italiano sul nucleare è una posizione di buon senso per non aver rigettato quello che è un destino ineluttabile".

POLEMICHE - Le parole di Berlusconi sul nucleare hanno sollevato numerose polemiche. "Trovo davvero senza vergogna le parole pronunciate oggi dal presidente del Consiglio sul nucleare - sbotta Angela Finocchiaro, presidente dei senatori Pd. La disinvoltura con cui esplicitamente ha dichiarato che l'emendamento al ddl omnibus è stato solo un escamotage per bloccare il referendum lascia senza parole". Per Nichi Vendola le dichiarazione del Cavaliere "sono la conferma dell'intenzione del governo di voler prendere in giro gli italiani, calpestando in modo arrogante e cialtronesco il loro diritto a esprimersi su una questione da cui dipende la sicurezza ambientale e la sopravvivenza delle generazioni future del nostro Paese" ha detto il governatore della Puglia e leader di Sinistra ecologia e libertà. L'Idv e il Pd sono convinti che, con le sue parole, il premier si sia "smascherato" e che, proprio alla luce di quanto affermato dal capo del governo, il referendum resti valido. "Evitare il giudizio popolare è l'ultimo degli imbrogli di Berlusconi", ha detto il capogruppo alla Camera del Pd, Dario Franceschini. Il presidente del Consiglio ha "svelato l'imbroglio" sul nucleare, ha dichiarato il leader di Italia dei valori, Antonio Di Pietro. "Berlusconi ha confessato: non vuole rinunciare al nucleare, ma vuole solo bloccare il referendum perché ha paura del risultato delle urne" ha aggiunto l'ex pm. "Chiederemo alla Corte di cassazione di non abrogare il quesito sul referendum", ha detto il Comitato Vota sì al referendum. "La moratoria sul nucleare è una vergognosa pagliacciata per evitare il referendum del 12 giugno", dichiara il direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio. "Quello architettato dal governo è un imbroglio colossale", aggiunge il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli.

Redazione online

26 aprile 2011

 

 

medvedev: ai Paesi del G8 iniziative concrete per "aumentare la sicurezza delle centrali"

Chernobyl, 25 anni fa la tragedia

Nel 1986 il disastro nucleare che fece migliaia di morti. Veglie a Kiev, proteste in Germania e in Francia

medvedev: ai Paesi del G8 iniziative concrete per "aumentare la sicurezza delle centrali"

Chernobyl, 25 anni fa la tragedia

Nel 1986 il disastro nucleare che fece migliaia di morti. Veglie a Kiev, proteste in Germania e in Francia

Sono iniziate nella notte in Ucraina le commemorazioni per il 25esimo anniversario del disastro nucleare di Chernobyl che causò migliaia di morti (quattromila secondo le stime dell'Onu). Alle ore 1.23 locali il patriarca della chiesa ortodossa Kirill ha fatto risuonare la campana di Chernobyl che segna per tradizione l'anniversario dell'incidente. Gli ambientalisti di Greenpeace hanno proiettato immagini sul reattore 4 che esplose il 26 aprile 1986. La deflagrazione e l'incendio che ne seguì sono passati alla storia come il più grande incidente nucleare civile di sempre, con un'emissione di radiazioni nell'atmosfera centinaia di volte superiore a quella delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Le conseguenze del disastro interessarono tutto il continente europeo e persistono ancora oggi. E l'anniversario assume maggior valore alla luce di quanto avvenuto a Fukushima dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito il Giappone lo scorso 11 marzo. I due incidenti nucleari sono "di diversa natura", ci tiene comunque a sottolineare Tokyo. E nel giorno della ricorrenza il presidente russo, Dmitry Medvedev, ha annunciato che proporrà ai Paesi del G8 iniziative concrete per "aumentare la sicurezza delle centrali elettriche nucleari".

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BILANCIO CONTROVERSO - A 25 anni dalla catastrofe nucleare della centrale ucraina, a Kiev si tenta l'ennesimo bilancio sulla tragedia e le sue lezioni con una maxi conferenza, dopo la messa-lampo del patriarca e la rapida visita alla centrale dei presidenti di Ucraina e Russia, Viktor Janukovyc e Dmitri Medvedev, i due paesi più colpiti dalla nube radioattiva insieme alla Bielorussia. "La principale lezione è dire la verità alla gente", ha dichiarato il leader del Cremlino. In Russia l'organizzazione Bellona ha incendiato a San Pietroburgo diverse torce che si sono elevate in cielo. Dopo 25 anni, comunque, il bilancio della catastrofe suscita ancora controversie. Le autorità ucraine stimano che un totale di 5 milioni di persone abbia sofferto le conseguenze della tragedia. Per Greenpeace il numero varierebbe da 100 mila a 400 mila. In particolare, uno studio pubblicato nel 2006 indica che sulla base delle statistiche oncologiche nazionali della Bielorussia, i casi di cancro dovuti alla contaminazione di Chernobyl sono stimati in 270mila di cui 93mila letali nei settant'anni successivi all'incidente. Ma l'Unscear, la commissione scientifica dell'Onu per gli effetti delle radiazioni nucleari, riconosce solo 31 vittime dirette dell'incidente, tra operatori e pompieri. E nel suo rapporto dello scorso febbraio fissa a 6000 i casi di cancro alla tiroide (di cui 15 mortali), riconoscendolo come unica conseguenza diretta del disastro. Il problema è che è mancato lo screening sanitario. "Studi indipendenti condotti in Ucraina, Russia, Bielorussia e in altri Paesi dimostrano che le conseguenze all'esposizione anche a un basso livello di radiazioni sono molto più allarmanti di quello che la comunità internazionale vuole accettare", sostiene Aleksander Glushcenko, un fisico nucleare autore di tre libri su Chernobyl.

ITALIA - In Italia, alle prime luci dell'alba, attivisti di Greenpeace hanno trasformato il Circo Massimo in un memoriale a cielo aperto piantando duemila croci per ricordare le vittime della tragedia nucleare. "Queste croci ricordano simbolicamente le vittime di Chernobyl - ha spiegato Salvatore Barbera, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace Italia -, ciò che abbiamo imparato dall'incidente è che l'energia nucleare è troppo pericolosa per avere un futuro. Una lezione che molti governi, compreso il nostro, si ostinano a ignorare".

FRANCIA E GERMANIA - Quasi 150 mila anti-nuclearisti sono scesi in piazza lunedì in varie località attorno a 12 siti nucleari tedeschi e nei pressi di due centrali nucleari francesi per chiedere la chiusura di tutti gli impianti. Una protesta con un migliaio di manifestanti è andata in scena anche sul ponte sul Reno che collega Francia e Germania, tra Strasburgo e Kehl. È in Germania, dove gli anti-nuclearisti sono numerosi e ben organizzati, che si sono svolti i cortei e i raduni più importanti. L'obiettivo era quello di convincere la cancelliera Angela Merkel a chiudere definitivamente le centrali esistenti. Per il momento la signora Merkel ha congelato per tre mesi ogni decisione sul prolungamento della vita di alcuni impianti. Dopo l'incidente provocato dal sisma e dallo tsunami dell'11 marzo alla centrale nucleare giapponese di Fukishima, i militanti tedeschi stanno guadagnando popolarità. Nei pressi dei siti dove si sono tenute le manifestazioni sono state piantate numerose croci di legno in ricordo delle vittime del catastrofico evento che ha colpito il Giappone. Le manifestazioni si sono svolte a Gronau, nel nord est della Germania, dove 10 mila persone hanno chiesto la chiusura del sito, a Biblis (sud-ovest, con 15 mila partecipanti), a Kruemmel (nord, 17 mila), a Grohnde (nord-ovest, 20 mila) e Grafenrheinfeld (sud, 15 mila). Circa 20 mila persone hanno manifestato anche a Fassenheim, nella regione francese dell'Alsazia, e 3 mila attorno alla centrale di Cattenom, in Lorena.

Redazione online

26 aprile 2011

 

 

2011-03-22

LA DEROGA

Arsenico nell'acqua, stop emergenza

L'Ue riporta il livello a 20mc per litro

Decreto comunitario concesso al Lazio per far rientrare i valori entro i limiti: c'è tempo fino al 31 dicembre 2012. Dubbi dei sindaci. I Verdi: ma l'allarme non è rientrato

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LA DEROGA

Arsenico nell'acqua, stop emergenza

L'Ue riporta il livello a 20mc per litro

Decreto comunitario concesso al Lazio per far rientrare i valori entro i limiti: c'è tempo fino al 31 dicembre 2012. Dubbi dei sindaci. I Verdi: ma l'allarme non è rientrato

ROMA - Contrordine nel Lazio. Grazie a un decreto comunitario, l’arsenico non è più nocivo per la salute. Almeno nei quantitativi di 20 microgrammi per litro. E almeno sino al 31 dicembre 2012. Che è la scadenza della deroga concessa venerdì 25 marzo dall’Unione Europea entro la quale la Regione dovrebbe riuscire a riportare i valori della sostanza venefica disciolta nelle acque potabili entro i limiti tollerati dalle norme comunitarie. Il "tetto", ora temporaneamente risalito appunto a 20 microgrammi per litro, era originariamente fissato a 10. Oltre, c’è il rischio tumore. Per questo a novembre la Ue aveva dichiarato "fuorilegge" l’erogazione idrica in 91 comuni sparsi tra i Castelli e le province di Latina e Viterbo. Una sanzione piombata addosso anche ad altre località di Lombardia, Toscana e Umbria, per un totale di 128 città, dopo che dal 2001 la Ue aveva sollecitato l’Italia a prendere misure contro l’inquinamento negli acquedotti.

Protesta a Velletri contro l'acqua all'arsenico (Eidon)

Protesta a Velletri contro l'acqua all'arsenico (Eidon)

I DIVIETI PRIMA DELLA DEROGA - Dopo i primi giorni di incertezza e senza indicazioni, i sindaci hanno cominciato a firmare le ordinanze di chiusura dei rubinetti. Tassativo il divieto di bere dalle acque non salubri per bimbi sotto i 3 anni e donne incinte con valori al di sopra di 10 microgrammi di arsenico. Salendo oltre i 20, l’interdizione riguarda anche gli adulti e l’uso nell’industria alimentare e nelle coltivazioni. Adesso però arriva il provvedimento comunitario. Che se consente di riaprire molti rubinetti, certo non fa chiarezza sulle conseguenze che riguardano la salute.

POLVERINI: "TORNEREMO NEI LIMITI" - A dare l’annuncio della deroga che ripristina l’uso potabile a 20 microgrammi è stata la governatrice Polverini che parla di "provvedimento che consentirà di procedere rapidamente all'attuazione del piano di rientro dei livelli dell'arsenico nei valori di legge, fissati a 10 microgrammi per litro. Un piano che l'Europa ha ritenuto credibile e affidabile a riprova dell'attenzione che la Regione Lazio pone alla salute dei cittadini".

(foto Proto)

(foto Proto)

MATTEI: "RIPRENDE L’EROGAZIONE" - L’assessore all’Ambiente Mattei aggiunge che "adesso sarà possibile effettuare questi interventi senza dover interrompere l'erogazione dell'acqua potabile, durante il periodo di realizzazione delle opere necessarie, in tutti quei comuni dove i livelli di arsenico oscillano tra 10 e 20 microgrammi. Ringraziamo il vicepresidente della Commissione europea Tajani – conclude Mattei - per essersi interessato in prima persona, e attraverso un proficuo lavoro sinergico insieme alla presidente Polverini siamo riusciti ad ottenere un risultato eccezionale visti i tempi stretti in cui è stato raggiunto".

SINDACI ANCORA PERPLESSI - La preoccupazione però resta tutta. Già nei giorni scorsi alcuni sindaci, in vista delle indiscrezioni che davano imminente la firma della deroga, si erano detti incerti sulla possibilità di riaprire i rubinetti. Dubbi espressi con chiarezza da quello di Lariano Umberto Leoni – dove in certe zone il rifornimento è assicurato con le autobotti - per il quale "bisognerà riflettere bene se si potrà riscrivere una nuova ordinanza dichiarando la potabilità dell'acqua. Io non credo aderirò. E’ una questione di correttezza verso i cittadini".

VERDI: " EMERGENZA AFFATTO RIENTRATA" - Perplessi i Verdi che parlano di "un’emergenza che non è affatto rientrata – gridano i consiglieri regionali Angelo Bonelli e Nando Bonessio -. Non solo si stabilisce grazie a una deroga che l’acqua torna salubre con una concentrazione a 20 microgrammi sino a ieri considerata dannosa, ma nemmeno c’è chiarezza sui prelievi che superano questo limite. Soprattutto nel Viterbese, ci sono città che hanno quantitativi di arsenico oltre i 30 microgammi. Non ci risulta sia stata attivata, tranne in rari casi, la fornitura d'acqua potabile sicura ai cittadini, che siano stati comunicati alla popolazione i livelli d'arsenico e che sia stato realizzato un piano di rientro nei valori ammessi che sono e rimangono quelli di 10 microgrammi".

I COMITATI: "LACUNE NEL PIANO DI RIENTRO" - Altre perplessità arrivano dai comitati per l’Acqua pubblica di Velletri, Aprilia e Anzio, che parteciperanno tutti alla manifestazione indetta per sabato 26 a Roma dal Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua bene comune. "Il piano di rientro presentato dalla Regione alla Ue presenta vistose lacune. Nega che chi siano stati problemi per l’uso destinato all’industria alimentare e non specifica quanti e dove siano stati effettuati i prelievi che hanno riportato quantitativi di arsenico oltre i 20 microgrammi per litro".

Alessandro Fulloni

26 marzo 2011(ultima modifica: 28 marzo 2011)

 

2011-03-27

MANIFESTAZIONE A ROMA, IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA

Referendum acqua e nucleare,

in piazza (pensando alla Libia)

Associazioni, comitati, sindacati e partiti nella manifestazione nazionale per dire no all'atomo e alla privatizzazione dell'acqua: "Siamo in 300 mila"

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Un'immagine del corteo (Eidon)

Un'immagine del corteo (Eidon)

ROMA - Una piazza colorata. Con soli che ridono e palloncini azzurri. In piazza associazioni, comitati, sindacati, partiti politici, istituzioni, studenti. E singoli cittadini. Arrivati da tutta Italia per dire in coro: "No al ritorno del nucleare in Italia" e "No alla privatizzazione dell'acqua". Sarebbero 300 mila le persone che, secondo gli organizzatori, hanno sfilato questo pomeriggio a Roma per l'acqua pubblica. Il corteo, promosso dal comitato referendario "2 sì per l'acqua bene comune" e contro il nucleare, è partito da piazza della Repubblica intorno alle 14.30 e arrivato un paio di ore dopo in piazza San Giovanni, dove ad attenderli c'era un palco dal quale sono intervenuti i rappresentanti dei comitati promotori dei referendum e gli organizzatori della manifestazione. Bandiere della pace, dei comitati "acqua bene comune" e "no al nucleare", dell'Unione dei sindacati di base, della Federazione della sinistra, del popolo viola. Un grande rubinetto trasportato sopra un risciò, cappelli a forma di rubinetti, barilotti dell'acqua, un lungo drappo di raso azzurro a rappresentare l'acqua "bene comune" hanno animato il corteo che ha attraversato le strade di Roma accompagnato dalla musica di un gruppo di percussionisti e dal suono di centinaia di fischietti. Ma chi è sceso in piazza lo fa anche pensando alla guerra in corso in Libia. E infatti molte sono anche le bandiere arcobaleno, simbolo proprio della pace. In piazza, alla partenza del corto si sono visti persino uno sparuto gruppo di sostenitori di Gheddafi, insieme ad alcune delle ragazze assoldate lo scorso agosto come hostess per il raìs.

Acqua pubblica

Acqua pubblica Acqua pubblica Acqua pubblica Acqua pubblica Acqua pubblica Acqua pubblica Acqua pubblica

STRISCIONI E CARTELLI - Un grande rubinetto trasportato da un risciò, copricapi a forma di rubinetto, un lungo drappo azzurro a rappresentare l'acqua "bene comune", bandiere e striscioni hanno animato il corteo lungo le strade della capitale. Gli slogan sono dedicati all'acqua pubblica "bene comune" e alla protesta contro il nucleare: "voglio l'acqua, il sole, mica la luna", "no guerra per l'acqua, per il petrolio, per il plutonio", si legge su alcuni. "Sono arrivatio 200 autobus da tutta Italia - dice Ciro Pesacane, del Comitato referendario per l'acqua pubblica - sono bus fatti da cittadini, che si sono autotassati e li hanno affittati a loro spese. Alla fine, vogliamo l'acqua e il sole, non vogliamo mica la luna". Tra i manifestanti anche diversi rappresentanti delle istituzioni che espongono i rispettivi gonfaloni, come quello del Comune di Aprilia o quello della provincia di Cagliari. "Capannori vuole bere l'acqua del sindaco", recita un cartello esposto da una ragazza arrivata apposta dalla provincia di Lucca. "L'acqua è sorella delle creature, non dei mercanti", recita un altro.

ATOMO E ACQUA - In piazza anche gazebo e volantini per conoscere tutte le ragioni per votare "sì" al referendum abrogativo del decreto con cui il governo aveva deciso il rientro dell'Italia nel "club dell'atomo". E per votare "sì" all'abrogazione del decreto che prevede la privatizzazione dell'acqua, perché, spiegano i promotori del referendum del Forum italiano dei movimenti per l'Acqua, "è da anni che i movimenti in difesa dell’acqua bene comune si battono per il suo riconoscimento quale diritto umano universale, diritto calpestato da diverse norme che vogliamo abrogare con i referendum".

(Eidon)

(Eidon)

I REFERENDUM - Il 12 e il 13 giugno i cittadini si dovranno esprimere su tre quesiti referendari - privatizzazione delle risorse idriche, legittimo impedimento e ritorno al nucleare. Comitato Vota sì per fermare il nucleare, Legambiente, Greenpeace, Wwf, Idv (partito promotore dei quesiti referendari), Cgil, Verdi, Ecodem e Pd , Forum dei Movimenti per l'Acqua, il Popolo viola e la Federazione della sinistra scendono in piazza quindi per spiegare e sostenere perché il nucleare non conviene. Legambiente l'ha già detto e ripetuto più volte, e torna a ribadirlo una volta di più: il nucleare "è pericoloso, come dimostra, purtroppo, la tragedia giapponese di Fukushima", e pone "il problema irrisolto e non da poco dello smaltimento definitivo delle scorie". Da un punto di vista dell'ambiente e della salute, "l'agricoltura rischia di essere pesantemente penalizzata", mentre i bambini che abitano nelle vicinanze "corrono maggiori rischi di contrarre la leucemia". "Non farti prendere per il naso, ai referendum vota sì" sarà invece lo slogan con cui il Wwf parteciperà alla manifestazione, con attivisti che saranno "camuffati da Pinocchio contro ogni bugia".

70 ASSOCIAZIONI - "Un grande successo di popolo. Un risposta forte a chi vuole privatizzare lacqua e riportare il nucleare in Italia", hanno sottolineato le oltre 70 associazioni del Comitato "Vota Sì per fermare il nucleare" esprimendo la loro soddisfazione per una manifestazione "imponente, gioiosa, che guarda al futuro, non come il programmi atomici del governo". In piazza c'erano, tra gli altri, rappresentanti di Italia dei valori, Pd, Sel e Federazione della Sinistra. Tra i non molti politici , si sono visti Nichi Vendola, Bertinotti, Vincenzo Vita, Roberto Della Seta, Ermete Realacci, Paolo Ferrero.

Rdeazione online

26 marzo 2011(ultima modifica: 27 marzo 2011)

 

 

 

2011-03-22

IL GOVERNO CAMBIA IDEA DOPO l'emergenza in giappone E IN VISTA DEL VOTO

"Moratoria di un anno sul nucleare"

Il ministro Romani: slittano le decisioni e la ricerca dei siti. I referendari: "Un trucco per confondere gli elettori"

IL GOVERNO CAMBIA IDEA DOPO l'emergenza in giappone E IN VISTA DEL VOTO

"Moratoria di un anno sul nucleare"

Il ministro Romani: slittano le decisioni e la ricerca dei siti. I referendari: "Un trucco per confondere gli elettori"

Paolo Romani, ministro dello Sviluppo Economico (Ansa)

Paolo Romani, ministro dello Sviluppo Economico (Ansa)

MILANO - Prima l'aveva detto una fonte anonima poi l'ha confermato il ministro Romani: "Al consiglio dei ministri di mercoledì faremo una dichiarazione di moratoria per un anno per quanto riguarda le decisioni e l'attivazione della ricerca dei siti per le centrali nucleari". Gianfranco Fini l'ha definita una "scelta saggia e opportuna". La commissione Attività produttive del Senato deve votare il parere sul decreto legislativo sull'individuazione dei siti per i nuovi impianti nucleari.

CONSIGLIO DEI MINISTRI - Mercoledì, giorno di scadenza del decreto sul nucleare, è previsto un Consiglio dei ministri con all'ordine del giorno modifiche e integrazioni sul provvedimento. "Una moratoria potrebbe essere il modo di dare più tempo per fare una riflessione che sveleni il clima che c'è", aveva detto la fonte prima della dichiarazione di Romani. Entro giugno deve tenersi il referendum sull'abrogazione del decreto sul nucleare e i sondaggi continuano a segnalare che la maggioranza degli italiani è contraria al ritorno all'energia atomica, in particolare dopo la crisi nucleare in Giappone.

 

"UN RAGGIRO" - I primi commenti arrivano da chi ha promosso il referendum sul nucleare. "Non può esserci moratoria che tenga e che possa fermare il referendum - dice Antonio Di Pietro - perché delle due l'una: o il governo cancella la norma che consente la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano o la mantiene. Ma la moratoria di un anno è un chiaro raggiro che serve a scavallare la data del referendum. Insomma, l'unico vero scopo del governo è quello di fermare il temuto verdetto dei cittadini. L'Italia dei Valori, promotrice del quesito referendario, andrà avanti con la sua battaglia contro quest'energia obsoleta, dannosa per la salute e per il territorio che riempie solo le tasche delle solite lobby economiche". Sulla stessa lunghezza d'onda i Verdi.: "Ogni giorno il governo escogita un trucchetto da baro per sabotare il referendum ed impedire ai cittadini di esprimersi democraticamente sul nucleare: oggi è il turno della moratoria, notizia diffusa ad arte per creare confusione- dice il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. "La moratoria di un anno di cui si parla, però, - spiega - non fará decadere il referendum abrogativo, perchè il quesito può decadere solo in presenza di un decreto abrogativo rispetto al provvedimento con cui si reintroduce il nucleare in Italia".

GOVERNO CHE NON DECIDE - "La moratoria è una non decisione e noi invece abbiamo bisogno di un Governo che decida - dice Ignazio Marino, senatore del Pd - . Si può ammettere di avere sbagliato nelle valutazioni e nella scelte. Si può cambiare idea e dichiarare che il piano per il nucleare non sará realizzato ma archiviato mentre gli investimenti saranno fatti nelle energie rinnovabili. Tuttavia, dal Governo arrivano solo balbettii e frasi scomposte". Negativo, da posizioni differenti, anche il giudizio dell'Udc: "Il Governo è alla continua rincorsa di facili consensi che non arrivano più - dice il responsabile Enti locali dell'Udc, Mauro Libè -Prima abbiamo assistito al pasticcio sul sostegno alle rinnovabili, dove un provvedimento f ha buttato nell'incertezza un intero comparto. Ora è arrivata la moratoria sul nucleare, che di fatto sospende ogni iniziativa, se mai ce ne fossero. A questo punto il Governo deve spiegare in tempi rapidi come intende affrontare il fabbisogno energetico del Paese".

Redazione online

22 marzo 2011

 

 

Il caso Il ministro: per i quesiti penso a domenica 12. Gli effetti della scelta sul quorum

"Amministrative il 15 maggio" Sui referendum voto a giugno

Maroni evita l' election day. L' opposizione: si sprecano 300 milioni

ROMA - Il 16 febbraio Antonio Di Pietro aveva fiutato l' aria e spedito all' inquilino del Viminale una lettera di moral suasion, diplomatica nei toni quanto dura nei contenuti. Ma Roberto Maroni ha tirato dritto e ieri, al termine del Consiglio dei ministri, ha annunciato che, salvo clamorose sorprese, l' election day sperato dalle opposizioni non ci sarà. Le parole del ministro dell' Interno hanno innescato la rivolta della minoranza, che sperava nell' accorpamento tra elezioni amministrative e referendum per tentare la spallata a Berlusconi. E ora Pd e Idv, ma anche Fli e Udc, denunciano la "censura" e il "boicottaggio" da parte del governo. "Ho comunicato al Consiglio dei ministri la decisione di firmare nei prossimi giorni il decreto per l' indizione delle amministrative il 15 e 16 maggio", rivela Maroni in conferenza stampa. E il referendum? Alla domanda dei giornalisti il responsabile del Viminale risponde senza nulla concedere alle opposizioni, che confidavano nella possibilità di tenere la consultazione popolare il 29 maggio, in abbinata con i ballottaggi. "Il decreto di indizione dei comizi elettorali riguarda le amministrative, il referendum è un' altra cosa - gela gli avversari Maroni -. Si può svolgere entro il 15 giugno, è una decisione che spetta al Consiglio dei ministri". E il titolare del Viminale, come la pensa? "Io - chiude i giochi - sono favorevole a svolgere il referendum l' ultima domenica utile, il 12 giugno, secondo la tradizione che vede sempre distinte le votazioni, anche perché nel referendum è previsto il quorum. Proporrò al Cdm di seguire questa indicazione". I toni di Pd e Idv dicono che la partita è chiusa, l' election day non ci sarà e la strada per i referendum su legittimo impedimento, acqua pubblica e nucleare si fa in salita. "Il governo è impaurito, truffaldino e anche un po' ladro, perché decidendo di mandare a votare gli elettori una settimana dopo spende il doppio dei soldi - attacca Di Pietro, leader dell' Idv -. E l' unico scopo è impedire di raggiungere il quorum su tre temi fondamentali". Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, quantifica in 300 milioni di euro la somma che il governo "butta dalla finestra" dicendo no alla tornata unica: "Il Pd ha già presentato una mozione che impegna il governo all' accorpamento, presto verrà votata alla Camera e si vedrà chi ha a cuore gli interessi dei cittadini e chi pensa solo ai processi di Berlusconi". Per il capogruppo dell' Idv a Montecitorio, Massimo Donadi, i milioni "rubati" sono 350, "uno spreco enorme di soldi pubblici, un furto agli italiani". Berlusconi sperpera perché "ha paura", è il leitmotiv delle accuse. E la reazione dell' Udc dice che le minoranze sono compatte. "Buttare al vento oltre 300 milioni è un atto di pura irresponsabilità", dichiara il portavoce Antonio De Poli. Rosy Bindi polemizza con il ministro Mara Carfagna: perché non si fa portavoce di una campagna per destinare i 350 milioni "sprecati" al fondo per gli asili nido? Fabio Granata di Fli parla di decisione "gravissima e inaspettata" e rimprovera a Maroni di non avere senso dello Stato: "Ministro, che delusione". Ma il Viminale respinge la polemica politica e definisce "esagerate" le cifre delle opposizioni. Se ci fosse l' accorpamento con il primo turno, 15 e 16 maggio, il risparmio secondo il ministero sarebbe di circa 50 milioni. E diverrebbe "assolutamente irrisorio" se il referendum coincidesse con il secondo turno delle amministrative. I comitati "Fermiamo il nucleare" e "Due sì per l' acqua bene comune" parlano di "boicottaggio", Nichi Vendola di Sel accusa il governo di "censura" e il comitato "Io voto il 29 maggio", 10 mila adesioni, si appella alla Costituzione. Alle amministrative sono chiamati al voto i cittadini di undici province e 1.311 Comuni e Pier Luigi Bersani, leader del Pd, dà al test un valore nazionale: "Vota per la tua città, ma anche per il Paese". Forte di alcuni sondaggi che vedono il centrosinistra in vantaggio, il segretario sfida Berlusconi a dimettersi per andare al voto. L' 8 marzo, annuncia Bersani, i democratici consegneranno a Palazzo Chigi "le prime milionate di firme" raccolte per chiedere le dimissioni del premier: "Abbiamo raggiunto l' obiettivo dei dieci milioni". M. Gu. RIPRODUZIONE RISERVATA **** La scheda Il 15 e 16 maggio il primo turno 1 Il primo turno delle elezioni amministrative si terrà domenica 15 e lunedì 16 maggio: il ministro Roberto Maroni ha annunciato che firmerà nei prossimi giorni il decreto I capoluoghi al voto e i ballottaggi 2 Si voterà anche in città capoluogo come Milano, Bologna, Torino e Napoli. Gli eventuali ballottaggi si svolgeranno due settimane dopo: domenica 29 e lunedì 30 maggio La data del referendum e le parole del ministro 3 "Sono favorevole a svolgere il referendum l' ultima domenica utile, il 12 giugno, secondo la tradizione che vede sempre distinte le votazioni", ha detto Roberto Maroni La guerra di cifre sull' accorpamento 4 L' opposizione insorge: in caso di svolgimento in due date distinte delle consultazioni, ci sarebbe uno spreco di 300 milioni di euro. Secondo il Viminale, invece, la differenza è di soli 50 milioni

Guerzoni Monica

Pagina 16

(4 marzo 2011) - Corriere della Sera

 

 

 

il calendario annunciato dal ministro dell'Interno Maroni

Il governo dice no all'election day

Il Pd e l'Idv: "Spreco di 300 milioni"

Amministrative il 15 e 29 maggio. Il 12 giugno referendum su legittimo impedimento, acqua e nucleare

il calendario annunciato dal ministro dell'Interno Maroni

Il governo dice no all'election day

Il Pd e l'Idv: "Spreco di 300 milioni"

Amministrative il 15 e 29 maggio. Il 12 giugno referendum su legittimo impedimento, acqua e nucleare

Roberto Maroni (Ansa)

Roberto Maroni (Ansa)

MILANO - Il primo turno delle elezioni amministrative si terrà con ogni probabilità domenica 15 e lunedì 16 maggio, mentre gli eventuali ballottaggi sono in programma per il 29 e il 30 dello stesso mese. Per i referendum sul legittimo impedimento, sulla privatizzazione dell'acqua e sul nucleare, invece, si andrà alle urne il 12 e il 13 giugno. Salta così la possibilità dell'election day, soluzione spinta dal centrosinistra.

MARONI - "Ho comunicato al Consiglio dei ministri la mia volontà di firmare il decreto di indizione dei comizi elettorali affinché le elezioni amministrative si possano svolgere il 15 e 16 maggio per il primo turno, e due settimane dopo i ballottaggi ove necessario", ha reso noto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. "Il referendum invece si svolgerà invece il 12 giugno secondo una tradizione italiana che ha sempre distinto le due date", ha aggiunto il titolare del Viminale.

"NO ELECTION DAY È SPRECO" - "Il Consiglio dei ministri ha anticipato il no all'election day, dicendo di no al voto sul referendum sul legittimo impedimento lo stesso giorno delle amministrative. Significa buttare dalla finestra 300 milioni di euro, unicamente per impedire che il referendum raggiunga il quorum" attacca Dario Franceschini. "Noi abbiamo presentato una mozione, già calendarizzata in aula alla Camera, lì vedremo chi ritiene più importante i soldi degli italiani o i processi del presidente del Consiglio", ha aggiunto il capogruppo del Pd alla Camera. Il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi rincara la dose: "Le parole di Maroni sono molto gravi ed evidenziano due cosa. La prima è la paura dei referendum, la seconda è l'irresponsabilità di chi, in piena crisi economica, sperpera denaro dei cittadini. Si tratta di un furto di 350 milioni di euro agli italiani", conclude Donadi.

L'APPELLO ONLINE - "La consultazione referendaria si svolga il 29 maggio, il governo non tenda trappole" è la richiesta del comitato "Io voto il 29 maggio", che chiede al governo di calendarizzare i 4 referendum sul legittimo impedimento, il nucleare e sull’acqua nello stesso giorno dei ballottaggi delle amministrative, evitando così una terza giornata elettorale. Il sito iovotoil29maggio.it ha raggiunto in poco più di una settimana più di centomila visite. Quasi diecimila le adesioni all'appello online, che si aggiungono a quelle numerosi volti noti della politica. della cultura e dello spettacolo. L'appello è stato sottoscritto, tra gli altri, da Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Fabio Granata, Stefano Rodotà, Salvatore Borsellino, Marco Travaglio, Dario Fo e Franca Rame, Gianfranco Mascia, Bruno Tinti, Milva, Dario Vergassola, Anna Finocchiaro, Michele Mirabella.

AMMINISTRATIVE - Tornando al voto, sono 1.310 i Comuni dove si voterà nelle elezioni amministrative e tra questi undici le città che vantano una popolazione superiore a 100 mila abitanti: Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste, Ravenna, Cagliari, Rimini, Salerno, Latina e Novara. Arezzo, Barletta e Catanzaro sono invece appena sotto i 100 mila. Nei Comuni con meno di 15 mila abitanti si voterà con il sistema maggioritario a turno unico. Mentre nei 140 Comuni con più di 15 mila abitanti si voterà con il sistema maggioritario a doppio turno. L’unica regione in cui non saranno indette elezioni amministrative sarà il Trentino Alto Adige, mentre in Valle d’Aosta si voterà nel solo Comune di Ayas. Si voterà anche per il rinnovo degli organi elettivi della regione Molise e di undici amministrazioni provinciali: Reggio Calabria, Ravenna, Trieste, Gorizia, Mantova, Pavia, Macerata, Campobasso, Vercelli, Lucca, Treviso.

Redazione online

03 marzo 2011(ultima modifica: 04 marzo 2011)

 

 

 

 

2010-07-17

CORTE DI CASSAZIONE

Referendum, per l'acqua pubblica consegnate un milione e 400 firme

La più grande raccolta di sempre in Italia si conclude con una manifestazione in piazza Navona. Organizzatori: "Subito una moratoria contro decreto Ronchi".

CORTE DI CASSAZIONE

Referendum, per l'acqua pubblica consegnate un milione e 400 firme

La più grande raccolta di sempre in Italia si conclude con una manifestazione in piazza Navona. Organizzatori: "Subito una moratoria contro decreto Ronchi".

Muro di firme (Lapresse)

Muro di firme (Lapresse)

ROMA - Una diga fatta di scatole, un muro simbolico per contenere le conseguenze dell'applicazione del decreto Ronchi sulla privatizzazione della gestione delle risorse idriche. È stato questo, insieme a dodici striscioni distesi sui sanpietrini di piazza Navona lo sfondo della manifestazione per l'acqua pubblica organizzata lunedì dal Comitato promotore dei referendum. Un momento di riflessione che ha preceduto la consegna ufficiale del milione e 400mila firme raccolte per la richiesta di referendum in Corte di Cassazione.

Un manifestante a piazza Navona (Lapresse)

Un manifestante a piazza Navona (Lapresse)

LA PIU' GRANDE RACCOLTA FIRME -Le firme depositate alla Corte di Cassazione 1.401.432 di firme, raccolte per ciascuno dei tre quesiti referendari sull'acqua pubblica. La raccolta firme per la ripubblicizzazione dell'acqua, partita tre mesi fa, il fine settimana del 24 e 25 aprile, ha visto impegnati su tutto il territorio italiano migliaia di volontari che hanno organizzato banchetti, manifestazioni, dibattiti sull'acqua bene comune dell'umanità. "In tre mesi - spiega Guido Barbera, presidente di 'Solidarietà e Cooperazione Cipsi' - abbiamo raccolto il maggior numero di firme rispetto a tutte le altre esperienze referendarie italiane. Con il migliore dei presupposti possibili comincia da qui l'avventura, un lungo percorso che ha come prossima tappa 25.000.000 di votanti nel 2011. Per alcuni sono solo numeri, per noi sono la storia del nostro futuro!". Barbera è tra i promotori dei referendum contro la privatizzazione dell'acqua ed è da oltre 20 anni impegnato su questa tematica, promovendo il valore della risorsa idrica come bene comune e diritto umano universale e inalienabile. "Siamo estremamente soddisfatti dell'enorme risposta arrivata dai cittadini - aggiunge Barbera - e dalla società civile italiana su questo tema, che riguarda il futuro di tutti. Una grande mobilitazione, un grande segnale di civiltà e di cittadinanza responsabile, che siamo convinti verrà suggellato il prossimo anno (forse già a giugno) dalla partecipazione di tante persone al voto referendario".

NON SCIPPATECI IL VOTO - Prima di spostarsi davanti alla Corte di Cassazione, per la consegna delle firme, il comitato promotore ha ribadito la richiesta al governo di "emanare un provvedimento per la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum". In piazza Navona, i promotori hanno anche chiesto alla politica di essere messi in condizioni di andare al voto. "Che nessuno inviti gli italiani ad andare al mare. Non scippateci quest'ultimo strumento di espressione - spiega Tommaso Fattori, del Contratto mondiale per l'acqua. "L'attenzione di tutto il mondo è puntata sul nostro Paese - aggiunge - dal quale ci aspetta lo stesso risultato ottenuto dalla Francia sul tema della gestione dell?acqua, cacciare le multinazionali". Un risultato che, attraverso il referendum, arriverà secondo Corrado Oddi, della Cgil. "Quella per i referendum per l'acqua pubblica è la più grande raccolta di firme per un referendum nella storia del nostro paese".

OBIETTIVI DEL MILLENNIO - Per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, questa raccolta firme ha un valore aggiunto perchè dimostra che "c'è ancora un tessuto sociale, fatto di cittadini, associazioni, partiti, che ha una tenuta e che è la vera base sulla quale poggiare l'uscita dalla crisi". La pensa così anche Paolo Beni, presidente dell'Arci che, al microfono della manifestazione, ha ricordato come "questa nostra richiesta di referendum offre a tutti noi una chance di ricostruire la vita politica del paese portando sul terreno politico e istituzionale le esigenze dei cittadini". Il presidente del Wwf, Stefano Leoni, pone l'accento sulla contraddizione che è insita nella gestione privata dell'acqua, risorsa pubblica per eccellenza. "Le aziende - dice Leoni - sono orientate al profitto che, quando non c'è, porta al fallimento delle aziende stesse. Come si può pensare di fare profitti su un bene pubblico come l'acqua, nei confronti della quale è in corso un movimento mondiale orientato al risparmio. Ricordiamo che l'accessibilità dell'acqua a tutti gli esseri umani è uno degli obiettivi del millennio".

Redazione online

19 luglio 2010

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2011-06-09

IL CASO

Acqua ai privati, i numeri del flop

Denunce dai Comuni, utenti infuriati

La privatizzazione è partita ormai da 17 anni. Da Roma, alla Campania, alla Toscana piovono contestazioni, mentre si fanno strada sospetti per l'attenzione alle norme di sicurezza di CORRADO ZUNINO

Acqua ai privati, i numeri del flop Denunce dai Comuni, utenti infuriati

ROMA - La privatizzazione dell'acqua pubblica italiana, avvenuta negli ultimi 17 anni, non è stata fin qui un successo. Innanzitutto perché ha peggiorato le cose per gli utenti. Sono 114 le società che gestiscono il ciclo delle acque in Italia: 7 private, 22 a capitale misto con partner selezionato tramite gara, 9 controllate da società quotate in Borsa e 58 interamente pubbliche. Ci sono problemi, sul fronte privato, a Roma e provincia, a Rieti, a Frosinone, in alcuni acquedotti toscani (sei aperture al mercato realizzate del centrosinistra), in Umbria, in Campania, in Sicilia. Il rapporto fra utenti è gestori è sempre più conflittuale: bollette pazze, distacchi per morosità non riconosciute, letture contestate, calcoli imprecisi. E problemi per la salute, come dimostra l'arsenico trovato in concentrazioni elevate nei rubinetti dei Castelli romani e nel litorale della capitale.

L'Acea holding, quotata in Borsa, in mano al Comune di Roma al 51 per cento e con Francesco Gaetano Caltagirone primo privato con il 15, debiti per due miliardi e 350 milioni di euro, è la società che ha mostrato il maggiore interesse sul controllo dell'acqua. Gestisce il servizio idrico in dodici aree italiane attraverso società controllate. Dalla capitale al Beneventano, dal Senese al Basso Valdarno all'Umbria al Trasimeno: 8 milioni e 400 mila utenti. A Frosinone i cittadini hanno dichiarato guerra alla sua Ato5, società per azioni sull'orlo del crack visto il dissesto da oltre 40

milioni di euro. Investimenti promessi ai Comuni da servire mai realizzati e aumenti tariffari retroattivi (mai incassati per la ribellione degli utenti) nel tentativo di riempire la voragine del debito. Una pessima gestione quella di Acea Ato5, passata nel frattempo dai manager graditi alla sinistra a quelli del centrodestra (con Gianni Alemanno azionista di maggioranza). Oggi i vertici, che hanno preannunciato la consegna dei libri contabili al Tribunale fallimentare, sono sotto inchiesta alla Procura di Frosinone.

Publiacqua, sede a Firenze, copre 49 comuni allargati su quattro province toscane e viaggia con deficit milionari da tre esercizi. Il Comitato di vigilanza sulle risorse idriche del ministero dell'Ambiente ha comminato alla società una sanzione di 6 milioni e 200mila euro: non poteva chiedere ai clienti, insieme all'aumento delle tariffe, un "deposito cauzionale".

Acea Ato2 spa (Roma e Provincia) ha aumentato le tariffe, ma i suoi conti non sono in equilibrio. E' nell'acqua che distribuisce che sono state trovate tracce di arsenico. Ad Aprilia (provincia di Latina) settemila famiglie si rifiutano di pagare gli aumenti alla società Acqualatina, partecipata dalla multinazionale francese Veolia: preferiscono continuare a versare "il giusto", ovvero le tariffe decise dal Consiglio comunale, sul conto corrente del Comune. La spa ha risposto scatenando Equitalia, il riscossore più potente del paese, e mandando i vigilantes ad abbassare la potenza dell'erogazione a chi praticava l'autoriduzione. Il Consiglio comunale di Aprilia, con una sentenza del Consiglio di Stato in mano e sfidando la volontà della Provincia, ha già chiesto la restituzione dell'acquedotto anticipando così le istanze referendarie. Il "giusto" pagato dai settimila ribelli ha portato nelle casse del Comune un milione di euro, base da cui ripartire per ripubblicizzare l'acquedotto.Domenica e lunedì, il Comitato acqua pubblica di Aprilia metterà a disposizione un'auto per accompagnare ai seggi le persone anziane.

Ad Arezzo, prima privatizzazione d'Italia (società Nuove Acque controllata da Acea e dai francesi di Gdf Suez), si pagano le terze tariffe più care d'Italia: in dieci anni sono raddoppiate. Ad Agrigento dal 2007 governa la Girgenti Acque spa: dopo due anni i sindaci hanno chiesto la rescissione del contratto di gestione. Erano arrivate bollette decuplicate, in alcune zone i comuni avevano dovuto far arrivare l'acqua con autobotti d'emergenza.

Non è certo che il ritorno al pubblico nei servizi idrici, auspicato dai referendari, possa restitutire acqua di qualità e a prezzo equo ai cittadini lasciando le casse degli enti locali in ordine. Di certo, il sistema misto, pubblico-privato, in Italia ha fallito. I sindaci si dichiarano impotenti, lasciando il governo dell'acqua ad amministratori spesso lontani dal territorio, e si accontentano di ricevere dividendi e piazzare uomini graditi nel sottogoverno delle società municipalizzate. I cittadini privatizzati sono furiosi: nel 2010 gli aumenti medi, ha testato la Federconsumatori, sono stati del 6,85 per cento con punte del 30 per cento a Carrara, Massa e Rieti. In dieci anni gli aumenti sono arrivati al 6,3 per cento, il triplo dell'inflazione.

(09 giugno 2011)

 

 

 

VATICANO

Il Papa: "Uomo adotti tecnologie

non pericolose per uomo e natura"

Il Pontefice nel discorso ad alcuni ambasciatori: "Rifelttere sulla tragedia di Fukushima"

CITTA' DEL VATICANO - "Adottare complessivamente uno stile di vita rispettoso dell'ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie appropriate che salvaguardino il patrimonio della creazione e siano senza pericoli per l'uomo, devono essere priorità politiche ed economiche". Lo ha affermato Benedetto XVI nel discorso ai nuovi ambasciatori di Moldova, Guinea Equatoriale, Belize, Siria, Ghana, Nuova Zelanda, il cui ha fatto riferimento alle "innumerevoli tragedie" che hanno toccato quest'anno "la natura, la tecnica e i popoli".

Benedetto XVI ha evocato l'emergenza della centrale nucleare di Fukushima in un discorso ai nuovi ambasciatori ricevuti per la presentazione delle credenziali.

Il Papa ha ricordato infatti ai diplomatici "le innumerevoli tragedie che hanno toccato la natura, le tecnica e i popoli" in questo primo semestre del 2011 ed ha commentato: "l'ampiezza di tali catastrofi ci interroga".

Per Benedetto XVI, "in questo senso è divenuto necessario rivedere completamente il nostro approccio con la natura".

Nel suo discorso, il Pontefice ha affrontato il tema dell'ambiente, sostenendo che "l'ecologia umana è un imperativo". "Adottare stili di vita rispettosi dell'ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie che in grado di salvaguardare il patrimonio del creato ed essere senza pericolo per l'uomo, devono costituire - ha scandito - priorità politiche ed economiche".

(09 giugno 2011)

 

 

IL CASO

Referendum, i missionari pregano

E arrivano le forze dell'ordine

Centocinquanta religiosi in Piazza San Pietro per l'acqua pubblica. Scattano i controlli. Fermati gli attivsti di Valigia blu per uno striscione davanti ai cancelli Rai. Continuano le mobilitazioni e le polemiche di CARMINE SAVIANO

Referendum, i missionari pregano E arrivano le forze dell'ordine

ROMA - Centocinquanta religiosi controllati dalle forze dell'ordine mentre pregavano per l'acqua pubblica in Piazza San Pietro. Gli attivisti di Valigia Blu 1 fermati mentre, ai cancelli della Rai, tentavano di esporre lo striscione "Cara Rai l'informazione sul referendum è un tuo dovere". E oggi pomeriggio a Roma cresce l'attenzione per "Il miglio nudo" un blitz di nudisti che annunciano di voler attraversare, correndo, le strade della capitale. A tre giorni dal Referendum del 12 e 13 giugno continuano mobilitazioni e polemiche. In rete e nelle piazze, le iniziative sono migliaia. L'obiettivo, unico: raggiungere il quorum. E domani la campagna referendaria si conclude a Roma, piazza del Popolo. In programma la manifestazione dei Comitati che sarà trasmessa in diretta da Repubblica Tv. Per lanciare la volata alle consultazioni di domenica e lunedì.

Valigia Blu. Il penultimo giorno di campagna elettorale inizia all'alba. Quando ai cancelli di Viale Mazzini, Arianna Ciccone e altri attivisti del gruppo web Valigia Blu, cercano di esporre uno striscione per invitare la Rai a una corretta informazione sui quesiti referendari. Vengono fermati prima dalla sicurezza Rai, poi dalle forze dell'ordine. La cronaca arriva dalla pagina Facebook del gruppo. Ore 8:20: "La polizia ci ha fermati e adesso siamo in questura". Poi, dopo alcune ore, il post che mette il punto alla vicenda: "Sono stati arrestati, poi rilasciati con sequestro dello striscione

per affissione abusiva".

Preghiera per l'acqua pubblica. Stesso copione a pochi chilometri di distanza, in piazza San Pietro. Dove, intorno a mezzogiorno, era prevista una preghiera per l'acqua pubblica da parte di alcune religiosi guidati dal padre comboniano Alex Zanotelli. Anche qui, il gruppo viene sottoposto a controlli. E alla fine non riesce ad esporre lo striscione che aveva preparato: "Signore, aiutaci a salvare l'acqua. Per padre Zanotelli: "L'acqua è un bene non negoziabile, come la vita. Bisogna difenderla da chi vuole privatizzarla con la stessa forza con cui si difende la vita combattendo l'aborto". E sul legittimo impedimento: "Come cittadino penso che la giustizia sia uguale per tutti e se uno sbaglia, deve essere giudicato".

Nudi alla meta. E nel pomeriggio, sempre a Roma, occhi puntati sul blitz annunciato dal gruppo "Nudi per i 4 sì". Dopo 600 adesioni su Facebook, l'appuntamento è previsto nei pressi del cinema Rialto. Già stabilite modalità e percorso: di corsa verso la Camera dei Deputati, "armati solo dei nostri corpi e dei nostri sorrisi". L'obiettivo è "attirare l'attenzione dell'opinione pubblica, e per costringere le televisioni pubbliche a parlare finalmente del Referendum".

A piazza del Popolo. Per la chiusura della campagna referendaria, il programma si fa sempre più denso con il passare delle ore. Concerti e dibattiti sono previsti in centinaia di città italiane. L'appuntamento principale a Roma, "Io voto", dove un concerto di nove ore accompagnerà gli interventi dei protagonisti delle mobilitazioni. Il palco - ecosostenibile - sarà 'vietatò ai politici. E Pierluigi Bersani e Antonio Di Pietro hanno già annunciato la loro presenza tra il pubblico. L'evento sarà trasmesso in diretta da Repubblica Tv.

(09 giugno 2011)

 

 

L'atomo in casa

La mappa delle centrali europee. Oltre la metà sono a rischio: l'esperto spiega perché. La situazione italiana: il passato e il futuro. Il piano, le localizzazioni, il problema delle scorie e i costi sulla bolletta

Home Inchiesta

Repubblica di ANTONIO CIANCIULLO, VALERIO GUALERZI, MAURIZIO RICCI, ANDREA TARQUINI, VALERIA TEODONIO

PERCHÉ QUESTA INCHIESTA

L'ESPERTO 1

Europa, queste centrali fanno paura

Europa, queste centrali fanno paura

Giuseppe Onufrio, fisico, ex ricercatore Enea oggi direttore di Greenpeace ha analizzato per noi la situazione degli impianti nucleari del vecchio continente. Oltre la metà sono troppo vecchie o tecnologicamente obsolete o costruite in zone sismicamente non sicure.e "presentano delle criticità" di ANTONIO CIANCIULLO

Acqua bollente o pesante: le diverse tecnologie

LA MAPPA 2

Un continente, 143 reattori

il nucleare che ci circonda

Dal Portogallo all'Ucraina, le centrali atomiche europee sono oltre una sessantina. Quasi tutte ospitano più di un motore atomico. Ecco la cartina geografica con tutti i siti, le diverse tecnologie installate, gli anni di costruzione

ITALIA - LA STORIA 3

Quell'eredità di scorie che viene dal passato

Un peso insopportabile sulla bolletta energetica

Quell'eredità di scorie che viene dal passato Un peso insopportabile sulla bolletta energetica

In Italia ci sono ancora quattro centrali da smantellare (Trino, Caorso, Garigliano, nella foto, e Borgo Sabotino) più quella di Montalto di Castro mai finita. Ma abbiamo tonnellate di materiale fissile mandato in Francia e Gb per essere riprocessato e altri rifiuti stoccati in diversi siti. Il tutto costa agli italiani circa 285 milioni all'anno di VALERIO GUALERZI

Da Trino Vercellese al Garigliano, il nucleare abbandonato

ITALIA - IL FUTURO 4

Nei piani quattro nuovi impianti

Ancora tremano quindici regioni

Nei piani quattro nuovi impianti Ancora tremano quindici regioni

L'accordo italo-francese firmato dal governo nel 2009 prevede un poker di reattori (prodotti da Areva). I criteri di scelta restringono il campo e permettono di individuare una cinquantina di possibili siti. Ma altre aree si sentono a rischio come possibili depositi di scorie e di materiali già esistenti di VALERIO GUALERZI

Cinquanta siti possibili: a chi toccherà il bidone?

I COSTI 5

Meno economico delle fonti rinnovabili

Così il nucleare si spegnerà da solo

Meno economico delle fonti rinnovabili Così il nucleare si spegnerà da solo

Fino al 1990, nel mondo si costruivano diciassette centrali all'anno. Adesso, non più di un paio. E, al di là dei rischi, l'energia prodotta con l'eolico sarà meno costosa di quella dei reattori di ultima generazione (Nella foto: la centrale nucleare dismessa di Kalkar in Germania, trasformata in un parco giochi) di ANTONIO CIANCIULLO

LA SCELTA 6

Green economy e pale eoliche

così la Germania uscirà dall'atomo

La Merkel accelera i tempi. Entro il 2022 ne resterà solo una (per l'emergenza) di diciassette. I costi oscilleranno tra i 90 e i 200 miliardi di euro. Subito cinque miliardi da investire in fonti rinnovabili dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI

Cohn-Bendit: ''Perché il nucleare è follia''

Anche la Svizzera dice addio all'atomo

 

 

 

 

IL PASSATO di VALERIO GUALERZI

Tonnellate di scorie da sistemare

E il costo grava sulle nostre bollette

Tonnellate di scorie da sistemare E il costo grava sulle nostre bollette

L'interno della centrale nucleare di Caorso

Quattro vecchie centrali da smantellare, un enorme quantitativo di materiali più o meno radioattivi da "mettere in sicurezza". La breve stagione dell'energia atomica made in Italy ha lasciato problemi e debiti che pesano sulle tasche dei cittadini

ROMA - Quattro vecchie centrali da smantellare, circa 77mila metri cubi di scorie da smaltire, quattro strutture per la produzione e lo stoccaggio temporaneo del materiale radioattivo e una bolletta da quasi 300 milioni di euro l'anno. E' questa l'eredità lasciata dalla breve stagione dell'energia nucleare italiana. I siti che ospitano ancora oggi gli impianti che furono attivi negli anni tra il 1964 e il 1987 sono Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Garigliano (Caserta) e Borgo Sabotino (Latina). A questi va aggiunto Montalto di Castro, progettato per essere la quinta centrale atomica, ma mai "acceso" perché ancora in via di ultimazione al momento dello stop arrivato con il referendum del 1987.

La più vecchia di queste strutture è quella di Trino, entrata in funzione nel 1964 e attualmente in fase di "arresto a freddo" con il combustibile irraggiato posto nella piscina di decadimento all'interno dell'impianto, dove sono stoccati 47 elementi di combustibile irraggiato, oltre ai rifiuti radioattivi. Materiale che è in via di trasferimento in Francia dove sarà riprocessato nella struttura specializzata di Le Hague e poi rispedito in Italia (ci vorranno ancora tra i 5 e i 10 anni) per la loro conservazione in un deposito definitivo.

E' finito in Francia anche il carburante nucleare che la centrale di Caorso, la più nuova essendo entrata in funzione nel 1978, si preparava a consumare, ma che vista la chiusura della produzione nell'87 non è mai stato utilizzato. In tutto 160 elementi del peso di 190 tonnellate spediti a Le Hague con 16 viaggi in base all'accordo siglato tra Sogin (la società si occupa della messa in sicurezza degli impianti nucleari italiani ancora in funzione e di quelli dismessi) e Areva.

Visto l'utilizzo della tecnologia britannica GCR Magnox, l'accordo per "ripulire" dalle scorie più radioattive la centrale di Borgo Sabotino è stato fatto invece con Londra. Le quasi 1.500 tonnellate risultato dello svuotamento del nocciolo sono in corso di riprocessamento a Sellalfield. Hanno preso la strada di Francia e Inghilterra anche le 322 barre accumulate nella vecchia centrale del Garigliano, operativa dal 1964 al 1978 e mai più entrata in funzione per una serie di guasti tecnici che l'hanno tenuta ferma fino al referendum abrogativo.

Quando tutto questo materiale nel giro di qualche anno rientrerà in Italia, dovrebbe essere sistemato nel deposito nazionale di smantellamento definitivo, posto che venga mai costruito. Le associazioni ambientaliste sono convinte che, viste le quantità ridotte di materiale e l'auspicato stop all'atomo, costruirne uno non avrebbe senso, mentre la situazione potrebbe essere risolta più economicamente utilizzando strutture in via di realizzazione o progettazione all'estero.

L'eredità della stagione nucleare non è fatta però solo di scorie da riprocessare. Secondo quanto riportato nell'Annuario dei dati ambientali di Ispra, in Italia nel 2007 erano stati censiti oltre 27mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di cui quasi 8mila nel Lazio e oltre 4mila in Piemonte ed Emilia Romagna. Considerando invece la radioattività, in Italia al 2007 erano presenti oltre 5,5 milioni di GBq (Giga Becquerel), di cui 4,6 solo in Piemonte. Questi rifiuti sono stoccati ancora presso le ex centrali nucleari e presso i centri di ricerca che li hanno prodotti, oltre ad alcuni depositi presenti sul territorio nazionale. Vanno poi aggiunte le scorie che si produrranno con lo smantellamento delle 4 centrali dismesse e di tutti gli impianti della ex filiera nucleare italiana. Si tratta, in quest'ultimo caso, di oltre 50mila metri cubi derivanti dalla produzione delle barre di combustibile come a Bosco Marengo (Al), dal riprocessamento come quello del centro Enea Trisaia di Rotondella (Mt), e dai depositi temporanei costruiti negli anni Sessanta e Settanta come quello di Saluggia (Vc).

Mettere in "sicurezza" tutto questo materiale ha naturalmente un costo che da decenni gli italiani pagano attraverso la bolletta della luce (circa 285 milioni di euro l'anno) alla voce "componenti A2" e "MCT" degli oneri di sistema (sui quali lo Stato incassa inopinatamente anche l'Iva). Un prelievo che incide per circa l'1,2 per cento sul conto finale della spesa familiare per la corrente.

31 maggio 2011

 

 

L'atomo in casa

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PERCHÉ QUESTA INCHIESTA

L'ANALISI DEI 143 IMPIANTI di ANTONIO CIANCIULLO

Vecchi o tecnologicamente superati

Europa, ecco i reattori a rischio

Vecchi o tecnologicamente superati Europa, ecco i reattori a rischio

La centrale nucleare di Beznau nella Repubblica Ceca

In attesa del "check up" ufficiale, Giuseppe Onufrio, fisico ex Enea e direttore di Greenpeace, ha classificato per noi le centrali che, per età o limiti tecnologici, si possono considerare più pericolose: sono oltre la metà del totale

ROMA - Poco prima del disastro di Fukushima, il Forum nucleare italiano aveva organizzato per aprile un convegno dal titolo "Ci può essere una nuova Chernobyl?". La domanda era intesa come retorica ed erano già pronti gli interventi in cui si citavano previsioni secondo le quali un incidente catastrofico aveva una probabilità irrilevante. Dopo la catastrofe in Giappone quel convegno è stato annullato ed è stata invece l'Europa a chiedersi quale dei 143 reattori nucleari in funzione nel vecchio continente potrebbe trasformarsi in una potenza smisurata e fuori controllo. Bruxelles ha deciso una serie di test per verificare l'affidabilità del parco nucleare continentale, la Germania ha fermato i reattori più vecchi e deciso di chiuderli tutti entro il 2022, per tutto il settore insomma è scattata una battuta d'arresto di cui è difficile prevedere la durata.

In attesa del check up europeo, che renderà ufficiale l'elenco degli impianti più pericolosi, abbiamo provato ad anticipare la diagnosi con l'aiuto di Greenpeace, che aveva già avviato un monitoraggio delle centrali. "Prima dei test non azzardiamo giudizi definitivi", spiega Giuseppe Onufrio, fisico, ex ricercatore dell'Enea e direttore di Greenpeace. "Ma possiamo mettere assieme gli indizi che suggeriscono di tenere sotto particolare osservazione certe categorie di reattori: i più vecchi, quelli senza il secondo guscio di contenimento o quelli di tipo Candu, quelli tipo Chernobyl, quelli che hanno avuto incidenti seri o una lunga serie di fermi dovuti a disfunzioni". Il risultato è abbastanza impressionante: oltre la metà degli impianti (87 su 143) presentano potenziali problemi.

Cominciamo con i reattori RBMK moderati a grafite, come Chernobyl. Ne sono stati costruiti 17 in Russia, Ucraina e Lettonia. Oggi ne funzionano 11 che si trovano in tre siti: 4 a Kursk, 3 a Smolensk, 4 a San Pietrobugo (centrale di Leningrad). Proprio nella centrale di Leningrad nel 1975 c'è stato un incidente in cui sarebbe avvenuta una parziale fusione del nocciolo con rilascio di radioattività nell'ambiente. Nel 1992 altro incidente, sempre a Leningrad, sempre con rilascio di radioattività: è il primo ad essere ammesso ufficialmente e annunciato dai giornali.

Poi ci sono i reattori con problemi tecnici. A Temelin (Croazia) ci sono state, in fase di costruzione, irregolarità nelle saldature. A Kruemmel (Germania) si è registrata una serie prolungata di fermi a causa di un ripetersi di problemi.

"Tredici reattori sono privi del doppio contenimento", aggiunge Onufrio. "E se è vero che si tratta di macchine di potenza limitata è anche vero che, in caso di incidente con rilascio di radioattività, non c'è nulla a fermare i radionuclidi in uscita. Tra l'altro uno di questi reattori è in Spagna, a Santa Maria de Garona. Altri, in Slovacchia, sono di proprietà dell'Enel che ne vuole completare altri due spendendo circa 3 miliardi di euro: un acquisto che si può definire incauto visto che sono estremamente esposti anche a un attacco terroristico".

Un'altra categoria considerata a rischio sono i reattori Candu, una tecnologia canadese che ha una caratteristica spiacevole: in caso di perdita di liquido di raffreddamento l'attività aumenta, rendendoli più instabili in caso di incidente. In Europa sono solo due.

Infine la lista più lunga: i reattori che hanno più di 30 anni di vita e sono quindi vicino all'età della pensione. Ce ne sono 3 in Belgio, 4 in Finlandia, 22 in Francia, 7 in Germania, 1 in Olanda, 1 in Slovenia su una faglia sismica attiva, 1 in Spagna, 7 in Svezia, 4 in Svizzera, 9 in Gran Bretagna.

"Come si vede da questi numeri, più della metà dei reattori europei presenta delle criticità", osserva Onufrio. "Prima di Fukushima i sostenitori dell'energia nucleare pensavano di aggirare il problema dell'invecchiamento del parco centrali determinato dalla mancanza di nuovi reattori allungando la vita operativa dei vecchi impianti. Dopo il disastro che a Fukushima ha avuto come protagonista proprio un vecchio impianto, questa prospettiva perde credibilità anche agli occhi della maggior parte dei governi. Per il nucleare dunque si apre uno scenario esattamente opposto a quello del rinascimento propagandato dai costruttori. In tutto l'Occidente le centrali nuove erano sostanzialmente ferme da trent'anni perché troppo costose e troppo impopolari. Ora il declino potrebbe diventare molto rapido. Nei prossimi decenni penso che ci si dovrà porre il problema - oltre che delle risorse economiche - anche della conservazione di un presidio di conoscenze tecniche sufficiente a dare alle generazioni successive la possibilità di governare il problema delle scorie nucleari che gli stiamo lasciando poco generosamente in carico".

14 aprile 2011

 

 

 

L'atomo in casa

La mappa delle centrali europee. Oltre la metà sono a rischio: l'esperto spiega perché. La situazione italiana: il passato e il futuro. Il piano, le localizzazioni, il problema delle scorie e i costi sulla bolletta

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PERCHÉ QUESTA INCHIESTA

LA SCHEDA

I diversi tipi di reattori

I diversi tipi di reattori

La centrale italiana di Vercelli

In una centrale nucleare ci possono essere uno o più reattori. Al loro interno avviene la 'fissione': atomi radioattivi di uranio arricchito o plutonio, si dividono in altri più piccoli sprigionando energia. Con il calore l'acqua ad alta pressione si trasforma in vapore. Questo viene inviato alle turbine (divise in alta, media e bassa pressione) che sono collegate all'alternatore. Così nasce l'energia elettrica. Questo processo, con qualche differenza, è comune a tutti i reattori nucleari. La vera distinzione si ha sui sistemi di raffreddamento e di controllo del processo che rappresentano la questione più complessa per questo tipo di impianti e per la loro sicurezza.

Boiling water reactor - BWR Reattori ad acqua bollente +

È la tipologia utilizzata in Italia nelle centrali del Garigliano, di Caorso e di Montalto di Castro (tecnologia General Electric). Sono impianti a ciclo diretto. L'acqua svolge contemporaneamente la funzione di refrigerante e di moderatore: viene fatta circolare con una pompa e, a contatto con gli elementi di combustibile, asporta il calore. Il vapore prodotto viene inviato direttamente in turbina

 

 

Pressurised Water Reactor - PWR Reattori ad acqua pressurizzata +

Sono impianti a ciclo indiretto. L'acqua svolge la funzione di refrigerante e di moderatore ma, dopo aver raffreddato il nocciolo del reattore, invece di andare a espandersi in turbina è convogliata in uno scambiatore di calore dove viene prodotto il vapore che va poi in turbina. In Italia è stato costruito solo un reattore di questo tipo, a Trino Vercellese, con tecnologia Westinghouse

 

 

 

Candu Reattori ad acqua pesante +

Sono reattori canadesi ad acqua pressurizzata. Per acqua pesante si intende una molecola di acqua in cui l'idrogeno è stato sostituito dal suo isotopo deuterio, che ha lo stesso numero atomico ma una massa atomica maggiore. C'è un cilindro orizzontale attraversato da un fascio di tubi in pressione che contengono altri cilindri detti tubi di forza. L'acqua pesante scorre sia nel cilindro orizzontale che nei tubi di forza e lambisce il combustibile svolgendo la funzione di refrigerante. Il ciclo è di tipo indiretto: ci sono un circuito primario, un generatore di vapore e un circuito secondario

 

 

 

Gas-cooled reactor - GCR Reattori a gas - grafite +

Sono reattori di prima generazione. In un blocco di grafite, che fa da moderatore, vengono introdotte barre di uranio contenute in una guaina in lega di magnesio, la Magnox-Al 80. Attraverso il nocciolo passa un flusso di gas (anidride carbonica) che si scalda e viene convogliato a contatto dei tubi della caldaia in cui circola acqua. Gli ultimi Magnox sono stati installati negli anni Settanta. Era di questo tipo il reattore della centrale di Latina

 

 

 

Fast Breeder Reactor - FBR Reattori autofertilizzanti +

Sono chiamati anche reattori veloci perché i neutroni emessi dalle fissioni non vengono rallentati (moderati) ma interagiscono con i nuclei di fissile con un'energia prossima a quella che possedevano al momento della loro origine nella fissione. Il vantaggio principale è l'economia di combustibile e il fatto che possono alimentarsi riciclando le scorie dei reattori tradizionali. Lo svantaggio è che i problemi di sicurezza aumentano in modo tanto consistente da aver finora scoraggiato l'uso di questa filiera

 

 

 

European Pressurized Reactor - EPR Reattori avanzati di terza generazione +

L'Epr è un reattore da 1.600 MW ad acqua in pressione. C'è una riduzione di consumo di uranio e sono stati studiati miglioramenti mirati ad allungare la vita produttiva dell'impianto. E' stato anche inserito uno scudo che i progettisti considerano in grado di resistere all'impatto di un aereo. Nei manuali il tempo di costruzione venivano dato come abbreviato, ma il prototipo (a Olkiluoto) ha rivelato problemi che hanno invece portato ad allungare i tempi in maniera tanto consistente da spingere il costo verso un raddoppio. Sono i reattori scelti dal governo italiano per le prime quattro centrali del nuovo piano nucleare

 

 

IL FUTURO di VALERIO GUALERZI

Nei piani quattro nuove centrali

Tremano quindici regioni italiane

Nei piani quattro nuove centrali Tremano quindici regioni italiane

Le proteste contro l'ipotesi di un deposito di scorie nucleari a Scanzano Ionico nel 2003

Una serie di parametri rendono non difficile individuare i probabili siti, se mai i piani del governo dovessero essere realizzati. E preoccupa anche la scelta dei luoghi idonei al deposito del materiale radioattivo

ROMA - L'accordo siglato nel febbraio del 2009 tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy prevede la costruzione nel nostro Paese di almeno quattro reattori Epr prodotti dalla Areva. Se i progetti del governo dovessero andare in porto, dove sorgerebbero queste quattro nuove centrali? Indicazioni al momento non ce ne sono. Stando alla legge Sviluppo (la 99 del 2009) e al successivo decreto legislativo sui criteri localizzativi (il 31 del 15 febbraio 2010), la definizione delle caratteristiche delle aree idonee alla realizzazione delle centrali spetta al governo sulla base delle indicazioni fornite dall'Agenzia per la sicurezza nucleare. Quest'ultima, dopo lunghe polemiche anche all'interno della maggioranza, è infine stata varata, ma non è ancora pienamente operativa. In mancanza delle sue conclusioni è possibile arrivare comunque a delle indicazioni.

LA MAPPA A chi tocca il bidone?

Il profilo necessario per ospitare un sito è sempre lo stesso, e incrociando le caratteristiche richieste e andando poi per esclusione non è difficile tracciare una mappa delle possibili scelte. Punto di partenza è quella elaborata nel 1979 dall'allora Cnen, il Comitato nazionale per l'energia nucleare, sulla base degli standard internazionali sull'energia dall'atomo. Gli elementi essenziali previsti erano (e sono): elevata stabilità geologica e bassa sismicità del sito; adeguata disponibilità di acqua per le necessità impiantistiche; opportuna distanza dai centri abitati; presenza di un'importante rete di trasporto dell'energia elettrica. Una serie di elementi che trasferiti sul delicato territorio italiano si traduce in una lista di circa 50 aree potenzialmente idonee distribuite in 15 regioni italiane: 7 in Puglia; 6 in Toscana; 5 in Sardegna e Sicilia; 4 in Calabria, Lombardia e Veneto; 3 in Emilia Romagna, Lazio, Friuli Venezia Giulia; 2 in Campania; 1 in Basilicata, Molise, Piemonte e Umbria. Un elenco che, stando alle indiscrezioni trapelate in questi mesi dai palazzi della politica dell'energia, si ridurrebbe ulteriormente a una manciata di opzioni: due reattori potrebbero essere realizzati a Montalto di Castro, al confine tra Lazio e Toscana, uno sull'asta del fiume Po (favoriti sarebbero i siti ex nucleari di Trino Vercellese e Caorso) e uno nel Centro-Sud.

Ma un numero assai più ampio di località si sente minacciato, come testimoniano le manifestazioni dei giorni scorsi. Mobilitazioni sono avvenute infatti anche a Monfalcone, Termoli, Nardò e Palma di Montechiaro. L'eventuale ritorno all'atomo non significherebbe infatti solo quattro centrali, ma anche una serie di depositi per il materiale radioattivo, compreso quello "definitivo" individuato nel 2003 dal precedente governo Berlusconi a Scanzano Jonico (Matera) prima di una precipitosa marcia indietro.

Anche in questo caso la scelta definitiva dei siti idonei spetta all'Agenzia per la sicurezza nucleare ma, stando alle voci che agitano i sonni degli ambientalisti, una lista di località sarebbe già stata preparata dalla Sogin, la società che si occupa della messa in sicurezza degli impianti nucleari italiani.

Nell'elenco, sempre stando alle indiscrezioni corroborate dalla limitatezza dei luoghi con le giuste caratteristiche, ci sarebbero 52 aree, ciascuna con almeno 300 ettari di estensione, localizzate tra Puglia, Molise e Basilicata (in particolare l'area calanchiva e la Murgia in provincia di Matera), tra Lazio e Toscana (la Maremma e la provincia di Viterbo), tra Emilia Romagna e Piemonte (soprattutto nel Piacentino e nel Monferrato).

31 maggio 2011

 

 

 

 

LA MAPPA

A chi tocca il bidone?

50 idee per le centrali italiane

Gli standard internazionali per la localizzazione di impianti atomici sono noti e consolidati. Sono principalmente quattro le caratteristiche che devono essere rispettate: elevata stabilità geologica e scarsa sismicità del sito, adeguata disponibilità di acqua per le necessità impiantistiche, opportuna distanza dai centri abitati, presenza di una importante rete di trasporto dell'energia elettrica. L'Agenzia per la sicurezza nucleare italiana può solo farli propri. Legambiente ha stilato un elenco di possibili siti. Per farlo ha analizzato i dati della carta elaborata nel 1979 dall'allora Comitato nazionale per l'energia nucleare (Cnen) e li ha attualizzati. "La lotteria delle localizzazioni" riguarda queste aree

Luoghi

Regioni:

PUGLIA, CALABRIA, CAMPANIA, EMILIA ROMAGNA, FRIULI VENEZIA GIULIA, LAZIO, LOMBARDIA,

MOLISE, PIEMONTE, SARDEGNA, SICILIA,

TOSCANA, VENETO

Matera

Catanzaro

Cosenza

Cosenza

Crotone

Caserta

Salerno

Ravenna

Parma

Piacenza

Pordenone - Udine

Udine

Gorizia

Latina

Rieti

Viterbo

Cremona

Mantova

Mantova

Pavia

Campobasso

Vercelli

Brindisi

Foggia

Foggia

Lecce

Lecce

Taranto - Lecce

Taranto

Cagliari

Cagliari

Oristano

Nuoro

Ogliastra

Agrigento

Caltanissetta

Ragusa

Trapani

Palermo

Grosseto

Grosseto

Grosseto

Livorno - Grosseto

Livorno

Umbria

Verona

Rovigo

Venezia

Venezia

Livorno

 

 

L'Aiea: "Sottovalutati i rischi

Necessari controlli indipendenti"

L'Aiea: "Sottovalutati i rischi Necessari controlli indipendenti"

I tecnici Aiea (guidati da Mike Weightman, con la barba) durante l'ispezione a Fukushima-Daiichi

L'Agenzia internazionale ha compiuto un'approfondita ispezione nella centrale di Fukushima colpita dallo tsunami dell'11 marzo. Le conclusioni arriveranno a fine giugno. Ma un primo giudizio parla di "sottovalutazione del rischio" e pone la necessità di un'agenzia svincolata da governo e dalle aziende che gestiscono gli impianti. Il Giappone aderisce per primo: sarà creato un ente autonomo che vigilerà sulla sicurezza

TOKYO - L'11 marzo 2011, alle ore 14,46, una scossa di 9 gradi della scala Mercalli, epicentro a 22 chilometri di profondità nell'Oceano Pacifico, investe l'intero Giappone. Cinquantanove minuti dopo, un'onda di tsunami alta quattordici metri si abbatte sulla parte nord orientale dell'arcipelago, distrugge 150 chilometri di costa penetrando fino a cinque chilometri nell'interno. Quattro giorni dopo si traccia un primo bilancio che resterà definitivo: 22mila morti, di cui 15mila dispersi, decine di migliaia di case distrutte, decine di città, villaggi, porti cancellati. I danni sono imponenti: tre mesi dopo si calcola che ci vorranno 130 miliardi di dollari per ricostruire ciò che la natura ha spazzato in poco più di un'ora. Ma lo tsunami colpisce anche l'impianto nucleare di Fukushima Daiichi. Privata del sistema di raffreddamento d'emergenza, la centrale atomica subirà una serie di esplosioni e di incendi che metterà fuori uso tre reattori in attività e uno spento per manutenzione. La fusione delle barre del combustibile che alimentano l'impianto produrrà l'emissione di nubi radioattive cariche di migliaia di isotopi (cesio 137 e iodio 131) nell'atmosfera e obbligherà il governo a far evacuare 120mila persone da una zona di sicurezza larga 30 chilometri.

Di chi è la colpa? Cosa è stato fatto per evitare la serie di incidenti a Fukushima Daiichi? Tutto è dipeso dalla forza imprevedibile della natura o ci sono state responsabilità anche dell'uomo? Il governo del primo ministro Naoto Kan ha disposto un'inchiesta che è stata affidata a una Commissione indipendente guidata dal professor Yotano Hatamura, veterano della ricerca sugli errori umani. Ma una seconda indagine è stata avviata da una Commissione internazionale formata da dodici esperti di altrettanti paesi e sei tecnici dell'Aiea, l'Agenzia per l'atomica di Vienna, guidati dal britannico Mike Weightman.

Il nodo da sciogliere non è semplice. Si tratta di stabilire se gli impianti atomici costruiti su un territorio altamente sismico siano in grado di resistere a terremoti eccezionali, ma possibili; se le misure di sicurezza siano sufficienti a contenere le conseguenze di una scossa tellurica, come uno tsunami; come e in che misura le scelte dell'uomo abbiano inciso su un disastro che si poteva evitare.

La Commissione indipendente giapponese produrrà un documento entro l'estate del 2012; quella internazionale trarrà le sue conclusioni nel vertice straordinario dell'Aiea fissato a Vienna dal 20 al 24 giugno. Ma l'Agenzia ha già espresso alcune considerazioni che saranno riprese e ampliate nel documento finale. Si loda la macchina dei soccorsi, la sua efficienza e la sua velocità negli interventi. Si apprezzano le misure preventive adottate per l'allarme radioattivo nato con l'incidente di Fukushima-Daiichi, l'accoglienza data agli sfollati, i controlli periodici effettuati negli ultimi tre mesi. Ma si parla esplicitamente di "sottovalutazione" del rischio sismico non solo per Fukushima ma per tutti i 54 impianti giapponesi, si chiede la creazione di "un centro di emergenza più efficace" contro gli incidenti e una maggiore "protezione dai rischi collegati a tutti i pericoli naturali". Soprattutto, l'Aiea pone con forza un problema che riguarda la sicurezza di tutti gli impianti nucleari nel mondo e chiede al Giappone di creare un organismo indipendente che vigili sulla sicurezza delle centrali con ispezioni a sorpresa e faccia applicare i rigidi sistemi di controllo. Un organismo slegato dal governo e dai condizionamenti delle holding industriali che costruiscono e gesticono gli impianti. Un'indicazione, quella dell'Agenzia viennese, che sottintende una critica neanche troppo velata a quello che è successo dopo lo tsunami.

Nel caso giapponese, infatti, le pressioni esercitate dalle Tepco, la società privata proprietaria dell'impianto di Fukushima, sono state evidenti. Il flusso di informazioni verso il governo e la Aiea di Vienna è stato discontinuo e spesso omertoso. Le iniziative adottate, perfino le scelte prese in quei momenti drammatici non sono state sempre condivise. Molte si sono rivelate sbagliate, più legate ad una logica conservativa che alla tutela della salute della popolazione. Una su tutte: la decisione di pompare acqua dal mare per raffreddare i reattori senza più liquido nelle piscine del combustibile è arrivata con enorme ritardo. Eppure era stata sollecitata sia dai francesi sia dagli americani, oltre che dai vertici della stessa Aiea. Salvare un impianto di decine di miliardi di dollari è stato l'obiettivo dei primi cinque giorni. A scapito della salute di 200mila persone. Solo una serie di circostanze casuali, dopo molte sfortunate, ha evitato una esplosione nucleare. Ma la pastoia burocratica in cui sono rimaste ingolfate le informazioni e le decisioni prese da un ristretto numero di tecnici, solo giapponesi, ha messo a rischio l'incolumità del mondo intero.

Solo martedì 7 giugno, quasi tre mesi dopo il terribile sisma, la Nisa ( Japan nuclear and safety agency, l'Agenzia per la sicurezza nucleare giapponese) ha aggiornato i dati sulla radioattività emessi dall'impianto di Fukushima-Daiichi. Si è così scoperto che nella settimana dall'incidente sono stati rilasciati nell'atmosfera 770 mila terabecquerels: il doppio dei 370 mila indicati una settimana dopo il terremoto, lo tusnami e le esplosioni dei retatori della centrale. Questo significa che Fukushima ha rilasciato radioattività pari al 15 per cento di quella uscita da Chernobyl nel 1986. La Nisa ha suggerito di allargare il raggio di sicurezza fissato dal governo. In queste ore si sta valutando l'ipotesi di far evacuare altre decine di migliaia di persone oltre i 30 chilometri dalla centrale. Dopo lunghe contese e aspre discussioni, la Tepco si è arresa alle sue responsabilità. Il presidente Masataka Shimizu paga con le dimissioni. Non ci sono solo perdite per 15 miliardi di dollari, di cui 8 per i danni all'impianto di Daiichi. Ci sono gli indennizzi per le persone evacuate dalla zona di sicurezza: 60 miliardi che la Tepco dichiara che non riuscirà a pagare chiedendo l'intervento dello Stato. Alla fine, saranno i giapponesi, con le risorse pubbliche, a risarcire se stessi per i danni gravissimi causati da un'azienda privata.

E' ancora presto per fare delle valutazioni di lungo termine. Fukushima-Daiichi segnerà comunque per decenni l'equilibrio dell'eco-sistema sia marino sia terrestre. L'Agenzia di Vienna è convinta che questo incidente dimostri l'urgenza di creare un organismo indipendente, con gli stessi poteri di quelli usati nei programmi di proliferazione nucleare. Gli ispettori dell'Aiea si limitano a controllare che la produzione di energia atomica sia per uso civile e non venga dirottata verso scopi militari. La sicurezza degli impianti è delegata ai singoli organismi nazionali i quali, inevitabilmente, vengono condizionati dalle politiche governative e da interessi industriali. Affidare anche la salvaguardia delle centrali a un'istituzione come l'Onu, con potere ispettivo e decisionale, potrebbe ridurre di molto i rischi di un incidente. Il Giappone è il primo ada vere aderito alla rpoposta dell'Aiea: mercoledì 8 giugno ha deciso di creare un ente autonomo, svincolato dal governo e dai gruppi industriali, che vigili sullka sicurezza degli impianti. Un primo passo verso una salvaguardia indipendente. A tutela della popolazione, non più degli interessi industriali o politici. La sicurezza nucleare è una priorità che riguarda il mondo intero, continuare a delegarla ai singoli stati pone grossi limiti alla salute e alla sopravvivenza di tutti. Il controllore non può essere anche il controllato.

05 giugno 2011

 

LA SCHEDA

Incidenti, i 7 livelli della scala di Ines

Guasti, malfunzionamenti o vere e proprie catastrofi del calibro di Chernobyl. L'International atomic energy agency (Iaea) ha stabilito una scala di gravità degli eventi possibili in una centrale che si articola in sette livelli. Il 'metro' di valutazione si chiama Ines (International nuclear event scale): i vari gradi di pericolosità raccontano la storia degli incidenti nucleari

 

 

Greenpeace: "Radioattività oltre i 35 km"

Le squadre di Greenpeace international hanno trovato i livelli di radiazione superiori ai limiti negli ortaggi raccolti nella provincia di Fukushima città, Koriyama, e Minamisoma. "Le autorità giapponesi - scrive l'esperto Jan van de Putte - devono stabilire zone di evacuazione sulla base dell'effettiva radioattività ambientale". Il piccolo centro di Litate è un altro esempio. È al di fuori della zona di evacuazione di 20 km e del successivo anello di 10 km in cui le persone sono confinate a casa. Eppure non è un luogo sicuro soprattutto per i bambini e per le donne incinte. Greenpeace ha misurato livelli di assorbimento pari a 8-10 microsievert all'ora (µSv/h). Per capire cosa significa bisogna considerare che gli standard internazionali fissano a 1 millsievert (mSv) la capacità massima di radiazioni che un corpo umano può sopportare in un anno

 

 

 

2011-06-08

IL CASO

Sul quorum il rebus del voto all'estero

ma il governo rischia l'autogol

Dal Viminale la conferma che gli italiani all'estero non potranno votare sulle nuove schede. Aver modificato la legge e il conseguente cambio del quesito potrebbe portare però al paradossale risultato di rendere più facile il raggiungimento del 50%. Il radicale Staderini: "Tutti gli italiani che vivono fuori dal paese sono stati messi in condizione di votare? Il governo risponda, è una questione di democrazia"

Sul quorum il rebus del voto all'estero ma il governo rischia l'autogol Un seggio in occasione di un precedente referendum

ROMA - Appelli, mobilitazioni, flash mob, passa parola in rete. La battaglia per il raggiungimento del quorum ai referendum del 12 e 13 giugno si combatte con molte armi, ma alla fine la battaglia decisiva sarà probabilmente quella che si disputerà a partire da lunedì pomeriggio in Cassazione attorno al voto degli italiani all'estero. Oggi il Viminale, attraverso la comunicazione al Parlamento del ministro Elio Vito, ha reso noto che sono in corso di stampa e distribuzione in tutto il Paese le schede di colore grigio con la nuova formulazione del quesito sul nucleare, così come disposta dall'ordinanza 1 giugno 2011, depositata il 3 giugno dell'ufficio centrale per il Referendum presso la Cassazione.

Le nuove schede però non saranno nuovamente inviate agli italiani residenti all'estero, dal momento che il voto poteva essere espresso solo entro il 2 giugno. Le vecchie schede già votate saranno conteggiate ai fini del risultato ma soprattutto ai fini del raggiungimento del quorum? Su questo punto Vito non si è espresso. E' logico pensare però che il governo dopo i ripetuti tentativi di sabotare la consultazione non rinuncerà a considerare anche i 3,2 milioni di italiani residenti oltreconfine parte della base elettorale su cui calcolare il 50% di votanti necessario a rendere valido il referendum.

Proprio il pasticcio combinato da Berlusconi e Romani con la finta moratoria inserita nel dl omnibus rischia però di depotenziare l'arma più efficace posseduta dal governo

per far fallire i quesiti. Per capire il perché è necessario però fare un passo indietro.

Come ha spiegato Antonio Di Pietro a Repubblica Tv 1, contando gli italiani all'estero - che hanno votato però su un quesiti che non esiste più - il quorum sale in realtà al 58%. Anche se le schede spedite per corrispondenza tra il 25 maggio e il 2 giugno fossero conteggiate, difficile sperare che siano poco più di qualche decina di migliaia. Se dei referendum si è parlato poco o nulla qui da noi, è facile capire quanto ancor meno ne siano stati informati gli italiani all'estero, tra l'altro tendenzialmente più distratti e inclini all'astensionismo (alle ultime politiche, per dire, ha votato solo il 39,5%). Detto in altre parole, se si fosse votato tutti con il vecchio quesito il raggiungimento del quorum sarebbe stato davvero ai limiti dell'impossibile. Ma il governo, con la sua smania di sabotaggio, è riuscito nell'impresa di far votare italiane e italiani all'estero con due schede diverse, spalancando così la porta a un ricorso che Di Pietro ha già annunciato di voler presentare entro le 15 di lunedì alla Cassazione.

Precedenti in materia non ce ne sono, ma che i giudici - che tra l'altro sino ad oggi hanno sempre dato ragione ai reclami dei referendari - possano decidere di non cosiderare validi ai fini del quorum i voti espressi su schede diverse da quelle su cui ci si esprime ai seggi il 12 e 13 appare più di un'ipotesi. Nel caso le cose andassero davvero così, le possibilità che il referendum sia valido crescerebbero vertiginosamente. "A superare il muro del 50 per cento ce la facciamo, del 58 no", profetizzava sempre Di Pietro. Che a quel punto avrebbe "azzeccato" anche un'altra profezia: "Berlusconi lo ringrazio. Meno male che si attornia di tanta gente incompetente e incapace: prima fa un decreto per fermare il referendum sul nucleare, poi ricorre alla Cassazione, poi alla Consulta, con il risultato che oggi tutti parlano del referendum".

E un'altra, importante, questione la pone il segretario dei Radicali Mario Staderini. "Tutti gli italiani all'estero sono stati messi nelle condizioni di votare?" si chiede il leader radicale. "I dubbi sulla regolarità del voto degli italiani all'estero - dice - riguardano tutti e quattro i referendum, non solo quello sul nucleare. La questione non è tanto se chi ha già votato sul nucleare debba o no rivotare, bensì se gli oltre 3 milioni di italiani all'estero sono stati messi effettivamente nella condizione di votare per i quattro referendum". "Siamo davvero sicuri - insiste - che siano stati tutti informati nei loro attuali recapiti della possibilità di votare? Il plico contenente le schede referendarie non è inviato tramite raccomandata, per cui non v'è certezza sulla sua effettiva ricezione. Peraltro, sono sempre di più le segnalazioni che sto ricevendo i italiani all'estero a cui le schede non sono arrivate nonostante al consolato risultasse di si. Lo stesso voto all'estero avviene con posta ordinaria, per cui chi ha votato non saprà mai se il suo voto è arrivato a destinazione.

E poi, quali informazioni di merito e occasioni di conoscenza i consolati hanno garantito affinché l'interesse a votare non fosse soffocato? Dal momento in cui il quorum condiziona la validità del voto di decine di milioni di italiani, la verifica su cosa accaduto ai 3 milioni di votanti all'estero è condizione essenziale di democrazia. Chi non è stato messo in condizione di votare non deve essere conteggiato nel quorum. Sto valutando la possibilità di fare un ricorso in Cassazione".

(08 giugno 2011)

 

 

REFERENDUM

Corsa al quorum, astensionisti in azione

Reguzzoni: "Bossi non andrà a votare"

Il capogruppo annuncia che il leader della Lega diserterà le urne: "Da noi libertà di coscienza". La presa di posizione in una clima di crescente ottimismo verso la possibile riuscita della consultazione su acqua, nucleare e legittimo impedimento

Corsa al quorum, astensionisti in azione Reguzzoni: "Bossi non andrà a votare" Umberto Bossi beve un bicchiere d'acqua in compagnia di Gianni Alemanno

ROMA - Ad ormai poche ore dal voto, in un clima di crescente ottimismo intorno al raggiungimento del quorum sui quattro referendum, il fronte favorevole all'astensione gioca le sue ultime carte nella speranza di lasciare a casa oltre la metà degli elettori.

"Da quel che mi risulta Bossi non andrà a votare", ha rivelato il capogruppo della Lega Nord alla Camera Marco Reguzzoni. "Sulle consultazioni dei referendum - spiega - la linea della Lega è la libertà di coscienza. Ciascuno decide come meglio crede". Affermazioni sorprendenti dopo che alla vigilia del ballottaggio di Milano lo stesso leader del Carroccio aveva lasciato capire di essere favorevole quanto meno ai due "sì" contro la privatizzazione dell'acqua. Posizione poi ribadita da diversi amministratori di primo piano della Lega, dall'appena rieletto sindaco di Varese Attilio Fontana al presidente del Veneto Luca Zaia.

Un appello all'astensione anti-referendum è arrivata anche dal ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto. "Non andare a votare, in questo caso, è una modalità legittima, forse l'unica, per far prevalere un risultato piuttosto che un altro", ha spiegato l'esponente del Pdl in un'intervista al Messaggero. Annuncia oggi la sua contrarietà alla consultazione anche il numero uno dell'Eni Paolo Scaroni, adducendo sorprendenti "questioni di principio". "Non voto mai a nessun referendum, per

me un referendum abrogativo è in generale una follia", ha sostenuto. Ostenta invece fair play l'altro colosso energetico italiano. "Gli italiani con il referendum avranno ora la parola per decidere il futuro del nucleare e la politica energetica del Paese", afferma l'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti.

Sul versante opposto, da segnalare le parole pronunciate dal presidente della Camera Gianfranco Fini. "Ci sono mille motivi per avere ammirazione del Capo dello Stato. E l'ho apprezzato soprattutto quando ha detto che andrà a votare ai prossimi referendum", ha sottolineato Fini. "Il referendum - ha aggiunto - è una forma di partecipazione del cittadino. Può stare a casa, è un suo diritto, ma in questo modo si incentiva l'assenza di partecipazione".

Il Viminale, intanto, rende noto che sono in corso di stampa e distribuzione in tutto il Paese le schede di colore grigio con la nuova formulazione del quesito sul nucleare, così come disposta dall'ordinanza 1 giugno 2011, depositata il 3 giugno dell'ufficio centrale per il Referendum presso la Cassazione. Le nuove schede però non saranno nuovamente inviate agli italiani residenti all'estero, dal momento che il voto poteva essere espresso solo entro il 2 giugno. Resta quindi da capire se le vecchie schede già votate saranno conteggiate ai fini del risultato ma soprattutto ai fini del raggiungimento del quorum. Un problema che Antonio Di Pietro è tornato a sollevare in un'intervista a Repubblica Tv 1. Nel raggiungimento del quorum, spiega, "sarà determinante il voto degli italiani all'estero" e "stando così le cose, non bisogna ottenere il 50 per cento più uno dei voti ma il 58". "Se si contano gli oltre tre milioni di italiani che vivono in altri paesi e che non possono esprimersi sul nuovo quesito del nucleare, quello riscritto dalla Cassazione, ecco che il quorum sale", aggiunge l'ex pm, che annuncia per lunedì dopo la chiusura dei seggi il deposito di un ricorso in Cassazione affinché gli italiani all'estero vengano "sottratti al conteggio, perché a superare il muro del 50 per cento ce la facciamo, del 58 no".

(08 giugno 2011)

 

GOVERNO

Ministeri, Berlusconi conferma

"Al nord solo uffici di rappresentanza"

Ieri sera il vertice a palazzo Grazioli. Cautela sulle primarie: "Sono un tema che fa parte dell'agenda politica, ma lo approfondiremo in futuro" dice Cicchitto

Ministeri, Berlusconi conferma "Al nord solo uffici di rappresentanza"

ROMA - L'idea è quella già emersa nel corso del vertice di Arcore e cioè di dislocare al nord gli uffici di rappresentanza di alcuni ministeri, forse con funzioni operative. Silvio Berlusconi, ai vertici del Pdl riuniti a Palazzo Grazioli, ha confermato che ieri sera, durante l'incontro con Umberto Bossi, è stato ribadito questo orientamento. Cautela sulle primarie. "Sono un tema che fa parte dell'agenda politica, ma lo approfondiremo in futuro" dice il presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto.

Parallelamente il Carroccio sta lavorando all'apertura degli uffici di rappresentanza. La svolta - dovrebbe arrivare già domani durante il Cdm con un decreto della presidenza del Consiglio - sarà annunciata il 19 giugno a Pontida. Dove aprire poi questi uffici dei dicasteri delle Riforme e della Semplificazione? La novità è la sede che potrebbe essere scelta: l'idea - sostengono fonti ben informate - è quella di dislocare gli uffici proprio a Pontida.

Quanto alla riforma fiscale, riferiscono fonti della maggioranza, nulla sarebbe cambiato rispetto al vertice di lunedì scorso ad Arcore. Niente tagli alle tasse, dunque. Nemmeno il vertice notturno tra il premier, Bossi e Tremonti avrebbe sbloccato la situazione.

Intanto si muovono anche molti parlamentari del Sud. Gianfranco Miccichè ieri ha annunciato di voler uscire dal Pdl. Sono in corso trattative per arrivare ad un gruppo autonomo: il progetto, al quale potrebbero aderire anche alcuni esponenti

in uscita dal partito di via dell'Umiltà (tra questi Micaela Biancofiore) e poi Adolfo Urso e altri deputati che ieri si sono dati appuntamento "per ricostruire il centrodestra", prevede una federazione di forze politiche legate al Mezzogiorno. Sigle come 'Io sud', 'Forza sud' e 'Noi sud' stanno lavorando per costituirsi in una unica formazione politica.

Tensione anche tra i cosidetti 'Responsabili': l'attuale capogruppo Luciano Sardelli dovrebbe essere sostituito da Silvano Moffa. Il gruppo è in bilico: molti potrebbero nei prossimi giorni traslocare nel gruppo misto.

(08 giugno 2011)

 

 

EUROPA

Eurostat: Pil Italia fermo allo 0,1%

Peggio di noi solo Cipro, Danimarca e Portogallo

Secondo i dati relativi al primo trimestre 2011, crescono più del Belpaese anche due tra gli Stati più in difficoltà dell'Eurozona, Spagna e Grecia, che registrano un 0,3% ed un 0,8%. La crescita trainata dalla Germania con +1,5%

Eurostat: Pil Italia fermo allo 0,1% Peggio di noi solo Cipro, Danimarca e Portogallo

BRUXELLES - Pil fermo allo 0,1% in Italia nel primo trimestre del 2011. È quanto rileva Eurostat, che oggi ha diffuso la seconda stima relativa alla crescita del Prodotto interno lordo nei 27 nel periodo gennaio-marzo. L'Italia ha fatto registrare un aumento del Pil dello 0,1%, identico a quello rilevato nell'ultimo trimestre del 2010 e ben al di sotto della media dell'Eurozona e dell'Ue a 27, pari allo 0,8%. Su base annuale, rispetto al primo trimestre dello scorso anno, la crescita del Pil in Italia è stata dell'1%, contro il 2,5% della media europea.

Peggio dell'Italia, secondo l'Ufficio statistico di Bruxelles, fanno solo Cipro, con una crescita del Pil pari allo 0%, e Danimarca e Portogallo, che fanno registrare per il primo trimestre del 2011 rispettivamente un -0,5% ed un -0,7%. Crescono più dell'Italia anche due tra i Paesi più in difficoltà dell'eurozona, Spagna e Grecia, che registrano un 0,3% ed un 0,8%. Non sono invece disponibili i dati relativi all'Irlanda, che insieme a Portogallo e Grecia usufruisce degli aiuti Ue-Fmi e che nell'ultimo trimestre del 2010 aveva registrato un segno negativo, con un -1,6%.

Così in Europa. A trainare la crescita, tra i Paesi della zona dell'euro, c'è la Germania con una crescita, rispetto all'ultimo trimestre 2010, dell'1,5% e del 4,8% su base annua. La Grecia, che ha segnato un aumento del Pil dello 0,8% nel primo trimestre 2011 rispetto al trimestre precedente, ha visto invece una diminuzione del 4,8% su base annua ed era stata del 7,4% nell'ultimo trimestre 2010. Segno meno anche per il Pil del Portogallo: -0,7% nel primo trimestre 2011 rispetto a quello precedente e ugualmente -0,7% su base annua. È in aumento invece il Pil della Francia, pari all'1% rispetto al trimestre precedente (era stato dello 0,3%) e del 2,2% su base annua. In Gran Bretagna la crescita rispetto al trimestre precedente è stata dello 0,5% e su base annua dell'1,8%. Per la Spagna Eurostat indica una crescita dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% su base annua. Nel primo trimestre dell'anno le spese per i consumi delle famiglie sono aumentate dello 0,3% nella zona dell'euro e dello 0,2% nell'Unione europea, dopo rispettivamente una crescita dello 0,3% e dello 0,2% anche nel trimestre precedente. L'export ha segnato un aumento dell'1,8% nella zona dell'euro e del 2,2% nell'Unione europea e le importazioni sono aumentate dell'1,9% nella zona dell'euro e dell'1,5% nell'Ue-27.

Vecchio continente meglio degli Usa. I dati dell'ente statistico comunitario mostrano come nel primo trimestre l'eurozona abbia superato gli Stati Uniti, dove il Pil ha segnato una crescita in moderazione allo 0,5%, dal più 0,8% di fine 2010, mentre su base annua l'espansione Usa si è attestata al più 2,3% dal più 2,8% dell'ultimo trimestre dell'anno passato. In Giappone, che ad inizio marzo, l'ultimo mese del primo trimestre, è stato colpito da un devastante terremoto, il Pil ha segnato una contrazione dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti.

(08 giugno 2011)

 

 

FISCO

Iva, la crisi riduce i redditi del 6,78%

in un anno persi affari per 400 miliardi

I dati del Tesoro sulle società di persone indicano una riduzione decisa dei fatturati rispetto all'anno precedente. L'83% del volume d'affari globale dalle società di capitale e il 68% del dichiarato viene dall'1% dei soggetti

Iva, la crisi riduce i redditi del 6,78% in un anno persi affari per 400 miliardi

ROMA - Pesa la crisi sulle dichiarazioni Iva relative al 2009: il reddito medio dichiarato dalle società di persone è stato pari a 41.790 euro, con una riduzione del 6,78% rispetto all'anno precedente. Dal confronto con il 2008 risulta che la riduzione del volume d'affari complessivo è di 400 miliardi di euro ed è attribuibile per più del 50% al settore delle attività manifatturierè (-205 miliardi di euro), il settore che ha pagato di più il peso della recessione: qui il calo di reddito è stato del 24,49%, mentre sono cresciuti del 22,83% i soggetti in perdita.

È quanto emerge dai dati resi noti dal dipartimento delle Politiche fiscali del Tesoro che sottolinea come, considerando solo le società che operano in continuità d'esercizio, il reddito medio pari a 42.340 euro è più alto del reddito medio complessivo (+1,32%). Le società di persone che hanno presentato le dichiarazioni relative all'anno d'imposta 2009 sono pari a 1.006.198 ed evidenziano una contenuta diminuzione del numero di dichiaranti (-1,47%). Si conferma una tendenza già registrata nell'anno precedente e in linea con l'andamento crescente del numero delle società di capitali negli ultimi anni.

I contribuenti d'Iva con un volume d'affari superiore a 5,1 milioni di euro (i vecchi 10 miliardi di vecchie lire) sono solo l'1,09% del totale, e dichiarano il 68% del totale del volume d'affari ai fini Iva. L'83% del volume d'affari complessivo proviene dalle società di capitali. Il settore più rappresentativo della platea dei contribuenti (25% del totale) è quello del commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli, che detiene la quota maggiore tanto del volume d'affari (29%) quanto dell'Iva di competenza dell'anno d'imposta (33%).

A livello territoriale, nelle regioni del Nord-Ovest viene dichiarato il 38,35% del volume d'affari complessivo e si produce il 43,62% dell'Iva "di competenza" dell'anno d'imposta. Rispetto al 2008 emerge un decremento del volume d'affari (-14,19%) maggiore rispetto al dato nazionale (-11,86%). Nel Sud e nelle isole l'incidenza di coloro che dichiarano imposta è invece minore, con appena il 9,11% del totale dell'Iva di competenza dell'anno d'imposta.

(08 giugno 2011)

 

 

CGIL

La crisi ha distrutto il welfare e i diritti

"Società disgregata, disuguaglianze record"

Presentato nella sede del sindacato il "Rapporto sui diritti globali 2011". Spesa sociale tagliata del 78,7%, si aggravano povertà e vulnerabilità. "Servono quaranta miliardi di euro per abbattere la povertà" dI ROSARIA AMATO

La crisi ha distrutto il welfare e i diritti "Società disgregata, disuguaglianze record" Il leader della Cgil Susanna Camusso

ROMA - No, non siamo la Grecia e neanche il Portogallo. Ma dalla crisi non siamo certo passati indenni. E non si tratta solo del Pil che arranca ancora faticosamente o della produzione industriale ben lontana dai livelli raggiunti qualche anno fa. Si tratta di una nuova concezione dello Stato, che lascia indietro i più deboli, le persone senza lavoro, che stentano a pagare l'affitto, sempre più penalizzate dai tagli del welfare. La crisi, insomma, ha segnato la fine dello "stato sociale europeo". E' la tesi conclusiva del "Rapporto sui diritti globali 2011", presentato stamane nella sede della Cgil e promosso, oltre che dal sindacato, da diverse associazioni italiane, tra le quali Arci, ActionAid, Antigone, Legambiente.

Gli Stati europei, si legge nel rapporto, "stanno cercando di liberarsi dagli oneri derivanti dalla protezione degli strati sociali più deboli e dal mantenimento di una serie di servizi pubblici a suo tempo considerati essenziali per promuovere lo sviluppo economico-sociale e oggi ritenuti un fardello". Gli autori del volume citano Luciano Gallino: "Negli ultimi cinquant'anni il modello sociale europeo ha migliorato la qualità della vita di decine di milioni di persone e ha permesso loro di credere che il destino dei figli sarebbe stato migliore di quello dei genitori. Ora il modello sociale europeo è sotto attacco nientemeno che da parte dell'Europa stessa".

La scure sul welfare: spesa tagliata del 78,7%. Un "passaggio epocale",

dunque. Che rischia di passare inosservato. E invece i segni per rendersene conto (e per cercare di fermare questa trasformazione che appare ineluttabile) ci sono tutti. I tagli abnormi sulla spesa sociale in Italia, per esempio. Il "Rapporto sui diritti globali" li elenca tutti, sottolineando come "dal 2008 al 2011 i dieci principali ambiti di investimento sociale hanno avuto tagli complessivi pari al 78,7%, passando da 2.527 milioni stanziati nel 2008 ai 538 milioni della legge di stabilità 2011".

Il Fondo per le politiche sociali, per esempio, è passato dai 584 milioni del 2009 ai 435 del 2010 e arriverà nel 2013 ad appena 44 milioni. Il Fondo per la famiglia è passato dai 346,5 milioni del 2008 ai 52,5 milioni attuali (il taglio è del 71,3%). Il Fondo per l'inclusione sociale degli immigrati, finanziato nel 2007 con 100 milioni dal governo Prodi, è semplicemente sparito. Sparito anche il "piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia", che aveva avuto 446 milioni nel triennio 2007-2209. Stessa fine per il "Fondo per la non autosufficienza".

Si è rotta la coesione sociale. Sono tagli "giustificati" in qualche modo dalla crisi? Sorprendentemente, sono in molti a pensarla così, perché "il welfare non è sottoposto solo ai tagli, ma anche a una crisi di consenso", rilevano i curatori del rapporto. Infatti "una quota importante di italiani non vuole che il welfare sia universalistico e che ne possano fruire soggetti 'non meritevoli'". E quindi si ritiene in qualche modo legittimo che dal welfare possano essere esclusi proprio coloro che ne avrebbero più bisogno, ma che meno possono contribuire a sostenerlo.

Poveri e "vulnerabili" in aumento. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma emergono anche dalle fredde cifre, a cominciare da quelle dell'Istat, che rileva la "povertà relativa" e quella "assoluta". La povertà relativa oscilla tra il 10,2% e l'11,4% e negli ultimi anni è stabile. Ma da un lato peggiorano le condizioni dei poveri, la loro "deprivazione", e dall'altro comunque si registra un aumento nel Mezzogiorno. Aumentano inoltre i "vulnerabili", cioè i candidati a diventare i prossimi poveri. Tra loro ci sono i bambini: il 22% dei minorenni vive in condizioni di povertà relativa in Italia e 650.000 (il 5,2%) in condizioni di povertà assoluta.

Questo spesso perché i loro genitori sono cassintegrati: ha figli il 58,3% di chi usufruisce della Cig. Chi perde il lavoro nel 72% è già in una situazione difficile. Ma ci sono anche i "working poor", definizione statistica riferita a chi lavora, ma guadagna troppo poco. L'incidenza della povertà nelle famiglie con persona di riferimento occupata è dell'8,9% con oscillazioni tra il 4% del Nord e il 19,8% del Sud. Gli operai stanno peggio (il 14,9% è working poor). E ci sono persino i lavoratori "poveri assoluti", saliti al 3,6% dal 3,4% del 2008.

La casa sempre più un miraggio. L'Italia, si dice sempre, è il Paese dei proprietari di casa. Lo è infatti l'81,5% della popolazione. Ma quel 17,1% in affitto si trova spesso in grave difficoltà: l'incidenza dell'affitto sul reddito ha avuto una crescita costante e tra il 1991 e il 2009 l'incremento dei canoni di mercato in città è stato pari al 105%. Chi sta in affitto appartiene alle fasce meno abbienti, e quindi in media il canone "brucia" il 31,2% del reddito. Non stupisce che quindi siano aumentati gli sfratti (+18,6% nel 2008 rispetto al 2007): il 78,8% sono per morosità. Spesso, poi, si trova in difficoltà anche chi ha comprato la casa ma deve sostenere il rimborso di un mutuo oneroso: i 10.281 mutui sospesi all'inizio del 2010 a fine anno erano diventati 30.868.

Il Paese delle disuguaglianze. All'impoverimento dei poveri dovuto alla crisi e favorito dal "restringimento" del welfare si contrappone un miglioramento delle condizioni dei più abbienti: l'Italia è al sesto posto nella classifica Ocse della diseguaglianza sociale, ricorda il rapporto Cgil. Che elenca alcune "diseguaglianze tipo": se il salario netto medio mensile è di 1.260 euro al mese, una lavoratrice guadagna il 12% in meno; un lavoratore di una piccola impresa (e in Italia sono la stragrande maggioranza) il 18,2% in meno; un lavoratore del Mezzogiorno il 20% in meno; un immigrato il 24,7% in meno; un lavoratore a tempo determinato il 26,2% in meno; un giovane lavoratore (15-34 anni) il 27% in meno e infine un lavoratore con contratto di collaborazione il 33,3% in meno.

La ricetta finale del Rapporto. Si può imprimere una svolta alla politica economica e sociale del Paese per "tenere sui diritti", come conclude il rapporto? La proposta sembrerà a molti utopistica, e riprende quella della "Finanziaria Possibile" dell'associazione Sbilanciamoci: 40 miliardi di euro per abbattere la povertà, da ottenere da una riforma fiscale che tassi le rendite, diverse tasse di scopo a cominciare da quella sui SUV, tagli alle spese militari ma anche alle "grandi opere" inutili, e in genere da un riequilibrio e da una razionalizzazione della spesa pubblica. Per arrivare a un "basic income", un reddito minimo garantito che garantisca anche la dignità, oltre che salvaguardare "un modello sociale che ambisce alla coesione".

(07 giugno 2011)

 

 

 

 

2011-06-07

REFERENDUM

Nucleare, via libera della Consulta

"Ammissibile nuovo quesito"

Il verdetto, all'unanimità, della Corte Costituzionale sul quesito così come riformulato dalla Cassazione lo scorso 30 maggio. Respinto il ricorso presentato dall'Avvocatura dello Stato su iniziativa della presidenza del Consiglio

Nucleare, via libera della Consulta "Ammissibile nuovo quesito" Manifesti in strada

ROMA - Con una decisione unanime la Corte Costituzionale ha stabilito di considerare ammissibile il nuovo quesito referendario sul nucleare, così come riformulato dalla Cassazione 1, lo scorso 30 maggio, dopo le modifiche contenute nel dl omnibus. Le motivazioni della decisione, scritte dal giudice Giuseppe Tesauro, saranno depositate in giornata.

LA SCHEDA: QUANDO, COME E SU COSA SI VOTA 2

Immediata la reazione dei Comitati per il Sì: "E' l'ennesimo e definitivo stop alle pretese di un governo che con una mano lascia libertà di voto e con l'altra cerca con ogni mezzo di sabotare il referendum. Ora la parola passa ai cittadini. Dopo i dubbi strumentali avanzati dai nuclearisti sul nuovo quesito - si legge in una nota del Comitato - oggi si compie un altro decisivo passo verso il quorum: adesso pretendiamo che l'informazione pubblica e quella privata facciano sapere ai cittadini che domenica e lunedì, coi quesiti 3 su acqua e nucleare, si decide della loro sicurezza e del loro futuro".

Ieri,

era stato lo stesso neo eletto presidente della Consulta, Alfonso Quaranta, a mandare un segnale ben preciso 4: "Personalmente ritengo di no", il referendum non può essere cancellato, aveva risposto ai cronisti, pochi minuti dopo la sua elezione. Parole per certi versi irrituali ("la Corte deciderà comunque domani dopo aver ascoltato tutte le parti interessate", si era affrettato a precisare Quaranta), ma che avevano acceso la speranza fra i comitati promotori.

L'Avvocatura generale dello Stato, per conto della presidenza del Consiglio, aveva chiesto che il referendum venisse dichiarato inammissibile 5 perché - aveva scritto il viceavvocato generale dello Stato Maurizio Fiorilli - le nuove norme "non parlano di nucleare" e la natura del referendum stesso, col quesito così riformulato, "non avrebbe più carattere abrogativo ma piuttosto consultivo se non propositivo". Di parere contrario Idv, Pd e comitati referendari.

Nel rendere note le motivazioni della sua decisione presa a maggioranza mercoledì scorso, la Cassazione aveva spiegato che il dl omnibus convertito in legge il mese scorso non solo non metterebbe fine alla produzione di energia nucleare in Italia, ma attraverso l'articolo 5 (commi 1 e 8) di fatto si aprirebbe "nell'immediato al nucleare", con una nuova disciplina che "conserva e anzi amplia le prospettive e i modi di ricorso alle fonti nucleari di produzione energetica". Per questo, hanno sostenuto i giudici della Cassazione - con una motivazione che il giudice relatore della causa, Antonio Agrò, si è rifiutato di scrivere perché in dissenso con la decisione - con le nuove norme "non si espunge il nucleare dalle scelte energetiche nuovamente disciplinate, che era e resta obiettivo della richiesta di referendum".

Oggi la Consulta ha ascoltato in camera di consiglio i legali delle parti che hanno presentato memorie in merito al trasferimento del quesito sul nucleare e poi ha espresso il suo verdetto. Nessuna pronuncia, invece, sui tre conflitti tra poteri sollevati dall'Idv per chiedere l'annullamento dell'emendamento al decreto omnibus, poi convertito in legge, e l'annullamento della delibera della Commissione di vigilanza Rai approvata lo scorso 4 maggio con disposizioni ritenute limitative degli spazi temporali in favore dei promotori e dei sottoscrittori dei quattro referendum. Il partito di Antonio Di Pietro ha infatti rinunciato ai conflitti di attribuzione perché - spiega il legale dell'Idv, il costituzionalista Alessandro Pace - "si ritiene soddisfatto del successo davanti alla Corte di Cassazione".

(07 giugno 2011)

 

 

 

IL COLLOQUIO

Vasco si schiera per l'acqua pubblica

"E' di tutti, non solo di chi può pagare"

Dopo il concerto allo stadio Conero di Ancona, Vasco canta per un gruppo di giornalisti. E parla a ruota libera: "Ci stiamo abituando a tutto in un Paese in cui anche la vita non è garantita. Bisogna avere il coraggio di rischiare". E sui referendum...

dal nostro inviato CARLO MORETTI

Vasco si schiera per l'acqua pubblica "E' di tutti, non solo di chi può pagare"

ANCONA - Ha ancora voglia di cantare Vasco Rossi quando ormai è l'una e trenta del mattino, dopo il concerto di due ore e mezza allo stadio del Conero di Ancona con cui ha aperto il tour estivo che nei prossimi giorni lo porterà prima all'Heineken Jammin Festival di Mestre, poi per quattro sere al Meazza di Milano e infine per due concerti all'Olimpico di Roma.

Canta per un gruppo di giornalisti che lo incontrano in camerino, facendo ascoltare tre inediti del suo prossimo album e mimando tutta la sua soddisfazione per il risultato che ha raggiunto: c'è un brano ironico che ha scritto per Fiorella Mannoia su una donna che fa un bilancio della sua vita; c'è poi una canzone in perfetto stile Blasco sui sopravvissuti a tutto, anche al distrutto; e c'è un blues pieno di dissonanze di chitarre dobro che insieme al resto annuncia un album capolavoro e rivela un'ispirazione antica accanto a una leggerezza tutta nuova.

Ma Vasco è un fiume in piena e non trasporta solo musica. Ha voglia di parlare e va a ruota libera. Molto ha già detto ai 30 mila che aveva di fronte dal palco del Conero, ora aggiunge dettagli: "Ho parlato della libertà, perché va difesa, non è mai definitiva, consolidata ma è sempre a rischio mentre i ragazzi la danno per scontata, la considerano una certezza come il sole o la luna. Non sanno che milioni di persone sono morte per conquistarla. Prendete ad esempio il fermo di polizia che, ho scoperto, ora è di 48 ore e non ti permettono neanche di chiamare casa per avvertire tua madre, altro che l'avvocato, come nei telefilm americani. Noi negli anni Settanta scendemmo in piazza quando fecero la proposta di elevarlo da 24 a 48 ore, oggi tutto è passato sotto silenzio. La nostra libertà si restringe sempre più, arrivo a dire che anche l'obbligo del casco è una limitazione della libertà, sopra i 18 anni dovrebbe essere consentito a tutti di scegliere come vivere la propria vita. Perché oggi ti obbligano a mettere il casco, domani ti vieteranno di fumare in strada, il terzo giorno chissà cosa. Ci stiamo già abituando a tutto in un Paese in cui anche la vita non è garantita, nemmeno dal governo, che usa le vostre paure per fottervi, anzi per fotterci".

Vasco procede per paradossi, è sempre estremo, radicale, difende un'idea della libertà che sfida tutte le convenzioni. E anche la forza di gravità. Il funambolo in equilibrio sul vuoto è l'immagine che attraversa tutto il suo concerto, è l'immagine che utilizza per rappresentare l'idea di una vita che va vissuta fino in fondo, rischiando tutto pur di scongiurare il niente che ci imporrebbe il buon senso, ma è qualcosa che può dare le vertigini: "Bisogna avere il coraggio di rischiare, altrimenti la vita si riduce a niente", aveva detto ai ragazzi introducendo Vivere o niente dal nuovo album. Ora nel camerino scherza: "Oggi faccio il filosofo, me lo posso permettere anch'io visti i tanti filosofi in giro a sparare cazzate".

Ma poi si fa serio, riprende a parlare di libertà, e di proibizionismo: "Chi difende il proibizionismo fa gli interessi della mafia, spezzare il proibizionismo significherebbe sfiancare la mafia. Ma significherebbe anche rompere certi alibi dei benpensanti, come il ministro Giovanardi che è arrivato a dire che il ragazzo Aldrovandi ucciso a 18 anni dalla polizia è morto perché se l'è cercata visto che era un tossicodipendente. Ma vi rendete conto? Io vorrei fondare l'Arci-tossico, in difesa dei tossicodipendenti, i più fragili, indifesi, che vengono invece trattati come dei cani: la pericolosità sociale del drogato non esiste, il drogato ha bisogno di aiuto, semmai. Io però non potrei fare il presidente dell'Arci-tossico, pensavo di portare la candidatura di Capezzone: da radicale mi sono molto stupito quando è diventato il portavoce del Pdl, così si potrebbe riscattare".

Poi Vasco parla dei prossimi referendum: "L'acqua è il problema più grande che c'è, io sono per l'acqua pubblica, è impensabile che possano usufruirne solo quelli che possono permettersela pagandola, lo dico da radicale, un radicale di sinistra: io da sempre sto accanto a quelli che hanno bisogno. Per quanto riguarda il legittimo impedimento non conosco bene i dettagli del decreto, ma posso dire che Berlusconi se vuole avere il rispetto dei cittadini non può mancare di rispetto alla carica istituzionale che occupa, quindi non può fare ciò che vuole, almeno per il tempo in cui è presidente del Consiglio. Sul nucleare sono invece più possibilista, anche perché le centrali ce l'ha anche la Francia, e si trovano appena al di là dei nostri confini".

(07 giugno 2011)

 

 

VERSO IL 12-13 GIUGNO

Referendum, i settimanali cattolici

fanno campagna per i quattro Sì

Valanga di appelli, digiuni e slogan sulle testate diocesane, un milione di copie per 190 giornali: con poche eccezioni tutti a favore delle abrogazioni

di ORAZIO LA ROCCA

Referendum, i settimanali cattolici fanno campagna per i quattro Sì Manifesti referendari per il Sì

CITTÀ DEL VATICANO - "Salviamo sorella acqua!". "La legge è uguale per tutti". "No all'energia nucleare". Una valanga di frasi e di slogan a favore dei "sì" ai 4 referendum, ma anche forti, convinti inviti a "credenti, non credenti e uomini di buona volontà" a partecipare compatti al voto di domenica e lunedì prossimi per "centrare l'obiettivo di raggiungere il quorum". E' il grande tam tam messo in atto dai settimanali diocesani in questi giorni in edicola in vista del voto referendario.

Nella stragrande maggioranza dei giornali di proprietà dei vescovi italiani (190 testate per un tiratura media di oltre un milione di copie), campeggiano editoriali che non fanno mistero di tifare apertamente per i "sì", in linea con analoghi appelli fatti in anche da sigle storiche come Azione cattolica italiana, Acli, Pax Christi, e da ben 40 diocesi.

Tra gli interventi più autorevoli, quello di Roma 7, il settimanale diocesano di Roma (la diocesi del Papa) guidata dal cardinale vicario Agostino Vallini, che nell'ultimo numero pubblica un ampio intervento contro il nucleare e a favore della difesa dell'acqua "come bene comune", ricordando che su queste tematiche venerdì prossimo la Cei organizzerà un convegno dal titolo "Per una Chiesa custode del creato" presso la facoltà teologica di Padova. Appuntamento cruciale alla vigilia dei referendum, come ricorda anche La difesa del popolo (Padova).

 

Dello stesso tenore è l'appello della Azione cattolica pubblicato su Millestrade, testata della diocesi di Albano, retta dal vescovo Marcello Semeraro, presidente della editrice del quotidiano cattolico Avvenire: "L'acqua, l'energia, la giustizia sono temi di interesse comune e centrali per i singoli cittadini e per l'intera comunità" per cui "partecipare attivamente al voto diventa un'alta forma di democrazia". Ancora nel Lazio, il settimanale della diocesi di Civita Castellana, nella nota "Non privatizzare sorella acqua" ricorda che domani in piazza San Pietro "missionari, suore e sacerdoti si riuniranno per digiunare e pregare in difesa dell'acqua" su invito dei missionari Alessandro Zanotelli e Adriano Sella.

Anche La voce del popolo (Brescia), invita i cittadini a recarsi "massicciamente" alle urne per centrare l'obiettivo del quorum", polemizzando con i "tentativi" fatti dal governo per vanificare il voto sul nucleare e di mettere la sordina ad "una questione di rilevanza universale come è la gestione dell'acqua come bene comune".

Non mancano editoriali che legano la sorte del governo Berlusconi ai referendum: "Inizia una nuova fase?" si chiede, infatti, La Cittadella (Mantova). Sferzante, La Vita casalese (Casale Monferrato): "Il vento è cambiato" per un "governo cabarettista ed umiliato ogni volta che ha partecipato a consessi internazionali. "C'è un tempo per... cambiare", tuona - evocando l'Ecclesiaste - Risveglio Duemila, (Ravenna-Cervia).

Tante le schede sui "sì" e sui "no", come fanno, ad esempio, Il Popolo (Pordenone) - "Acqua nostra e gli altri referendum"; L'Azione (Vittorio Veneto) - "Referendum sul nucleare, una scelta per quale futuro?" - ; Il nostro tempo (Torino) che, però, ricorda pure che "l'acqua è anche una questione etica". Per Vita Trentina (Trento) "l'acqua è di tutti come l'aria, e le politiche che vogliono privatizzarla sono contrarie all'approccio cristiano". Dello stesso tono il Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), che, però, avverte che " il vero problema è la partecipazione".

Non meno significativi i richiami di Notizie di Carpi, ("Alle urne per decidere su acqua, nucleare e legittimo impedimento"), del Corriere Apuano (Massa Carrara-Pontremoli), che di fronte a tentativi di vanificare i referendum parla di "scippo e insulto alla sovranità popolare" e definisce "l'abolizione del legittimo impedimento non un sì antiberlusconiano, ma un sì alla Costituzione che sancisce che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge".

Ancora "convinti sì" ai 4 quesiti da Toscana Oggi (diocesi di Firenze), che correda il servizio con schede tecniche", e dai francescani del Sacro Convento di Assisi che sulla loro rivista, San Francesco Patrono d'Italia, in più occasioni hanno sposato la causa dei referendum in difesa di "nostra sorella acqua, dell'ambiente e di tutto il creato". Pochissime, invece, le voci fuori dal coro, come quelle de L'Avvenire di Calabria (Reggio Calabria) e de La Voce (Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino), che invitano ad appoggiare il decreto Ronchi "perché il vero problema dell'acqua sono le condutture e l'inadeguatezza dei servizi pubblici".

(07 giugno 2011)

 

 

 

 

2011-06-06

LA NOMINA

Consulta, Quaranta eletto presidente

"Non si può bloccare referendum"

Napoletano, gradito al centrodestra, succede a De Siervo il cui mandato scadeva il 29 aprile. La Corte costituzionale sotto la sua presidenza si deve ora pronunciare sul quesito sul nucleare riformulato dalla Cassazione, che così motiva il suo via libera alla consultazione: "Col dl omnibus del governo si apre al nucleare nell'immediato"

Consulta, Quaranta eletto presidente "Non si può bloccare referendum" Alfonso Quaranta

ROMA - La Consulta non può bloccare il referendum sul nucleare. E' l'opinione espressa da Alfonso Quaranta, neo-presidente della Corte Costituzionale, che succede a Ugo De Siervo, il cui mandato è scaduto lo scorso 29 aprile. Quaranta ha parlato con i giornalisti subito dopo la sua elezione, affrontando il tema più caldo su cui si attende la pronuncia dei giudici costituzionali: "Personalmente ritengo che non sia nei poteri della Corte bloccare il referendum" sul nucleare, ha detto. La decisione arriverà comunque in tempi rapidi, con ogni probabilità già domani.

Quaranta ha anche affermato di ritenere inopportune "le interferenze esterne sull'autonomia della Corte", dando un altolà a indebite pressioni che, spiega in seguito, sono da riferire alla scelta dei giudici in corsa per la presidenza. "Questa mia elezione - ha aggiunto - fa giustizia di ogni illazione sulla presunta politicizzazione della corte, che spero cessi". L'organo continuerà ad operare "nel pieno rispetto dei principi di collegialità, terzietà, imparzialità e indipendenza", assicura il presidente, auspicando che il Parlamento "provveda a nominare presto il quindicesimo giudice, per consentire alla corte di operare nella pienezza della sua composizione".

Ad eleggere Quaranta sono stati, a scrutinio segreto, 13 giudici della Consulta (assente per motivi di salute Maria Rita Saulle, mentre il quindicesimo giudice non è, appunto, stato

ancora scelto dal Parlamento).

Settantacinque anni, napoletano, Quaranta è il 35/mo presidente della Corte e resterà in carica fino al 27 gennaio del 2013. La sua elezione è stata a larga maggioranza, con 10 voti su 13. Alla Corte è arrivato nel 2004, eletto giudice costituzionale dal Consiglio di Stato. Nella corsa alla presidenza non è stata dunque rispettata l'anzianità di carica e Quaranta ha avuto la meglio sia su Paolo Maddalena (giudice proveniente dalla Corte dei Conti che lascerà la Consulta il prossimo 30 luglio), sia su Alfio Finocchiaro (scelto dalla Cassazione e che andrà via il prossimo 5 dicembre).

Ritenuto più gradito al centrodestra, già lo scorso dicembre Quaranta aveva fatto traballare l'elezione di De Siervo per un solo voto di scarto. Nei giorni scorsi Maddalena, indicato come cattolico di area vicina al centrosinistra, ha fatto un passo indietro nella corsa alla presidenza inviando una lettera ai colleghi giudici con il dichiarato scopo di evitare "imbarazzi" e di rasserenare il clima della Corte.

Domani, sotto la presidenza Quaranta, la Corte dovrà prendere in tempi rapidi l'importante decisione, se ammettere o meno il nuovo quesito referendario sul nucleare così come riformulato dalla Cassazione nei giorni scorsi. Ma ci sono altre date importanti: il prossimo 6 luglio toccherà all'ammissibilità del conflitto tra Camera e magistratura di Milano sul 'caso Ruby' per il quale Berlusconi è imputato di prostituzione minorile e di concussione; il 5 ottobre sarà invece la volta del conflitto sul caso Mediatrade sollevato da Palazzo Chigi contro i giudici di Milano che stanno processando il premier per frode fiscale. Il 20 settembre, infine, è atteso il verdetto della Corte sulla legittimità di diversi punti della legge sulla fecondazione assistita.

La Cassazione, intanto, motiva il sì alla consultazione in programma il 12 e 13 giugno affermando che le nuove norme del decreto Omnibus convertito in legge a maggio aprono "nell'immediato al nucleare". Lo mette nero su bianco l'ufficio centrale elettorale della Corte di Cassazione nelle movitazioni con le quali spiega l'ammissione del quesito referendario. In particolare, la Cassazione spiega che "l'articolo 5 comma 1 non esprime solo programmi per il futuro ma detta regole aventi la forza e l'efficacia di una legge che apre nell'immediato al nucleare (solo apparentemente cancellato dalle dichiarate abrogazioni contenute in un provvedimento che completa le sue stesse revisioni abrogative con una nuova disciplina che conserva e anzi amplia le prospettive e i modi di ricorso alle fonti nucleare di produzione energetica)".

(06 giugno 2011)

 

 

 

VERSO IL 12-13 GIUGNO

Referendum, l'Italia in piazza

le date, fino all'8 giugno

A una settimana dal voto referendario si moltiplicano gli appuntamenti in giro per il Paese: ecco un'agenda continuamente aggiornata delle iniziative organizzate da partiti, associazioni e società civile. Continuate a mandare le vostre segnalazioni a referendum@repubblica.it 1 a cura di FLAVIO BINI

Referendum, l'Italia in piazza le date, fino all'8 giugno

DALLE CITTÀ

Bari 2 | Bologna 3 | Firenze 4 | 5Palermo

6Roma 7

8

LUNEDI' 6 GIUGNO

Firenze dalle 16.30 alle 21 - Battiquorum day: giornata straordinaria di mobilitazione per il quorum con porta a porta per la città. Appuntamenti a Borgo Ognissanti - angolo via Curtatone e Piazza Ghiberti

Monza ore 16, Camera del Lavoro - Incontro dibattito sui temi referendari

Milano ore 16.30, Ingresso Stazione Centrale - Iniziativa di sensibilizzazione da parte del comitato beni comuni zona 8

Genova ore 17, Salone Rappresentanza Palazzo Tursi -"Si legge Acqua, Energia, Giustizia... si scrive Democrazia", incontro sui temi del referendum

Bologna ore 17, Sala Conferenze di Via Santo Stefano 119 - Convegno "Economia Verde"

Siena ore 17, Auditorium Santo Stefano Acli La Lizza - Assemblea pubblica: "Energie rinnovabili o nucleare"

Grottaferrata (Roma) ore 17.30, Via del Grottino presso Comunità Capodarco - Assemblea pubblica "Se SI vota SI vince"

Roma ore 17.30, Sala Conferenze Macro – "Alberto Moravia e il nucleare": Dacia Maraini conversa con Antonio Cianciullo e Chiara Valentini

Roma, dalle 18 in via Cesarini 69H - "Sì alla Green Economy", incontro con Edo Ronchi, presidente Fondazione Sviluppo Sostenibile Italia

Roma dalle 18, piazza Santa Maria delle Grazie - Concerto e festa in piazza per i referendum

Torino dalle 18 alle 19.30, Circolo dei Lettori di via Bogino - Incontro sui referendum organizzato dall'associazione Il Contesto Onlus dedicato al quesito sul legittimo impedimento con Alberto Perduca, procuratore della Repubblica Aggiunto, Guido Neppi Modona, vice-presidente emerito della Corte costituzionale; Mario Dogliani, professore ordinario di diritto

Potenza ore 18, Piazza 18 agosto - "In marcia per i beni comuni" con padre Alex Zanotelli

Grosseto 18.30, Parco di Via Giotto - Biciclettata denuclearizzata

Nola (Napoli) 18,30, Chiesa dai SS Apostoli - Convegno-denuncia organizzato da Sel area nolana sulla attività dei privati nella gestione del servizio idrico

Molfetta (Bari) ore 19, Parrocchia di Sant'Achille - Incontro informativo sui quattro referendum

Alessandria ore 19, Hop(Via Arnaldo da Brescia) - Spaghettata e canzoni di Gaber e De Andrè alla scoperta dei referendum organizzato dalle Fabbriche di Nichi

Salerno, ore 20 in piazza Caduti di Brescia - Raduno per l'Acqua e contro il Nucleare

Modena ore 20.30, ex mercato ortofrutticolo - Serata di informazione e sensibilizzazione sui temi del referendum

Casalserugo (Padova) ore 20.35, ex biblioteca via Umberto 67 - Incontro pubblico "Parliamo di.... ACQUA" con Gianni Ballestrin

Cento (Ferrara) ore 21, Sala Polivalente Piazza Lamborghini - Proiezione del film "Water Makes Money": come le multinazionali fanno profitti sull'acqua

Correggio (Reggio Emilia) ore 21 in Palazzo Principi - Incontro dal titolo "L'acqua non si vende"

Balestrino (Savona) ore 21, ex scuderie del Castello - Incontro sui referendum con Alberto Dressino e Roberto Melone

Sesto Ulteriano (Milano) ore 20.45, Sala parrocchiale - Serata di riflessione sui referendum

Roma ore 21, Via Pitacco 29 (Fusolab) - Proiezione del film "H20 Turkish Connection"

Noceto (Parma) ore 21, sede AVIS Via Gandiolo incontro sul tema Nucleare

Cessalto (Treviso) ore 21 - Incontro pubblico sui referendum

Lodi ore 21, Piazza Castello - Incontro promosso dal Circolo PD di Lodi con la partecipazione del "Comitato 2 Sì per l'acqua bene comune" e del "Comitato Lodigiano Energie Alternative e Rinnovabili", con la partecipazione dei comici di Zelig e Colorado Café

Castel Bolognese (Ravenna) ore 21, Teatrino del mecchio mercato - Dibattito sui referendum

Lodi, ore 21 presso piazza Castello - "A Lodi Sì ride": incontro sui temi referendari con ospiti comici di Zelig e Colorado Café

Sesto San Giovanni (Milano) ore 21, CSA Baldina via Forlì 15 - Incontro "Acqua: un diritto, non una merce"

 

MARTEDI' 7 GIUGNO

Curtarolo (Padova) in piazza del Municipio dalle 8 alle 13 - Gazebo e banchetto con presidio permanente

Salsomaggiore, dalle 9 alle 13 al mercato - Distribuzione volantini e banchetto informativo

Aurisina Centro (Trieste) dalle 9 alle 12, Piazza San Rocco - Gazebo informativo sui temi referendari

Siena dalle 15 alle 20, Piazza Salimbeni - Banchetti sui quesiti referendari a cura del Movimento 5 Stelle Siena

Roma ore 17, Via Caltagirone (Piazza Muggia) - "Diritti al quorum, nessun impedimento": evento organizzato dalla Federazione della Sinistra

Palermo ore 17, c/o Centro Studi Anghelos, via L. Pirandello 40 - Incontro "Un'occasione di democrazia diretta per il cittadino: i referendum elettorali 2011"

Latina ore 17.30, Libreria Feltrinelli (Piazza Diaz) - "Le ragioni del sì per l'acqua pubblica". Incontro con Alberto Do Monaco (Comitato acqua pubblica Aprilia)

Cagliari, ore 17 in Via San Lucifero 71 - Incontro pubblico "La verità sul nucleare"

Concesio (Brescia), Auditorium scuola media - Incontro sui referendum

Roma ore 18, Sala Teatro della parrocchia della Natività (Via Gallia 162, Roma) - "La partita del nucleare - La realtà del grande azzardo". Incontro con Marcel Coderch, ingegnere del MIT, tra i massimi esperti in campo energetico e Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e energia del WWF Italia.

Caltavuturo (Palermo) - Visita guidata delle scuole elementari alle sorgenti comunali e ai luoghi di adduzione, raccolta e distribuzione del servizio idrico comunale

Roma dalle 18 alle 20, Parco Tiburtino della Cacciarella - Banchetto informativo sui temi referendari

Monza ore 18, Bottega del Villaggio Globale - Presentazione del libro "L'acqua non è una merce" di Luca Martinelli

Asti, ore 18 in Municipio - "4 SI AI REFERENDUM": dibattito pubblico

Roma ore 18.30, Piazza Santa Maria Liberatrice - Testaccio in piazza per i referendum

Putignano (Bari) ore 19, sede Fidas di Corso Vittorio Emanuele - "Un sì per la vita" incontro/dibattito sulle tematiche dei referendum abrogativi

Alghero ore 19, Aula magna asilo Sella - dibattito sui referendum

Anzola Emilia (Bolgona) dalle 19 alle 23, Piazza Grimandi e Sala consiliari - Una serata per il sì: incontro/intervista con Luca Lombroso, perito nucelare e metereologo

Soverato (Catanzaro), ore 19.30 presso la Sala Consiliare Palazzo di Città - "Le ragioni del Sì": incontro sui referendum

San Lazzaro di Savena (Bologna) ore 20, Centro Sociale La Terrazza (Ponticella) - Incontro e cena di autofinanziamento per la promozione dei referendum

Roma ore 20, Terme di Caracalla - Apertura della Festa di Sel di Roma. Dibattito sul nucleare con Gianni Mattioli (docente di Fisica), Pancho Pardi (Idv), un rappresentante Cna, Antonio Filippi (Cgil)

Roma ore 20, Cineclub Detour (via Urbana 47) - "Acqua azzurra, acqua chiara, acqua pubblica": serata a sostegno del "sì" al referendum

Torino, dalle 20 al Cafè Liber (Corso Vercelli 2); dibattito su nucleare e leggitimo impedimento; a seguire la proiezione del documentario "Water Makes Money"

Milano 20,30, teatro Elfo Puccini - Incontro "Acqua pubblica - Parigi, Berlino, Madrid, Italia. Stop al Nucleare"

Trecasali (Parma) ore 20,30, Sala civica comunale - "Tutti per uno. Sì per tutti". Assemblea pubblica sui referendum

Stallavena (Verona), alle 20.30 presso la Sala Civica - Serata di approfondimento sui 4 quesiti referendari

Torino ore 20.30, Via Moretta 55 bis - Incontro "Le energie del lavoro - Nucleare e Rinnovabili, che cosa genera più occupazione?"

Calcinato (Brescia) ore 20.45, sala civica Morelli - Incontro pubblico sul nucleare

Talamona (Sondrio) ore 20.45, Casa della cultura - Spettacolo "H2Oro"

Bonate Sotto (Bergamo) ore 20.45, Circolo Socio Culturale - Inconro pubblico sui temi del referendum promosso da Arci, Acli e Idv

Concesio (Brescia) ore 20.45, Auditorium scuole medie - "Acqua, nucleare e legittimo impedimento". Incontro organizzato da Pax Christi, Libera, Azione Cattolica, Acli, Libertà e giustizia e Legambiente

Villa d'Almè (Bergamo) dalle 20.45, Sala Consiliare - Assemblea pubblica informativa

Campodarsego (Padova) ore 20.45, Sala Consiliare - Incontro pubblico "Il commercio della vita è schiavitù: l'acqua è la fonte della vita"

Castagneto Po (Torino) ore 21, Centro Incontri - Incontro sui temi referendari

Pinerolo (Torino) ore 21, Teatro del Lavoro - Manifestazione di chiusura della campagna referendaria

Scanzano Jonico (Matera) ore 21, Piazza Gramsci - Assemblea pubblica sul nucleare

Bibbiano (Reggio Emilia) ore 21, Cinema Teatro Metropolis - "L'acqua come merce": incontro con Claudio Jampaglia

San Giovanni in Marignano (Rimini), ore 21 presso la sala del Consiglio Comunale - Incontro dal titolo "Acqua: Pubblica o Privata"

Siziano (Pavia) ore 21, Sala Consiliare - Incontro sui referendum con Cesare Del Frate (referente provinciale Comitato Antinucleare Pavia), Alessandro Confetti (responsabile mobilità provinciale PD) e Manila Filella (Avvocato penalista)

Mestre ore 21, Centro civico Terraglio - Incontro pubblico sui referendum

Misinto (Monza) ore 21, Sala consiliare - Incontro sui referendum con Domenico Guerriero, membro del comitato referendario e Alessandro Campi, coordinatore del PD di Misinto.

Salò (Brescia) ore 20.30, Centro Sociale "I pini" - Incontro "Energia nucleare o fonti rinnovabili"

Roma ore 21, cinema l'Aquila - Proiezione del film "The Well - voci d'acqua dall'Etiopia" (prima nazionale)

Cologno al Serio (Bergamo) ore 21, Auditorium scuole medie - Dibattito "Informare per votare"

Appignano del Tronto (Ascoli Piceno) ore 21 - Proiezione del documentario: "L’Acqua dei Sibillini, Sangue della tua Terra"

Rapallo (Genova) ore 21.30, Piazza Venezia - Incontro con Angelo Baracca (Professore di Fisica presso l'università di Firenze) in vista del referendum contro il nucleare

 

MERCOLEDI' 8 GIUGNO

Fucecchio (Firenze) dalle 9 alle 13.00, Piazza XX Settembre - Banchetto informativo promosso da SeL Fucecchio

Fabrica di Roma (Viterbo) - Gazebo in Via XXV aprile per la distribuzione di materiale informativo sui referendum

Pistoia ore 11.30, Piazza del Duomo - Coreografia per dire no al nucleare organizzata dai Verdi

Milano dalle 15 alle 17, Acquario Civico di Milano - Convegno Formativo "Energia: Rinnovabili e Nucleare", organizzato dal Wwf

Misterbianco (Catania) ore 16,30, Piazza Berliunguer - Carovana Referendaria

Roma ore 17.30, via Po 25/c - Manifestazione podistica "Io corro a votare sì" con partenza dalla sede del Wwf

Roma ore 18, piazza di Pietralata - "Festa per il sì"

Napoli 17.30, Piazza Trieste e Piazza Trento - "Diamoci una mano per dire sì". Catena umana organizzata da Greenpeace e Wwf

Monza ore 18, Piazza San Paolo - DivertirSI: 6 artisti di Zelig a Monza per l’acqua comune con gruppi musciali giovanili

Vicenza ore 18, Piazza delle Poste - Festival di band emergenti per sensibilizzare la cittadinanza al voto del 12-13 giugno

Crotone ore 18, Corso Vittorio Veneto - Stand informativo sui referendum

San Giovanni in Persiceto (Bologna), ore 18 - 'Girotondo pro referendum': una catena umana fatta da grandi e bambini che si svilupperà per la circonvallazione del paese

Guidonia (Roma) ore 18 presso la sala consiliare - Incontro dal titolo "Referendum...perché Sì!"

Velletri (Roma) ore 18.30, Piazza Cairoli - Comizio organizzato dal Partito democratico di Velletri

Roma ore 19, Roma Scout Center - "Orientiamoci ai referendum"

Torino ore 19, luoghi vari - "Notte col battiquorum"

Capurso (Bari) ore 19.30, Piazza Umberto I - Manifestazione a sostegno dei 4 quesiti referendari

Leverano (Lecce) ore 20, - C'è chi dice sì. Incontro organizzato da Pd, Giovani democratici e Legambiente

Schio (Vicenza) ore 20,30, Palazzo Toaldi Capra - Referendum: le proposte del PD. Incontro con Luca Musumeci, responsabile Ambiente Pd Veneto

Zugliano (Vicenza) ore 20,30, ex Sala Consiliare - "Il legittimo impedimento". Cosa siamo chiamati a voatre il 12 e 13 giugno. Incontro con Massimo Michelozzi, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Venezia.

Cannobio (Verbano-Cusio-Ossola) 20.45, Sala riunioni Viale Vittorio Veneto - Conferenza dibattito "Nucleare, acqua bene comune, legittimo impedimento".

Sona (Verona) ore 20.45, teatro parrocchiale - "Acqua diritto di tutti": serata informativa sui temi del referendum

Piazza Brembana (Bergamo) ore 20.45, Biblioteca comunale - Serata informativa sui referendum

Caprino Veronese (Verona) ore 21, sala civica - Incontro pubblico sui refrendum

Binasco (Milano) ore 21, Castello Visconteo - Spettacolo teatrale per l'acqua

Mestrino (Padova) ore 21, Casa delle associazioni - "L’acqua va al referendum", tavola rotonda in vista del referendum

Milano ore 21, Circolo Acli Bicocca - "L'acqua è un bene di tutti": incontro in occasione dei referendum

San Costanzo (Pesaro) ore 21, Piazza Pascolini - Incontro pubblico sui temi referendari

Cernusco sul Naviglio (Milano) ore 21 Piazza Unità d'Italia - "H2Oro", serata spettacolo con la presentazione del libro omonimo di Fabrizio de Giovanni

Salzano (Venezia) ore 21.00, Robegano - Incontro pubblico sui referendum

Sesto Fiorentino (Firenze) ore 21, Circolo Arci "La Costituzione" - "Perchè?", incontro con il Prof. Renzo Vallauri dell'Università di Trento organizzato dal comitato pro-referendum

San Cesario sul Panaro (Modena) ore 21.30, Corso Libertà - Concerto di Cisco in favore del referendum

(05 giugno 2011)

 

 

 

GOVERNO

Arcore, via al vertice Berlusconi-Bossi

Letta: "Sarà una giornata calda"

Il sottosegretario scherza sul "pranzo della verità" tra il premier e il leader leghista. Sul tavolo la strategia dell'esecutivo per rispondere al risultato catastrofico delle amministrative

Arcore, via al vertice Berlusconi-Bossi Letta: "Sarà una giornata calda" Gianni Letta e Silvio Berlusconi

ROMA - La giornata politica si preannuncia "calda" sintetizza il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, aprendo i lavori di un convegno a Roma. "Devo uscire un po' prima - sottolinea Letta con una battuta salutando i presenti - perché, come avete letto sui giornali, la giornata si preannuncia piuttosto calda, non solo meteorologicamente". Il riferimento del sottosegretario è, probabilmente, al vertice tra Berlusconi e Bossi 1 iniziato da poco ad Arcore. Berlusconi, con a fianco il ministro della giustizia e neosegretario del Pdl Angelino Alfano , ha accolto lo stato maggiore del Carroccio. Fra i nodi da sciogliere il rimpasto di governo e il nuovo ministro della giustizia, la manovra economica e i ministeri al nord. Occhi puntati anche sul ministro dell'economia, Giulio Tremonti, atteso al vertice.

Un ulteriore riferimento all'attualità politica italiana Letta lo ha poi fatto rivolgendosi all'ex commissario europeo Mario Monti: "Ti ringrazio per il richiamo alla responsabilità, quando hai detto che le prossime tre settimane saranno settimane chiave per l'Europa. Temo che lo saranno anche per l'Italia". Monti ha tenuto un discorso in cui ha evidenziato l'importanza delle prossime decisioni a livello europeo dal punto di vista degli impegni economici, a partire dalle raccomandazioni Ue programmate per domani. Per Letta i giorni che verranno saranno cruciali "per

lo stesso motivo o per un motivo molto connesso e collegato". Ecco perché, ha concluso, "è un richiamo tanto più utile alla nostra responsabilità".

(06 giugno 2011)

 

 

DIREZIONE PD

Bersani: "Il Pd sarà il primo partito"

Vendola: "Su Sel parole meschine"

Il segretario respinge l'idea di "carovane" in stile Unione per battere Berlusconi, ma assicura confronti "sul merito delle riforme con tutte le forze di opposizione". "Governo dimissionario alla verifica". Ma il leader di Sel lo bacchetta: "Serve più umiltà". La lezione delle amministrative: "Il Pd deve diventare più aperto e partecipato". Capitolo referendum: "Massimo impegno per il quorum"

Bersani: "Il Pd sarà il primo partito" Vendola: "Su Sel parole meschine"

ROMA - Con un discorso ad ampio raggio alla direzione nazionale del partito, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani chiarisce punto per punto la posizione dei democratici e i loro obiettivi in relazione al presente, i referendum, e il futuro, come presentarsi alle prossime elezioni politiche dopo la tornata delle amministrative che ha inferto un pesante scossone alla tenuta della maggioranza di centrodestra, ma che è stata una lezione anche per il Pd. Sui referendum, Bersani garantisce il massimo impegno del Pd per il raggiungimento del quorum. Quanto agli scenari paventati da più parti, riguardanti alleanze con i democratici al centro di cordate tra forze variegate e contraddittorie, messe in piedi col solo scopo di battere Berlusconi alle urne, il segretario del Pd nega tutto. E nega, in particolare, un ritorno di alleanza sul modello dell'Unione. Ma, improvvisa, scoppia una dura polemica con Nichi Vendola: "Considero la dichiarazione di Bersani un po' pelosa" dice il leader di Sel in un'intervista a Repubblica tv, in riferimento a quanto dichiarato ieri dal segretario del Pd sulla sua affidabilità, da verificare prima del voto. "Credo che nel centrosinistra nessuno debba mettersi in cattedra e considerare gli interlocutori come degli alunni da sottoporre a degli esami - replica il governatore pugliese -, quella di Bersani è una dichiarazione meschina, figlia di una cultura del partito che trovo assai invecchiata. Tutti quanti siamo chiamati dalla forza del cambiamento a metterci in discussione, ad

avere il coraggio di aprirci culturalmente".

IL VIDEO 1

Capitolo referendum. "Faremo di tutto per raggiungere il quorum - assicura il segretario dei democratici -. Sarà arduo ma è possibile raggiungerlo". Sull'acqua pubblica, Bersani aggiunge che "non accettiamo speculazioni sulla nostra posizione: un ministro come Ronchi, che non conosce la differenza tra liberalizzazione e privatizzazione forzata, non dovrebbe avere la patente di ministro". Con l'avvicinarsi della verifica di maggioranza, il segretario del Pd invita ancora una volta il governo a presentarsi dimissionario. "Una maggioranza - sottolinea Bersani - che non è più quella uscita dalle elezioni. Siamo al ribaltone e al teatrino della politica. La maggioranza non c'è più nel Paese. Siamo all'assenza di governabilità. Il governo si presenti dimissionario alla verifica parlamentare". Bersani quindi ricorda all'esecutivo che "la strada maestra per noi sono le elezioni, ma siamo disponibili a considerare eventuali condizioni per cambiare la legge elettorale".

Alleanze. Allungando lo sguardo sugli scenari futuri e le strategie per compiere il cambiamento della guida politica del Paese, Bersani garantisce che l'idea di un progetto in stile Unione è da scartare, perché "il Paese non ha bisogno di generiche carovane, ma di una rotta decisa". "L'Unione è una strada che non ripercorreremo - rimarca ancora Bersani -. Il prossimo governo avrà la più grande forza riformista del paese. Questo significa che ci prenderemo la responsabilità di avviare confronti sul merito delle principali riforme con tutte le forze di opposizione, ma non a generiche carovane".

Il futuro del Pd. Per rafforzare il concetto, il segretario del Pd lancia una sfida che riguarda in primis il suo partito. "Vogliamo essere il primo partito italiano - afferma Bersani in Direzione nazionale -. Questo risultato ci dice che il Pd non è un'ipotesi da verificare, né un fragile campo di forze sottoposto a intemperie. Siamo il soggetto riformista che volevamo e che intendiamo rafforzare. Ora vogliamo essere il primo partito italiano e il soggetto primario dell'alternativa democratica e riformista".

Amministrative. Bersani è il primo a essere consapevole che le ultime amministrative sono state una lezione anche per il Pd. E annuncia "entro fine mese una direzione sul partito per mettersi all'altezza situazione. Abbiamo perso amministrazioni per le nostre frantumazioni. Questo non potrà più accadere. Dobbiamo avviare il percorso verso la conferenza sul partito che non sia burocratico, ma aperto e largamente partecipato che coinvolga il territorio, i circoli e la rete. Serve un partito più federale e più nazionale. E' necessario il rapporto tra amministratori e gruppo dirigente, il ruolo dell'iscritto e il ruolo dell'elettore. Dobbiamo mettere in sicurezza le primarie. E rendere esigibili i codici etici".

D'Alema. "Non rifaremo vecchi errori". "Non sono accettabili le caricature delle prospettive politiche che ci dipingono come un elenco di sigle di partito, che non c'è mai stato, mentre la nostra è una proposta al Paese. Siamo consapevoli che i progressisti non sono autosufficienti ma siamo l'asse portante e non rifaremo l'errore del '93-'94, quando passammo dal nostro trionfo alle comunali alla vittoria di Berlusconi" dice Massimo D'Alema. Che sottolinea "la convergenza di elettori moderati e progressisti si è largamente realizzata nei ballottaggi".

Veltroni: "Riformismo e primarie nostro dna". Per Veltroni, la crisi del centrodestra e la domanda di cambiamento espressa emersa dalle amministrative "ci chiedono una risposta all'altezza e questa non può essere che la costruzione di una alternativa autenticamente riformista" con al centro il Pd e capace "di unire forze diverse e conquistare il voto della maggioranza degli italiani". "La scelta delle primarie corrisponde a questo rapporto nuovo che abbiamo visto tra cittadini e politica e che il bipolarismo (non certo il bipolarismo personalistico del berlusconismo) è ormai introiettato nella coscienza dei cittadini. Il voto, insomma, ci consegna grandi possibilità. Per interpretarle bisogna lavorare, è nel dna del Pd, per aprire un ciclo di profondi cambiamenti, cioè una vera alternativa riformista".

Franceschini: "Da soli non si vince". Le elezioni si vincono con un'alleanza allargata, l'autosufficienza è un abbaglio che porta alla sconfitta. Così Dario Franceschini nel suo intervento alla direzione del Pd. "Siamo di fronte a un rischio - premette il capogruppo del partito alla Camera -: quello di chi ritiene che abbiamo già vinto. Ma Berlusconi non si farà da parte". "Ci siamo presentati a queste elezioni con la linea di alleanza costituzionale, valutata positivamente dagli elettori - ricorda ancora Franceschini -. Al nostro elettorato dobbiamo spiegare bene che un'alleanza larga serve non soltanto per avere una certezza di vincere, con una legge elettorale che prevede il premio di maggioranza. Ma servirà soprattutto dopo, perché occorrerà ricostruire sulle macerie del berlusconismo, che non sono solo macerie economiche, ma morali e di valori".

(06 giugno 2011)

 

 

Vendola risponde a Bersani: ''Sue parole un po' meschine''

(6 giugno 2011)

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Il leader di Sinistra Ecologia e Libertà a Repubblica Tv. "Le parole di Bersani, sulla necessità di verificare la mia affidabilità prima del voto, sono un po' pelose e meschine. La proposta di D'Alema su un governo di transizione è fuori dal tempo e rischia di affossare la lezione dei ballottaggi, per la quale il contributo di Sel è stato decisivo. Sulle alleanze non pongo veti, e spero che non ne pongano su di me" - L'intervista di Annalisa Cuzzocrea

 

 

 

 

2011-06-03

PDL

Berlusconi: "Referendum inutili

e senza conseguenze sul governo"

Il presidente del Consiglio torna sui risultati delle amministrative e la riorganizzazione del partito: "Abbiamo preso un gol ma vinciamo ancora 4-1, ok alle primare ma con certezze su chi vota". Smentite anche le tensioni con Tremonti: "Merita un monumento"

Berlusconi: "Referendum inutili e senza conseguenze sul governo" Silvio Berlusconi

ROMA - Silvio Berlusconi torna a parlare del risultato delle amministrative. Intervenendo a La telefonata di Maurizio Belpietro su Canale5, il presidente del Consiglio ripete quanto aveva già detto: "Abbiamo subito un gol ma continuiamo a vincere e a condurre per 4-1". E continua riassumendo quello che a suo parere è stato l'esito delle elezioni degli ultimi anni: "Riconosciamo la sconfitta. L'abbiamo fatto anche nel '96, quando avvenne a seguito del ribaltone propiziato da Scalfaro, l'abbiamo fatto nel 2006 quando siamo stati battuti per 25 mila voti dai brogli della sinistra. Poi gli elettori hanno capito e dal 2008 abbiamo sempre vinto".

Il premier ribadisce poi la sua opinione sulle eventuali primarie nel Pdl: "Io non sono contrario, purché si arrivi ad essere certi che i votanti siano davvero sostenitori del nostro partito e non infiltrati della sinistra". Quanto alla scelta del nuovo nuovo segretario politico, Berlusconi assicura che Angelino Alfano avrà pieni poteri. "Alfano avrà tutti i poteri che gli verranno delegati attraverso la modifica dello statuto dal presidente (del Pdl, ndr), e sarà lui a dare ai tre coordinatori i compiti che riterrà opportuno conferire a ciascuno di loro", spiega il premier.

Al centro della conversazione, anche i prossimi referendum. Quello del 12 e 13 giugno sul nucleare , sostiene il presidente del Consiglio, sarà un voto "inutile" e in ogni caso "il governo rispetterà il

volere dei cittadini". "Non daremo nessuna indicazione ai nostri sostenitori che avranno anzi libertà di scelta - spiega - anche se questi referendum nascono da iniziative demagogiche". "Il quesito sull'acqua - prosegue - è del tutto fuorviante perché non è vero che la legge che si vuole abrogare voglia privatizzarla ma solo porre fine a sprechi. E sul nucleare - dice ancora - le norme sulla localizzazione delle centrali sono state già abrogate e quindi si chiede ai cittadini di votare sul nulla".

Ad ogni modo, assicura Berlusconi, "ci asteniamo dal prendere posizione e ci adegueremo alla volontà dei cittadini". E l'esito della consultazione "non avrà nulla a che vedere sul governo". Nessun problema, secondo il premier, neppure nei rapporti con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. "Dovremmo fargli un monumento - dice - perché stiamo uscendo dalla crisi senza adottare le misure che hanno invece adottato gli altri paesi europei". "Noi - aggiunge - non abbiamo aumentato nessuna imposta e non abbiamo messo mai, mai le mani nelle tasche degli italiani". "Abbiamo il dovere di arrivare al 2013 per onorare il patto con gli elettori del 2008 e dobbiamo arrivarci perchè è l'unico esecutivo in grado di garantire la governabilità", afferma ancora il Cavaliere.

(03 giugno 2011)

 

 

IL CASO

Nucleare, Enel denuncia

"Rubato pc con analisi siti"

Il furto negli uffici romani a Tor di Quinto di un computer "contenente documenti aziendali relativi a studi e analisi preliminari, privi di risvolti operativi, sulle caratteristiche di siti per impianti nucleari in Italia e all'estero. Un fatto singolare a pochi giorni dal referendum"

Nucleare, Enel denuncia "Rubato pc con analisi siti" La sede dell'Enel in via Tor di Quinto

 

Enel ha denunciato alla polizia il furto negli uffici romani dell'area nucleare a Tor di Quinto di un computer ''contenente documenti aziendali relativi a studi e analisi preliminari, privi di risvolti operativi, sulle caratteristiche di siti per impianti nucleari in Italia e all'estero''. Per l'azienda, si legge in una nota, ''è davvero singolare che un furto così mirato avvenga proprio a pochi giorni dalla tornata referendaria''.

Il pc apparteneva a una dipendente dell'Enel. La donna ha riferito agli agenti della polizia che "questa mattina alcuni ignoti hanno portato via dal cassetto chiuso a chiave, il computer portatile assegnatole dall'Enel".

Secondo una prima ricostruzione, il furto potrebbe essere avvenuto tra le 16.40 del primo giugno, orario in cui la dipendente ha lasciato l'ufficio, e le 8 e 20 di venerdì mattina, quando è tornata al lavoro.

La donna ha riferito che il computer, un Hp, era in un cassetto della scrivania chiuso a chiave, nell'open space dove lavora.

Sulla vicenda è intervenuto con una nota Angelo Bonelli, leader dei Verdi. "Ll'Enel ha denunciato il

furto, negli uffici romani di Tor di Quinto a Roma, di un personal computer contenente degli studi preliminari sui siti che avrebbero dovuto ospitare le nuovi centrali nucleari in Italia e all'estero. La stessa azienda lo definisce 'un evento piuttosto strano, a pochi giorni dal referendum del 12 e 13 giugno'. Più che essere strano è assurdo ed antidemocratico che - ad oggi nè il governo nè Enel abbiano mai reso note le località prese in considerazione per costruire le centrali atomiche in Italia".

"Da tempo - spiega Bonellli - i Verdi avevano tentato un'operazione verità, pubblicando l'elenco dei siti e delle regioni interessate dal folle piano di ritorno all'atomo di Berlusconi". "I principali siti di costruzione dei nuovi reattori avrebbero dovuto essere, nelle intenzioni del governo e dell'Enel, i seguenti: Trino Vercellese, Caorso, in Lombardia una centrale fra Mantova e Cremona lungo l'asta pluviale del Po, Monfalcone, Chioggia, San Benedetto del Tronto, Scarlino (Grosseto), Montalto di Castro, Borgo Sabotino (Latina), Oristano, Termoli, Mola di Bari, Scansano Ionico (Matera), Palma di Montechiaro e un deposito di scorie a Garigliano (fra Caserta e Latina).

"Già dal dicembre del 2009 noi Verdi avevamo reso noto i siti dove Enel e governo stavano valutando la costruzione delle centrali nucleari in Italia", ha dichiarato il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, che aggiunge: "Questa lista non è stata mai smentita ufficialmente nè dal governo nè dall'Enel. Ora - prosegue Bonelli - furto o non furto l'Enel farebbe bene a dare un segnale di trasparenza rendendo subito pubblici i siti che ha preso in considerazione per la costruzione delle centrali: si tratta di una informazione essenziale per i cittadini italiani che il 12 e 13 giugno saranno chiamati ad una scelta fondamentale sul futuro proprio e dei propri figli".

(03 giugno 2011)

 

 

REFERENDUM

Da Fli appello per il voto: "Tutti alle urne"

Monito Agcom a Rai. E da domani più messaggi

Dai finiani invito ufficiale a recarsi ai seggi. Bersani contro il premier: "Voto utilissimo". Anche Alessandra Mussolini annuncia il suo "sì" per cancellare il nucleare. Il Garante per le comunicazioni interviene di nuovo per ottenere la necessaria informazione tv. Viale Mazzini aumenta anche le tribune elettorali

Da Fli appello per il voto: "Tutti alle urne" Monito Agcom a Rai. E da domani più messaggi

ROMA - Gianfranco Fini lo aveva ripetuto per due giorni di seguito, ma ora arriva anche l'indicazione ufficiale del partito: "Futuro e Libertà invita tutti ad andare a votare per i referendum, questa è la vera indicazione di voto", ha annunciato a Radio Radicale il capogruppo del Fli Benedetto Della Vedova. Presa di posizione che non nasconde un qualche imbarazzo, visto che una delle norme sulla privatizzazione dell'acqua oggetto della consultazione porta proprio la firma del "futurista" Andrea Ronchi. "Voterò no - precisa quindi Della Vedova - mi chiedo quanti tra i proponenti abbiano letto il testo della Legge Ronchi. É un testo equilibrato di recepimento delle norme europee, che prevede la messa a gara tra pubblico e privato dei servizi pubblici locali, inclusi ovviamente quelli idrici, senza neppure escludere, peró, che la gestione resti appannaggio diretto dei Comuni".

Da chi vuole che la legge non venga cancellata sarebbe lecito aspettarsi un invito all'astensione, che dalla fecondazione assitita alla legge elettorale, all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ha vanificato tutte le ultime consultazioni. Ma in questo caso per Fli la posta in gioco è un'altra visto che il raggiungimento del quorum renderebbe valido anche il pronunciamento su nucleare e legittimo impedimento, due quesiti dal fortissimo significato politico e dall'elevato potenziale anti-berlusconiano. Non a caso anche oggi Berlusconi è tornato anche oggi a ribadire che

i referendum sono inutili 1.

Una connotazione, quella strettamente di schieramento, che invece Antonio Di Pietro vuole ad ogni costo scongiurare. "Il mio sforzo da qui al 12 giugno - dichiara il presidente dell'Idv all'Unità - sarà quello di far comprendere ai cittadini che i referendum non sono un giudizio divino su Berlusconi ma una scelta per il Paese che va oltre i partiti. Acqua, aria e legalità non sono né; di destra né di sinistra". Il punto essenziale del ragionamento di Di Pietro è che per raggiungere il quorum, conferma il presidente dell'Idv, servono anche i voti del centrodestra e in ogni caso non sarà il referendum a dare la spallata finale al premier. "Sono certo che Berlusconi non se ne andrà mai spontaneamente, anche se il governo è arrivato al capolinea", spiega.

Direttamente alle affermazioni di Berlusconi ha voluto rispondere invece il leader del Pd Pierluigi Bersani. "Dice tutto lui: credo invece che quello del referendum sia un voto utilissimo" perché "c'è bisogno di uscire dall'ambiguità, noi siamo senza politica energetica", ha sottolineato il segretario dei democratici. Del resto le rassicurazioni di Berlusconi sembrano non convicere neppure tutti nel Pdl. "Il servizio andato in onda ieri sera da Santoro era bellissimo, andrò a votare al referendum contro il nucleare, per abolirlo", ha annunciato Alessandra Mussolini.

Intanto la corsa per raggiungere il quorum continua a scontrarsi con un'informazione sui quesiti ancora lacunosa. Nonostante il richiamo dell'Agcom, a nove giorni dall'appuntamento col voto, denuncia Roberto Zaccaria, deputato Pd e coordinatore del Gruppo di ascolto sul pluralismo televisivo, "il tema del referendum ha una visibilità alternata nei tg; c'è chi ne parla, e approfonditamente, e chi invece si dimentica pure di citarlo". Da qui il nuovo intervento del Garante che ha diramato oggi un "ultimo avviso" alla Rai, che dovrà assicurare spazi adeguati ai temi dei referendum. E in serata arriva la conferma: Viale Mazzini ha disposto, a partire da domani, nuove programmazioni e spazi per l'informazione sui referendum del 12 e 13 giugno. La Rai ha comunicato la nuova pianificazione delle tribune elettorali e dei messaggi autogestiti. Restando "confermati tutti gli altri spazi calendarizzati", la Rai ha previsto a partire dal 4 giugno messaggi autogestiti aggiuntivi domani su Raidue alle 19,15 e su Raitre alle 18,40 e domenica alle 18.35 su Raiuno e alle 20 su Raitre. Quanto alle tribune elettorali, quella prevista lunedì alle 14,10 è stata spostata da Raitre a Raiuno e quella in programma mercoledì alle 18,25 è stata trasferita ancora su Raiuno da Raidue.

"L'ordine confermativo" adottato oggi dall'Agcom prevede, infatti, "da domani" la diffusione giornaliera dei messaggi autogestiti su tutte le tre reti generaliste assicurando, a rotazione, la collocazione nella fascia di maggior ascolto; la diffusione di tribune elettorali su tutte le tre reti, assicurando a rotazione, almeno su una rete al giorno, la trasmissione nella fascia di maggior ascolto. La televisione di Stato dovrà inoltre garantire una rilevante presenza dei temi oggetto dei referendum nei telegiornali e nelle trasmissioni informative di maggior ascolto di tutte e tre le reti.

(03 giugno 2011)

 

 

REFERENDUM

Nucleare, Cappellacci rilancia per il Sì

"Sardegna voti di nuovo contro le centrali"

Il governatore Pdl contro le posizioni del partito: "Dire No a un'energia pericolosa, meglio economia verde e rinnovabili". L'isola ha già votato per un referendum consultivo sul nucleare, con percentuali bulgare: il 97 per cento ha detto no

di PIER GIORGIO PINNA

Nucleare, Cappellacci rilancia per il Sì "Sardegna voti di nuovo contro le centrali"

CAGLIARI — L’aveva detto mesi fa, sin da quando il governo nazionale aveva rilanciato il programma delle centrali nucleari: "Se vorranno farle nell’isola, dovranno passare sul mio corpo". Poi il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci (Pdl) ha continuato a smarcarsi dalla linea berlusconiana, spiegando durante la campagna elettorale per il referendum consultivo regionale: "Sardi, andiamo tutti a votare: io mi esprimerò contro qualsiasi centrale atomica". E ha promosso una serie di spot in tv e pubblicità sulla stampa per favorire la partecipazione.

Forse non ce n’era nemmeno bisogno. I sardi non soltanto hanno seguito il suo consiglio, si sono attenuti anche alle indicazioni date dal fronte costituito nell’isola da ambientalisti, esponenti del centrosinistra e indipendentisti, schieramento che si era mosso già parecchio tempo prima. E così, precedendo tutti gli altri italiani, in maggio gli abitanti dell’isola hanno dato una risposta forte e chiara: sul 60 per cento dei votanti (in questo caso, bastava il quorum del 33 per cento) il 97,13 per cento ha detto no al nucleare.

Ora, a meno di dieci giorni dal voto nazionale su quattro referendum, tra cui quello sul nucleare, Cappellacci si allontana ancora dal premier e dai suoi ministri con nuove dichiarazioni al rilancio: "Quell’energia tanto pericolosa — afferma senza mezzi termini dopo il blocco annunciato in Germania — va consegnata definitivamente alla storia". E

aggiunge: "Meglio puntare su economia verde e rinnovabili: la nostra politica deve perseguire una ripresa che porti benefici concreti in termini di qualità della vita per i cittadini e sia autentica crescita sociale, culturale, morale".

Non è finita. Segnando una volta di più il confine rispetto alle posizioni del centrodestra nazionale, adesso il presidente della Regione Sardegna incalza: "Il nostro è un orientamento già ribadito a livello comunitario durante la firma del Patto delle Isole dell’Unione Europea. Oggi si consolida grazie alla presa di posizione decisa del governo tedesco". E conclude: "Mi auguro venga replicato il risultato straordinario del referendum regionale celebrato il 15 e il 16 maggio e che la prossima consultazione sul nucleare veda la massima partecipazione dei sardi. Ma certo occorre una mobilitazione analoga a quella già avvenuta: la nostra contrarietà al nucleare va dichiarata in maniera espressa, per oggi e per il futuro".

(03 giugno 2011)

 

 

REFERENDUM

Nucleare, Cappellacci rilancia per il Sì

"Sardegna voti di nuovo contro le centrali"

Il governatore Pdl contro le posizioni del partito: "Dire No a un'energia pericolosa, meglio economia verde e rinnovabili". L'isola ha già votato per un referendum consultivo sul nucleare, con percentuali bulgare: il 97 per cento ha detto no

di PIER GIORGIO PINNA

Nucleare, Cappellacci rilancia per il Sì "Sardegna voti di nuovo contro le centrali"

CAGLIARI — L’aveva detto mesi fa, sin da quando il governo nazionale aveva rilanciato il programma delle centrali nucleari: "Se vorranno farle nell’isola, dovranno passare sul mio corpo". Poi il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci (Pdl) ha continuato a smarcarsi dalla linea berlusconiana, spiegando durante la campagna elettorale per il referendum consultivo regionale: "Sardi, andiamo tutti a votare: io mi esprimerò contro qualsiasi centrale atomica". E ha promosso una serie di spot in tv e pubblicità sulla stampa per favorire la partecipazione.

Forse non ce n’era nemmeno bisogno. I sardi non soltanto hanno seguito il suo consiglio, si sono attenuti anche alle indicazioni date dal fronte costituito nell’isola da ambientalisti, esponenti del centrosinistra e indipendentisti, schieramento che si era mosso già parecchio tempo prima. E così, precedendo tutti gli altri italiani, in maggio gli abitanti dell’isola hanno dato una risposta forte e chiara: sul 60 per cento dei votanti (in questo caso, bastava il quorum del 33 per cento) il 97,13 per cento ha detto no al nucleare.

Ora, a meno di dieci giorni dal voto nazionale su quattro referendum, tra cui quello sul nucleare, Cappellacci si allontana ancora dal premier e dai suoi ministri con nuove dichiarazioni al rilancio: "Quell’energia tanto pericolosa — afferma senza mezzi termini dopo il blocco annunciato in Germania — va consegnata definitivamente alla storia". E

aggiunge: "Meglio puntare su economia verde e rinnovabili: la nostra politica deve perseguire una ripresa che porti benefici concreti in termini di qualità della vita per i cittadini e sia autentica crescita sociale, culturale, morale".

Non è finita. Segnando una volta di più il confine rispetto alle posizioni del centrodestra nazionale, adesso il presidente della Regione Sardegna incalza: "Il nostro è un orientamento già ribadito a livello comunitario durante la firma del Patto delle Isole dell’Unione Europea. Oggi si consolida grazie alla presa di posizione decisa del governo tedesco". E conclude: "Mi auguro venga replicato il risultato straordinario del referendum regionale celebrato il 15 e il 16 maggio e che la prossima consultazione sul nucleare veda la massima partecipazione dei sardi. Ma certo occorre una mobilitazione analoga a quella già avvenuta: la nostra contrarietà al nucleare va dichiarata in maniera espressa, per oggi e per il futuro".

(03 giugno 2011)

 

 

2011-06-02

REFERENDUM

I vescovi invitano al voto

"ma senza politicizzazioni"

Per il 12 e 13 giugno prossimi la Cei cambia atteggiamento rispetto alla consultazione referendaria per la legge 40 sulla procreazione assistita nel 2005, quando fece di tutto per non far raggiungere il quorum. Avvenire: "Ora si decide del futuro". Famiglia Cristiana: "Cavaliere battuto sul nucleare"

I vescovi invitano al voto "ma senza politicizzazioni"

CITTA' DEL VATICANO - Nel referendum del 1974 per il divorzio, in quello del 1981 per l'aborto o in quello del 2005 sulla procreazione assistita la Chiesa si espresse per il non voto o per il 'no'. E' diverso invece l'atteggiamento per i referendum del 12 e 13 giugno prossimi dove, senza indicazioni esplicite di voto e invitando a "non politicizzare" i quesiti, i vescovi italiani hanno invitato ad andare alle urne. Una posizione diametralmente opposta da quella presa nella consultazione referendaria per la legge 40 sulla procreazione assistita, quando la Cei guidata allora dal cardinal Camillo Ruini vinse la sua battaglia affinché non si raggiungesse il quorum.

Che i quesiti del 12 e 13 giugno non vadano "politicizzati" è quanto sostiene oggi un editoriale di Avvenire, secondo cui i promotori "puntano a dare a un eventuale successo il significato di un'estensione della sconfitta subita dalle formazioni che compongono la maggioranza di governo nel recente volo amministrativo parziale". "Ci sono ragioni - scrive il giornale dei vescovi - per riflettere sul merito dei quesiti, in modo da decidere se e come partecipare al voto, che non sembra utile cancellare o sommergere con il generico appello a un voto impropriamente caricato di significati politici. Le questioni poste, checché se ne dica, non riguardano il destino di un esecutivo e del suo leader, ma il futuro di un Paese".

Famiglia Cristiana parla invece di un "Cavaliere 'battuto' sul nucleare", dal

momento che "Berlusconi immaginava che la Cassazione avrebbe annullato questo referendum". E poiché "così non è stato", questa è "un'altra sconfitta che si aggiunge alla disfatta elettorale delle amministrative". Il settimanale dei Paolini prevede tra l'altro la "più che probabile vittoria dei 'si per tutti e quattro i quesiti", anche se "resta naturalmente da vedere" il superamento del quorum.

E' soprattutto contro la privatizzazione dell'acqua, comunque, che gli ambienti cattolici sono mobilitati. Il prossimo 9 giugno sacerdoti, suore e missionari si raduneranno in Piazza San Pietro per un giorno di digiuno a pane e acqua per "salvare l'acqua", iniziativa lanciata dai padri missionari Adriano Sella e Alex Zanotelli. E anche l'Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, ha dato di recente ampio spazio a un'intervista al vescovo cileno monsignor Luigi Infanti della Mora, strenuo sostenitore della difesa dell'acqua come bene fondamentale e inalienabile, per il quale "la crescente politica di privatizzazione è moralmente inaccettabile" e rappresenta "un'ingiustizia istituzionalizzata".

E' invece di oggi la sollecitazione ad "andare a votare e a invitare altri a fare lo stesso" data dalla Commissione nazionale Giustizia, Pace e Creato della famiglia di suore e padri domenicani, vista la "sensibilità dei temi di cui si parla: acqua, nucleare e giustizia". La commissione "ha deciso di non esprimere un consiglio di voto, ma vuole invitare la famiglia domenicana tutta a partecipare responsabilmente a questo momento e spazio di democrazia". "Questa volta - dicono i domenicani - riteniamo particolarmente importante esercitare questo diritto-dovere". In particolare, il primo tema, l'acqua, "è un diritto fondamentale e non solo un bisogno". Il secondo, il nucleare, "ci chiede di decidere non solo per il presente, ma per un lungo futuro".

La famiglia domenicana ricorda che il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, ha sottolineato nei giorni scorsi che "sul tema dell'acqua, i vescovi italiani esortano a una 'responsabilita' e cura sempre più grande perché i beni comuni rimangano e siano salvaguardati e custoditi per il bene di tutti". Crociata aveva chiarito che "tutte le espressioni di volontà popolare sono da incoraggiare e apprezzare come elemento di democrazia". E, pur "senza sostituirci alla coscienza di nessuno", l'invito agli elettori era di "comprendere cosa in ambito politico risponda al bene comune".

(02 giugno 2011)

 

 

BLOG REFERENDUM

REFERENDUM

I vescovi invitano al voto

"ma senza politicizzazioni"

Per il 12 e 13 giugno prossimi la Cei cambia atteggiamento rispetto alla consultazione referendaria per la legge 40 sulla procreazione assistita nel 2005, quando fece di tutto per non far raggiungere il quorum. Avvenire: "Ora si decide del futuro". Famiglia Cristiana: "Cavaliere battuto sul nucleare"

I vescovi invitano al voto "ma senza politicizzazioni"

CITTA' DEL VATICANO - Nel referendum del 1974 per il divorzio, in quello del 1981 per l'aborto o in quello del 2005 sulla procreazione assistita la Chiesa si espresse per il non voto o per il 'no'. E' diverso invece l'atteggiamento per i referendum del 12 e 13 giugno prossimi dove, senza indicazioni esplicite di voto e invitando a "non politicizzare" i quesiti, i vescovi italiani hanno invitato ad andare alle urne. Una posizione diametralmente opposta da quella presa nella consultazione referendaria per la legge 40 sulla procreazione assistita, quando la Cei guidata allora dal cardinal Camillo Ruini vinse la sua battaglia affinché non si raggiungesse il quorum.

Che i quesiti del 12 e 13 giugno non vadano "politicizzati" è quanto sostiene oggi un editoriale di Avvenire, secondo cui i promotori "puntano a dare a un eventuale successo il significato di un'estensione della sconfitta subita dalle formazioni che compongono la maggioranza di governo nel recente volo amministrativo parziale". "Ci sono ragioni - scrive il giornale dei vescovi - per riflettere sul merito dei quesiti, in modo da decidere se e come partecipare al voto, che non sembra utile cancellare o sommergere con il generico appello a un voto impropriamente caricato di significati politici. Le questioni poste, checché se ne dica, non riguardano il destino di un esecutivo e del suo leader, ma il futuro di un Paese".

Famiglia Cristiana parla invece di un "Cavaliere 'battuto' sul nucleare", dal

momento che "Berlusconi immaginava che la Cassazione avrebbe annullato questo referendum". E poiché "così non è stato", questa è "un'altra sconfitta che si aggiunge alla disfatta elettorale delle amministrative". Il settimanale dei Paolini prevede tra l'altro la "più che probabile vittoria dei 'si per tutti e quattro i quesiti", anche se "resta naturalmente da vedere" il superamento del quorum.

E' soprattutto contro la privatizzazione dell'acqua, comunque, che gli ambienti cattolici sono mobilitati. Il prossimo 9 giugno sacerdoti, suore e missionari si raduneranno in Piazza San Pietro per un giorno di digiuno a pane e acqua per "salvare l'acqua", iniziativa lanciata dai padri missionari Adriano Sella e Alex Zanotelli. E anche l'Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, ha dato di recente ampio spazio a un'intervista al vescovo cileno monsignor Luigi Infanti della Mora, strenuo sostenitore della difesa dell'acqua come bene fondamentale e inalienabile, per il quale "la crescente politica di privatizzazione è moralmente inaccettabile" e rappresenta "un'ingiustizia istituzionalizzata".

E' invece di oggi la sollecitazione ad "andare a votare e a invitare altri a fare lo stesso" data dalla Commissione nazionale Giustizia, Pace e Creato della famiglia di suore e padri domenicani, vista la "sensibilità dei temi di cui si parla: acqua, nucleare e giustizia". La commissione "ha deciso di non esprimere un consiglio di voto, ma vuole invitare la famiglia domenicana tutta a partecipare responsabilmente a questo momento e spazio di democrazia". "Questa volta - dicono i domenicani - riteniamo particolarmente importante esercitare questo diritto-dovere". In particolare, il primo tema, l'acqua, "è un diritto fondamentale e non solo un bisogno". Il secondo, il nucleare, "ci chiede di decidere non solo per il presente, ma per un lungo futuro".

La famiglia domenicana ricorda che il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, ha sottolineato nei giorni scorsi che "sul tema dell'acqua, i vescovi italiani esortano a una 'responsabilita' e cura sempre più grande perché i beni comuni rimangano e siano salvaguardati e custoditi per il bene di tutti". Crociata aveva chiarito che "tutte le espressioni di volontà popolare sono da incoraggiare e apprezzare come elemento di democrazia". E, pur "senza sostituirci alla coscienza di nessuno", l'invito agli elettori era di "comprendere cosa in ambito politico risponda al bene comune".

(02 giugno 2011)

 

 

 

REFERENDUM

"Io vado a votare: passaparola"

scarica, stampa, incolla e condividi

"Io vado a votare: passaparola" scarica, stampa, incolla e condividi

Un logo per dire no all'astensione e convincere gli italiani ad andare a votare per i referendum del 12 e 13 giugno. Noi lo mettiamo a vostra disposizione da stampare, incollare, diffondere e condividere attraverso siti, blog e social network come Facebook e Twitter. Ecco come fare.

PER SCARICARE IL LOGO

- In formato pdf 1

- In formato vettoriale 2 (utile per stamparlo in tutte le dimensioni)

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VERSO IL 12-13 GIUGNO

Referendum, iniziative in tutta Italia

gli appuntamenti fino al 5 giugno

a cura di FLAVIO BINI

Referendum, iniziative in tutta Italia gli appuntamenti fino al 5 giugno

Si avvicina il voto referendario e si moltiplicano gli appuntamenti in giro per il Paese: ecco un'agenda continuamente aggiornata delle iniziative organizzate da partiti, associazioni e società civile. Continuate a mandare le vostre segnalazioni a referendum@repubblica.it 1

DALLE CITTÀ

Bari 2 | Bologna 3 | Firenze 4 | Genova 5 | Milano 6

Napoli 7 | Palermo 8 | Parma 9 | Roma 10

 

VENERDI' 3 GIUGNO

Ventotene - Aperitivi, musica e incontri nel gazebo informativo sui quattro referendum. A cura della sede della Lega Navale Italiana (via Calabattaglia)

Chieti, ore 16, sala consiliare della Provincia (corso Marruccino 97) - Incontro pubblico dal titolo "Tutti insieme per difendere l'acqua", con padre Alex Zanotelli e con il cabarettista 'Nduccio. Alle 17.45, comizio in piazza Vico

Frattamaggiore (Napoli) ore 18, Piazza Umberto I - Manifestazione pubblica il 3 giugno dalle ore 18 in Piazza Umberto I di Frattamaggiore (NA). Durante l'evento saranno spiegati i quattro quesiti referendari con happening musicali.

Ronchi dei Legionari (Gorizia) ore 18, sala del Consiglio comunale - Assemblea pubblica a sostegno del SI ai referendum

Sarteano (Siena) ore 18, teatro Comunale degli Arrischiant - Incontro dibattito "2 sì per l'acqua bene comune"

Avellino, dalle 18 alle 20, nei pressi della fontanella della Chiesa del Rosario (al Corso) - Il funerale contro la privatizzazione dell'acqua, un flash mob organizzato dal movimento Cinque stelle Campania

Rivo di Puglia (Bari) ore 19.30, piazza Dante -Conferenza sul tema della risorsa acqua e sulle motivazioni del referendum a cura di Federico Cuscito (Comitato Pugliese Acqua Bene Comune) e Michele Loporcaro (Meetup il Grillaio - Altamura)

Brescia 2 dalle 19, Parco Gallo - Festa Eco-referendaria di Sinistra, Ecologia e Libertà

Ostia (Roma) alle ore 20,00- Biciclettata pro referendum con appuntamento davanti al parco Pietro Rosa, in viale della Vittoria

Lucca dalle ore 20 alle ore 23, Piazza della Cittadella c/o Cinema Centrale - Serata di informazione e di approfondimento sui temi oggetto del referendum con interventi di Luca Martinelli (giornalista e redattore della rivista "Altreconomia"), Michele Urbano (presidente circolo Legambiente di Lucca) e Alessandro Berutto (avvocato).

Lecce, ore 22, Porta San Biagio - Volantinaggio nella zona della movida a cuRa delle associazioni di donne di Lecce

Forno di Zoldo (Belluno) ore 20,30, sala del cinema Dont - Incontro "Vogliamo il nucleare? L'energia rinnovabile e il nucleare al declino del petrolio", organizzato dal mensile locale "Stile Zoldano"

Almenno San Salvatore (Bergamo), dalle 20.45 nella sala Poliuso delle scuole medie - Incontro "Nucleare: veniamo al nocciolo. Meglio tardi o mai?"

Campo Ligure (Genova) ore 21, Palazzo della Giustizia - Incontro informativo sui 4 referendum

Castelnuovo di Farfa (Rieti), teatro Cianni, ore 21 - Atto unico e semiserio dal titolo "Un brillante futuro", ispirato ai temi referendari

 

SABATO 4 GIUGNO

Ventotene - Aperitivi, musica e incontri nel gazebo informativo sui quattro referendum. A cura della sede della Lega Navale Italiana (via Calabattaglia)

Dolo-Marghera (Venezia) , ore 9 - Biciclettata lungo la Riviera del Brenta

Thiene (Vicenza) dalle 9 alle 19 in Piazza Ferrarin - Presidio "Acqua Bene Comune"

Ruffano (Lecce), ore 9.30 in largo D'Annunzio - Banchetto informativo sui referendum, organizzato dal Partito Democratico e dai Giovani Democratici del circolo di Ruffano e Torrepaduli

Voghera - Biciclettata per il referendum. Partenza alle 9,45 da Piazza della Chiesa

Monteveglio (Bologna) dalle 10,00 alle 22,00, Parcheggio Cà Vecia - Banchetto informativo con distribuzione materiale e gadgets

Messina ore 10, PIazza Castronovo - Partenza della carovana dell'acqua per i quartieri della città

Ore 18, piazza Cairoli, Comizio per i 4 sì.

Bolzano, dalle 10.30 alle 12.30 in riva al Talvera (vicino a ponte Talvera) - Beni comuni in pericolo! Una Discussione aperta

Mortara (Pavia) dalle 15 alle 18, piazza Urbano II - Banchetto informativo sui referendum

Seregno (Monza), ore 15.30 - In bicicletta da piazza Concordia al parco Porada

Chieri (Torino) ore 16,30, Piazz Umberto - "Festa del Sì" con Emanuele Nigro (fisico e consulente energetico, membro del Centro Studi Sereno Regis), Francesco Nannetti (Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua) e Francesco Paese (promotore chierese del referedum contro il legittimo impedimento).

Livorno dalle 16.30 alle 24, Rotonda di Ardenza - Festa del quorum: iniziativa per sensibilizzare sui temi contenuti nei quattro quesiti referendari

Rovigo, Piazza Matteotti - Gazebo informativo organizzato dalla Rete degli Studenti

Parma, dalle 16.30 - In bicicletta per promuovere i referendum

Modena ore 16,30, Parco XXII aprile - Incontro "La parola ai cittadini su acqua e nucleare"

Casteltermini (Agrigento), dalle 17 alle 21, piazza Duomo - Stand informativo a cura del "Comitato Cittadino Sì Referendum"

Collevecchio (Rieti), ore 17,30 - Dibattito pubblico in piazza "2 sì per l'acqua bene comune" organizzato dal Comitato locale acqua.

Sanremo (Imperia) ore 17.30, Salone Landrua (sotto chiesa NS Mercede) - "Perché Sì? Perché No?" Incontro pubblico sui quattro quesiti referendari

Napoli, dalle 18 in piazza Sanità - Concerto per l'acqua pubblica: cantanti, musicisti, rock band, attori, giocolieri, burattinai (con la partecipazione di padre Alex Zanotelli). Grande festa collettiva di musica arte e riflessione civica

Pisa, ore 18 - Gita in battello sull'Arno. A seguire l'asta 'Artisti per l'Acqua', per il finanziamento della campagna referendaria: le opere saranno poi spostate ed esposte alla Galleria Gennai

Bologna, a villa Torchi dalle ore 20 - Incontro dal titolo "Referendum, due sì per l'acqua"

Ancona, dalle 21 in piazza Roma - NOTTE BLU. Rassegna musicale per dire Sì all'acqua pubblica

 

DOMENICA 5 GIUGNO

San Damiano d'Asti, dalle 8,30 alle 12,30 - Banchetto informativo e "... Se non ora quando ?" Quattro chiacchiere informali sui 4 referendum di giugno, in piazza Libertà.

Casagiove (Caserta), dalle 9 in piazza San Michele - Presidio e musica organizzato dal Pd insieme al comitato 4sì

Asti, ore 9,30 - Biciclettata Antinucleare e per l'Acqua Bene Comune. Ore 17,30 - Catena umana sui due ponti di San Mauro con iniziative collaterali fino alle 19,30.

Cividale del Friuli (Udine) ore 9,30, Piazza Giulio Cesare - Biciclettata per tutte le frazioni di Cividale. ll gruppo di biciclette sarà preceduto da una auto munita di altoparlante che inviterà tutta la cittadinanza a votare per i 4 referendum abrogativi.

Verbania - "In bici per l'acqua e per il sole": biciclettata con ritrovo alle 9:30 nel piazzale di Villa Taranto

Lizzanello (Lecce), 9.30 - Flash mob nella piazza di Lizzanello in mattinata. Nel pomeriggio (17,30) biciclettata per le vie del paese

Cerisano (Cosenza) dalle 9 alle 13, Piazza Zupi - Banchetto informativo sui referendum a cura del movimento politico-culturale "Primavera Cerisanese"

Barletta dalle 9 alle 14, Litoranea ponente e via Regina Elena - Volantinaggio in spiaggia e banchetto nei pressi del lido massawa e del bar levante

Casteltermini (Agrigento), dalle 10.30 alle 13, piazza Duomo - Stand informativo a cura del "Comitato Cittadino Sì Referendum"

Bologna dalle 10.30 alle 13, Piazza IV novembre - Banchetti informativi sui quesiti referendari

Mugnano del Cardinale (Avellino), ore 11.00 in piazza Municipio - Proiezione del documentario di Leslie Franke e Herdolor Lorenz "Water makes money"

Capodimonte (Viterbo) ore 16, lungolago - Catena umana contro il nucleare e per l'acqua pubblica

S.Maria di Castellebate (Salerno) dalle 10.30 alle 13.30, piazza Lucia - Iniziativa di sensibilizzazione sulle ragioni del SI a cura del Comitato Castellabate per il SI e del PD Catellabate

Mestre ore 15, Forte Carpenedo - Incontro pubblico sui referendum

Deruta (Perugia) ore 16 - Manifestazione di informazione sulle tematiche referendarie

Desenzano del Garda (Brescia) ore 17, Piazza Matteotti - Bicilettata pro- refrendum per le vie di Desenzano e Rivoltella

Marina di Carrara (Massa Carrara) - Critical mass con partenza alle ore 17 da PIazza dino Menconi

Pavullo nel Frignano (Modena) dalle 17 alle 22, Via San Francesco - Pomeriggio di musica e approfondimento suo temi referendari

Sassuolo (Modena), ore 18 - Catena Umana per il referendum

Furnari (Messina) ore 19, Piazza Marconi - Concerto pubblico per promuovere i referendum con l'esibizione di gruppi musicali provenienti dalla provincia di Messina

Amantea (Cosenza) ore 19 in piazza Commercio - 'WATER IS LIFE', festa popolare sui referendum

Sciacca ore 20, Palazzo comunale - Referendum Music 4 vote live concert

Cuggiono (Milano) ore 20, Sala parrocchiale di Santa Domitilla - Proiezione di un documentario sullo smaltimento delle scorie nucelari

Barrafranca (Enna) ore 20 - Serata canora con band musicali locali e interventi sui 4 referendum

Afragola (Napoli), Corso Napoli - Stand informativi sulla campagna referendaria nell'ambito della manifestazione "100 strade per giocare"

Squinzano (Lecce) dalle 19,30 alle 21.30, Salone Teatro "Maria Regina" - "VOTARE E' SEMPRE LA SCELTA MIGLIORE": incontri informativi sui quesiti referendari

Marina Serra di Tricase (Lecce) dalle 16 alle 22 - "FESTASì" Ore 16.00 FESTASì Junior Ludoteca sensoriale - angolo per i bambini - laboratorio aquiloni; Ore 18.00 DIBATTITO SUI REFERENDUM del 12 e 13 giugno 2011. Durante la festa saranno allestiti spazi con materiale informativo e gadget.

Mineo (Catania) ore 17,30, Circolo di Cultura Luigi Capuana - "Energia, acuqa, giustizia: conoscere per decidere. Incontro sui temi del referendum

Rivoli (Torino) ore 18, Piazza Martiri della libertà - Referendum fest: serata dedicata alla consultazione con incontri sui quesiti referendari, stand gastronomici e musica

Ruvo di Puglia (Bari) dalle 19.30 alle 22.30, via Vanini (ex cinema Vittoria) - Proiezione del film documentario "Water makes money"

Baiano (Avellino), ore 20 in piazza Municipio - Proiezione del documentario di Leslie Franke e Herdolor Lorenz "Water makes money"

Matera ore 21, Piazza Vittorio Veneto - Comizio del coordinamento pugliese Acqua Bene Comune

Roma ore 21, Teatro Ambra Jovinelli - H2Ora, serata di musica e parole a sostegno dei Sì ai referendum popolari del 12 e 13 giugno. Organizzano: A Sud, Comitato 2 sì per l'acqua bene comune. Con Ascanio Celestini, MAT Trio Jazz, Progetto Acqua, Gianni Minà, Giuseppe De Marzo, Paolo Carsetti.

(02 giugno 2011)

 

 

2011-06-01

IL VERDETTO

Referendum, ok dalla Cassazione

si voterà anche sul nucleare

Decisione a sorpresa della Suprema corte che boccia il tentativo del governo di cancellare il quesito sul ritorno all'energia atomica. Resta da capire se ci sono i tempi tecnici per andare alle urne il 12 e 13 giugno. Dalla Agcom richiamo alla Rai: "Sui quesiti informazione insufficiente, bisogna rimediare"

di VALERIO GUALERZI

Referendum, ok dalla Cassazione si voterà anche sul nucleare

ROMA - Si voterà il referendum sul nucleare. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni avanzate in un ricorso presentato dall'Italia dei Valori e sostenuto anche dal Pd e in una una memoria del Wwf che chiedevano di trasferire il quesito sulle nuove norme appena votate nel decreto legge omnibus 1: quindi la richiesta di abrogazione rimane la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà appunto alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare (art. 5 commi 1 e 8). La decisione è stata presa a maggioranza dal collegio dell'Ufficio Centrale per il referendum della Cassazione, presieduto dal giudice Antonio Elefante.

VIDEO: L'ESULTANZA DAVANTI LA CASSAZIONE 2 - L'AVV. PACE: "COSI' HO CONVINTO I GIUDICI" 3

Il nodo delle schede. Dovranno però essere ristampate le schede, visto che i quesiti andranno riformulati in base al testo del decreto omnibus. Secondo indiscrezioni trapelate ieri dal Viminale, i tempo tecnici per rifare tutto il materiale entro il 12 e 13 giugno ci sarebbe, ma mancano ancora conferme ufficiali.

Per trovare l'unico precedente simile, bisogna riandare indietro nel tempo al 1978 quando il via libera definitivo alla consultazione su legge Reale e finanziamento pubblico dei partiti arrivò a dieci giorni dalla scadenza (anche in quel caso era stata cambiata in extremis dal Parlamento la legge oggetto dei quesiti) senza comprometterne lo svolgimento. Altro problema è poi rappresentato dal voto degli italiani all'estero, che hanno già iniziato a votare per corrispondenza sulle schede ormai superate con il vecchio quesito.

Le reazioni. "Si afferma la forza serena della Costituzione contro il tentativo giuridicamente maldestro di raggirare il corpo elettorale, cioè 40 milioni di cittadini", ha commentato l'avvocato Gianluigi Pellegrino che ha sostenuto per il Pd le ragioni referendarie davanti alla Cassazione. La sentenza della Suprema corte è stata accolta naturalmente con entusiasmo anche dal comitato promotore e dalle associazioni ambientaliste che maggiormente si sono battute in queste settimane, da Greenpeace, al Wwf a Legambiente. "Questa volta le furberie alle spalle degli italiani non passano. La Cassazione censura l'arroganza del governo e riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro", commentano dal quartier generale di 'Vota Sì per fermare il nucleare'. La Corte, prosegue la nota, "ha arginato i trucchi e gli ipocriti 'arrivederci' al nucleare e ha ricondotto la questione nell'alveo delle regole istituzionali, contro l'inaccettabile tentato scippo di democrazia".

Voglia di spallata. Il verdetto della Cassazione ridà quindi forza ed entusiasmo alla campagna referendaria, ma il raggiungimento del quorum resta comunque un obiettivo molto ambizioso. Molto dipenderà da quanto il recente risultato dei ballottaggi sarà in grado di galvanizzare le opposizioni. Data per scontata una schiacciante maggioranza dì "sì", arrivare al 50% dei votanti significherebbe dare un'altra pesantissima spallata 4alla tenuta di Silvio Berlusconi con la bocciatura dei piani di rilancio del nucleare, uno dei punti centrali dell'azione del suo governo. Ma i quesiti del 12 e 13 giugno riguardano anche la privatizzazione dell'acqua e - soprattutto - l'abrogazione del legittimo impedimento e in questo caso la vittoria dei "sì" contro la legge ad personam varata dalla maggioranza avrebbe anche il sapore di un voto contro lo stesso premier.

Bersani e Fini pronti. Il primo a esserne consapevole è proprio il leader del Pd Pierluigi Bersani. "La conferma del quesito sul nucleare è una notizia eccellente, i trucchi del governo sono stati ancora una volta smascherati", dice il segretario dei democratici. "Il Pd - aggiunge - che ha sempre contrastato le assurde scelte del governo sul nucleare, è impegnato con tutte le sue forze a sostenere la campagna per il 'sì' e invita tutte le sue organizzazioni territoriali a mobilitarsi in occasione del 12 e 13 giugno". E subito dopo il verdetto della Cassazione, a riconfermare che andrà a votare "perché è giusto", è stato anche il presidente della Camera Gianfranco Fini. L'Italia dei Valori, che della tornata referendaria è stata tra i massimi ispiratori, chiede invece di rimanere legati allo specifico dei temi trattati dai quesiti. "Non siano materia di scontro tra maggioranza e opposizione, centrodestra e centrosinistra", afferma Antonio Di Pietro. "Ora che i fatti ci stanno dando ragione, vogliamo 's-berlusconizzare' e 'de-dipietrizzare' la campagna referendaria", insiste il leader dell'Idv. "Nessuno - conclude - metta il cappello, neanche chi sta cercando di farlo ultimamente, sulle firme che l'Idv ha raccolto e che oggi appartengono a tutti gli elettori".

L'amarezza del governo. "Assoluto stupore" per la sentenza della Suprema corte è stato espresso invece dal ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani secondo il quale il voto "non più su nucleare sì/nucleare no - già abrogato dal governo - può avere l'unico effetto di lasciare il Paese con un vuoto normativo sulla costruzione del futuro energetico" in quanto "rischia di cancellare non il ritorno all'atomo, che non è in discussione, ma il coordinamento in sede europea sul tema della sicurezza e, cosa ancor più grave, la possibilità di elaborare una strategia energetica per sopperire al fabbisogno del Paese anche con fonti alternative".

L'Agcom richiama la Rai. Gli ultimi sondaggi disponibili segnalano però che i cittadini sanno ancora molto poco dei referendum in programma e non a caso proprio oggi dall'Agcom è partito un duro richiamo alla Rai, colpevole di aver dato un'informazione sull'argomento del tutto insufficiente. Secondo l'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, la tv di Stato deve ora collocare i messaggi autogestiti in vista del voto del 12 e 13 giugno in modo da "garantire l'obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti". Accogliendo le conclusioni della Commissione parlamentare di Vigilanza, l'Agcom ha ritenuto infatti "non conforme ai principi del regolamento" sulla par condicio la collocazione in palinsesto dei messaggi finora attuata dall'azienda. La censura dell'Autorità è stata subito rilanciata dal presidente della Commissione di Vigilanza Sergio Zavoli che ha chiesto al direttore generale della Rai, Lorenza Lei, un aumento degli spazi dedicati alla divulgazione dei referendum.

Il quorum resta difficile. Quanto alla percentuale di persone che si dicono intenzionate a recarsi alle urne, gli ultimi rilevamenti risalgano ad aprile e danno un percentuale del 53% circa. Un dato che tiene conto però dell'apprensione che la tragedia giapponese di Fukushima ancora destava nell'opinione pubblica. Inoltre, per la prima volta, per il conteggio del quorum si tiene conto anche dei circa 3 milioni di elettori italiani all'estero che difficilmente si esprimeranno in massa attraverso il voto per corrispondenza. Infine, a rendere più complicato il successo anche il fatto che in Sardegna la popolazione è già stata chiamata ad esprimersi 5poche settimane fa e probabilmente la sensazione diffusa è che per quanto riguarda l'Isola il rischio della costruzione di nuove centrali è ormai stato scongiurato. Percezione che non potrà non scoraggiare il ritorno ai seggi.

(01 giugno 2011)

 

 

IL CASO

Fiducia sul decreto Omnibus

"Vogliono scippare il referendum"

La capigruppo ha deciso che si voterà domani contiene fra le altre norme anche la moratoria sul nucleare. E l'opposizione insorge: "Il governo vuole evitare la consultazione perché sa di perdere". I Comitati referendari: "Prendono in giro gli italiani". Il Pd: non ci sono neanche le tariffe agevolate postali per permettere la campagna referendaria"

Fiducia sul decreto Omnibus "Vogliono scippare il referendum"

ROMA - Il governo ha posto la fiducia in aula alla Camera sul decreto legge omnibus nel testo approvato dalle Commissioni, identico a quello del Senato. L'annuncio è stato dato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, appena iniziata la seduta. Il provvedimento va convertito in legge entro il 30 maggio prossimo. Il voto di fiducia si terrà domani pomeriggio. Il provvedimento contiene norme di vario tipo, tra cui il rifinanziamrnto del Fus, l'aumento delle accise sui carburanti, la proroga del divieto per gli incroci tra tv e giornali e, soprattutto, la moratoria sulle centrali nucleari. E questo ha scatenato le reazioni degli antinuclearisti.

Il Pd denuncia: "Con la decisione di mettere la fiducia sul decreto omnibus, il governo le prova tutte per sfuggire al voto degli italiani nel referendum indetto per il 12 e 13 giugno. Nelle norme che l'esecutivo vuole imporre non c'è nessun abbandono del piano nucleare ma solo un rinvio per evitare il giudizio dei cittadini che, come già dimostrato dal voto in Sardegna, è nettamente contrario al ritorno delle centrali nucleare in Italia". Lo stesso Pd denuncia che è atteso da tempo il decreto che autorizza le spedizioni postali in regime agevolato per la campagna referendaria: "Ci chiediamo se non sia in atto un'azione ostruzionistica del governo - denuncia la deputata del Partito Democratico Margherita Miotto - visto che da numerose segnalazioni di funzionari delle Poste Italiane apprendiamo che non è stata diramata alcuna circolare

in merito. La legge prevede che le informazioni siano inviate agli uffici postali trenta giorni prima del voto, perciò abbiamo chiesto al ministro dell'Interno, con un'interrogazione, immediati chiarimenti".

 

E anche i Comitato per i sì ai referendum intervengono. "Prendono in giro gli italiani - dicono - con un finto addio al programma nucleare e punta a cancellare il quesito referendario, sottraendo ai cittadini il diritto al voto". Manovra simile, secondo i comitati, anche sull'acqua: "il governo - fanno sapere - punta a depotenziare anche quel quesito referendario proponendo la creazione di fantomatiche autorità garanti" per un bene che, invece, "deve restare pubblico".

Mentre il capogruppo alla Camera dell'Idv Massimo Donadi parla di "doppio schiaffo". "E' uno schiaffo al Parlamento - dice - perché non si può mettere la fiducia su un provvedimento che, una volta tanto, è di una certa importanza. Ed è uno schiaffo ai cittadini perché si tenta di scippargli il diritto di esprimersi con il referendum. Un tentativo che non andrà a buon fine perché la Cassazione non potrà far altro che ribadire la validità del referendum, in quanto il governo, con questa legge, non rinuncia al suo nefasto piano nucleare".

(23 maggio 2011)

 

 

IL CASO

Aiea: "Esemplare la reazione al sisma

ma Tokyo ha sottovalutato lo tsunami"

E' quanto si legge nella relazione preliminare del team di esperti dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica. Una sintesi è stata consegnata alle autorità giapponesi

Aiea: "Esemplare la reazione al sisma ma Tokyo ha sottovalutato lo tsunami"

TOKYO - Il rischio che uno tsunami potesse produrre un incidente nucleare alla centrale di Fukushima fu sottovalutato, anche se poi la reazioni delle autorità giapponesi al disastro è stata "esemplare": è questo il passaggio più importante della relazione preliminare del team di esperti dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea). Nella sintesi di tre pagine consegnata al governo giapponese, si sollecita Tokyo a creare un'Authority veramente indipendente sull'energia atomica.

Per gli esperti dell'Aiea i rischi legati allo tsunami sono stati sottovalutati per diverse delle 54 centrali nucleari sparse sul territorio giapponese e non solo a Fukushima, investita l'11 marzo da un maremoto con onde alte 15 metri.

Nel rapporto che sarà presentato a una riunione in programma a Vienna dal 20 al 24 giugno, l'Aiea sollecita la creazione di "un centro di emergenza più efficace" contro gli incidenti e chiede che in futuro di preveda una "protezione dai rischi collegati a tutti i pericoli naturali". Alle autorità nipponiche si chiede di vigilare "sulla salute dei lavoratori" del settore nucleare e non solo di quelli impegnati a fronteggiare l'emergenza a Fukushima.

Il rapporto non esclude modifiche alla roadmap per la messa in sicurezza dei reattori danneggiati, anche con la cooperazione internazionale", qualora emergano "nuove circostanze".

(01 giugno 2011)

 

IL REPORTAGE

Quelle mamme di Fukushima

che misurano le radiazioni

Contatori Geiger alla mano, 200 donne controllano la contaminazione e accusano: "Basta bugie, vogliamo la verità per salvare i nostri figli"

dal nostro inviato DANIELE MASTROGIACOMO

Quelle mamme di Fukushima che misurano le radiazioni

FUKUSHIMA - Di cosa ha paura? "Delle radiazioni. Uccideranno i miei figli". È appena passato il tecnico, dice che il livello delle radiazioni rientra nella norma. "Passa una volta alla settimana. Noi le registriamo tutti i giorni. Ci sono picchi spaventosi". Cosa farà? "Manderò via i miei figli. Io resterò qui a lottare". Shiori Yokoyama ci trascina in casa, apre un cassetto, tira fuori uno strumento che sembra un cronometro a mano. Lo impugna, ci guida ancora all'esterno, afferra il contatore Geiger, lo abbassa verso il terreno, osserva i valori che si alzano, si abbassano, tornano ad alzarsi fino a lanciare un sibilo costante.

"Ecco, guardi, segna 2,4 microsievert l'ora", spiega. "Arrivano a 36 al giorno, cioè 13.140 l'anno, ossia 13 millisievert l'anno. Ci sono posti dove si raggiunge i 220 l'anno: è più alto di quello della centrale". Qui si è sotto i 20 millisiervert l'anno fissati dal governo, facciamo notare. "E cosa significa: morire più tardi? Gli standard internazionali parlano di 1 millisievert l'anno. Solo dopo l'incidente alla centrale lo hanno alzato a 20. E adesso, da due settimane, lo hanno esteso ai bambini. È assurdo, questo ci fa paura. Ci sentiamo ingannate, non sappiamo quale sia la verità. Chi mente e chi nasconde. Vengono quasi tutti i giorni: medici, esperti, persino il governatore della Prefettura ci ha fatto visita. Arrivano, ci rassicurano, dicono che va tutto bene, ci invitano a mangiare latte e verdura. Dobbiamo

solo aspettare che passi. Ma noi abbiamo urgenza di capire. I miei figli non possono morire".

IL VIDEO DI DANIELE MASTROGIACOMO 1

Questa donna di 38 anni abbraccia i suoi quattro figli che ci guardano con l'aria smarrita. Il più grande ha 11 anni, il più piccolo 10 mesi. Abitano qui da sempre, assieme al padre che fa il medico. Dopo il grave incidente a Fukushima Daiichi, Shiori Yokoyama si è messa a studiare e adesso è una vera esperta di radiazioni e isotopi. Un giorno si è resa conto che qualcosa non andava. Allora ne ha parlato con le altre mamme del suo quartiere e insieme hanno deciso di organizzarsi. Oggi sono in duecento e dall'inizio del mese, ogni domenica, formano una lunga catena umana che assedia il palazzo della Prefettura. Il governo lascia fare, qualche volta accoglie una delegazione, altre le allontana. Ma loro, queste mamme esasperate, geishe trasformate da Fukushima in guerriere ecologiche, resistono: lottano per far sopravvivere i loro figli. Guidano un movimento che si allarga e rischia di contagiare altre città e altri villaggi della Prefettura.

Da metà mese, un team di Greenpeace international è sbarcato in Giappone e scandaglia tutto il perimetro dell'area evacuata con monitor e rilevatori di radiazioni. Svolge una contro inchiesta e dai dati che ha messo sulla Rete si scopre che le mamme guerriere hanno ragione. Basta guardare la mappa punteggiata da ampi cerchi rossi, gialli, arancioni e azzurri per rendersi conto che il governo e la Tepco, la società che gestisce Fukushima Daiichi, nascondono la verità.

Trenta chilometri più a nord, nel villaggio di Nishigo, c'è la casa di Atsuko Morinaga, 51 anni, mamma di un bambino di 11. Lo ha portato via. "Ad Akuba, nella prefettura di Nagano", precisa. "Mi manca ma sono serena. Lì è al sicuro. L'ho affidato ad un volontario che ha messo a disposizione la sua fattoria per accogliere i bambini fatti fuggire delle madri preoccupate. Ce ne sono tanti, so che sta bene. Non so quando tornerà. Per me è diverso: non ho un posto dove andare, devo cercare lavoro, devo mantenermi e lo Stato non mi aiuta". Anche Atsuko, come Shiori, fa parte del movimento per la verità su Fukushima. "Ho capito subito - racconta - che le autorità mentivano. Ci sono troppi interessi in ballo. Dopo le nostre proteste hanno iniziato a fare delle misurazioni nelle scuole. C'è il problema del terreno nello spazio giochi esterno. Per loro non c'era nulla di strano. Noi, con i nostri strumenti, abbiamo trovato dei picchi preoccupanti proprio sulla terra dove c'è lo scivolo dei bambini. Adesso dicono che lo rivolteranno, ma non basta: è solo un modo per tenere tranquilla la popolazione".

Chi è costretto a restare segue un rito quotidiano. I bambini indossano sempre mascherina e cappello e ogni volta che tornano a casa le mamme li passano al contatore Geiger. Sotto le scarpe, sulla testa, lungo tutti i vestiti. "Proprio ieri - ci svela mamma Atsuko - c'era stato un controllo nella scuola di mio figlio. Risultava un livello di 0,74 microsievert l'ora nell'ambiente. Con le altre mamme siamo andate nel cortile interno e la radiazione era di 5,9 microsievert l'ora. Questi sono dati. Vuol dire che ci raccontano bugie. Non ci fidiamo più". Chi può ha lasciato la regione. Chi resta, lotta. "Ho sentito che ci sono state nuove fughe radioattive con l'acqua di raffreddamento della centrale", commenta Atsuko mentre si prepara a raggiungere Tokyo. "La gente comincia a capire. È in gioco il futuro di tutti. Il futuro del Giappone".

(01 giugno 2011)

 

 

 

REFERENDUM NUCLEARE

Alle urne il 60% dei sardi

plebiscito contro l'atomo

Alta affluenza alla consultazione regionale, quasi unanime il no al ritorno delle centrali. Esulta l'opposizione, soddisfazione di Cappellacci: "Non accettiamo decisioni calate dall'alto" di ANTONIO CIANCIULLO

Alle urne il 60% dei sardi plebiscito contro l'atomo

In un paese lacerato dalle elezioni, l'unica nota unificante è stata il nucleare. Il plebiscito sardo di sì anti atomo ha fatto registrare un coro di applausi che sull'isola è stato bipartisan: prima per l'alta affluenza alle urne (6 elettori su 10 hanno risposto al quesito referendario), poi per i risultati (i sì superano di gran lunga il 90 per cento).

I primi a congratularsi per questo anticipo di referendum sono stati gli ambientalisti e i partiti che hanno sostenuto la prova referendaria. "Il risultato clamoroso conferma la forte consapevolezza dei cittadini, ha dichiarato il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. "Nonostante il silenzio di molti media, l'enorme affluenza al voto in Sardegna conferma la volontà dei cittadini di partecipare concretamente alle scelte per il proprio futuro non solo energetico".

"Ora l'incubo nucleare va abbandonato, insieme ai trucchetti per riproporlo tra due anni: gli italiani hanno il diritto di votare al referendum del 12 e 13 giugno per spazzare via ogni velleità di riaprire le centrali", ha aggiunto Stefano Leoni, presidente del Wwf. I Verdi hanno parlato di "vittoria nonostante il bavaglio", mentre per la responsabile ambiente del Pd, Stella Bianchi, "il messaggio è arrivato chiaro e forte". E per il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando "il raggiungimento del quorum dimostra che la scelta nuclearista del governo è scellerata ed errata".

Ma anche il centro destra sardo, su posizioni diametralmente opposte a quelle di Palazzo Chigi, festeggia e chiede al governo una svolta sul piano energetico. "Sono fiero della coesione della Sardegna capace di dare una prova di unità di fronte a una scelta da cui dipende il nostro futuro", ha commentato il presidente della Regione Ugo Cappellacci. "La percentuale di sì va oltre ogni aspettativa e rappresenta un record rispetto alle più recenti consultazioni referendario. Ora si deve giocare la partita del modello alternativo per far arrivare le rinnovabili al 40%, mentre un 30% dovrà venire dal metano, un 10% dal carbone pulito e solo un 20% da fonti tradizionali".

(16 maggio 2011)

 

 

2011-05-23

IL CASO

Fiducia sul decreto Omnibus

"Vogliono scippare il referendum"

La capigruppo ha deciso che si voterà domani contiene fra le altre norme anche la moratoria sul nucleare. E l'opposizione insorge: "Il governo vuole evitare la consultazione perché sa di perdere". I Comitati referendari: "Prendono in giro gli italiani". Il Pd: non ci sono neanche le tariffe agevolate postali per permettere la campagna referendaria"

Fiducia sul decreto Omnibus "Vogliono scippare il referendum"

ROMA - Il governo ha posto la fiducia in aula alla Camera sul decreto legge omnibus nel testo approvato dalle Commissioni, identico a quello del Senato. L'annuncio è stato dato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, appena iniziata la seduta. Il provvedimento va convertito in legge entro il 30 maggio prossimo. Il voto di fiducia si terrà domani pomeriggio. Il provvedimento contiene norme di vario tipo, tra cui il rifinanziamrnto del Fus, l'aumento delle accise sui carburanti, la proroga del divieto per gli incroci tra tv e giornali e, soprattutto, la moratoria sulle centrali nucleari. E questo ha scatenato le reazioni degli antinuclearisti.

Il Pd denuncia: "Con la decisione di mettere la fiducia sul decreto omnibus, il governo le prova tutte per sfuggire al voto degli italiani nel referendum indetto per il 12 e 13 giugno. Nelle norme che l'esecutivo vuole imporre non c'è nessun abbandono del piano nucleare ma solo un rinvio per evitare il giudizio dei cittadini che, come già dimostrato dal voto in Sardegna, è nettamente contrario al ritorno delle centrali nucleare in Italia". Lo stesso Pd denuncia che è atteso da tempo il decreto che autorizza le spedizioni postali in regime agevolato per la campagna referendaria: "Ci chiediamo se non sia in atto un'azione ostruzionistica del governo - denuncia la deputata del Partito Democratico Margherita Miotto - visto che da numerose segnalazioni di funzionari delle Poste Italiane apprendiamo che non è stata diramata alcuna circolare

in merito. La legge prevede che le informazioni siano inviate agli uffici postali trenta giorni prima del voto, perciò abbiamo chiesto al ministro dell'Interno, con un'interrogazione, immediati chiarimenti".

 

E anche i Comitato per i sì ai referendum intervengono. "Prendono in giro gli italiani - dicono - con un finto addio al programma nucleare e punta a cancellare il quesito referendario, sottraendo ai cittadini il diritto al voto". Manovra simile, secondo i comitati, anche sull'acqua: "il governo - fanno sapere - punta a depotenziare anche quel quesito referendario proponendo la creazione di fantomatiche autorità garanti" per un bene che, invece, "deve restare pubblico".

Mentre il capogruppo alla Camera dell'Idv Massimo Donadi parla di "doppio schiaffo". "E' uno schiaffo al Parlamento - dice - perché non si può mettere la fiducia su un provvedimento che, una volta tanto, è di una certa importanza. Ed è uno schiaffo ai cittadini perché si tenta di scippargli il diritto di esprimersi con il referendum. Un tentativo che non andrà a buon fine perché la Cassazione non potrà far altro che ribadire la validità del referendum, in quanto il governo, con questa legge, non rinuncia al suo nefasto piano nucleare".

(23 maggio 2011)

 

 

 

 

 

 

2011-05-22

LA MOBILITAZIONE

Un weekend di catene umane

contro il ritorno del nucleare

Tra oggi e domani dieci manifestazioni in tutta Italia per dire no ai progetti atomici del governo e al tentativo di far saltare con la falsa moratoria il referendum del 12 e 13 giugno

Un weekend di catene umane contro il ritorno del nucleare La catena umana a Palma di Montechiaro

ROMA - Reazione "a catene" contro il nucleare. Ha preso il via stamattina da Palma di Montechiaro (Agrigento) (FOTO 1), località papabile per ospitare una delle nuove centrali del programma atomico del governo, il weekend antinucleare organizzato dalle oltre 80 associazioni del comitato "vota sì per fermare il nucleare".

Tra oggi e domani 10 catene umane cingeranno siti nucleari e località candidate ad ospitare nuove centrali "per dire a chi intende riportare l'atomo in italia che non ci stiamo, e che, come ha dimostrato il plebiscito in Sardegna, gli italiani non accetteranno trucchetti. Non accetteranno che, senza cancellare il nucleare, si cancelli il loro diritto ad esprimersi col referendum sul loro futuro e sulla loro sicurezza".

Dopo l'anticipo mattutino in Sicilia, nel pomeriggio teatro delle manifestazioni saranno la ex centrale nucleare di Caorso (Piacenza), il deposito per combustibile irraggiato di Saluggia (Vercelli) e poi a Chioggia, Monfalcone, Termoli e la foce del fiume Sele (Salerno), tutte località candidate ad accogliere i nuovi impianti. Catene umane sono in programma anche a Scanzano Jonico (Matera), sito indicato nel 2003 come sede del deposito nazionale delle scorie. In serata, alle 19.30, sarà la volta di Nardò (Lecce), altra località dove il governo potrebbe decidere di costruire una nuova centrale. La serie delle catene umane si chiude infine domani mattina a Montalto di Castro (Viterbo). "I cittadini - promette una nota del comitato organizzatore - faranno sentire la loro voce contro la censura che cerca di nascondere i referendum agli italiani e contro i tentativi di sabotare il voto del 12 e 13 giugno".

Al momento l'emendamento al decreto omnibus con cui il governo vorrebbe rendere superfluo il referendum sull'atomo è all'esame della Camera. Palazzo Chigi punterebbe a porre la fiducia sul provvedimento, ottenendo - salvo sorprese legate alla tenuta della maggioranza - un via libera entro martedì o mercoledì della prossima settimana. A quel punto il testo dovrà essere firmato dal presidente della Repubblica e se il capo dello Stato non solleverà dei profili di illegittimità costituzionale (che pure alcuni osservatori ritengono di cogliere nel decreto), sarà poi la Cassazione a valutare se le modifiche introdotte siano sufficienti a far saltare la consultazione. Una decisione che al momento appare di difficile previsione.

(21 maggio 2011)

 

 

2011-05-17

REFERENDUM NUCLEARE

Alle urne il 60% dei sardi

plebiscito contro l'atomo

Alta affluenza alla consultazione regionale, quasi unanime il no al ritorno delle centrali. Esulta l'opposizione, soddisfazione di Cappellacci: "Non accettiamo decisioni calate dall'alto" di ANTONIO CIANCIULLO

Alle urne il 60% dei sardi plebiscito contro l'atomo

In un paese lacerato dalle elezioni, l'unica nota unificante è stata il nucleare. Il plebiscito sardo di sì anti atomo ha fatto registrare un coro di applausi che sull'isola è stato bipartisan: prima per l'alta affluenza alle urne (6 elettori su 10 hanno risposto al quesito referendario), poi per i risultati (i sì superano di gran lunga il 90 per cento).

I primi a congratularsi per questo anticipo di referendum sono stati gli ambientalisti e i partiti che hanno sostenuto la prova referendaria. "Il risultato clamoroso conferma la forte consapevolezza dei cittadini, ha dichiarato il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. "Nonostante il silenzio di molti media, l'enorme affluenza al voto in Sardegna conferma la volontà dei cittadini di partecipare concretamente alle scelte per il proprio futuro non solo energetico".

"Ora l'incubo nucleare va abbandonato, insieme ai trucchetti per riproporlo tra due anni: gli italiani hanno il diritto di votare al referendum del 12 e 13 giugno per spazzare via ogni velleità di riaprire le centrali", ha aggiunto Stefano Leoni, presidente del Wwf. I Verdi hanno parlato di "vittoria nonostante il bavaglio", mentre per la responsabile ambiente del Pd, Stella Bianchi, "il messaggio è arrivato chiaro e forte". E per il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando "il raggiungimento del quorum dimostra che la scelta nuclearista del governo è scellerata ed errata".

Ma anche il centro destra sardo,

su posizioni diametralmente opposte a quelle di Palazzo Chigi, festeggia e chiede al governo una svolta sul piano energetico. "Sono fiero della coesione della Sardegna capace di dare una prova di unità di fronte a una scelta da cui dipende il nostro futuro", ha commentato il presidente della Regione Ugo Cappellacci. "La percentuale di sì va oltre ogni aspettativa e rappresenta un record rispetto alle più recenti consultazioni referendario. Ora si deve giocare la partita del modello alternativo per far arrivare le rinnovabili al 40%, mentre un 30% dovrà venire dal metano, un 10% dal carbone pulito e solo un 20% da fonti tradizionali".

(16 maggio 2011)

 

 

2011-05-06

REFERENDUM

Napolitano, Rai attui regolamento

Viale Mazzini: da stasera gli spot

Il Capo dello Stato riceve al Quirinale il presidente della Rai e il nuovo direttore generale, Lorenza Lei, per le questioni relative alla vigilanza e alla necessaria informazione sulle modalità di svolgimento della consultazione referendaria

Napolitano, Rai attui regolamento Viale Mazzini: da stasera gli spot Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

ROMA - Da stasera sulla Rai andranno in onda gli spot informativi sui quesiti referendari. Questo pomeriggio il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ricevendo al Quirinale il presidente della Rai Paolo Garimberti e il nuovo direttore generale, Lorenza Lei, aveva sollecitato l'attuazione del regolamento approvato in Vigilanza.

L'attacco di Di Pietro. Combattivo, questa mattina, il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, interpellato in merito all'articolo del regolamento sulla par condicio dei referendum che rinvia di due settimane le tribune nel servizio pubblico. "Qui c'è in gioco un diritto costituzionale, il diritto dei cittadini a essere informati sulle consultazioni di giugno. Chi deve tutelare la Costituzione se non il suo garante principale, il presidente della Repubblica?", ha detto Di Pietro."Ora la Rai passi ai fatti. Siamo di fronte a un dolo, a una volontà criminale reiterata e senza limiti, dovremmo invocare l'intervento del presidente della Repubblica e dei Carabinieri. Ho dato mandato all'avvocato Pace di rivolgersi alla Corte Costituzionale: faremo un ricorso al Tar perché l'articolo sia cancellato e abbiamo fatto un appello ai presidenti di Camera e Senato e al Quirinale".

Legautonomie: Authority non incide. Il governo, dopo quello sul nucleare, tenta di "depotenziare" anche i due referendum sull'acqua e rendere inoffensivo quello sul legittimo impedimento. La mossa di Palazzo Chigi passa attraverso una norma

inserita nel "decreto sviluppo economico", approvato ieri, che crea l'Autorità per l'acqua. Una novità che i comitati promotori dei quesiti hanno subito denunciato come "una farsa ideata al solo scopo di delegittimare il voto popolare". Su questo il presidente di Legautonomie e sindaco di Pisa Marco Filippeschi ha spiegato: "La prevista istituzione nel decreto sviluppo dell'Autorità di vigilanza e regolazione sulle risorse idriche non incide sul quesito referendario e sarebbe arbitrario e contro ogni principio democratico pensare di annullare il referendum in materia".

"L'autorità indipendente, se effettivamente tale, deve svolgere una funzione di garanzia e di vigilanza che prescinde dalle forme di gestione del servizio che sono oggetto del referendum, questo anche a prescindere dalla condivisione o meno del quesito referendario", prosegue Filippeschi, che aggiunge: "nel merito poi dell'istituzione dell'Agenzia, occorrerà valutarne le garanzie di reale indipendenza da ogni forma di controllo politico".

Acqua resta pubblica. Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha voluto sottolieare come "nel ddl Sviluppo abbiamo inserito una riforma importantissima per il settore dell'acqua, perché in Italia incombe il referendum. C'è un'autorità che offre garanzie ai cittadini. L'acqua rimane pubblica e i cittadini sono tutelati da una autorità indipendente e forte", ha detto a margine dei lavori delle Giornate di studio del Ppe a Palermo.

Messaggi del Wwf sul web. Tre videomessaggi sul web "per smascherare le bugie su acqua e nucleare": è il primo passo della campagna referendaria 'a portata di click' confezionata dal wwf, con la simbolica sagoma di un pinocchio dal naso lungo, per promuovere i referendum del 12 e 13 giugno sul ritorno dell'energia nucleare in italia e sulla gestione privata del servizio idrico. A sintetizzare l'obiettivo di questa "operazione-verità" è lo slogan: "non farti prendere per il naso. Sono tutte bugie. Sconfiggile andando a votare".

(06 maggio 2011)

 

 

2011-04-26

NUCLEARE

Berlusconi: "Resta il futuro

stop solo per paura gente"

Il premier, nella conferenza stampa seguita al vertice italo-francese a Villa Madama, puntualizza così il senso della "moratoria sull'atomo" del governo. "Se fossimo andati oggi al referendum, non lo avremmo avuto in Italia per tanti anni". L'opposizione: "E' un imbroglio, prende in giro gli italiani"

Berlusconi: "Resta il futuro stop solo per paura gente" Silvio Berlusconi

ROMA - Premette: "Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo". Poi ammette senza giri di parole il bluff dell'esecutivo: "La gente era contraria, fare il referendum adesso avrebbe significato eliminare per sempre la scelta del nucleare". Silvio Berlusconi, nella conferenza stampa seguita al vertice italo-francese a Villa Madama, puntualizza così il senso della "moratoria nucleare" del governo. Quello stop, a detta di Berlusconi momentaneo, seguito al disastro di Fukushima 1, che ha reso vano il referendum previsto per giugno 2. E che, con tutta probabilità, avrebbe visto la bocciatura della scelta nuclearista.

"L'accadimento giapponese ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini. Se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra due anni a un'opinione pubblica conscia della necessità nucleare" dice il Cavaliere. "Siamo assolutamente convinti che nucleare sia il futuro per tutto il mondo - aggiunge Berlusconi - L'energia nucleare è sempre la più sicura". Anche perché, assicura, il disastro giapponese si è verificato perchè

la centrale di Fukushima era stata edificata su un terreno che non lo permetteva.

Quel che è certo, continua il premier, è che il futuro dei contratti tra Enel e Edf sul nucleare non pare compromesso: "Non vengono abrogati, non vengono annullati e stiamo decidendo di mandare avanti molti settori di questi contratti come quelli relativi alla formazione".

Sarkozy. "Rispettiamo la decisione dell'Italia ma se gli italiani decideranno di tornare al nucleare, la Francia sarà un partner accogliente e amico - dice Sarkozy - siamo pronti a lavorare con voi e a rispondere a tutte le vostre domande sulla sicurezza delle nostre centrali".

Le reazioni. "Berlusconi ha confessato. Abbiamo la prova dell'imbroglio, da noi denunciato sin dal primo momento. Non vuole rinunciare al nucleare, ma vuole solo bloccare il referendum perché ha paura del risultato delle urne" attacca il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Simile il commento espresso in una nota ufficiale del Pd: "Berlusconi ha gettato la maschera confermando che la moratoria sul nucleare è un bluff". "Pertanto - prosegue il comunicato - visto che l'emendamento del governo non cancella l'attuazione del piano di costruzione di nuove centrali nucleari, il referendum abrogativo è pienamente in vigore. Chiaramente più della salute degli italiani e dei costi assurdi di un progetto assolutamente non conveniente il governo antepone interessi che alla luce delle carte di WikiLeaks sono sempre più oscuri e controversi. D'altra parte se questo governo si appella tutti i giorni alla volontà popolare perchè deve averne paura i prossimi 12 e 13 giugno?".

Dura anche la reazione di Sinistra ecologia e libertà. "Le parole di Berlusconi - dice il leader Nichi Vendola - sono l'immediata conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell'intenzione del governo di voler prendere in giro gli italiani, calpestando in modo arrogante e cialtronesco, il loro diritto ad esprimersi su una questione, come quella dell'energia nucleare, da cui dipende la sicurezza ambientale e la sopravvivenza delle generazioni future del nostro paese". Sulla stessa lunghezza d'onda le parole del presidente nazionale dei verdi Angelo Bonelli: "Le dichiarazioni di Berlusconi sono la prova provata dell'inganno del governo sul nucleare". Per Greenpeace "le dichiarazioni di Berlusconi "svelano il segreto di Pulcinella: la moratoria sul nucleare è una vergognosa pagliacciata per evitare il referendum del 12 giugno" mentre il Wwf afferma che "la volontà popolare non deve essere ignorata, o si mette una pietra tombale sul nucleare oppure si va al voto con il referendum".

(26 aprile 2011)

 

 

 

NUCLEARE

Berlusconi: "Resta il futuro

stop solo per paura gente"

Il premier, nella conferenza stampa seguita al vertice italo-francese a Villa Madama, puntualizza così il senso della "moratoria sull'atomo" del governo. "Se fossimo andati oggi al referendum, non lo avremmo avuto in Italia per tanti anni". L'opposizione: "E' un imbroglio, prende in giro gli italiani"

Berlusconi: "Resta il futuro stop solo per paura gente" Silvio Berlusconi

ROMA - Premette: "Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo". Poi ammette senza giri di parole il bluff dell'esecutivo: "La gente era contraria, fare il referendum adesso avrebbe significato eliminare per sempre la scelta del nucleare". Silvio Berlusconi, nella conferenza stampa seguita al vertice italo-francese a Villa Madama, puntualizza così il senso della "moratoria nucleare" del governo. Quello stop, a detta di Berlusconi momentaneo, seguito al disastro di Fukushima 1, che ha reso vano il referendum previsto per giugno 2. E che, con tutta probabilità, avrebbe visto la bocciatura della scelta nuclearista.

"L'accadimento giapponese ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini. Se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra due anni a un'opinione pubblica conscia della necessità nucleare" dice il Cavaliere. "Siamo assolutamente convinti che nucleare sia il futuro per tutto il mondo - aggiunge Berlusconi - L'energia nucleare è sempre la più sicura". Anche perché, assicura, il disastro giapponese si è verificato perchè

la centrale di Fukushima era stata edificata su un terreno che non lo permetteva.

Quel che è certo, continua il premier, è che il futuro dei contratti tra Enel e Edf sul nucleare non pare compromesso: "Non vengono abrogati, non vengono annullati e stiamo decidendo di mandare avanti molti settori di questi contratti come quelli relativi alla formazione".

Sarkozy. "Rispettiamo la decisione dell'Italia ma se gli italiani decideranno di tornare al nucleare, la Francia sarà un partner accogliente e amico - dice Sarkozy - siamo pronti a lavorare con voi e a rispondere a tutte le vostre domande sulla sicurezza delle nostre centrali".

Le reazioni. "Berlusconi ha confessato. Abbiamo la prova dell'imbroglio, da noi denunciato sin dal primo momento. Non vuole rinunciare al nucleare, ma vuole solo bloccare il referendum perché ha paura del risultato delle urne" attacca il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Simile il commento espresso in una nota ufficiale del Pd: "Berlusconi ha gettato la maschera confermando che la moratoria sul nucleare è un bluff". "Pertanto - prosegue il comunicato - visto che l'emendamento del governo non cancella l'attuazione del piano di costruzione di nuove centrali nucleari, il referendum abrogativo è pienamente in vigore. Chiaramente più della salute degli italiani e dei costi assurdi di un progetto assolutamente non conveniente il governo antepone interessi che alla luce delle carte di WikiLeaks sono sempre più oscuri e controversi. D'altra parte se questo governo si appella tutti i giorni alla volontà popolare perchè deve averne paura i prossimi 12 e 13 giugno?".

Dura anche la reazione di Sinistra ecologia e libertà. "Le parole di Berlusconi - dice il leader Nichi Vendola - sono l'immediata conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell'intenzione del governo di voler prendere in giro gli italiani, calpestando in modo arrogante e cialtronesco, il loro diritto ad esprimersi su una questione, come quella dell'energia nucleare, da cui dipende la sicurezza ambientale e la sopravvivenza delle generazioni future del nostro paese". Sulla stessa lunghezza d'onda le parole del presidente nazionale dei verdi Angelo Bonelli: "Le dichiarazioni di Berlusconi sono la prova provata dell'inganno del governo sul nucleare". Per Greenpeace "le dichiarazioni di Berlusconi "svelano il segreto di Pulcinella: la moratoria sul nucleare è una vergognosa pagliacciata per evitare il referendum del 12 giugno" mentre il Wwf afferma che "la volontà popolare non deve essere ignorata, o si mette una pietra tombale sul nucleare oppure si va al voto con il referendum".

(26 aprile 2011)

 

 

 

 

2011-04-12

IL CASO

Referendum, per il voto all'estero

la prima scadenza è il 14 aprile

Sono quattro milioni i connazionali che vivono fuori dal nostro Paese. Per dire la loro su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento possono votare per corrispondenza. Chi vuole votare in Italia deve comunicarlo all'ambasciata entro tre giorni di PASQUALE NOTARGIACOMO

ROMA - Acqua pubblica, ritorno al nucleare e legittimo impedimento. L'appuntamento referendario, che mobiliterà il corpo elettorale il 12 e il 13 giugno, riguarderà anche i più di 4 milioni di connazionali che non vivono nel nostro paese (4.115.235 alla data del 31 dicembre 2010). Il riferimento normativo in questo caso è la legge 459/2001, che riconosce il diritto di voto in materia di referendum abrogativo anche a chi risiede fuori dall'Italia, purché regolarmente iscritto nelle liste elettorali della circoscrizione Estero. Anche su di loro, svanita definitivamente la possibilità di un election day unificato, si sta concentrando la campagna informativa dei comitati referendari per raggiungere l'obiettivo quorum (50%+1).

Le scadenze. Il cammino verso il voto degli italiani all'estero inizia infatti con buon anticipo rispetto ai connazionali in patria. Le modalità sono due: il voto per corrispondenza o l'opzione per il voto in Italia. La prima scadenza è fissata tra pochi giorni, precisamente il 14 aprile. La legge 459 stabilisce infatti che l'elettore può esercitare l'opzione per il voto in Italia entro il decimo giorno successivo alla indizione delle votazioni. In questo caso i decreti con i quali il presidente della Repubblica ha indetto le consultazioni referendarie sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale del 4 aprile. Ecco perché chi volesse votare nel nostro Paese, presso la Circoscrizione del territorio nazionale in cui è iscritto,

dovrebbe comunicarlo entro il 14 alla rappresentanza diplomatico - consolare di residenza per gli aggiornamenti dei registri elettorali.

Le rassicurazioni dell'Aire. Un termine che però, fanno sapere dall'Aire (l'Anagrafe per gli italiani residenti all'estero), non pregiudica assolutamente la possibilità di votare: "Chi non volesse esercitare l'opzione per votare in Italia, riceverà normalmente il materiale necessario per il voto per corrispondenza" è la spiegazione dei funzionari del servizio elettorale. Anche i cittadini italiani temporaneamente all'estero come militari o appartenenti a forze di polizia in missione internazionale, come dipendenti di amministrazioni pubbliche per motivi di servizio oppure come professori universitari ed i loro familiari conviventi potranno esprimere il voto per corrispondenza (come succede dal 2006), facendone richiesta entro l'8 maggio.

Situazione diversa per chi si trovi temporaneamente all'estero e non appartenga alle tre categorie sopraindicate. In tal caso si può votare per i referendum solamente in Italia nel proprio Comune. I plichi elettorali per le operazioni di voto dovranno essere recapitati agli elettori entro il termine massimo del 29 maggio. Concluse le operazioni, le schede votate dagli italiani residenti all'estero, pervenute ai Consolati entro il 9 giugno 2011 saranno trasmesse in Italia. Dello scrutinio si occuperà l'Ufficio Centrale per la Circoscrizione Estero istituito presso la Corte di Appello di Roma.

(11 aprile 2011)

 

2011-03-22

ENERGIA NUCLEARE

Ipotesi moratoria di un anno

Romani cerca una via d'uscita

Il provvedimento sarà discusso dal Consiglio dei ministri di domani. Stop quindi al decreto per l'individuazione dei siti dove costruire le nuove centrali. Di Pietro: "Impossibile fermare il referendum"

Ipotesi moratoria di un anno Romani cerca una via d'uscita Controlli sulla radioattività in Giappone

ROMA - Nessuna discussione sulla localizzazione dei siti adatti alla costruzione di nuovi impianti atomici, ma piuttosto una moratoria di un anno sul nucleare in Italia. Il governo cerca così di correre ai ripari dopo il calo di consensi e i malumori creati nell'opinione pubblica 1dalla tenacia con cui in un primo momento la maggioranza ha ribadito la volonta di riportare l'energia nucleare in Italia malgrado la catastrofe giapponese.

Il Consiglio dei ministri domani avrebbe dovuto approvare le "modifiche ed integrazioni al dlg n. 31 del 2010 recante disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché benefici economici e campagne informative al pubblico", ma sarà invece chiamato a discutere la moratoria di un anno presentata dei ministri dello Sviluppo economico Paolo Romani e dell'Ambiente Stefania Perstigiacomo. Ad annunciare la marcia indietro è stato lo stesso ministro Romani riferendo oggi pomeriggio alla Commissione Ambiente e Attività Produttive del Senato.

Anche se i termini della proposta al vaglio dell'esecutivo sono piùà che mai vaghi, l'annuncio di Romani ha fatto subito scattare la reazione dell'Idv. "Non può

esserci moratoria che tenga e che possa fermare il referendum - dice Antonio Di Pietro - perché delle due l'una: o il governo cancella la norma che consente la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano o la mantiene. Ma la moratoria di un anno è un chiaro raggiro che serve a scavallare la data del referendum. Insomma, l'unico vero scopo del governo è quello di fermare il temuto verdetto dei cittadini. L'Italia dei Valori, promotrice del quesito referendario, andrà avanti con la sua battaglia contro quest'energia obsoleta, dannosa per la salute e per il territorio che riempie solo le tasche delle solite lobby economiche".

(22 marzo 2011)

 

 

IL SONDAGGIO

Nucleare, tre italiani su quattro

dicono "no" alle nuove centrali

Il campione intervistato dalla Gnresearch mostra una forte ostilità ai progetti del governo e si dice pronto a votare di conseguenza al referendum. Largo consenso alle rinnovabili, anche a costi più alti di VALERIO GUALERZI

Nucleare, tre italiani su quattro dicono "no" alle nuove centrali Una centrale nucleare in Germania

ROMA - E' un bollettino carico di pessime notizie per il governo il sondaggio sul sentimento degli italiani rispetto al nucleare realizzato dalla Gnresearch. I risultati delle risposte fornite dal campione di mille cittadini rappresentativi dell'intera popolazione nazionale alla società internazionale di ricerche di mercato pubblicati in anteprima su Repubblica.it fotografano infatti un quadro decisamente negativo non solo per le aspirazioni di un ritorno all'energia atomica, ma anche per le ricadute sul consenso nei confronti della maggioranza. Circa tre italiani su quattro non vogliono infatti la realizzazione di nuovi impianti nucleari, giudicano negativamente le politiche del governo nei confronti delle energie rinnovabili e si dicono pronti ad andare a votare all'imminente referendum per bloccare i piani dell'esecutivo.

GUARDA LE TABELLE DEL SONDAGGIO 1

Entrando nel dettaglio del sondaggio il dissenso popolare per le scelte energetiche di Palazzo Chigi appare poi ancora più evidente e strutturato. Il 59% degli intervistati si dice "molto contrario" alla costruzione di nuove centrali. A questa opposizione va poi aggiunta quella del 17% che si definisce "abbastanza contrario", per un totale di oltre il 75%. A preoccupare gli italiani non sono tanto gli eventi "straordinari" come il terremoto giapponese,

ma piuttosto l'ordinaria amministrazione. "L'impatto negativo sull'ambiente e sulla salute dei cittadini, anche in assenza di incidenti o errori umani" è temuto dal 45%, lo "smaltimento delle scorie radioattive" dal 29%, il "rischio di incidenti dovuti ad errori umani" dal 15% e il "rischio di incidenti dovuti ad eventi naturali" dall'11%. Temi che evidentemente condizionano anche i fautori dell'atomo. Circa il 20% di questi ultimi, malgrado il loro consenso al nucleare, si dice infatti "abbastanza" o "molto contrario" all'eventuale costruzione di una centrale nella sua regione.

Se ben il 90% degli italiani ha comunque ben presente che la nostra dipendenza energetica da altri paesi è un tema "molto" (59%) o "abbastanza" importante (30%), una schiacciante maggioranza del 69% ritiene che la soluzione per risolvere il problema sia il ricorso "esclusivamente alle energie rinnovabili". Una scelta per la quale il 37% degli italiani sarebbe "certamente" disposto a pagare un qualcosa in più in bolletta e un altro 39% lo sarebbe "probabilmente".

A fronte di questa predisposizione non meraviglia quindi che il 43% giudichi "molto negativamente" i provvedimenti del governo sulle rinnovabili 2 (leggi decreto Romani) e un altro 29% li ritenga "abbastanza negativi".

Per far valere queste opinioni gli italiani si dicono quindi in larga maggioranza (70%) pronti a recarsi alle urne in occasione del prossimo referendum sul nucleare mentre un altro 71%, alla domanda "cosa voterebbe nel caso decidesse di andare a votare" risponde "contro il ritorno delle centrali atomiche".

Davanti a questo quadro davvero pesante non sembrerebbero aver sortito effetti positivi per l'immagine dell'esecutivo neppure le repentine frenate 3 annunciate da diversi esponenti del governo. Per ben il 56% degli intervistati la pausa di riflessione auspicata dai ministri Romani e Prestigiacomo altro non è che "una scelta di convenienza per non perdere consensi", mentre solo il 39% pensa che la motivazione vada ricercata in una "concreta preoccupazione per la salute e la sicurezza dei cittadini". Valutazioni che pesano sul giudizio complessivo dato all'operato dei due ministri. Né il responsabile dell'Ambiente né tantomeno quello dello Sviluppo economico superano infatti il 4,5 in pagella.

(22 marzo 2011)

 

 

 

 

2011-03-20

IL CASO

Referendum , via alla campagna Idv

"Fermiamo Berlusconi e il nucleare"

Di Pietro sfida: "Voto politico per cacciare il premier, se vince il sì Napolitano prenderà atto che non ha più consenso". In piazza Navona a Roma la manifestazione con l'appello a tutte le forze politiche

Referendum , via alla campagna Idv "Fermiamo Berlusconi e il nucleare"

ROMA - Parte da piazza navona la sfida dell'Italia dei valori sui referendum contro il legittimo impedimento, contro la privatizzazione dell'acqua e contro il nucleare. L'appello di Antonio Di Pietro è a tutte le forze politiche, sociali, economiche: "Dateci una mano a convincere i cittadini. Questa "non è una battaglia politica tra l'idv e chissà chi" ma si tratta di "temi planetari, né di destra, né di sinistra".

Tuttavia, è sulla questione della legge che permette al premier di evitare i processi, quella contro cui l'Idv ha raccolto "oltre 2 milioni di firme", che il discorso si è infiammato: "Dobbiamo adottare lo stesso metodo che usa lui quando dice che è legittimato a governare dal popolo - ha spiegato l'ex pm - lanciamogli una sfida: vediamo se è vero che hai il popolo dalla tua parte". "Se vincono i sì, il giorno dopo anche Napolitano dovrà prendere atto che berlusconi non ha più il consenso popolare e deve andare a casa".

Sul nucleare, infine, di pietro ha accusato il governo di "sciacallaggio" perché "dice che sta riflettendo. Loro stanno riflettendo al cesso...Ma lo fanno solo per evitare che i cittadini vadano a votare...".

(19 marzo 2011)

 

 

 

 

 

 

2010-07-17

Record di firme ora in Cassazione

"No alla privatizzazione dell'acqua"

In piazza Navona a Roma gli scatoloni con un milione e 400mila schede che sono state portate dai magistrati per la convalida. Entro la primavera del 2011 si potrebbe tenere il referendum di GIULIA CERINO

Record di firme ora in Cassazione "No alla privatizzazione dell'acqua"

ROMA - Oltre un milione e quattrocentomila firme per i referendum abrogativi delle norme che consentono la privatizzazione dell'acqua. In meno di sei mesi: un record. La corsa referendaria contro la privatizzazione della gestione del servizio idrico italiano è terminata. Il frutto del lavoro del Forum dei movimenti per l'acqua è tutto contenuto in più di cento scatoloni di cartone pieni di moduli referendari disposti al centro di Piazza Navona, a Roma. Dietro la montagna di box bianchi e azzurri, un camioncino pronto a dirigersi verso la Cassazione, dove le firme devono essere depositate. Da adesso in poi, infatti, si tratterà solo di aspettare il verdetto della Corte e sperare che dal ministero dell'Interno arrivi il via libera. Se così fosse, entro la fine della primavera 2011, gli italiani saranno chiamati ad esprimersi in merito a tre quesiti referendari: l'articolo 23 bis che prevede che le società, per fornire servizi idrici, si trasformino in aziende miste con capitale privato al 40%, l'articolo 150 del decreto legislativo 152/2006 che contempla, come unico modo per ottenere l'affidamento di un servizio idrico la gara e la gestione attraverso società per azioni, e in merito all'ultimo quesito, quello relativo all'abrogazione dell'articolo 154, nella parte in cui si impone al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa.

Le cose sono andate meglio di come il Forum dei movimenti per l'acqua, l'organizzatore della campagna, si aspettasse. Dopo due mesi, le firme erano già 500mila e a fine giugno la campagna aveva già battuto tutti i record: un milione e 400mila firme raccolte in tutta Italia. Ma la battaglia non è stata delle più facili. E anzi, in alcuni momenti, andare avanti con la raccolta firme è stato più faticoso del previsto. Prima i battibecchi con il leader dell'Idv, Antonio di Pietro, che ha presentato un quesito referendario sull'acqua concorrente a quello siglato dal Forum. Poi i tentativi di rappacificazione. Infine, la rottura definitiva 1 tra l'ex magistrato ed il movimento referendario. A maggio le critiche di una parte della rete, la nascita del comitato di cittadini "Acqualiberatutti" per il No al referendum. Infine il botta e risposta durato più di tre mesi tra il ministro Ronchi e il Forum. A giugno poi l'annuncio che, "pur rimanendo sulle proprie posizioni, il Pd aveva deciso di sottoscrivere il terzo quesito referendario presentato dai movimenti, quello relativo agli investimenti sulle reti idriche".

Una battaglia lanciata con il sostegno di nomi noti: da Stefano Rodotà, uno degli ideatori dei tre quesiti al presidente della regione Puglia, Nichi Vendola. Ma portato a termine con migliaia di banchetti in tutta la penisola. Anche nelle sezioni di partito. Con momenti di grande visibilità come durante la Marcia della pace Perugia-Assisi di metà maggio, o i gazebo volanti durante il Giro d'Italia.

(19 luglio 2010)

 

 

2010-04-30

LA CAMPAGNA

Acqua pubblica, 200mila firme

gazebo in piazza il 1 maggio

Diecimila a Roma e in provincia. Puglia da record. Storico il voto di Aprilia: "Dove si toccano con mano gli effetti della privatizzazione l'afflusso è più forte". Sabato il Forum sarà in Piazza San Giovanni, nella capitale. E ci sarà anche l'Idv che comincerà una campagna referendaria parallela. Il Movimento: "Con Di Pietro abbiamo rotto"

di GIULIA CERINO

Acqua pubblica, 200mila firme gazebo in piazza il 1 maggio

ROMA - In cinque giorni hanno raccolto oltre 200mila firme. Con un Lazio da record: 10mila firme tra Roma e provincia. La Liguria è a metà strada. In Puglia 20mila, sono 8mila quelle messe insieme tra Torino e Savona e oltre mille quelle di Pescara. Dopo pochi giorni dall'inizio della campagna referendaria 1 contro la privatizzazione del servizio idrico, il traguardo sembra avvicinarsi. Il Forum italiano dei movimenti per l'acqua annuncia numeri da capogiro: "Siamo a 200mila". Più di un terzo di quelle necessarie a raggiungere il numero minimo per ottenere il referendum abrogativo.

I tre quesiti 2 depositati dal Forum in Cassazione hanno un obiettivo preciso: modificare le attuali norme in materia di servizio idrico approvate con il decreto Ronchi 3 e in passato dal governo Prodi, per governare e gestire le risorse idriche attraverso un soggetto di diritto pubblico, possibilmente a livello territoriale. E la campagna di raccolta firme iniziata meno di una settimana fa è andata inaspettatamente bene proprio nei comuni in cui la gestione del servizio idrico è già da tempo nelle mani dei privati. "Dove si toccano realmente gli effetti della privatizzazione l'afflusso ai gazebo è più forte", spiega Luca Faenzi, portavoce del Forum. E' storico il voto del comune di Aprilia. E infatti, "dopo sei anni di gestione del servizio idrico da parte di una società mista appartenente alla multinazionale francese Veolia - aggiunge Faenzi - questa importante città del Lazio ha appena rimesso in discussione la gestione degli impianti".

Stessa situazione ad Arezzo. Contro la privatizzazione anche padre Alex Zanotelli che ha partecipato all'avvio della campagna referendaria. In comuni come questo, territori dove l'acqua è già gestita dai privati, i cittadini chiedono di abrogare tutte le forme di privatizzazione e non solo il decreto Ronchi. "Ecco perché - spiega Faenzi - la gente non firmerà per il referendum di Di Pietro ma solo per quello promosso dal Forum".

Fra il Forum e il leader dell'Italia dei valori, c'è una polemica di lunga data. Che dura cioè da quando Antonio Di Pietro ha presentato in Cassazione un quesito referendario contro la privatizzazione del servizio idrico in aperta concorrenza con i tre precedentemente depositati dal Forum. Il quesito dell'ex magistrato è infatti volto ad abrogare il solo decreto Ronchi sulla privatizzazione del servizio idrico. Al contrario dei tre caldeggiati dal Forum, quindi, quello firmato Idv non interviene in alcun modo sui provvedimenti presi, prima che venisse approvato il decreto Ronchi, dall'allora premier Romano Prodi. "Per i comuni come Arezzo sostenere un referendum voluto da Di Pietro non avrebbe senso, spiega Faenzi. Per loro rimarrebbe comunque tutto invariato".

Tra il Forum e il leader dell'Italia dei valori la spaccatura è ormai evidente. E non ci sarà modo di ricucire i rapporti con i "movimenti" almeno finché "lui non deciderà di fare un passo indietro e accogliere le nostre istanze", giurano dal Movimento. Anzi. Per Di Pietro si affaccia anche il rischio che qualcuno dei suoi giochi un brutto scherzo. Come Sonia Alfano: "Se fossi chiamata a scegliere - diceva qualche tempo fa - sosterrei il Forum".

I politici schierati a favore delle istanze del Forum sono però una minoranza: Nichi Vendola, Claudio Fava, Paolo Cento, Fabio Mussi, Grazia Francescato, Loredana De Petris, Valerio Calzolaio e Gennaro Migliore. Poi il sindaco di Arezzo ed esponente del Pd Giuseppe Fanfani e il sindaco di Udine, Furio Honsell. Questi i più noti. Al loro sostegno si aggiunge l'approvazione alla provincia di Napoli di un ordine del giorno presentato da Tommaso Sodano, capogruppo della Federazione della sinistra, in cui si riconosce l'acqua come diritto umano e bene pubblico comune "la cui gestione è priva di rilevanza economica". Ma qualche adesione ufficiale da parte dei partiti è arrivata: dalla Federazione dei verdi, dalla Federazione della sinistra, dai Giovani socialisti, da Sinistra ecologia e libertà e dalla Sinistra critica. Tutti partiti extra-parlamentari. Per il Pd, invece, Bersani ha optato per un'altra strada: "Pur guardando con simpatia chi si batte per l'acqua - ha detto - preferiamo presentare una legge direttamente in parlamento". E c'è anche chi ha scelto di appoggiare la battaglia del Forum in altri modi. E' il caso di Beppe Giulietti, presidente di Articolo21, che presenterà un'interrogazione all'Agenzia per le comunicazioni per "denunciare l'oscuramento da parte dei media di questa campagna referendaria".

Il primo maggio, per il Forum sarà un giorno importante durante il quale il Movimento potrebbe riuscire a raccimolare altri consensi. L'appuntamento è in Piazza San Giovanni dove verrà installato un grande banchetto per la raccolta firme. Nello stesso giorno e nello stesso luogo, però, anche Antonio Di Pietro aprirà le danze, dando inizio alla raccolta firme parallela.

(28 aprile 2010)

 

 

 

L'UNITA'

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2011-06-09

"Andiamo tutti a votare domenica mattina"

di Simone Collini | tutti gli articoli dell'autore

bersani 304

"Io vado a votare alle dieci di domenica mattina", dice Bersani invitando dirigenti, militanti e simpatizzanti del Pd a fare altrettanto. È chiaro che il dato sull’affluenza alle urne dato dai tg dell’ora di pranzo sarà determinante per il raggiungimento del quorum. "È molto importante incoraggiare tutti ad andare a votare, noi dobbiamo dare un segno immediato di fiducia nella partecipazione".

Nonostante siano 16 anni che non si raggiunge il quorum?

"È arduo, siamo i primi a saperlo, ma ne abbiamo già superate di prove ardue".

Si vince facile, come disse di Milano?

"L’obiettivo può essere raggiunto, innanzitutto per il merito dei quesiti. Si toccano temi su cui c'è una straordinaria sensibilità. A partire dalla questione nucleare".

Berlusconi dice che è un voto inutile, visto che il governo col decreto omnibus ha già bloccato il piano.

"Si tratta di un imbroglio, smascherato dalla Cassazione. Nella sentenza c’è scritto che la pezza che hanno cercato di mettere per evitare il referendum - leggo - "in realtà amplia le prospettive e i modi di ricorso alle fonti nucleari". Una conferma di quella norma lascerebbe al governo mani libere, senza limite di numero di centrali e di criteri per l’individuazione dei siti".

Dice che interessi ai cittadini anche abrogare il legittimo impedimento?

"Dico che per la prima volta gli italiani hanno la possibilità di affermare che la legge è uguale per tutti. Le norme in vigore già prevedono di ovviare a problemi di impedimento reale ad andare in un tribunale, non c'è nessuna ragione per inventarsi scorciatoie per chicchessia".

Parliamo dei quesiti sull’acqua: dal centrodestra la accusano di aver cambiato idea sulla privatizzazione.

"Questa gente confonde il concetto di privatizzazione con quello di liberalizzazione. La norma Ronchi obbliga la privatizzazione. Costringe a vendere, quindi a svendere perché quando si è costretti il prezzo lo fa chi compra, le società pubbliche. Tutte le pratiche di liberalizzazione che ho fatto io, dall’energia alle ferrovie, non hanno mai previsto l’obbligo di privatizzare. A me le gare vanno benissimo, non vedo cosa c’entri questo con l’obbligo di privatizzare. Sapendo anche che il privato non trasforma l’acqua in vino. Non sono d’accordo però neanche con chi sostiene il contrario".

Ci sarà una manifestazione a Piazza del Popolo: lei sarà sul palco?

"Sarò sotto al palco, ora c’è bisogno del protagonismo della società. È importante che milioni di persone diano un ulteriore segno che il vento è cambiato, e il Pd come ha fatto in questi mesi deve mettersi al servizio della riscossa civica, deve dare una mano e dare la mano ai movimenti".

Che ne pensa dei ministri che annunciano che non andranno a votare?

"Ne penso tutto il male possibile. Chi assume responsabilità di governo, chi giura sulla Costituzione, ha anche dei doveri civici".

Però saranno anche liberi di dare al loro elettorato indicazioni di comportamento, non crede?

"Penso che non pochi elettori di centrodestra vogliano esprimersi, e veder valere il loro voto".

Questo referendum secondo lei avrà conseguenze politiche?

"Ce n’è già di avanzo perché questo governo vada a casa. Certamente, se c'è una grande partecipazione verrà confermata un'esigenza di cambiamento. Per quanto ci riguarda, anche se Berlusconi continuerà ad esercitarsi in tecniche di sopravvivenza, noi chiederemo le dimissioni di questo governo. Come stiamo facendo da qualche mese a questa parte".

Dice che anche il vertice notturno tra Berlusconi, Bossi e Tremonti punti a tecniche di sopravvivenza?

"Non sarà un vertice notturno a risolvere problemi che per mesi hanno negato. Non hanno messo mano a nessuna riforma in grado di promuovere la crescita. E invece sento Berlusconi parlare di allargare i cordoni della borsa, di abbassare delle tasse. Ma di cosa parla?".

E se invece arrivasse veramente in Parlamento una riforma fiscale?

"Siamo seri, si può distribuire diversamente il carico fiscale se si vuole maggiore equità e un po’ di crescita. E distribuire equamente vuol dire caricare di più sull'evasione e sulle rendite finanziarie e da patrimonio, e cominciare ad alleggerire il carico su impresa e lavoro. Se si aprisse mai un discorso serio, io sono pronto a sfidare il governo, ad aprire un confronto in Parlamento a partire dalle nostre idee. Ma se vengono fuori palloni miracolistici alla Berlusconi no, non ci faremo prendere in giro. D’altronde, l’esempio di queste ore è il federalismo. I Comuni, come dicemmo mesi fa, stanno applicando sistemi di sovratassazione che derivano dai tagli decisi dal governo".

Qualcosa l’inventeranno per rilanciare dopo la sconfitta, non crede?

"Veramente per ora il Pdl parla di primarie, di un segretario anziché tre coordinatori, di tutto fuorché dell’Italia. È impressionante il tipo di discussione che fanno. Come può non venirgli in mente di domandarsi se abbiano sbagliato qualcosa, sul piano della democrazia, su quello economico e sociale. Niente. Neanche nella sconfitta riescono a parlare dei problemi della gente".

C’è chi scrive che per Berlusconi Tremonti punta al Colle con i voti del Pd.

"Non so se sia vero che attribuisca a Tremonti una cosa così fantasiosa. Pur conoscendo la fantasia del ministro dell’Economia, questa mi sembra francamente troppo".

Dice Vendola che è inadeguata la forma partito e che Pd, Sel e Idv dovrebbero dar vita a un soggetto nuovo.

"Il tema di superare la forma partito era di molti anni fa. Il tema di oggi è qual è la nuova forma partito. E noi lavoriamo sul Pd. Dopodiché, ricordo che io un anno fa ho proposto un nuovo Ulivo. Chiamiamolo anche in modo diverso, ma dobbiamo lavorare a un avvicinamento tra le forze di centrosinistra che intendono impegnarsi in una nuova prospettiva di governo, e fare in modo che questo rapporto venga percepito anche come una soggettività. Ma questo non può essere disgiunto dai problemi, quindi dobbiamo rassicurarci che quando parliamo di riforma del fisco, lavoro, precarietà, democrazia, politica estera, stiamo dicendo cose esigibili da chi ci deve votare. Ogni possibile riapertura di cantieri può partire solo da questo, da una credibile e positiva esperienza di governo. Altrimenti, facciamo del politicismo. E il Paese non lo capirebbe".

9 giugno 2011

 

 

Nucleare, Pd: "cumulabili" i voti all'estero

referendum

Il Pd: i voti all'estero vanno considerati validi, il ministero trasmetta i dati del voto all'estero. "Prendiamo atto delle dichiarazioni del ministro Vito alla Camera sul fatto che le schede col quesito aggiornato sul nucleare non sono inviabili in tempo utile a chi vota all'estero e che sullo scrutinio è competente l'Ufficio centrale per la circoscrizione estero presso la Corte d'Appello di Roma". Lo dichiarano il senatore del Pd Stefano Ceccanti ed Eugenio Marino, responsabile Pd per gli italiani all'estero. "Tuttavia – aggiungono - è bene ricordare anche che il Ministero dell'Interno è tenuto a trasmettere sia i dati sulla partecipazione sia quelli sullo scrutinio, ritenendosi i dati sul voto all'estero sul nucleare cumulabili a quelli sul voto in Italia, per l'evidente continuità di indirizzo dei due quesiti".

8 giugno 2011

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Berlusconi: "Sono il migliore e non voto"

Berlusconi via web al Pdl

"L'attività del governo ha del miracoloso" e "se gli italiani sapessero ciò che abbiamo fatto dovrebbero farci un monumento". Non solo: "Il presidente del Consiglio italiano in tutti i consessi internazionali è quello più esperto", esperto anche di processi, grazie ai suoi "30 e lode in procedura civile" e soprattutto "a intelligenza non è secondo a nessuno".

Silvio Berlusconi si autoincensa dopo la batosta elettorale: quello che fa miracoli da Nord a Sud; quello che sancisce la pace nucleare tra Russia e Stati Uniti; quello che ha i "brividi nella schiena" se pensa alla sinistra al governo; quello che si dice da solo quanto è bravo e bello, visto che a lui, proprio come succedeva alla "zia Marina", non "lo dice nessuno".

A Palazzo Chigi tra Angelino Alfano e Roberto Maroni per presentare la riforma del processo civile e il codice antimafia, Berlusconi approfitta delle domande dei cronisti per lanciarsi in un lungo spot pro-governo: "Avendo molto da fare, abbiamo dedicato poco tempo alla comunicazione, colpevolmente. Ci siamo ripromessi di dare più spazio alla comunicazione". E allora via subito: Berlusconi rivendica un po' tutto, il "miracoloso" con cui il governo ha operato in questi anni, tutte le 'missioni compiutè merito dell'esecutivo.

Dai rifiuti a Napoli al terremoto dell'Aquila, da Lampedusa, al riavvicinamento tra Usa e Russa, tra Obama e Medvedev. Dagli impiegati pubblici, tutti rimasti al loro posto, agli stanziamenti per regioni e comunica, fino allo sempreverde "non abbiamo mai messo le mani nelle tasce degli italiani".

La sconfitta alle amministrative non lo scalfisce: "Il disgusto che gli italiani provano per la classe politica- attacca- deriva dalla rappresentazione che ne danno media, soprattutto quelli televisivi". E la magistratura? Non manca: "Inventa accuse assolutamente inesistenti e infondate, portando danno all'intero Paese. Tutto questo mix fa sì che oggi noi pensiamo alla presente situazione italiana come qualcosa di negativo".

"Molto spesso, trovandomi in situazioni internazionali, penso a cosa succederebbe se ci fosse questo o quel leader della sinistra e mi vengono i brividi sulla schiena". ha detto il premier. "Anche perchè - aggiunge il premier - nonostante quello che dicono i giornali, il presidente italiano è il più esperto ed è su un gradino più alto rispetto agli altri".

Poi sui referendum: "Penso che non mi recherò a votare" per i referendum, ha detto il premier. "È diritto dei cittadini decidere se votare o meno per il referendum".

"Un respiro, perché per passare dal lavoro a 100 all'ora alla tranquilla esposizione agli amici giornalisti di due importanti provvedimenti ci vuole un attimo di sosta", ha detto all'inizio della conferenza stampa.

Poi ironizza: "Nonostante l'appeal che la vita privata ha su alcuni di noi, dovrete sopportarci fino al 2013". Ironia involontaria? Pensa alle feste ad Arcore?

La manovra? "Non sono 33 miliardi per niente, state tranquilli, inutile andare a preoccupare i cittadini per cose che non sono vere, andremo avanti con uno 0,7- 0,8% di Pil, non c'è da preoccuparsi", ha detto Berlusconi. "Siamo i primi in Europa nonostante tutto quanto ricevuto in eredità dal passato", come l'elevato "debito pubblico" e il costo dell'energia.

"La manovra di 40 mld- spiega- non è nulla di preoccupante, occorre aderire alle indicazioni della Commissione Ue. Noi siamo in una posizione privilegiata, meglio di noi c'è solo la Germania". In Italia, aggiunge, "non abbiamo aumentato violentemente l'età pensionabile, non è stata alzata fortemente l'Iva, non sono stati licenziati o tagliati gli stipendi dei dipendenti pubblici". Insomma, tutto è stato fatto "senza aumentare le imposte".

I ministeri al Nord? "Non è trasferimento di ministeri, non esiste, si tratta di uffici di rappresentanza", ha specificato Berlusconi.

Dispiaciuto per l'addio di Santoro dalla Rai? "Non posso dirlo", ha risposto il premier. "Non leggo più i giornali. Paolo Bonaiuti mi manda le notizie in una nota, leggere i giornali significa disinformarsi". È l'ultimo attacco in ordine di tempo portato avanti dal premier Silvio Berlusconi alla stampa.

L'alta tensione con bersani? "Sono del tutto destituite di fondamento le notizie di stampa. Ormai per quanto riguarda la politica la stampa si è assolutamente allontanata dalla realtà. Io non lego più i giornali, leggerli significa disinformarsi".tensione nei rapporti con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

"Se non va a votare lui, ci andranno gli italiani". Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commenta l'annuncio del premier Silvio Berlusconi che non si recherà a votare. In un colloquio con i giovani universitari di Italia 110, Bersani ha anche ribadito che "il voto è nel merito dei quesiti, non pro o contro Berlusconi. Del resto - ha aggiunto - è da un anno che gli diciamo che deve andare a casa".

"Triste parabola quella di Berlusconi che non riesce neanche a sottrarsi al ridicolo. La conferenza stampa di oggi, con la riproposizione delle solite cose di cattivo gusto, è la dimostrazione delle difficoltà in cui si trova il presidente del consiglio. Sembra sempre più il Gigi Bagini interpretato da Tognazzi in 'Io la conoscevo benè, che ballava a comando sui tavolini, per far vedere che era ancora in grado di essere al centro della scena". Lo afferma il deputato Pd Alberto Losacco.

9 giugno 2011

 

 

Bersani: "Ecco la legge elettorale

per andare oltre il Porcellum"

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Un sistema misto a doppio turno con una soglia di sbarramento e il diritto di tribuna. È questa la proposta di riforma della legge elettorale decisa oggi dal Pd in un vertice tra il segretario Pier Luigi Bersani e i big del partito. "L'attuale legge elettorale - afferma Bersani - è indecente. La nostra proposta non è né ungherese né svedese, né turca... ma italiana e attorno ad essa faremo una discussione aperta con le forze di opposizione perché noi ai prossimi appuntamenti politici ed elettorali vogliamo andare dicendo che il Porcellum non va bene". Prima di depositare la proposta di legge, ha spiegato Bersani, "vogliamo discutere con le forze di opposizione".

Dopo essersi divisi a lungo tra sostenitori del maggioritario e proporzionalisti il Pd sembra trovare la quadra sulla legge elettorale. "Su questa proposta siamo tutti d'accordo", assicura il segretario Pier Luigi Bersani al termine del vertice nel quale i Democratici hanno messo a punto una proposta su un modello maggioritario a doppio turno con una quota proporzionale e un sistema di soglia di sbarramento.

"Siamo primo partito e ci mettiamo a servizio". A Pierluigi Bersani non è piaciuto il modo in cui è stata descritta la proposta del Pd sulla legge elettorale: "C'è un elemento di ridicolizzazione delle nostre posizioni che mi brucia un po'. Discutiamo di riforma elettorale ma non solo, ne stiamo preparando su tanti temi, perché pensiamo che il Pd deve avere una sua proposta", ha detto il segretario durante un'iniziativa del partito sui giovani. "Non la depositiamo in Parlamento ma la presenteremo alle forze dell'opposizione - ha spiegato Bersani - perché come vogliamo essere il primo partito interpretiamo questo ruolo come servizio e quindi vedremo assieme alle altre forze se depositare una proposta di legge".

Sulla riforma della legge elettorale il Partito Democratico non ha nessun "aggancino" con la Lega. È quanto assicura il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, davanti alla platea degli universitari di "Italia 110". "Siccome stiamo parlando di legge elettorale - ha spiegato ai giovani Bersani - i giornalisti si sono detti: 'hai visto mai che il Pd ha l'aggancino con la Lega?'". E invece no. "Noi discutiamo di legge elettorale perché il Pd deve avere una sua proposta - ha sottolineato il segretario - sarebbe curioso che diciamo che la legge attuale è una porcata e poi non presentiamo una proposta per cambiarla. La chiamano ungherese, ma non è ungherese, turca o slovena. È una proposta talmente tanto italiana che si occupa persino di un fenomeno come quello della formazione di gruppi parlamentari dopo le elezioni, come quello dei Responsabili".

Il problema, spiega, è che c'è chi spera che "a un certo punto, dalla situazione politica, venga fuori Atena dalla mente di Giove. Ebbene, abbiamo già dato". Quindi tornando al Pd e alle sue posizioni, Bersani aggiunge: "Noi siamo assolutamente aperti. Chi vuole discutere di politica venga, ma non si inventi altre strade che non esistono nel mondo democratico, anche perchè abbiamo già dato. Abbiamo cominciato 15 anni fa così". Il segretario democratico conclude: "È da qui che viene la ridicolizzazione delle nostre posizioni. Per questo dico che la nostra proposta sulla legge elettorale non è ungherese. È italiana".

9 giugno 2011

 

Il sì del Papa: "Adottare

energie non pericolose"

Copertina famiglia cristiana acqua bene di tutti

"Adottare complessivamente uno stile di vita rispettoso dell'ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie appropriate che salvaguardino il patrimonio della creazione e siano senza pericoli per l'uomo, devono essere priorità politiche ed economiche". Lo ha affermato Benedetto XVI nel discorso ai nuovi ambasciatori di Moldova, Guinea Equatoriale, Belize, Siria, Ghana, Nuova Zelanda, il cui ha fatto riferimento alle "innumerevoli tragedie" che hanno toccato quest'anno "la natura, la tecnica e i popoli". "La vastità di tali catastrofi ci interroga", ha detto il Papa. "È l'uomo che viene prima, è bene ricordarlo. L'uomo a cui Dio ha affidato la buona gestione della natura, non può essere dominato dalla tecnica e diventarne soggetto", ha aggiunto. E "una tale presa di coscienza deve portare gli Stati a riflettere insieme sul futuro a breve termine del pianeta, davanti alle loro responsabilità verso la nostra vita e le tecnologie". Secondo il Pontefice, "diventa necessario rivedere totalmente il nostro approccio alla natura", che "non è unicamente uno spazio da sfruttare o ludico", ma "è il luogo natale dell'uomo, praticamente la sua 'casà. Essa ci è essenziale". Il Papa ha auspicato un "cambio di mentalità" per "arrivare rapidamente a un'arte di vivere insieme che rispetti l'alleanza tra l'uomo e la natura, senza la quale la famiglia umana rischia di sparire". Inoltre "l'insieme dei governanti devono impegnarsi a proteggere la natura e aiutarla e adempiere il suo ruolo essenziale per la sopravvivenza dell'umanità". "Le Nazioni Unite - ha sottolineato Benedetto XVI - mi sembrano essere il quadro naturale di una tale riflessione che non dovrà essere oscurato da interessi politici ed economici ciecamente partigiani, al fine di privilegiare la solidarietà rispetto all'interesse particolare". Secondo Ratzinger, poi, "conviene anche interrogarsi sul giusto posto della tecnica", dal momento che "i prodigi di cui è capace vanno di pari passo con disastri sociali ed ecologici". L'allarme del Pontefice è verso "la tecnica che domina l'uomo, lo priva della sua umanità" e verso "l'orgoglio che essa genera" e che "ha fatto nascere nelle nostre società un economismo inflessibile e un certo edonismo tale da determinare soggettivamente e egoisticamente i comportamenti".

9 giugno 2011

 

 

2011-06-08

Referendum, Bossi diserterà le urne

bossi vaffanculo 304

"Da quel che mi risulta Bossi non andrà a votare". Così Marco Reguzzoni, capogruppo della Lega Nord alla Camera, interpellato in proposito telefonicamente dall'Ansa. "Sulle consultazioni dei referendum - spiega Reguzzoni - la linea della Lega è la libertà di coscienza. Ciascuno decide come meglio crede".

Sulle consultazioni referendarie del 12-13 giugno la linea indicata dalla Lega è quella della libertà di coscienza. Ciascuno deciderà come meglio crede", ha detto Marco Reguzzoni.

Non voterà nemmeno l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, non voterà al prossimo referendum del 12-13 giugno perché "non ho mai votato a un referendum. Trovo folle il referendum abrogativo". Scaroni, a margine della presentazione dell'anticipazione del Rapporto dell'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) sullo scenario del gas, ha detto di ritenere "folle il referendum abrogativo".

Non c'è alcun obbligo di andare a votare ai referendum: si tratta di un diritto non di un dovere. A sostenerlo è il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. "Sappiano i cittadini - spiega il governatore - che non vi è alcun obbligo di legge di votare i referendum". Questo perchè, continua Formigoni, "la Costituzione sostiene che l'esercizio di voto alle elezioni è un 'dovere civicò, mentre per i referendum si tratta di un diritto, quindi i cittadini possono esprimere il loro parere sia votando sia non votando, cosa quest'ultima che a me in questo caso pare la più saggia".

Ci sono mille motivi per avere ammirazione del Capo dello Stato. E l'ho apprezzato soprattutto quando ha detto che andrà a votare ai prossimi referendum". Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, parlando a Noto (Siracusa). "Il referendum - ha aggiunto - è una forma di partecipazione del cittadino. Può stare a casa, è un suo diritto, ma in questo modo si incentiva l'assenza di partecipazione".

Il governo non rischia nulla, qualunque sia il risultato dei referendum di lunedì ". Lo afferma Luca Zaia, governatore della Regione Veneto. "È innegabile che i referendum abbiamo assunto un profilo politico - spiega Zaia - ma dobbiamo ricondurli al loro peso reale. Ci sono due grandi temi, come il nucleare e l'acqua, che vedono la mobilitazione della gente. Non è un mistero che su questi quesiti per me si tratta di due sì ". "Quanto alla Lega - conclude - ha dato libertà di coscienza. Lo ha fatto il Pdl che inizialmente aveva posto un argine contro i referendum, figuriamoci se non possiamo farlo noi. In ogni caso, il voto al referendum è un diritto, non un dovere".

8 giugno 2011

 

Referendum, Grillo: "Astensionismo, tattica vigliacca"

beppe grillo, capelli bianchi

Beppe Grillo invita a votare quattro sì. "Il quorum è un furto di democrazia. Un modo costituzionale per fottere il cittadino. È inammissibile che chi ricopre una carica pubblica inviti la gente a non andare a votare, andrebbe denunciato", scrive il comico – politico sul suo blog. Che per il 12 e il 13 giugno invita "a votare quattro 'SÌ contro il nucleare, per l'acqua pubblica e perchè chiunque sia uguale di fronte alla legge". E accusa chi voterebbe No di tattica vigliacca per impedire il raggiungimento del quorum.

Grillo osserva che "in giro ci sono solo manifesti per il SÌ, quelli del NO sono assenti. Chi vuole il nucleare e impossessarsi dell'acqua pubblica a scopi di lucro non può invitare a votare NO. Se lo facesse si sparerebbe nelle palle. Ci sarebbero infatti maggiori probabilità di ottenere il quorum. Preferisce quindi usare la tattica vigliacca di stare in silenzio, di depistare gli elettori fornendo persino date false attraverso le televisioni di Stato come il Tg1 e il Tg2". "Sanno che l'opinione pubblica ha già deciso, che i SÌ saranno maggioranza con o senza quorum e allora puntano tutto sulla diserzione alle urne".

Il fondatore del MoVimento 5 Stelle annuncia che il gurppo "cercherà di introdurre il referendum sia abrogativo che propositivo senza quorum (chi non vota conta zero)".

8 giugno 2011

 

 

Referendum sul nucleare:

caos sul voto all'estero

referendum

Le schede grigie per il referendum sul nucleare che troveremo nei seggi saranno nuove, quelle in corso di stampa e che – assicura il Viminale – vengono distribuite in tutta Italia. Il problema resta aperto però per i votanti all'estero. Manca il tempo di distribuire le nuove schede, afferma il ministero degli Interni, visto che i residenti fuori d'Italia potevano votare entro il 2 giugno. Risultato: deciderà la Corte d'appello di Roma. La decisione sul "voto degli italiani all'estero spetta all'Ufficio centrale per la circoscrizione estero presso la Corte d'Appello di Roma", ha detto il ministro per i Rapporti col Parlamento, Elio Vito, rispondendo al question time in aula per conto del Viminale. E in un voto dove la meta è il quorum, i voti di chi vive fuori dai confini può avere un peso ancor più decisivo, oltre al fatto che ogni cittadino ha il diritto di esprimersi come tutti gli altri nelle urne.

Le schede in corso di stampa e distribuzione in tutto il Paese hanno la nuova formulazione del quesito sul nucleare come ha disposto l'ordinanza 1° giugno 2011, depositata il 3 giugno dell'ufficio centrale per il Referendum presso la Cassazione. Le nuove schede però non saranno nuovamente inviate agli italiani residenti all'estero, dal momento che il voto poteva validamente essere espresso entro il 2 giugno. "Attesa la tempistica prevista dalle disposizione vigenti per il voto per corrispondenza – dichiara il ministro Vito - il ministero dell'Interno comunica che risulta pertanto impossibile procedere a una nuova stampa e distribuzione, per gli elettori residenti all'estero, delle schede con il nuovo quesito sull'energia nucleare".

Vito ha ricordato che agli italiani all'estero sono stati inviati dai consolati entro il 25 maggio i plichi con i quattro quesiti referendari, compreso quello con la vecchia formulazione e che gli elettori hanno già votato entro il 2 giugno scorso. "In ogni caso - ha concluso - solo le schede che arriveranno ai consolati alle ore 16 ora locale di domani, 9 giugno, potranno essere inviate dagli stessi consolati in Italia per lo scrutinio che avverrà a partire dalle ore 15 di lunedì prossimo, 13 giugno".

Non si è quindi deciso cosa fare di quelle schede. In breve: all'estero 3,2 milioni di italiani. Se i giudici che quei loro voti espressi non contano, si abbassa il quorum. E diventa più facile raggiungere il 50% + 1 dei votanti, mentre, con quei votanti, il numero degli elettori sale sensibilmente.

8 giugno 2011

 

 

 

2011-06-07

La Corte gela B: quesito nucleare chiaro e univoco

Greepeace al Pincio contro il nucleare

La Corte Costituzionale ha dato il via libera al nuovo quesito sul nucleare così come riformulato dalla Cassazione dopo le modifiche introdotte dalla legge 'omnibus'. Giudice relatore è Giuseppe Tesauro. La decisione è stata presa unanimemente dai giudici dopo aver ascoltato stamane i legali delle parti in camera di consiglio.

Il quesito referendario sul nucleare, così come è stato riformulato dalla Cassazione, è "connotato da una matrice razionalmente unitaria e possiede i necessari requisiti di chiarezza, omogeneità ed univocità", ha sottolineato la Corte costituzionale, nella sentenza n.174 depositata oggi. I giudici costituzionali hanno osservato che le norme delle quali si propone l`abrogazione (commi 1 ed 8 dell'articolo 5 del dl omnibus) risultano, dopo la riformulazione del quesito da parte dell`Ufficio centrale della Cassazione, "unite da una medesima finalità": quella cioè "di essere strumentali a consentire, sia pure all`esito di 'ulteriori evidenze scientifichè sui profili relativi alla sicurezza nucleare e tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore, di adottare una strategia energetica nazionale che non escluda espressamente l`utilizzazione di energia nucleare, ciò in contraddizione con l`intento perseguito dall`originaria richiesta referendaria, in particolare attraverso l`abrogazione dell`art. 3 del d.lgs. n. 31 del 2010". Dunque, "anche il quesito in esame - ha osservato ancora la Consulta nella sentenza di ammissibilità del referendum sul nucleare - mira a realizzare un effetto di mera ablazione della nuova disciplina, in vista del chiaro ed univoco risultato normativo di non consentire l`inclusione dell`energia nucleare fra le forme di produzione energetica". E ciò "fermo restando, ovviamente, che spetta al legislatore e al Governo, ciascuno nell`ambito delle proprie competenze, di fissare - concludono i giudici costituzionali - le modalità di adozione della strategia energetica nazionale, nel rispetto dell`esito della consultazione referendaria".

"Dopo quest'ultima lezione giuridica e di civiltà, ci auguriamo che il governo la smetta di frapporre bastoni tra le ruote del referendum sul nucleare. Ricordiamo che votare è un diritto e un dovere dei cittadini previsto dalla Costituzione. Lasciamo, quindi, che siano loro a decidere sul proprio futuro, specie su una materia così delicata, come quella della costruzione di centrali nucleari sul nostro territorio, che interessa tutti i cittadini, anche coloro che hanno votato, e ancora vogliono votare, a favore di questo governo. Proprio per rispetto di questi, l'Italia dei Valori, che in perfetta solitudine ha raccolto due milioni di firme ed è stata promotrice del referendum, rinuncia a qualsiasi pretesa di primogenitura. E invita tutti i cittadini a votare serenamente, e secondo coscienza, senza preoccuparsi se il loro voto possa incidere sulla tenuta di questo governo". Lo afferma in una nota il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

"Dopo quest'ultima lezione giuridica e di civiltà, ci auguriamo che il governo la smetta di frapporre bastoni tra le ruote del referendum sul nucleare. Ricordiamo che votare è un diritto e un dovere dei cittadini previsto dalla Costituzione. Lasciamo, quindi, che siano loro a decidere sul proprio futuro, specie su una materia così delicata, come quella della costruzione di centrali nucleari sul nostro territorio, che interessa tutti i cittadini, anche coloro che hanno votato, e ancora vogliono votare, a favore di questo governo. Proprio per rispetto di questi, l'Italia dei Valori, che in perfetta solitudine ha raccolto due milioni di firme ed è stata promotrice del referendum, rinuncia a qualsiasi pretesa di primogenitura. E invita tutti i cittadini a votare serenamente, e secondo coscienza, senza preoccuparsi se il loro voto possa incidere sulla tenuta di questo governo". Lo afferma in una nota il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

7 giugno 2011

 

Cavillo atomico contro il referendum

di Claudia Fusani | tutti gli articoli dell'autore

Greepeace al Pincio contro il nucleare

Altro che "voto inutile" e "libertà di coscienza". Altro che neutralità ostentata. La verità, ormai palese, è che premier e maggioranza hanno una fifa blu del referendum sul nucleare. Tanto che palazzo Chigi e l’Avvocatura di stato hanno fatto ricorso alla Consulta contro la decisione della Cassazione. Il ricorso sarà discusso martedì, la prima udienza - tra l’altro - presieduta dal nuovo Presidente che sarà eletto, per l’appunto, domani. Insomma, un intreccio di "casualità", da una parte, - la nomina di Alfonso Quaranta alla presidenza che sicuramente segna una svolta alla Corte - e, dall’altra, i toni e i contenuti del ricorso, rischiano di mettere seriamente e nuovamente a rischio il voto sul nucleare. Dal che, se ancora avessimo avuto dei dubbi, si deduce quanto faccia paura e dia fastidio, specie in termini di accordi commerciali, il voto popolare di domenica prossima. L’Avvocatura ha presentato il ricorso venerdì sostenendo che l’ordinanza della Corte di Cassazione del primo giugno deve essere considerata "inammissibile" perché alla Cassazine spetta solo una verifica formale dei requisiti e non anche ulteriori valutazioni "sostanziali".

Nella memoria allegata al ricorso, e che i giudici costituzionali potranno leggere solo domani, si sottolinea che con il varo del decreto Omnibus il Governo non ha fatto una modifica meramente "formale", ma una "innegabile e sostanziale diversità di scelta" rispetto alle norme sul nucleare sulle quali era stato chiesto il referendum. L’Avvocatura sostiene in pratica che gli elettori, il 12 e 13 giugno, "si troveranno a votare un quesito del tutto difforme rispetto a quello in base al quale sono state raccolte le sottoscri- zioni necessarie allo svolgimento del referendum".

Nella decisione della Cassazione - che ha ammesso il quesito, pur modificandolo, ma rispetto a una situazione, il piano energetico, diversa - vi è dunque "ben di più rispetto a quelle modifiche formali o di dettaglio" su cui la Cassazione si sarebbe potuta esprimere. Non solo: secondo l'Avvocatura è cambiata la natura stessa del referendum "non più abrogativa ma propositiva, se non addirittura consultiva".

L’Unità ha letto al telefono una sintesi dei motivi del ricorso a uno dei quattordici giudici (il quindicesimo, che dovrebbe prendere il posto dell’ex presidente De Siervo, non è stato ancora sostituito) membri della Consulta. I giudici infatti sono stati informati via mail dell’arrivo del ricorso ma potranno leggere le motivazioni solo domattina quando si riuniranno per l’elezione del nuovo Presidente.

"Direi che si tratta di una complicazione notevole - osserva il giudi- ce - viene sollevato un problema di merito e sostanziale molto importante. Vista l’urgenza dovremo decidere già martedì. E se il quesito dovesse essere giudicato inammissibile, la scheda sul nucleare dovrà essere annullata". Una faccenda dannatamente complicata e che "non ha precedenti".

Idv e Pd, il leader dei Verdi Angelo Bonelli, non hanno dubbi: si tratta dell’ennesimo "sabotaggio" ordito da Berlusconi ai danni del nucleare. "È evidente e logico che governo e maggioranza sperano che i referendum non passino, facendo carte false per non far raggiungere il quorum, e ancora adesso, a una settimana dal voto, scelgono la più totale ipocrisia" scrive Di Pietro sul suo blog. "I furbetti sono stati sconfitti più di una volta e lo saranno ancora" chiosa Vendola.

Pochi dubbi sull’infondatezza del ricorso dell’Avvocatura di Stato anche per gli avvocati che in Cassazione hanno sostenuto le ragioni dei referendari, il professor Alessandro Pace e l’avvocato Gianluigi Pellegrino.

Il Pd chiede il rigetto del ricorso. La segreteria nazionale del partito e i gruppi parlamentari di Camera e Senato si sono costituiti innanzi alla Corte costituzionale, con l'avvocato Gianluigi Pellegrino, chiedendo il "rigetto dell' istanza del Governo volta a far dichiarare inammissibile il referendum sul nucleare e il perfezionamento, come previsto dalla legge e dalla Costituzione, della conferma della consultazione referendaria per il 12 e il 13 giugno, già sancita dalla Cassazione". La risposta è attesa per martedì. Il giorno dopo, per l’appunto, l’elezio- ne del nuovo Presidente. Che sarà, quasi sicuramente, Alfonso Quaranta. Non un’elezione qualsiasi: per la prima volta nella storia della Consulta verrà interrotta la prassi per cui diventa Presidente il più anziano dei giudici. La qual cosa ha imposto, a volte, presidenze lampo anche di tre sole settimane visto che i giudici costituzionali hanno una data di uscita inderogabile. Adesso si vuole un giudice che durerà di più. Quaranta resterà in carica due anni.

5 giugno 2011

 

 

 

SCHEDA | Chi è Alfonso Quaranta

Settantacinque anni, napoletano, Alfonso Quaranta è stato scelto come giudice costituzionale dal Consiglio di Stato nel dicembre del 2003 e lascerà la Corte il 27 gennaio del 2013. Il neo eletto presidente della Consulta ha alle spalle una lunga carriera nella giustizia amministrativa e diversi incarichi di collaborazione governativa, specialmente negli esecutivi della Prima Repubblica (tra il 1970 e il 1993 è stato più volte capo dell'ufficio legislativo e capo di gabinetto dell'ex ministro dc Remo Gaspari). Dopo essersi laureto in giurisprudenza, all'Università di Napoli, nel 1958, ha vinto il concorso per procuratore dello Stato presso l'Avvocatura generale dello Stato, nel 1960, e poi è entrato nella magistratura ordinaria, presso le preture di Roma e di Perugia, dal 1961 al 1965. Divenuto referendario del Consiglio di Stato nel 1966, ha proseguito la sua attività nella giustizia amministrativa: nella qualifica di presidente di sezione del Consiglio di Stato è stato presidente della II sezione del Tar Lazio nel 1981, presidente aggiunto del Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione Siciliana dal 1990 al 1995 e successivamente al Consiglio di Stato, nel tempo, presidente titolare della III Sezione consultiva, della II Sezione consultiva e della Sezione consultiva per gli atti normativi. Fino al 27 gennaio 2004 ha presieduto la V sezione giurisdizionale di Palazzo Spada. E ancora: dal 1977 al 1981 ha ricoperto l'incarico di Segretario generale del Consiglio di Stato; dal 1982 al 2004 è stato componente della Commissione tributaria centrale. Ha ricoperto anche l'incarico presidente della Consulta giuridica delle Poste italiane e componente del Comitato etico dell'Autorità garante delle telecomunicazioni. Professore a contratto per quattro anni di diritto amministrativo presso la facoltà di giurisprudenza dell'Universit… 'La Sapienzà di Roma, per molti anni è stato anche docente incaricato di Diritto amministrativo presso la Scuola superiore della Pubblica amministrazione e ha insegnato all'Accademia della Guardia di finanza e alla Scuola di Polizia tributaria. Tre le varie onorificenze di cui è stato insignito, il suo curriculum elenca quelle di Cavaliere di Gran Croce, Grande Ufficiale dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, medaglia d'oro per i Benemeriti della Sanità Pubblica.

6 giugno 2011

 

 

 

 

 

2011-06-03

Referendum, l'Agcom mette in guardia la Rai

Agcom

Dopo il "richiamo" alla Rai per una adeguata informazione sui referendum, l'Agcom è passata al' l"ordine": da domani la Rai deve provvedere ad una idonea comunicazione sui referendum, sia in termini di messaggi autogestiti che in termini di tribune.

E' quanto si legge in un comunicato dell'autorità di garanzia. Da domani, quindi, la Rai deve provvedere "alla diffusione giornaliera dei messaggi autogestiti su tutte le tre reti generaliste assicurando, a rotazione per ciascuna giornata, la collocazione su una delle reti nella fascia di maggior ascolto (dalle ore 18,30 alle ore 22,30); alla diffusione di tribune elettorali su tutte le tre reti, assicurando a rotazione, almeno su una rete al giorno, la trasmissione nella fascia di maggior ascolto; a garantire una rilevante presenza degli argomenti oggetto dei referendum nei telegiornali e nelle trasmissioni informative di maggior ascolto di tutte le tre reti generaliste".

In caso di inottemperanza all'ordine impartito "saranno applicate le sanzioni" previste dalla legge. Nell'esercizio della sua funzione di vigilanza, l'Agcom "verificherà l'osservanza dell'ordine odierno attraverso il monitoraggio della programmazione. a tal fine la commissione servizi e prodotti è stata convocata per martedì della prossima settimana. l'autorità ha, inoltre, rivolto alle emittenti televisive nazionali private l'invito ad assicurare la più ampia informazione sui referendum. infine, l'autorità ha sollecitato i comitati regionali delle comunicazioni (corecom) - conclude il comunicato - a completare entro lunedì tutti gli adempimenti necessari per la trasmissione dei messaggi autogestiti gratuiti sulle emittenti locali".

"La decisione dell'Agcom sulle gravi carenze dell'informazione referendaria è un passo avanti, ma ogni giudizio rimarrà sospeso fino a che non si vedranno gli effetti concreti dell'invito rivolto dall'Agcom. Anzi. Laddove non vi sarà ottemperanza all'invito dell'Autorità saranno doverose le sanzioni più dure" afferma Vincenzo Vita, componente Pd in commissione di Vigilanza Rai, e aggiunge: "Infatti, ancor più che per altre consultazioni, l'informazione è decisiva per far conoscere la scadenza del voto. Il raggiungimento del quorum è anche, soprattutto, figlio della conoscenza dei quesiti. Lanciamo l'allarme, perchè al momento sono ancora pochi gli italiani a sapere che tra pochi giorni si voterà per il referendum".

In ogni caso, chiude Vita "l'iniziativa dell'Agcom è frutto dell'esposto firmato da numerosi parlamentari del Pd di altri gruppi che, insieme alle altre opposizioni e alle associazioni già ampiamente mobilitate (Articolo21, Libertà e Giustizia, MoveOn e Popolo viola), martedì saranno davanti all'Autorità per vigilare su quanto sta accadendo".

La Rai riprogramma la messa in onda di tribune elettorali e messaggi autogestiti per i referendum del 12 e 13 giugno, adeguandosi all"ordine conformativo" dell'Autorità per le garanzie nelle comuncazioni che in mattinata aveva imposto alla tv pubblica di assicurare "spazi adeguati" ai temi referendari, in particolare collocando tribune e messaggi su tutte le reti e negli orari di maggiore ascolto.

Questa la nuova pianificazione: i messaggi autogestiti andranno in onda domani su Rai2 alle 19.15 e su Rai3 alle 18.40 e domenica su Rai1 alle 18.35 e su Rai3 alle 20.00; le tribune elettorali lunedì 6 giugno su Rai1 alle 14.10 (anzichè su Rai3), mercoledì 8 giugno su Rai1 alle 18.25 (anzichè Rai 2). Restano confermati - ricorda la nota Rai - tutti gli altri spazi calendarizzati.

3 giugno 2011

 

 

Berlusconi: "Referendum inutili e fuorvianti"

Berlusconi via web al Pdl

I referendum si avvicinano e Berlusconi mette le mani avanti: "L'esito non ha nulla a che vedere con il governo, che si adeguerà alle volontà degli italiani. Se i cittadini non vorranno il nucleare, il governo ne prenderà atto". Teme che il voto si trasformi in un'altra batosta, il premier, e così, intervenendo a La Telefonata, la trasmissione condotta da Maurizio Belpietro, cerca di minimizzare. Parla di iniziative "demagogiche", "inutili" e "fuorvianti". Ma è un Berlusconi a 360°, quello di stamani, che va giù duro anche sul voto napoletano, su De Magistris, Pd, e i problemi di coesione nella maggioranza.

I Referendum

"Non daremo nessuna indicazione ai nostri sostenitori che avranno anzi libertà di scelta – dice – anche se questi referendum nascono da iniziative demagogiche". Nel solito rovesciamento berlusconiano della realtà, "il quesito sull'acqua è del tutto fuorviante perché non è vero che la legge che si vuole abrogare voglia privatizzarla ma solo porre fine a sprechi". E per quanto riguarda il nucleare "le norme sulla localizzazione delle centrali sono state già abrogate – spiega – e quindi si chiede ai cittadini di votare sul nulla".

Le primarie

Poi passa alla proposta di primarie avanzata da Ferrara sulle colonne del Foglio. Ma non senza vedere ombre e raggiri anche in questo caso. "Io non sono contrario – dice – purché si arrivi ad essere certi che i votanti siano davvero sostenitori del nostro partito e non infiltrati della sinistra".

I fischi

Infiltrati della sinistra, come i ragazzi che l'hanno fischiato ieri, durante le celebrazioni del 2 giugno. "Ieri sono stato applaudito tutto il giorno – ha raccontato – ma all'inizio della giornata c'era il solito squadrone di venti ragazzi organizzati dalla sinistra che quando sono arrivato all'Altare della patria ha inscenato una dimostrazione contro di me e i giornali hanno potuto scrivere 'Berlusconi fischiatò'".

Napoli, l'immondizia e De Magistris

Su Napoli e l'elezione di De Magistris non ha dubbi: "A Napoli ha votato la metà degli aventi diritto. il nuovo sindaco è stato eletto con il voto di appena 33 elettori su 100". E ribadisce il "miracolo immondizia": "Noi avevamo compiuto il miracolo di portare Napoli ai livelli di civiltà che le competono in soli due mesi ma poi avevamo lasciato indicando in maniera chiara cosa doveva essere fatto. Il comune di Napoli a guida di sinistra non ha fatto nulla di nulla".

I problemi della maggioranza

E infine, Giulio Tremonti e i rapporti nella maggioranza. "Dovremmo fargli un monumento – dice Berlusconi, cercando di sopire le voci che vogliono una rottura con il ministro dell'Economia - perché stiamo uscendo dalla crisi senza adottare le misure che hanno invece adottato gli altri paesi europei". E a chi parla di "balcanizzazione" nel Pdl risponde: "Nemmeno per sogno, sono tutte invenzioni dei giornali, al nostro interno c'è grandissima, grandissima coesione. C'è veramente un degrado dell'informazione che si è trasformata in vera e propria disinformazione contro di noi"

3 giugno 2011

 

 

 

Di Pietro: referendum, serve anche il centrodestra

di Maria Zegarelli | tutti gli articoli dell'autore

di pietro in piazza 304

Mandati in soffitta i toni troppo urlati, gli ammiccamenti ai grillini, le critiche al Colle. Acqua passata. Antonio Di Pietro, "conferma e confessa": ci vuole un profilo più sobrio per andare al governo, così come si deve parlare a tutti gli italiani per sfondare il quorum referendario e far vincere i quattro "sì".

Di Pietro, si stenta a riconoscerla. Nell’ordine ha detto: "sdipietrizzare" il referendum; "pronti a riconoscere la leadership di Bersani"; "pronti a lasciare una piazza al Pd per la chiusura della campagna elettorale". E ha pure mollato Grillo.

"Confermo tutto e confesso. Aggiungo anche che il mio sforzo da qui al 12 giugno sarà quello di far comprendere ai cittadini che i referendum non sono un giudizio divino su Berlusconi ma sono una scelta per il Paese che va oltre i partiti. Acqua, aria e legalità non sono né di destra né di sinistra".

E poi perché per raggiungere il quorum servono anche i voti del centrodestra. O no?

"Esattamente. Credo che quando si passa dalla fase dell’opposizione alla fase della costruzione dell’alternativa devi aver ben chiaro l’obiettivo e modulare gli interventi per raggiungere quell’obiettivo".

È questo il Di Pietro che vedremo d’ora in poi? "Vogliamo essere una forza politica di governo e allora dobbiamo fare squadra, perché al 51% non ci si arriva da soli".

Non è anche quello che hanno detto gli elettori alla classe dirigente politica con queste elezioni?

"Non so se questo messaggio è arrivato a tutti, ma io ho i sensori sempre all’erta e le scarpe larghe del contadino...

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3 giugno 2011

 

 

Referendum, i tormentoni della rete per dire "sì"

Habemus Referendum - Damiano Bertè

Appelli d'autore, video del Partito Democratico, stornelli, parodie e canzoni. A pochi giorni dall'appuntamento con le urne del 12 e 13 giugno, gli internauti cercano di incrinare così l'egemonia televisiva e il silenzio che vige sui quesiti. Il governo teme l'ennesima batosta, Berlusconi li definisce "inutili e fuorvianti" ma intanto i click in rete si moltiplicano.

L'associazione "Io Voto" da giorni sta chiedendo ad attori, attrici e registi di esprimersi sull'importanza dell'andare a votare.Elio Germano, Carolina Crescentini, Maya Sansa, Paolo Virzì, Ettore Scola e molti altri hanno accettato la sfida e ci hanno messo la faccia.

Il Pd ha preferito fare un video collettivo. Da Anna Finocchiaro a Felice Casson, da Gianrico Carofiglio a Donatella Poretti a moltissimi altri, l'obbiettivo per tutti è convincere gli italiani ad andare a votare. "Il presidente Berlusconi – dice la Finocchiaro – che si richiama sempre al popolo, vorrebbe che questi referendum non si celebrassero, e invece è una grande occasione per l'espressione diretta della volontà popolare.

Ma in rete, oltre agli appelli, "ufficiali, non manca l'ironia. Nora Tigges, per esempio, assieme ai ragazzi e alle ragazze di Resistenza Musicale Permanente si sono dati appuntamento a piazza Farnese per intornare le note dello "stornello del sì". E sempre in piazza, altri cantano: "E vota vota vota, vota il referendum, ma sta molto attento, la croce va sul sì".

E' un raggae, invece, quello di Ginko, cantante capitolino e storico membro di Villa Ada Posse. Si intitola "Non mi fido" e ha un messaggio che non lascia dubbi: "Il giappone insegna come questa sia una follia, esistono altre fonti d'energia".

Dal reggae al requiem. E' quello della fontanella che si può vedere sul sito www.referendumacqua.it. "Noi la conoscevamo bene", ironizzano gli autori, "era fatta così: pubblica per vocazione, incapace di discriminare e di escludere. Tutto il contrario: il suo compito era quello di unire".

A "Un giorno da pecora" si ironizza invece sui timori del premier e sui silenzi di Rai e Mediaset alla vigilia del voto. "Per evitare che le informazioni su come si vota si diffondano tra gli elettori – dice Francesca Fornario, facendo la parodia di uno spot elettorale – Berlusconi le fa scrivere sul retro delle foto del cadavere di Bin Laden".

Anche gli universitari hanno girato il loro video. Un ragazzo e una ragazza che sognano le nozze reali di William e Kate. Poi si svegliano e lei dice: "Sì, lo voglio". Ma è un Sì che si riferisce ai quattro quesiti. "E chi non va a votare - dice poi - è una pippa".

E intanto, viralmente, in molti indirizzi mail sta arrivando una sorta di "kit del referendario", una scheda che spiega nel merito i quesiti a cui ciascuno è chiamato a votare il 12 e il 13 giugno. L'idea è quella di stamparla, farne più copie e lasciarle in giro, dai tergicristalli ai sedili degli autobus, dalle panchine nei parchi ai banconi dei bar, così da aggirare il silenzio i silenzi di Rai e Mediaset.

3 giugno 2011

 

 

 

Nucleare, l'Enel: rubato pc

con l'analisi dei siti

Furto dati Enel

La fatidica mappa dei siti per la realizzazione delle centrali nucleari l'Enel non l'avrebbe comunicata "neanche sotto tortura", come dichiarato un paio di anni fa dall'amministratore delegato del gruppo elettrico, Fulvio Conti.

Ma a poco più di una settimana dal referendum, gli studi e le analisi dell'azienda, impegnata in prima linea con Edf nel contestato programma di rientro dell'Italia nella tecnologia atomica, sono spariti da una delle sedi romane della società, quella di Tor di Quinto, che ospita l' 'area nuclearè del gruppo.

Al ritorno al lavoro dopo la festa del 2 giugno, l'Enel ha scoperto e denunciato al commissariato di Ponte Milvio il furto di un computer "contenente documenti aziendali relativi a studi e analisi preliminari, privi di risvolti operativi, sulle caratteristiche di siti per impianti nucleari in Italia e all'estero".

Per l'azienda un fatto "davvero singolare" visto che un colpo "così mirato" è avvenuto "proprio a pochi giorni dalla tornata referendaria".

Il timore è quello che domani o a ridosso del voto i dati possano essere pubblicati con grande enfasi, condizionando così profondamente la consultazione. Nella macchina, un semplice pc portatile di uso quotidiano, chiuso a chiave in un cassetto (ma non certo in una cassaforte iperprotetta come si potrebbe immaginare), sono custodite informazioni sui siti possibili, su dove cioè verosimilmente si potrebbero riscontrare i requisiti necessari alla costruzione di un impianto, dall'assenza di sismicità alla presenza di corsi d'acqua.

Ma la lista in mano all'Enel, come sempre si fa quando si avvia un'analisi di tipo generale, è molto più lunga rispetto a quella da cui prescegliere effettivamente i 4 siti per le nuove centrali italiane (sempre nel caso in cui il piano nucleare venisse attuato).

Anche perchè la scelta non spetterebbe solo all'Enel: un ruolo determinante è infatti quello della neocostituita Agenzia per la sicurezza nucleare guidata da Umberto Veronesi, incaricata proprio di definire i requisiti tecnologici e gli standard essenziali di sicurezza e di individuare le aree adatte entro le quali l'impresa è obbligata a localizzare l'impianto, chiedendo ovviamente il parere degli enti locali e della Commissione Via (Valutazione di impatto ambientale).

Al momento nulla trapela sulle responsabilità del furto, ma, considerando che all'interno dell'area nucleare del palazzo Enel si entra solo con un badge e che il ladro ha rubato esclusivamente quel pc andando a colpo sicuro, non è esclusa la pista interna.

"Oggi l'Enel ha denunciato il furto, negli uffici romani di Tor di Quinto a Roma, di un personal computer contenente degli studi preliminari sui siti che avrebbero dovuto ospitare le nuovi centrali nucleari in Italia e all'estero. La stessa azienda lo definisce 'un evento piuttosto strano, a pochi giorni dal referendum del 12 e 13 giugnò. Più che essere strano è assurdo ed antidemocratico che - ad oggi nè il governo nè Enel abbiano mai reso note le località prese in considerazione per costruire le centrali atomiche in Italia".Lo sottolinea Angelo Bonelli, leader dei Verdi.

"Da tempo - spiega - i Verdi avevano tentato un'operazione verità, pubblicando l'elenco dei siti e delle regioni interessate dal folle piano di ritorno all'atomo di Berlusconi". "I principali siti di costruzione dei nuovi reattori avrebbero dovuto essere, nelle intenzioni del governo e dell'Enel, i seguenti: Trino Vercellese (VC), Caorso (PC), in Lombardia una centrale fra Mantova e Cremona lungo l'asta pluviale del Po, Monfalcone (GO), Chioggia (VE), San Benedetto del Tronto (AP), Scarlino (GR), Montalto di Castro (VT), Borgo Sabotino (LT), Oristano, Termoli (CB), Mola di Bari (BA), Scansano Ionico (MT), Palma di Montechiaro (AG) e un deposito di scorie a Garigliano (fra Caserta e Latina).

"Già dal dicembre del 2009 noi Verdi avevamo reso noto i siti dove Enel e governo stavano valutando la costruzione delle centrali nucleari in Italia", ha dichiarato il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, che aggiunge: "Questa lista non è stata mai smentita ufficialmente nè dal governo nè dall'Enel. Ora - prosegue Bonelli - furto o non furto l'Enel farebbe bene a dare un segnale di trasparenza rendendo subito pubblici i siti che ha preso in considerazione per la costruzione delle centrali: si tratta di una informazione essenziale per i cittadini italiani che il 12 e 13 giugno saranno chiamati ad una scelta fondamentale sul futuro proprio e dei propri figl".

3 giugno 2011

 

 

 

 

2011-06-02

"Votiamo e vinciamo, il Paese ha chiuso con B"

rosy bindi, allegra

Sarà perché nel Pd le "metafore" ormai vanno alla grande, ma parte da qui Rosy Bindi per commentare la decisione della Cassazione sui referendum e quell’emendamento così in odor di presa in giro con cui il premier ha cercato di affossare il quesito sul nucleare. Partiamo da qui presidente, dal referendum appena "resuscitato".

"La dico così: finalmente Berlusconi è diventato un "demonio normale", fa le pentole ma non gli riescono più i coperchi. Ci eravamo rassegnati all’idea che fosse un diavolo al quale riusciva tutto. Invece stavolta è stata ristabilita la legalità. Era evidente che l’ultimo decreto era costruito apposta per scippare la possibilità ai cittadini di esprimersi sul nucleare e quindi anche sugli altri referendum. Il loro obiettivo era quello di prendere tempo e poi riprovarci fra un anno o due. La Cassazione ha restituito ai cittadini uno strumento di democrazia che il governo aveva cercato di depotenziare".

Anche lei è tra coloro che pensano che i referendum, se raggiungessero il quorum, sarebbero il segnale definitivo per Berlusconi?

"Noi abbiamo vinto le amministrative restando nel merito. Anche con i referendum dobbiamo avere lo stesso approccio. Questi saranno quattro voti per l’acqua come bene pubblico, contro il nucleare e per la legalità contro il legittimo impedimento: è chiaro che di tutti questi quesiti quello su cui c’è maggiore sensibilità è quello sul nucleare, sul quale sarà possibile raggiungere il quorum e così farlo superare a tutti gli altri. Il Pd si spenderà con tutte le energie per raggiungere questo risultato e vincere i referendum. A quel punto si potrà anche dire che il Paese ha definitivamente voltato le spalle a Berlusconi".

Il premier è determinato ad andare avanti, mette mano al partito e rilancia l’azione di governo. Siete sicuri che cadrà prima della fine della legislatura?

"Se sono capaci di andare avanti lo dimostrino. Io non credo. È evidente che sono minoranza nel Paese e che la maggioranza in Parlamento non è quella con cui hanno avuto il premio di maggioranza, è "abusiva". Vogliono continuare? Bene, il banco di prova sarà...

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2 giugno 2011

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2011-06-01

Nucleare, sì al referendum. E tu, perché voterai?

nucleare, catene umane

Il 12 e 13 giugno si voterà anche per il referendum sul nucleare. L'ufficio elettorale della Corte di Cassazione ha stabilito, infatti, che le modifiche apportate dal governo alle norme sul nucleare non precludono la celebrazione della consultazione popolare. La Cassazione ha quindi confermato che i cittadini potranno esprimersi anche sul quesito depositato a suo tempo dall'Idv, che resta in campo assieme agli altri tre, due sull'acqua e uno sul legittimo impedimento di premier e ministri a partecipare alle udienze.

È stata così accolta l'istanza presentata dal Pd che chiede di trasferire il quesito sulle nuove norme appena votate nel dl omnibus: quindi la richiesta di abrogazione rimane la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà appunto alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare (art. 5 commi 1 e 8).

Si brinda sotto il Palazzaccio

Un presidio organizzato dai Verdi ha accolto, stappando con una bottiglia di spumante, la decisione della Corte di Cassazione di andare alle urne per il nucleare. "Oggi - ha detto Angelo Bonelli dei Verdi - ha vinto la democrazia. Il problema è stabilire chi paga il costo di tutto questo. E io credo che lo debba pagare chi ci ha portato oggi a questa situazione con un provvedimento truffa. Per fortuna ci sono gli organi costituzionali a salvaguardia della democrazia".

Bersani: trucchi smascherati

"Notizia eccellente" è stata definita dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani quella della ammissione del raferendum nucleare da parte della Cassazione. "I trucchi del governo sono stati ancora una volta smascherati. Ora - ha aggiunto Bersani - gli italiani hanno la possibilità di pronunciarsi con un sì contro il piano del governo, ed è necessario che il mondo dei media, a partire dal servizio pubblico, contribuisca a fornire ai cittadini il massimo dell'informazione necessaria. Il pd, che ha sempre contrastato le assurde scelte del governo sul nucleare, è impegnato con tutte le sue forze a sostenere la campagna per il sì e invita tutte le sue organizzazioni territoriali a mobilitarsi in occasione del 12 e 13 giugno".

Finocchiaro, pd: bellissima notizia

"Questa mattina riceviamo la bellissima notizia che la Cassazione ha stabilito che le modifiche apportate dal governo alle norme sull'energia nucleare non precludono lo svolgimento del referendum". Lo dice Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, sottolineando che "avevamo sostenuto, anche attraverso la presentazione di una memoria alla Cassazione, che c'erano tutte le ragioni perchè il referendum sul nucleare si svolgesse". Per Finocchiaro "hanno vinto la Costituzione e i diritti dei cittadini italiani. Questa decisione fa giustizia delle vergognose manovre che il Governo aveva messo in campo per evitare che i cittadini italiani si esprimessero su una scelta così fondamentale. Berlusconi e la sua maggioranza, che si richiamano al popolo e alla sua volontà quando fa loro comodo, ora temono le urne e il giudizio popolare. Il voto di domenica scorsa è stato un segnale forte che è venuto da tutta Italia: i cittadini italiani bocciano le scelte di questo Governo". "Ci auguriamo che anche dalla consultazione referendaria, che riguarda anche scelte molto importanti sull'acqua e sulla legge che riguarda il legittimo impedimento, venga un segnale altrettanto univoco e forte. Il Pd si impegnerà affinchè questo avvenga facendo una forte campagna per sostenere il si ai 4 quesiti referendari", conclude.

1 giugno 2011

 

 

 

 

 

 

2011-05-23

Governo pone fiducia. C'è nucleare, teme sconfitte

nucleare, Montaldo

Il governo ha posto alla Camera la questione di fiducia sul decreto omnibus. L'ha richiesta, "considerati i tempi ristretti", il ministro Elio Vito alla ripresa dell'esame del testo, dopo che la settimana scorsa si era tenuta la discussione generale.

Quella dei tempi suona però come una banale scusa. In realtà la maggioranza teme di incassare altre sconfitte in aula dopo quelle della settimana scorsa.

Stella Bianchi, Pd: rinviano, non abbandonano il nucleare

Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Partito Democratico, sulla fiducia posta dalla maggioranza è netta: "Con la decisione di mettere la fiducia sul decreto omnibus, il governo le prova tutte per sfuggire al voto degli italiani nel referendum indetto per il 12 e 13 giugno. Nelle norme che l'esecutivo vuole imporre non c'è nessun abbandono del piano nucleare ma solo un rinvio per evitare il giudizio dei cittadini che, come già dimostrato dal voto in Sardegna, è nettamente contrario al ritorno delle centrali nucleare in Italia".

23 maggio 2011

 

 

 

 

2011-05-17

Nucleare, la Sardegna dice no

Affluenza record al referendum

nucleare 2

Enorme affluenza e quorum raggiunto. Per il referendum consultivo regionale sul nucleare in Sardegna ha votato, alle ore 11, il 49,61% degli aventi diritto. Grande affluenza in provincia di Cagliari, dove si è recato alle urne questa mattina il 50,95% degli elettori, nel Nuorese il 50,48 per cento, nell`Oristanese il 49,42%, nel Medio Campidano il 52,62%, nella provincia di Carbonia-Iglesias addirittura il 56,81%, in provincia di Sassari il 44,08%, in Ogliastra il 50,73% e nella provincia di Olbia-Tempio il 47,29%. I dati sull`affluenza alle urne confluiscono dai Comuni direttamente al Servizio elettorale della Direzione generale della Presidenza della Regione. Ieri, nella prima giornata di apertura delle urne, il quorum si era attestato alla chiusura dei seggi al 39,82%, superando di oltre 6 punti percentuale quello di "almeno un terzo degli elettori" richiesto dalla legge regionale n. 20 del 1957 per considerare valida la consultazione referendaria. Oggi i seggi rimarranno aperti fino alle 15, seguiti dalle operazioni di scrutinio delle schede relative al referendum consultivo regionale che precedono, nei comuni interessati, lo spoglio delle schede per le elezioni comunali.

"Il superamento non solo del quorum, ma anche della metà degli aventi diritto al voto nel referendum consultivo sul nucleare in Sardegna, è la conferma indiretta ma evidente che il tentativo del governo Berlusconi di cancellare pro-tempore le norme sul programma nucleare è una truffa a danno dei cittadini per scongiurare il referendum nazionale di giugno". Lo dichiarano i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante. "I cittadini sardi - argomentano - recandosi in gran numero alle urne hanno dimostrato che gli elettori non hanno bisogno di essere messi sotto tutela, e hanno invece rivendicato il diritto di decidere sul proprio futuro e sulla tutela della propria salute. A questo punto - concludono - è tanto più importante impedire lo scippo del referendum e contrastare il silenzio imposto sui temi referendari in gran parte di media".

Grande la soddisfazione delle associazioni ambientaliste - da Legambiente al Wwf - mentre per Leoluca Orlando dell'Idv: "dalla Sardegna viene un segnale incoraggiante per l'intero Paese. Il raggiungimento del quorum dimostra che la scelta nuclearista del governo è scellerata ed errata. Il voto sardo è un magnifico viatico per la consultazione referendaria del 12 e 13 giugno. Tutti i cittadini devono andare a votare in massa quattro si perchè il Paese non è chiamato ad esprimere un voto per eleggere qualcuno, ma è chiamato ad esprimere un progetto per le future generazioni"

16 maggio 2011

 

 

2011-05-08

Acqua, arriva l'Authority

anti-referendum

di Maria Grazia Gerina | tutti gli articoli dell'autore

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Acqua, ti voglio bene comune

Che l’intenzione sia colpire e affondare il referendum sull’acqua il governo lo dice apertamente. "Costituire un’autorità di regolazione per il servizio idrico significa tutelare i consumatori meglio di quanto non facciano i referendari tra i quali ci sono persone in buona fede ma anche tanti aspiranti politicanti", attacca Stefano Saglia, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, quando in realtà la promessa Autorità per l’acqua non è più che una traccia da mettere nero su bianco nel decreto legge Sviluppo.

Un punto nell’elenco delle promesse. Il testo della norma che istituirà il nuovo organismo, infatti, lo devono ancora scrivere. Ma quello che importa è la mossa: far finta di avere in mano l’arma letale contro il referendum, che - assicura Saglia - "non sarà superato legalmente ma lo sarà nei fatti". Lo sa anche lui, infatti, che l’im- pegno a istituire una Autorità non sposta di una virgola i due quesiti re- ferendari, che riguardano l’obbligo per le società a capitale pubblico di cedere il 40% delle azioni entro il 31 dicembre e la possibilità per i privati che intendano entrare nel mercato dei servizi idrici di avere garantito il profitto. Che c’entra l’Autorità? "È l’ennesima farsa per delegitti- mare il voto popolare", avvertono dal Comitato referendario "2 sì per l'acqua bene comune". Oltretutto - fa notare Paolo Carsetti, uno dei porta- voce del Comitato - non è molto chiaro cosa potrà regolare l’Autorità "dal momento che la gara è di fatto l’unico momento di mercato, mentre chi la vince acquisisce di fatto il monopolio in un determinato territorio e per un tempo assai lungo". Mentre le Acli osservano che almeno il governo avrebbe dovuto convocare il Comitato promotore.

Un fronte quanto mai vasto, capace di raccogliere in pochi mesi quasi 5 milioni di firme, che evidentamente fa paura all’esecutivo. Ed ecco, spuntare in extremis la dimenticata Autorità. Che potere avrà? Da chi sarà composta? Per ora non c’è nulla di ufficiale. Anche se il ministro Prestigiacomo spiega che sarà nominata in parlamento con maggioranza qualificata dei 2/3. Ma se anche il decreto dovesse essere licenziato dal governo la prossima settimana, poi dovrà essere sottoposto al parere del parlamento. "E questo non potrà che avvenire dopo il referendum", osserva Ermete Realacci, deputato del Pd e membro della Commissione Ambiente, che denuncia "la chiara intenzione di depotenziare il refe- rendum, sennò a istituire l’Autorità ci avrebbero pensato prima", ma ri- vendica anche che "L’Autorità pub- blica per l’acqua è una nostra stori- ca richiesta". Perciò: "Aspettiamo di vedere il testo della norma ma certo un successo del fronte referen- dario rafforzerebbe anche la posi- zione di chi vorrà dare più efficacia all’Authority". Il punto che sta più a cuore ai consumatori, invocati da Saglia, sono le tariffe. Ma rispetto a quelle - a quanto è dato capire - l’Au- torità potrà al massimo esprimere un parere confermativo.

6 maggio 2011

 

Referendum, la Rai obbligata a informare

di Claudia Fusani | tutti gli articoli dell'autore

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acqua

Con un mese di ritardo e al prezzo di uno scambio di difficile digestione, la Commissione di vigilanza sulla Rai ha approvato il regolamento sull’informazione pubblica per i referendum. Un atto dovuto, sia chiaro, previsto dalla Legge, e che finora la maggioranza ha rinviato facendo sistematicamente mancare in Commissione il numero legale. Per sette volte, a partire dal 4 aprile giorno in cui i quattro quesiti referendari su nucleare, acqua e legittimo impedimento sono stati ammessi dalla Consulta, Pdl, Lega e Responsabili non si sono presentati in blocco a San Macuto e il presidente Sergio Zavoli ha dovuto alzare ogni volta bandiera bianca. Da una settimana sotto San Macuto si sono dati appuntamento i Comitati referendari con tutte le sigle e i partiti che hanno promosso i referendum a partire da Idv e Arci. Il deputato radicale Marco Beltrandi ha occupato l’aula della Commissione e ne è uscito ieri solo dopo l’ok al Regolamento (non l’ha votato perchè "troppo restrittivo nella parte in cui decide gli aventi diritto alla tribune referendarie, mette l’obbligo di due parlamentari quando ne è sempre bastato uno").

Il regolamento, undici articoli, obbliga il servizio pubblico a indire tribune referendarie, "con il dovere di prevederli anche nelle fasce orarie di massimo ascolto (18-22 e 30)"; a trasmettere i messaggi autogestiti, veri e proprio spot; trasmissioni di approfondimento dedicate al tema dei referendum e l’informazione nei telegiornali.

Il fatto è che la Rai avrebbe potuto organizzare una corretta informazione - sì e no il venti per cento degli italiani oggi sanno che il 12 e il 13 giugno ci sono le consultazioni referendarie - anche senza l’approvazione del Regolamento. Ma il governo ha messo la sordina totale sul tema, punta - e lo dice chiaramente - a non far avere il quorum ai quesiti. Per raggiungere questo obiettivo ha avviato da un paio di settimane "il gioco" di approvare leggi, o decreti - sul nucleare e oggi probabilmente sull’acqua - tali da rendere nulli i quesiti e far morire, in questo modo, anche il terzo che il premier teme di più in assoluto: quello sul legittimo impedimento. Non far approvare il Regolamento Rai, il silenzio tv, era solo una parte del piano.

La svolta, dopo le lettere di Zavoli e di Di Pietro, è arrivata martedì sera quando i presidenti di Camera e Senato hanno detto stop all’ostruzionismo della maggioranza. E il presidente Sergio Zavoli ha accettato di calendarizzare il famigerato "atto di pluralismo Butti" che impone spazi, domande e conduttori di destra nei talk show in ugual misura di quelli gestiti da giornalisti, secondo Berlusconi, di sinistra, cioè Floris, Santoro e Dandini.

"La Rai - spiega Antonello Falomi, consulente per i Comitati referendari - ha sottratto ai cittadini un mese di informazione sui referendum. Avrebbe potuto garantirla lo stesso, a prescindere dall’approvazione del Regolamento. Così come ha applicato, prima del voto di oggi, l’unica clausola negativa. Il Regolamento infatti prevede, una volta approvato, che l’informazione sui referendum resti nei confini previsti. Bene: il Primo maggio è stata fatto firmare agli artisti sul palco di San Giovanni l’impegno a non parlare di referendum".

Vincenzo Vita (Pd) ringrazia "il presidente Zavoli e i Comitati referendari: non era scontato il via libera di oggi al regolamento". E attacca la maggioranza "per aver preteso lo scambio tra un atto dovuto come il Regolamento con una proposta della maggioranza come l’atto di indirizzo Butti". Che per il radicale Marco Beltrandi è "quanto di più indigeribile sia stato visto in questi anni sotto il profilo della libertà d’informazione". L’atto Butti pretende che "nei talk show i partiti parlino a seconda della percentuale di voti ottenuta: è la cristallizzazione del consenso elettorale. È mostruoso". Ma ancora di più lo è che "Zavoli abbia assicurato il voto sull’atto Butti tra il 17 e il 19 maggio".

5 maggio 2011

 

 

 

2011-04-26

Nucleare, Berlusconi confessa l'imbroglio

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Quanto accaduto in Giappone "ha spaventato gli italiani, come dimostrano anche i nostri sondaggi" e la decisione di una moratoria sul nucleare è stata presa anche per permettere all'opinione pubblica di "tranquillizzarsi": un referendum ora avrebbe portato ad uno stop per anni del nucleare in Italia.

Il premier Silvio Berlusconi parla chiaramente durante la conferenza stampa del summit italo-francese. Nessun ripensamento sull’atomo, solo la scelta di scippare l’Italia della possibilità di decidere.

Ecco infatti la confessione. "Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo". Anzi, è un "destino ineluttabile" "Dobbiamo acquisire tutta l'energia dall'estero e questo grava sulle famiglie italiane per i costi. Se noi oggi fossimo andati a quel referendum non si sarebbe più parlato di nucleare".

Il Pd si scaglia contro Berlusconi: "Che premier generoso abbiamo, vuole proteggere gli italiani dalle loro stesse paure - dice Ignazio Marino - non prendiamoci in giro, il blitz che il governo ha attuato ai danni del referendum sul nucleare è il frutto del delirio paternalistico di Silvio Berlusconi, del suo timore di dar voce alla gente". "Berlusconi - prosegue Marino - sa che per costruire un solo impianto servono almeno dieci anni? È conscio che ci vorrebbero molto più di cinque o sei centrali per risolvere il problema dell'approvvigionamento energetico? Come e dove smaltiremo le scorie nucleari? Faremo come gli Stati Uniti che hanno speso 7,7 miliardi di dollari per il progetto di stoccaggio sotto la Yucca Mountain, mai entrato in funzione? L'energia dell'atomo, in verità, rappresenta un vantaggio solo per coloro che riceveranno dallo Stato l'incarico di costruire le centrali dal momento che nessun imprenditore privato sceglierebbe mai di investire in un settore così costoso e rischioso, al punto che le compagnie assicuratrici rifiutano di stipulare polizze contro i rischi per la salute".

Per i senatori del Pd, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, "il caudillo Berlusconi oggi ha rivendicato di fronte a Sarkozy lo scippo di democrazia che ha compiuto ai danni dei cittadini italiani, assumendosi il merito di aver voluto una legge truffa che avesse lo scopo preciso di aggirare l'ostacolo del referendum sul nucleare. Un'altra pessima giornata per la democrazia del nostro Paese, ma Berlusconi non si illuda, perchè il nucleare nel nostro Paese comunque sia non tornerà mai: la schiacciante maggioranza dei cittadini da tempo, ben prima della tragedia giapponese, è contraria alle centrali atomiche sul territorio italiano".

Il il governo rende manifesto l'imbroglio sul nucleare: è l'opinione espressa in due dichiarazioni dal leader di Sel Nichi Vendola e da quello dell'Idv Antonio Di Pietro. "Le parole di Berlusconi sono l'immediata conferma - se mai ce ne fosse stato bisogno - dell'intenzione del governo di voler prendere in giro gli italiani, calpestando in modo arrogante e cialtronesco, il loro diritto ad esprimersi su una questione, come quella dell'energia nucleare, da cui dipende la sicurezza ambientale e la sopravvivenza delle generazioni future del nostro Paese", spiega Vendola.

"Dopo questa aperta dichiarazione d'intenti del governo al limite dell'imbroglio, ci auguriamo che la Corte di Cassazione ne tenga conto al momento di valutare la sopravvivenza del quesito referendario. È quanto mai evidente che a questo punto il 12 giugno si andrà a votare e il popolo italiano si esprimerà democraticamente su nucleare, acqua pubblica, legittimo impedimento".

Reazione analoga quella di Di Pietro: "Berlusconi ha confessato, oggi abbiamo la prova dell'imbroglio, da noi denunciato sin dal primo momento. Non vuole rinunciare al nucleare, ma vuole solo bloccare il referendum perchè ha paura del risultato delle urne. Infatti, per sua stessa ammissione, vuole sospendere per un anno o due il ritorno all'atomo per poi ridargli vita con più forza. Bloccare il referendum, in queste condizioni, significa violare un diritto costituzionale garantito a quel milione di cittadini che lo ha richiesto formalmente. Per questa ragione, il Capo dello Stato dovrebbe impedire tale misfatto, e ci auguriamo che lo faccia senza alcun indugio". Del resto, il premier ha capito, a differenza di tanti scienziati perchè a Fukushima è stato un disastro uguale e forse più grande di Chernobyl: il peggio è accaduto perchè la centrale di Fukushima era stata edificata su un terreno che non lo permetteva. La moratoria ha avuto un’unica motivazione. Bloccare la consultazione popolare. Se fossimo andati a quel referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per molti anni a seguire.

26 aprile 2011

 

 

2011-03-27

Roma, in 400mila contro

il nucleare e per l'acqua

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acquaIn piazza per l'acqua pubblica, contro il nucleare. Per "il diritto alla vita, che passerà anche per i referendum del 12 e 13 giugno". Oggi a Roma è sfilato il popolo dei 'beni comuni'. Trecentomila, secondo gli organizzatori, i partecipanti al corteo promosso dal Comitato referendario 'Due sì per l'acqua pubblica' in favore della gestione pubblica del settore idrico. Una manifestazione dal volto civico con in prima linea associazioni, movimenti e cittadini e in cui le istanze pacifiste hanno trovato larga eco nello slogan "No alla nuova guerra del petrolio". Oltre 200 gli autobus arrivati per l'occasione da tutta Italia.

"I cittadini - spiega Ciro Pesacane, del Comitato - si sono autotassati e li hanno affittati a loro spese. Vogliono l'acqua e il sole, mica la luna". In testa al corteo spiccano i gonfaloni di diversi comuni e provincie d'Italia, da Capannori, in provincia di Lucca, a Cagliari, passando per Aprilia vicino Latina. E le bandiere azzurre del comitato si alternano a quelle arcobaleno, di Legambiente, Arci, Emergency, Wwf e di diversi sindacati. "Siamo qui in piazza sia per l'acqua pubblica, sia per il nucleare - spiega Fabrizio Aroldi, da Cremona - Al referendum dobbiamo votare sì contro il nucleare per chiedere scusa a tutti coloro che sono morti per questo veleno". "No alla guerra per l'acqua, per il petrolio e per l'uranio", recita il cartellone esposto da alcuni ragazzi "pacifisti" di Belluno. "Abbiamo fatto un lungo viaggio per sostenere questa piazza - racconta Marco, un ingegnere - Sono venuto con mia moglie e con i miei due figli, perché questa battaglia è per loro. Per il loro futuro". Nel corteo tanti hanno dipinte sul viso gocce blu o portano enormi cappelli a forma di rubinetto o hanno rubinetti attaccati alla fronte. Un gruppo di ragazzi fa ondeggiare un lenzuolo celeste di 30 metri, "che rappresenta il bene più importante che abbiamo".

"È una grande manifestazione per democrazia, benessere e pace - dice dalla testa del corteo Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori - è una battaglia dei cittadini". "Per la prima volta nasce, dal basso, un progetto politico riconosciuto dalla Costituzione - gli fa eco padre Alex Zanotelli - La speranza non può venire dalla politica". Eppure qualche volto noto della politica fa capolino. Come il presidente dei Verdi Angelo Bonelli o di Sel Nichi Vendola che parla di "furbizie del governo" sulla moratoria nucleare e critica la guerra in Libia: è "una modalità davvero vergognosa di affrontare i problemi dell'umanità - sostiene - Cosa faranno ora, la guerra alla Siria?".

"Diversi di noi del Pd sono stati alla manifestazione - dice il parlamentare Pd Vincenzo Vita - L'acqua come bene comune è uno dei temi più rilevanti di questa stagione". E il deputato Idv Carlo Monai: "Il 12 e 13 giugno gli italiani potranno bocciare questo governo e le sue scelte scellerate votando sì ai referendum per acqua pubblica, contro nucleare e legittimo impedimento". In piazza della Repubblica, con bandiere verdi c'erano anche studenti libici e alcune delle hostess che incontrarono Gheddafi durante le visite in Italia. "No alle bombe umanitarie, s¿ al dialogo", urlano, "l'Occidente vuole solo il petrolio libico". Agli studenti si sono unite alcune

hostess italiane. "Sono stata tre volte in Libia, l¿ non c'‚ tanta miseria, il popolo vive in una condizione normale. Dove è stata finora la Nato nei riguardi degli eventi della Striscia di Gaza", osserva Clio, una delle ragazze che incontrarono il colonnello a Roma e che oggi si è vestita di nero "essendo in lutto per le vittime in Libia".

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In 400mila in piazza: l'acqua è pubblica, no al nucleare

In 300mila, forse 400mila. Tanti – secondo gli organizzatori – hanno sfilato nel corteo di Roma per dire no al nucleare e per dire sì all'acqua come bene pubblico. Un corteo variopinto, pacifico, allegro, con manifestanti che hanno sfilato indossando cappelli a forma di rubinetti o rubinetti attaccati in fronte e gocce blu dipinte sul viso. Oltre 70 le associazioni promotrici riunite nel comitato "vota sì per fermare il nucleare", riferendosi naturalmente al referendum del 12 e 13 giugno. Secondo il comitato "tutte queste persone arrivate a Roma da ogni angolo del paese dimostrano che gli italiani non si fanno prendere per il naso, che non si sono bevuti la storia della sicurezza delle centrali nucleari e che diffidano della moratoria lanciata dal governo".

Si è visto tanto anche azzurro, in difesa dell'acqua pubblica e contro la sua privatizzazione nel tragitto tra piazza della Repubblica e piazza San Giovanni dove un concerto sta coronando la giornata. Molte bandiere recitano "Due sì per l'acqua bene comune" in mezzo a striscioni arcobaleno.

Padre Zanotelli: c'è anche lui

Dal Wwf a Emergency, da Legambiente ai cittadini senza coccarde né segni di appartenenza. Per padre Alex Zanotelli, missionario comboniano anche lui in corteo, "questo movimento di persone è nato sei anni fa, per la prima volta si è creato un soggetto politico partendo dal basso, non un partito e questa è una speranza per il futuro".

Realacci e Vita del Pd: bisogna andare in tanti al referendum

Dai partiti si sono visti Angelo Bonelli dei verdi, Nichi Vendola di Sel, Ermete Realacci, deputato del Pd che auspica che "ai referendum su acqua e nucleare vada a votare più gente possibile indipendentemente dal raggiungimento del quorum, molto difficile per come è fatta la legge italiana che prevede appunto la partecipazione del 50% degli aventi diritto". Sull'ipotesi di ritorno al nucleare, Realacci ha ricordato che "noi eravamo contrari al nucleare già prima di Fukushima". "Diversi di noi del Pd sono stati alla manifestazione per l'acqua pubblica, condividendo l'impegno per la campagna referendaria", chiarisce il parlamentare del Pd Vincenzo Vita. " L'acqua come bene comune è uno dei temi più rilevanti di questa stagione del mondo e non si può sottovalutare". E anche sul no al nucleare "non dovrà mancare un appoggio forte e convinto".

Leoluca Orlando dell'Idv: scelte scellerate del governo

E per l'Italia dei valori Leoluca Orlando che ha ribadito il "no" alla privatizzazione, al ritorno al nucleare e al legittimo impedimento: "Questo governo sta compiendo scelte scellerate contro gli interessi dei cittadini. L'acqua è un bene pubblico, non può diventare un bene privato".

La partenza del Corteo

Partito dalla stazione Termini di Roma il corteo di chi vuole che l'acqua resti pubblica e per dire no all'energia nucleare. Chiamati a raccolta dalle principali associazioni ambientaliste, come Wwf, Legambiente e Greenpeace, e con la partecipazione dei Verdi - con il presidente Angelo Bonelli - , di Sinistra Ecologia e Libertà - con Nichi Vendola - , della Federazione della sinistra - con Oliverio Diliberto - , e degli Ecodem, gli ecologisti del Pd. La mobilitazione va a tutto sostegno del referendum che il 12 ed il 13 giugno chiederà agli italiani di esprimersi sulla privatizzazione dell'acqua e sul ritorno nucleare nel nostro paese. Nel corteo anche il cartello 'Sos Rinnovabilì, che chiede di non 'giustiziare' il settore con i tagli agli incentivi previsti dal governo e la cui revisione è oggetto ora di incontri al ministero dello Sviluppo economico. 'Sul piede di guerra', la rete di cittadini, imprenditori e lavoratori delle rinnovabil sfila dietro uno 'scudo' di pannelli fotovoltaici per "sostenere le ragioni della più valida delle alternative al nucleare".

I partecipanti sono giunti da tutta l'Italia per confluire, a fine corteo, a Piazza San Giovanni. Il Wwf sfila sotto lo slogan 'Non farti prendere per il naso, ai referendum vota si" e con alcuni attivisti camuffati da Pinocchio "contro ogni bugia". 'Meglio attivi che radioattivi' lo slogan di Greenpeace. L'associazione ambientalista ha invitato ad indossare una t-shirt, un cappello o una sciarpa di colore verde. "Fermare il crimine nucleare e il folle tentativo di introdurlo in Italia" è invece l'imperativo dei Cobas, anche loro in piazza, così come la Cgil. Il sindacato di Susanna Camusso ha infatti aderito alla campagna di raccolta firme per il referendum e ribadisce la necessità di un voto che "impedisca" gli effetti dei decreti oggetto di referendum. Federazione delle Sinistra (Fds). Come scandito da Oliviero Diliberto, portavoce di Fds, "il nucleare va fermato", e quindi "impediremo che siano costruite centrali in Italia e lo faremo con tutti i cittadini italiani, attraverso il referendum".

Ricorso al Tar

Nel frattempo, il Comitato referendario "2 Sì per l'Acqua Bene Comune" ha depositato un ricorso urgente per chiedere l'accorpamento della data del referendum con le elezioni amministrative al Tar Lazio. Lo rende noto lo stesso comitato, mentre la discussione sul merito è prevista il prossimo 7 aprile. "Il comitato, attraverso i suoi difensori dell'Associazione dei Giuristi Democratici - si legge nel testo - ritiene che il Governo abbia il dovere di scegliere la data che consente il maggior risparmio di risorse pubbliche". "Il Governo, nel suo ruolo istituzionale, deve essere neutrale, anzi favorire l'istituto referendario, non scegliere di volta in volta in base ai quesiti. Nel 2009 il governo, per favorire il referendum elettorale, lo accorpò alle amministrative. C'è dunque un precedente molto recente. Non comprendiamo, se non con il desiderio di far fallire il quorum, per quale motivo oggi, con la crisi in atto, si mandino gli elettori a votare per ben tre volte nel giro di un mese".

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26 marzo 2011

 

2011-03-25

"L'acqua è un bene comune, no a privatizzazione"

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acqua"L'acqua è un bene comune, nessuna privatizzazione né ora né mai". È quanto ha dichiarato questa mattina Fabio Alberti, segretario romano di Rifondazione Comunista e portavoce della Federazione della Sinistra, durante il flashmob organizzato a Fontana di Trevi da Rifondazione Comunista.

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"Nel corso dell'iniziativa - prosegue Alberti - una trentina di militanti, subito identificati dalla polizia Municipale, hanno aperto uno striscione con il simbolo della Fds e la scritta 'L'acqua non si vende, water is not a business'. Abbiamo inoltre spiegato alle persone presenti quali danni possono derivare dalla privatizzazione di un bene comune, ottenendo la solidarietà di molti turisti, che si sono detti meravigliati dalla vendita dell'acqua pubblica".

"L'iniziativa di oggi - conclude - è finalizzata anche a ricordare la manifestazione per l'acqua bene comune che si terrà a Roma sabato prossimo. È importante esserci, per difendere un diritto di tutti".

E già si annunciano per la manifestazione i sabato tantissime adesioni di partiti e associazioni. Anche la Cgil sarà in piazza a Roma per la manifestazione nazionale per sostenere i sì ai referendum, che si terranno il 12 e il 13 giugno, a favore dell'acqua come bene comune e per contrastare i piani del Governo per riportare il nucleare in Italia. Il sindacato di Corso d'Italia con tutte le sue strutture annuncia in una nota "una forte presenza lungo il corteo e in piazza San Giovanni per vincere la sfida referendaria e garantire così l'acqua pubblica a tutti i cittadini italiani e il contrasto al piano del Governo per riportare il nucleare in Italia".

"Non è possibile immaginare che anche sull'acqua debbano valere le leggi del mercato, così come non è possibile fare profitto su di essa", afferma il segretario confederale dell'organizzazione sindacale, Fabrizio Solari, nel sostenere la necessità di "immaginare l'acqua come un servizio essenziale, un elemento del vivere comune e non come una delle tante merci indipendenti dai bisogni".

Quanto al nucleare, aggiunge il dirigente sindacale, "è evidente che tutta l'Europa ragiona sull'opportunità o meno di andare avanti con il nucleare perché quanto è successo in Giappone conferma che nessuna tecnologia, per quanto avanzata, è immune da rischi". Infine, sulla moratoria decisa del governo, Solari osserva: "Speriamo solo che non sia un espediente per non parlarne ora e depotenziare il referendum. Per la Cgil - conclude - bisognerebbe puntare sul risparmio energetico, sulle nuove fonti, e contrastare la decisione di modificare gli incentivi per le rinnovabili".

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24 marzo 2011

 

 

IL CORTEO | I REFERENDUM | I QUESITI

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Una piazza per l'acqua pubblica ma anche contro il nucleare e per la democrazia. Sabato prossimo, 26 marzo, il comitato referendario per l'acqua pubblica, la Cgil, numerose sigle della società civile, con l'adesione di alcuni partiti, torneranno in piazza a Roma per sostenere i sì ai referendum, che si terranno in primavera nel nostro paese, a favore dell'acqua "come bene comune" e per contrastare i piani del governo che vogliono riportare il nucleare in Italia. in particolare la Cgil con tutte le sue strutture, che annuncia "saremo in campo per vincere e garantire l'acqua pubblica a tutti i cittadini italiani".

IL CORTEO

La manifestazione partirà da Piazza della Repubblica alle ore 14 per concludersi in piazza San Giovanni con il concerto degli "Artisti per l'acqua". "Siamo convinti - hanno dichiarato i promotori - che una vittoria dei sì ai referendum possano costituire una prima e fondamentale tappa, contro la privatizzazione dell'acqua e in difesa dei beni comuni. Per questo chiamiamo tutte le donne e gli uomini a partecipare ad una manifestazione aperta, allegra e plurale. e per dire che un'altra Italia è possibile".

LE FIRME

Oltre un milione e quattrocentomila cittadini hanno sottoscritto, tra aprile e luglio 2010, i referendum contro la riforma del servizio idrico, approvata dal governo circa un anno fa, che prevede la privatizzazione della gestione dell'acqua. Dopo il sì, arrivato il 12 gennaio scorso, dalla consulta a due dei tre quesiti referendari presentati per la ripubblicazione dei servizi idrici, la campagna referendaria è entrata nel vivo.

I QUESITI DEL REFERENDUM

Due i quesiti da votare: con il primo si chiede l'eliminazione dell'articolo 23 bis della legge 133/2008 (nota come 'decreto Ronchi'), relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Abrogare questa norma significa contrastare l'accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo paese.

IL SECONDO QUESITO

Con il secondo quesito referendario, invece, si propone l'abrogazione dell'articolo 154 del decreto legislativo 152/2006 (il cosiddetto codice dell'ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 in base alla quale la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito, che consente cioè al gestore di ricavare parte dei propri profitti dalla bolletta dei cittadini. Abrogando questa parte dell'articolo sulla norma tariffaria, si elimina il 'cavallo di troia' che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici: si impedisce di fare profitti sull'acqua. alla battaglia contro la privatizzazione dei servizi idrici si unirà sabato quella contro il nucleare, altro tema, al centro dei referendum che presumibilmente si terranno a giugno.

IL NUCLEARE

"La nostra scelta di contrastare il piano sull'energia del governo - aveva dichiarato qualche giorno fa la Cgil - è antecedente alla tragedia in corso in Giappone ed è conseguente ad un giudizio di merito sul piano stesso". Un piano che secondo la confederazione deve essere immediatamente ritirato, per lasciare spazio ad una vera discussione sulla politica energetica del paese che non abbia nel suo orizzonte il nucleare, ma il risparmio energetico e le fonti rinnovabili. In piazza quindi anche i comitati antinucleari, che invitano a mobilitarsi e partecipare alla manifestazione di sabato prossimo. "Mobilitiamoci tutte e tutti da ogni parte d'Italia, riempiamo le strade e le piazze di Roma con i colori della vita contro le scelte di morte. Perché solo la partecipazione è libertà, solo la condivisione è speranza di futuro" hanno dichiarato i promotori.

24 marzo 2011

 

 

Formigoni insulta Vendola:

"Miserabile, fa uso di droga"

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Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e leader di Sel, considera la Lombardia come "la regione più mafiosa d'Italia" (VIDEO), in particolare per quanto riguarda le infiltrazioni della 'ndrangheta nella sanità. E a stretto giro di posta, arriva la risposta di Roberto Formigoni, il presidente della Regione Lombardia. Che replica alle accuse sulle infiltrazioni mafiose sulla sanità lombarda, così: "Vendola è un miserabile, lo sapevamo e lo conferma, fra l'altro ripete le stesse parole che ha detto venti giorni fa, quindi probabilmente è sotto effetto di qualche sostanza".

Il governatore della Puglia ha parlato a margine del forum 'La fabbrica dell'economia' organizzato nella sede della Borsa di Milano. "Non abbiamo avuto la fortuna di vedere sui Tg nazionali - ha polemizzato Vendola - i volti di Letizia Moratti e Roberto Formigoni associati alle vicende di cronaca giudiziaria che raccontano quale sia il livello di pervasività della 'ndrangheta che controlla le Asl e ai propri boss che organizzano le riunioni negli ospedali".

Secondo il presidente pugliese la criminalità organizzata calabrese "ha un circuito di appalti che ruota attorno a tutte le pubbliche amministrazioni di questa regione".

25 marzo 2011

 

 

 

 

2011-03-22

Romani: moratoria sul nucleare. Attenti al bluff

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Sul nucleare il governo sembra rallenta, spaventato soprattutto dal mancato consenso più che dai timori ed effetti del tornare a questa forma di energia. "Domani al consiglio dei ministri il governo annuncerà la moratoria di un anno per le decisioni e l'attivazione di procedure per l'installazione delle centrali e per la ricerca di siti per il nucleare in italia". Lo ha annunciato il ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani, lasciando la commissione industria del senato riunita per votare il decreto legislativo sul dove costruire i siti delle future centrali nucleari nel nostro paese. Tanto per mantenere la memoria sveglia, ricordiamoci che nei giorni immediatamente successivi all'inizio dell'incidente di Fukushima il governo aveva dichiarato di voler procedere. E lo aveva detto pubblicamente, anche in tv, il ministro all'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Mentre in un fuori onda tv aveva detto esplicitamente che il governo doveva tornare indietro sui propri passi altrimenti perdeva una marea di voti.

"Più che una moratoria per il nucleare occorre un vero piano energetico nazionale. sviluppare le energie rinnovabili come ha giustamente chiesto il capo dello Stato deve essere il primo obiettivo di un piano energetico che guarda al futuro", appunta Raffaella Mariani, capogruppo Pd della commissione ambiente della Camera.

Nel frattempo il popolo viola annuncia un presidio domani dalle 15 alle 16 davanti a palazzo Chigi, nei pressi della Galleria Colonna, contro il ritorno dell'Italia al nucleare e per denunciare "l'inganno di una moratoria annunciata dal Governo al solo scopo di boicottare i referendum".

"Nessuno può garantire al 100% la sicurezza del nucleare, come nessuno può dare per certo che ci sia un incidente", ammette il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenuto al liceo Righi di Roma ad un incontro su mafia e criminalità organizzata rispondendo alla domanda di una studentessa sul nucleare e sul rischio che la malavita possa interessarsene, Fini replica che "può accadere".

"L'importanza del richiamo giusto e corretto del presidente della Repubblica che evidenzia il connubio tra ricerca scientifica e sviluppo economico che sono la vera sfida dei prossimi anni; questa sfida - sottolinea Raffaella Mariani - rappresenterà sicuramente una svolta nel modo di intendere sviluppo sostenibile, produttività e occupazione. il governo non perda altro tempo prezioso e chiuda con il nucleare: il nostro futuro è nelle energie rinnovabili".

 

 

22 marzo 2011

 

 

2010-07-22

Acqua, "Referendum falso" Tremonti: "Appartiene al popolo"

"L'acqua appartiene al popolo". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi aggiungendo che "la direttiva è applicazione di un trattato. Sulla materia dei trattati non ci può essere referendum abrogativo". In ogni caso "il referendum è falso come contenuto ideologico, non è cristallino come l'acqua", ha concluso Tremonti.

22 luglio 2010

 

 

 

2010-07-17

"No all'acqua privatizzata", per il referendum è record di firme

L'acqua è un bene comune e non può essere affidato al libero mercato. Sulla base di questa convinzione il comitato per l'acqua pubblica ha raccolto oltre un milione e quattrocentomila firme a favore dei referendum abrogativi delle norme che consentono la cosiddetta 'privatizzazione dell'acquà, ultima delle quali è quella sui servizi pubblici locali compresa nel decreto Ronchi.

I promotori del referendum, un vasto cartello di associazioni e realtà della società civile, stamattina hanno depositato le forme raccolte presso la Corte di Cassazione, che dovrà procedere alla loro convalidazione e svolto una manifestazione a piazza Navona per annunciare il risultato. Nessun referendum ha raggiunto questo livello di adesione, "è un record", recita il volantino distribuito in piazza, anche se ovviamente il riferimento al referendum sul divorzio, che raccolse un milione 370mila firme, è improponibile perché quelle furono le firme autenticate dalla Cassazione e di norma tra la raccolta e la certificazione qualche decina o centinaia di migliaio di firme viene cassato per irregolarità varie.

La parte del leone nella raccolta di firme l'ha fatta la Lombardia, con 236.278 moduli compilati. Al secondo posto il Lazio, con 146.450 sottoscrittori. Fanalino di coda la val d'Aosta, con 835 firme. In piazza stamattina a festeggiare il risultato c'erano fra gli altri Stefano Leoni, presidente del Wwf, padre Alex Zanotelli, Marco Bersani di Attac, Corrado Oddi della Funzione pubblica Cgil, alcuni esponenti dei partiti della sinistra che hanno appoggiato (ma non promosso, precisano gli organizzatori) la raccolta di firme: Prc, Verdi, Sel. Il prossimo appuntamento del 'popolo dell'acquà è fissato per il prossimo 18 e 19 settembre, con una assemblea nazionale dei movimenti per l'acqua che si terrà probabilmente a Firenze. La prossima sfida per il comitato promotore, ovviamente, è la vittoria nel referendum, dopo il fallimento del quorum in tutte le ultime consultazioni di questo genere: bisogna "portare almeno 25 milioni di italiani - si dice nel volantino dell'iniziativa - a votare tre sì la prossima primavera", un risultato "che oggi, alla luce del 'risveglio democraticò a cui si è assistito nei mesi della raccolta firme, sembra assolutamente raggiungibile".

19 luglio 2010

il SOLE 24 ORE

per l'articolo completo vai al sito Internet

http://www.ilsole24ore.com/

2011-06-09

 

 

 

 

2011-06-08

L'assist di Bossi a Berlusconi: non andrà a votare al referendum. Conti (Enel), sul nucleare la parola ai cittadini

di Celestina DominelliCronologia articolo8 giugno 2011Commenti (3)

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Argomenti: Partiti politici | Umberto Bossi | Fulvio Conti | Eni | Giorgio Napolitano | Silvio Berlusconi | Paolo Romani | Attilio Fontana | Roberto Cota

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Solo qualche giorno fa aveva definito "attraenti" alcuni quesiti, come quelli sull'acqua, non sciogliendo però la riserva su cosa avrebbe fatto la Lega ai referendum del 12-13 giugno (guarda il vademecum per il voto). Ora Umberto Bossi ha deciso che non andrà a votare. Ad annunciarlo stamane il capogruppo del Carroccio a Montecitorio, Marco Reguzzoni. "Da quel che mi risulta Bossi non andrà a votare". E sui quesiti nessuna indicazione di voto: la linea della Lega è libertà di coscienza. "Ciascuno - precisa Reguzzoni - decide come meglio crede".

Nella Lega crescono i distinguo

Insomma, Bossi offre una sponda a Silvio Berlusconi in zona Cesarini nel tentativo di fermare il treno del referendum che viaggia ormai spedito dopo il via libera ieri della Consulta. Ma, a via Bellerio, non mancano comunque i distinguo: nettamente schierati contro il nucleare i governatori del Veneto e del Piemonte, Luca Zaia e Roberto Cota. Il primo ha poi annunciato il proprio "sì" anche sul quesito per l'acqua, seguito a stretto giro anche dal sindaco leghista di Varese, Attilio Fontana. Senza contare che la base del Carroccio sembra intenzionata a non disertare le urne.

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Referendum 12-13 giugno: istruzioni per l'uso

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Fini: bene Napolitano, io vado a votare

Come farà anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini,che ha lodato la posizione del capo dello Stato ("io sono un elettore che fa sempre il suo dovere", ha detto due giorni fa Giorgio Napolitano) e ha annunciato che domenica parteciperà alla consultazione referendaria. "Sì, io vado a votare, l'ho detto chiaramente. Se è vero che ultimamente si è abusato del voto referendario in questo momento però il referendum non gode di buona salute e questo mi dispiace". Mentre il governo ribadisce, con il ministro Paolo Romani, che il quesito sul nucleare affronta una questione già archiviata. "Abbiamo già abrogato la legge che consentiva di tornare al nucleare. Andiamo a fare un referendum su un argomento che il governo ha già risolto".

Conti: la parola ai cittadini. Scaroni: non voto mai per principio

Intanto, però, sulla consultazione di domenica si registra anche l'intervento dell'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti. "I cittadini - ha detto Conti a margine di un'audizione al Copasir - avranno la parola per impostare una polita energetica corretta per il Paese". Mentre l'ad di Eni, Paolo Scaroni, si schiera contro l'appuntamento elettorale. "Non voto mai a nessun referendum per una questione di principio. Per me un referendum abrogativo è in generale una follia".

 

 

 

 

 

2011-06-07

Consulta: ammissibile il nuovo quesito del referendum sul nucleare

di Nicoletta Cottone. All'interno articolo di D. StasioCronologia articolo7 giugno 2011Commenti (12)

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Argomenti: Politica | Corte Costituzionale | Maurizio Fiorilli | Idv | Alessandro Pace | Andrea Panzarola | Stefano Crisci | Onlus | Fare ambiente-Movimento ecologista

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(Ansa)(Ansa)

La Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile all'unanimità il nuovo quesito sul referendum per il nucleare in programma il 12 e 13 giugno. La nuova legge approvata dal parlamento, spiega la Consulta nelle motivazioni della sentenza n. 174, consente il nucleare.

"Le disposizioni di cui si propone l'abrogazione (commi 1 e 8 dell'articolo 5 della legge numero 75 del 26 maggio 2011) - si legge nel dispositivo - risultano, infatti, a seguito della riformulazione del quesito da parte dell'Ufficio centrale, unite da una medesima finalità: quella di essere strumentali a consentire, sia pure all'esito di ulteriori evidenze scientifiche su profili relativi alla sicurezza nucleare e tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore, di adottare una strategia energetica nazionale che non escluda espressamente l'utilizzazione di energia nucleare, ciò in contraddizione con l'intento perseguito dall'originaria richiesta referendaria, in particolare attraverso l'abrogazione dell'articolo 5 del decreto legislativo numero 31 del 2010".

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La Corte si era riunita oggi sull'ammissibilità del nuovo quesito

Questa mattina si è riunita la Camera di consiglio della Corte costituzionale, presieduta per la prima volta dal neoeletto Alfonso Quaranta, per decidere sull'ammissibilità del referendum sul nucleare, così come riformulato dalla Cassazione. Nelle motivazioni con cui la scorsa settimana l'ufficio centrale per il referendum della Cassazione ha deciso di confermare la consultazione referendaria sul nucleare prevista per il 12 e 13 giugno si legge che con il varo "del Dl Omnibus" convertito in legge a maggio, da parte del governo "non solo si è messo fine alla volontà di produrre nucleare, ma anche aperto nell'immediato al nucleare: l'articolo 5, infatti, "detta regole aventi la forza e l'efficacia di una legge che apre nell'immediato al nucleare". Identica convinzione espressa oggi dalla Consulta.

L'audizione delle parti è durata un'ora

È durata circa un'ora l'audizione da parte dei giudici della Corte costituzionale degli avvocati di parte nel giudizio di ammissibilità del quesito referendario sul nucleare, così come riformulato dalla Cassazione. La Consulta, presieduta dal neoeletto Alfonso Quaranta, ha preso atto delle ragioni esposte dall'avvocato Alessandro Pace per conto dell'Idv, dall'avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli, che ha rinnovato la richiesta del governo di inammissibilità del referendum, dall'avvocato Gianluigi Pellegrino a nome del Pd, e infine da Stefano Crisci, rappresentante dell'associazione "Fare ambiente-Movimento ecologista", favorevole al nucleare. Secondo la memoria presentata dall'esecutivo, il referendum sul nucleare sarebbe superato perché con il decreto legge Omnibus approvato dal Parlamento si prevede la sospensione del piano riguardante la realizzazione delle centrali nucleari. I referendari si appellano proprio alla "sospensione" per sostenere che ci sia bisogno invece di un pronunciamento definitivo da parte dell'elettorato. Un'indicazione di massima sul verdetto della Consulta l'aveva già data ieri il presidente Quaranta, che, a chi gli chiedeva se il referendum sul nucleare possa essere bloccato, ha risposto: "Personalmente ritengo di no".

 

 

Raddoppiate le stime sulla fuga di radiazioni a Fukushima

Cronologia articolo7 giugno 2011Commenta

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Argomenti: Misure di sicurezza | Giappone | Ministero dell'Industria | Bbc | Naoto Kan | Yotaro Hatamura | Tepco

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In fuga dalle radiazioni

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Il Giappone ha raddoppiato le stime sulle fughe radioattive dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi nei giorni immediatamente successivi allo tsunami dell'11 marzo. L'Agenzia per la sicurezza nucleare giapponese stima che si siano dispersi nell'atmosfera 770.000 terabecquerel, più del doppio dei 370.000 inizialmente calcolati. L'agenzia ha anche riconosciuto che la fusione del nucleo in tre reattori è avvenuta in tempi molto più rapidi di quelli stimati in precedenza.

La Tepco, gestore dell'impianto, vorrebbe riuscire a chiudere il sito entro gennaio ma - scrive la Bbc online - le operazioni potrebbero prendere più tempo del previsto, anche perché dal sito fuoriesce ancora contaminazione.

Il governo giapponese sta considerando l'ipotesi di allargare ulteriormente la zona evacuazione, attualmente limitata a un raggio di 20 chilometri dall'impianto e che concerne circa 80mila residenti.

Una commissione indipendente

Sono partiti oggi a Tokyo i lavori della commissione di inchiesta indipendente sulla crisi nucleare di Fukushima, che dovrà fare luce sulle cause dell'incidente e valutare se, nelle prime fasi dell'emergenza, siano state adottate tutte le misure adeguate da parte delle istituzioni e della Tepco, il gestore dell'impianto disastrato.

Il premier nipponico, Naoto Kan, ha salutato l'avvio delle indagini chiedendo agli esperti "giudizi risoluti" ed esprimendo la disponibilità a essere ascoltato nel corso dell'inchiesta.

L'organismo, composto in gran parte da accademici, è guidato da Yotaro Hatamura, professore emerito dell'università di Tokyo ed esperto nell'analisi degli errori umani, che ha indicato la possibilità di un'ispezione a Fukushima già nel mese in corso.

"L'energia nucleare è pericolosa e credo sia un errore considerarla sicura", ha esordito Hatamura durante la prima riunione. La commissione prevede di compilare un rapporto preliminare entro la fine dell'anno, e presentare i risultati definitivi nell'estate del 2012.

Secondo il programma pianificato, verranno ascoltati tutti i soggetti che hanno avuto un ruolo nella crisi di Fukushima, dai rappresentanti di vario grado delle istituzioni centrali e locali, fino agli esponenti della Tepco.

Al vaglio degli esperti sarà possibilmente anche il ruolo degli organismi nipponici di garanzia per l'energia atomica, la cui diretta dipendenza dal governo, sotto il ministero dell'Industria che promuove il nucleare, è adesso al centro di forti critiche.

 

 

 

Depositata in Cassazione una legge per i ministeri al Nord. Polverini: è un affronto

di Nicoletta Cottone. All'interno analisi di Stefano FolliCronologia articolo7 giugno 2011Commenti (21)

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Argomenti: Pubblica amministrazione | Ministeri | Renata Polverini | Roberto Calderoli | Idv | Massimo Donadi | Lazio | Lega | Camera dei deputati

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Calderoli inizia a raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare per spostare i ministeri al Nord (Imagoeconomica)Calderoli inizia a raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare per spostare i ministeri al Nord (Imagoeconomica)

Sullo spostamento dei ministeri al Nord la Lega, il giorno dopo il vertice di Arcore, non molla. Servono almeno 50 mila firme. Il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli ha depositato oggi all'ufficio centrale elettorale della Cassazione la richiesta per una "proposta di legge sulla territorializzazione dei ministeri e delle altre amministrazioni centrali". La raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare partirà, come ha annunciato Calderoli, da Pontida il 19 giugno.

Polverini: proposta inaccettabile, è un affronto

"L'iniziativa del ministro Calderoli è inaccettabile, un affronto alla Capitale dove i ministeri hanno sede da sempre". È quanto afferma la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. "Questa ostinazione - prosegue - alimenta solo divisioni nel Paese e distrae l'attenzione da questioni più urgenti e serie per i cittadini che devono essere affrontate. Come se non bastasse - aggiunge - questa proposta di legge va contro quel progetto di federalismo che ci vede tutti impegnati, una riforma per cui proprio la Lega si è battuta in tutti questi anni e che oggi, a quanto pare, vuole ridurre al mero trasferimento di uffici ministeriali da Roma al Nord. I parlamentari del Lazio - conclude Polverini - facciano sentire la propria voce e si uniscano contro questa scellerata idea di spostare i ministeri".

Critiche anche dall'opposizione

"Basta con le buffonate. I cittadini del Nord, come quelli del Centro e del Sud, vogliono che il governo affronti i problemi reali dell'Italia, che si occupi in particolare della crisi economica e del lavoro, non certo dello spostamento di ministeri", ha affermato in una nota il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.

 

 

Rifiuti pericolosi, arrestato il patron del riso Scotti

all'interno un articolo di Roberto GalulloCronologia articolo7 giugno 2011

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Argomenti: Rifiuti | Gse | Cinzia Bevilacqua | Marco Baldo | Massimo Magnani | Silvia Canevari | Pavia | Milano | Nicola Farina

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(Ansa)(Ansa)

Angelo Dario Scotti, presidente e ad del gruppo Scotti Riso, è da questa mattina agli arresti domiciliari nell'ambito di una inchiesta sulla centrale elettrica della Scotti a Pavia. Secondo l'accusa nella centrale venivano bruciati rifiuti, anche pericolosi, al posto di biomasse. Scotti è accusato di corruzione, frode a ente pubblico, frode in forniture pubbliche e traffico di rifiuti.

Nell'ambito della stessa inchiesta, questa mattina sono raggiunti da un provvedimento di custodia cautelare anche tre funzionari del Gse (Gestore servizi energetici), la società pubblica che ha il compito di gestire la produzione di elettricità di fonti rinnovabili.

L'inchiesta era stata aperta dalla procura di Pavia l'estate scorsa. E' stata trasmessa alla Dda di Milano, per la competenza dell'ufficio che riguarda il traffico illecito di rifiuti, alla quale sono stati applicati i due magistrati di Pavia che avevano aperto il fascicolo. Gli arresti, su ordinanza del Gip del tribunale di Milano Stefania Donadeo, sono stati eseguiti dalla Guardia Forestale di Pavia.

Il Corpo Forestale dello Stato, si legge in una nota, in collaborazione con personale della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato di Roma ha dato esecuzione, nella mattinata odierna, alla misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di una persona: Franco Centili, funzionario del Gestore dei servizi energetici di Roma, e alle misure degli arresti domiciliari nei confronti di, Angelo Dario Scotti, vice presidente del CdA di Riso Scotti Energia, nonché presidente e amministratore delegato di Riso Scotti, controllante di Rse, Andrea Raffaelli, funzionario del Gse di Roma, Elio Nicola Ostellino, consulente esterno di Assoelettrica, Nicola Farina, commercialista di fiducia del Gruppo Scotti con studio in Milano.

Ai soggetti interessati dalla misura, raggiunti presso i loro domicili in Lombardia, Piemonte e Lazio, vengono contestati i reati di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni di ente pubblico, frode in pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri dell'ufficio, e altre condotte illecite, commessi nel territorio pavese e altrove nel periodo compreso tra gli anni 2005 e 2010.

Le stesse violazioni di legge sono contestate ad altri funzionari pubblici e soggetti privati. A carico degli indagati l'autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo di somme di denaro e altre utilità, per un valore equivalente ai profitti derivanti dalla commissione dei reati, pari a circa 17 milioni di euro. L'inchiesta é condotta dai magistrati di Pavia Roberto Valli e Paolo Mazza che, per il procedimento in questione, sono stati applicati alla Dda di Milano.

 

 

Il business 2010 dell'ecomafia è stato di 19,3 miliardi. Dal 1992 a oggi un giro d'affari di 281 miliardi Continuano a salire i reati ambientali

di Roberto GalulloCronologia articolo7 giugno 2011Commenti (2)

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Argomenti: Reati | Guardia di Finanza | Legambiente

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(Olycom)(Olycom)

Il business dell'ecomafia nel 2010 è stato di 19,3 miliardi. Dal 1992 il giro d'affari è stato di 281miliardi. Le stime sono di Legambiente che oggi ha presentato a Roma il Rapporto Ecomafia 2011.

Il calcolo è presto fatto. La gestione illegale dei rifiuti speciali è scesa o da 7 a 3,3 miliardi: cifra che si ottiene dal censimento ufficiale dell'Ispra che confronta i quantitativi prodotti e quelli gestiti. Se nel 2009 i rifiuti spariti nel nulla erano 31 milioni di tonnellate, nel 2010 sono stati "solo" 14,5 milioni. Una valutazione controversa, sottolinea però Legambiente. Con un'immagine è come se si mettessero in fila 82.181 tir carichi di rifiuti, uno dietro l'altro, per un percorso lungo 1.117 chilometri, più o meno come da Reggio Calabria a Milano.

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La notizia vista dai nostri blogger

Il fatturato che finisce nelle tasche dei clan mafiosi da investimenti nelle opere pubbliche si aggira intorno agli 11 miliardi. L'abusivismo edilizio è a quota 1,8 miliardi. Un dato che rispecchia la sostanziale stabilità del fenomeno dell'edilizia fuorilegge: 26.500 unità abitative abusive nel 2010 a fronte delle 27.000 del 2009. "Un dato però che, se letto alla luce della grave congiuntura economica che ha colpito in modo significativo anche il settore delle costruzioni – sottolinea il Rapporto - acquista un valore oltre modo preoccupante". Il cemento selvaggio, dunque, non accusa il contraccolpo della crisi. Il racket degli animali è fermo a circa 3 miliardi mentre l'archeomafia (il traffico di opere e reperti) ha fruttato 216 milioni.

I REATI AMBIENTALI

Non accenna ad arrestarsi l'escalation dei reati penali in campo ambientale, che nel 2010 sono stati 30.824, con un incremento del 7,8% rispetto all'anno precedente. Più di 84 reati al giorno, 3,5 ogni ora. Diminuiscono invece le persone denunciate, 25.934 (l'anno prima erano 28.472), gli arresti, che si fermano a quota 205 (316 nel 2009) e i sequestri 8.771 (nel 2009 erano 10.737). Aumentano le infrazioni nel ciclo dei rifiuti, che crescono del 14% (5.950 nel 2010, 5.217 nel 2009), con un boom di interventi delle Capitanerie di porto, che hanno triplicato i reati accertati.

Diminuiscono invece i reati nel ciclo del cemento, che passano da 7.463 nel 2009 a 6.922 nel 2010. Invariato nella sostanza il numero delle infrazioni nel ciclo alimentare, che si ferma a quota 4.520 (l'anno prima erano 4.568). Il Comando dei Carabinieri a tutela del patrimonio culturale, la Guardia di finanza e le altre Forze di polizia, nel 2010 hanno accertato 983 furti di opere d'arte, recuperato 84.869 oggetti d'arte, arrestato 52 persone e indagate 1.237. Crescono del 13,2% anche i reati accertati contro la fauna, che nel 2010 hanno raggiunto quota 5.835 (erano 5.154 nel 2009). Diminuiscono gli incendi, anche se il numero rimane alto: dai 5.362 del 2009 ai 4.883 del 2010 (una flessione del 9%), che significa, comunque, più di 13 casi al giorno.

 

 

 

7 giugno 2011 - 10:41

Copertone selvaggio: lo smaltimento illegale degli pneumatici frutta alle mafie 2 miliardi

Un copertone è per sempre.

Scimmiottare una nota pubblicità di diamanti riesce amaramente semplice leggendo il Rapporto Ecomafia 2011 presentato questa mattina a Roma da Legambiente, presso la sede del Cnel. Un rapporto dedicato ad Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica (Salerno) ucciso il 5 settembre 2010.

Al di là dei numeri e delle cifre dei traffici illegali - 82.181 tir carichi di rifiuti, uno dietro l’altro, una fila lunga 1.117 chilometri, più o meno da Reggio Calabria a Milano o ancora 26.500 nuovi immobili abusivi stimati nel 2010 o ancora 19,3 miliardi di fatturato, sempre nel 2010, dal complesso delle attività illecite – quel che colpisce quest’anno è il lunghissimo capitolo dedicato al mercato illegale dei pneumatici fuori uso.

Un vero e proprio dossier ("Copertone selvaggio"), redatto da Legambiente in collaborazione con la società Ecopneus, creata nel 2009 da Bridgestone, Continental, Goodyear Dunlop, Marangoni, Michelin e Pirelli per gestire il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e la destinazione finale degli pneumatici fuori uso in Italia.

Secondo le stime elaborate da Ecopneus ogni anno spariscono nel nulla – o si disperdono in canali poco chiari – circa 80mila tonnellate di pneumatici fuori uso, quasi un quarto degli pneumatici immessi in commercio nello stesso arco di tempo. "Con ogni probabilità finiscono nelle maglie del mercato illegale – si legge nel Rapporto Ecomafia 2011 - diventano oggetto di traffici nazionali e internazionali, o finiscono abbandonati in discariche abusive".

LE DISCARICHE ABUSIVE

Secondo il censimento di Legambiente, dal 2005 al 30 aprile 2011 sono state individuate 1.250 discariche illegali, per un’estensione di circa 6,6 milioni di metri quadrati. Un’area più vasta di 800 campi da calcio. " Si va dalle discariche di ridotte dimensioni, frutto della smania di risparmiare qualche spicciolo da parte di piccoli operatori, gommisti, officine, trasportatori, intermediari – scrivono gli estensori del Rapporto - a quelle più grandi, dove appare evidente la presenza di attività organizzate per il traffico illecito, svolte sia in Italia sia all’estero".

La conferma di questi traffici arriva dai risultati delle inchieste condotte dalle Procure: 19, con 58 ordinanze di custodia cautelare, 413 denunce e 122 aziende sequestrate. I traffici illeciti hanno riguardato 16 regioni italiane e hanno coinvolto, sia come porti di transito sia come meta finale di smaltimento, 8 Stati esteri: Cina, Hong Kong, Malesia, Russia, India, Egitto, Nigeria e Senegal.

Dalle indagini emerge come gli pneumatici fuori uso siano tra le materie più gettonate dai trafficanti: questa tipologia di rifiuti è stata al centro del 10,4% delle inchieste svolte dal 2002 al 30 aprile 2011.

IL COSTO ECONOMICO

Legambiente ed Ecopneus hanno stimato le conseguenze economiche di "copertone selvaggio" (mancato pagamento dell’Iva per le attività di smaltimento, vendita illegale di pneumatici, perdite causate alle imprese di trattamento, fino agli oneri per la bonifica dei siti illegali di smaltimento).

La perdita economica per lo Stato può essere quantificata in oltre 140 milioni all’anno, di cui circa 3 milioni per il mancato pagamento dell’Iva sugli smaltimenti e la rimanente parte per il mancato pagamento dell’Iva sulle vendite dei pneumatici.

I mancati ricavi degli impianti di trattamento, costretti a lavorare a regimi ridotti a causa della fuoriuscita di pneumatici fuori uso dal ciclo legale, possono essere quantificati in almeno 150 milioni all’anno.

I costi di bonifica delle discariche abusive di pneumatici fuori uso sequestrate nel

periodo 2005/settembre 2010, che solitamente sono a carico dei contribuenti, possono essere stimati in almeno 400 milioni.

Sulla base di queste stime non è azzardato ipotizzare un danno economico complessivo, sia alle finanze pubbliche sia all’imprenditoria legale, accumulato sempre nel periodo 2005/aprile 2011, di oltre 2 miliardi.

PUGLIA AL TOP

Le regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia), sono quelle più colpite dalla presenza di siti illegali: qui si concentra più del 63% delle discariche abusive, per una superficie complessiva pari al 71,8% di quella sequestrata in tutta Italia dalle Forze dell’ordine.

La prima regione per numero di discariche sequestrate, contenenti pneumatici fuori uso, è la Puglia, con 258 siti, più del 20% del totale nazionale. Al secondo posto si colloca la Campania con 195 siti illegali, seguita dalla Calabria (179) e dalla Sicilia (166). Tra le regioni del Centro, il Lazio è la più colpita con 88 siti illegali. Al primo posto tra le regioni del Nord c’è il Piemonte, con 48 discariche sequestrate.

LE ROTTE ASIATICHE

L’Italia esporta rifiuti, principalmente verso Cina, Hong Kong, Malesia, Russia, India, Egitto, Nigeria e Senegal. Destinazioni che figurano proprio nelle 19 inchieste che hanno riguardato gli pneumatici fuori uso. Solitamente i flussi, dai moli italiani, vengono dirottati oltreoceano, verso il Sud Est asiatico, in particolare in Malesia.

A prendere la via del mare è soprattutto il cosiddetto "ciabattato", ossia gli pneumatici fuori uso che vengono utilizzati come combustibile per cementifici, cartiere, termovalorizzatori e così via, oppure per la realizzazione di fondazioni stradali e ferroviari, rilevati stradali alleggeriti e bacini di ritenzione delle acque piovane.

Ma non solo: nei flussi internazionali, gli pneumatici fuori uso servono anche a camuffare il trasporto di altri tipi di rifiuti particolarmente tossici. Uno studio effettuato a marzo 2010 dall’Agenzia delle dogane (Direzione regionale di Lazio e Umbria) ha confermato nel 2009 un forte "incremento delle esportazioni associate al codice doganale relativo agli sfridi e scarti di gomma, che è quello più appropriato per la codifica del ciabattato da pneumatico fuori uso". Una crescita triplicata rispetto al 2008, superando di molto la quota di 30.000 tonnellate. "Si tratta di dati sicuramente parziali – chiosano i ricercatori di Legambiente - che non tengono conto, ovviamente, dei continui flussi illegali verso l’estero".

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: "Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia". Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica alle 0.15 circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

p.p.s. Il mio libro "Economia criminale – Storia di capitali sporchi e società inquinate" è ora acquistabile con lo sconto del 15% al costo di 10,97 euro su: www.shopping24.ilsole24ore.com. Basta digitare nella fascia "cerca" il nome del libro e, una volta comparso, acquistarlo.

 

 

2011-06-03

L'Enel denuncia: rubato un pc con l'analisi dei siti nucleari in Italia

Cronologia articolo3 giugno 2011

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Enel ha denunciato oggi alle forze di Polizia il furto, negli uffici romani dell'area nucleare a Tor di Quinto, di un computer "contenente documenti aziendali relativi a studi e analisi preliminari, privi di risvolti operativi, sulle caratteristiche di siti per impianti nucleari in Italia e all'estero". Per l'azienda, si legge in una nota, "è davvero singolare che un furto così mirato avvenga proprio a pochi giorni dalla tornata referendaria".

 

 

Fitch scende in campo sul referendum: a rischio gli investimenti nel settore dell'acqua

di Nicoletta CottoneCronologia articolo3 giugno 2011Commenti (3)

Sui referendum scende in campo l'agenzia di rating, Fitch: gli investimenti dei concessionari dell'acqua pubblica in Italia potrebbero essere minacciati dal referendum del 12 e 13 giugno. Fitch spiega che i ricavi sono garantiti dalle tariffe idriche, principio al centro del quesito referendario. "Le incertezze regolatorie circa il futuro della remunerazione degli investimenti risultante dalla consultazione potrebbe portare a una sospensione dei finanziamenti bancari al settore fino a quando non vi sarà più chiarezza", spiega Francesca Fraulo, direttore Fitch Energia, utility e regolamentazione. "Tutto questo", prosegue, "potrebbe provocare ritardi negli investimenti e colpire la capacità delle aziende" di realizzare i loro piani di sviluppo. Fitch, tuttavia, considera prematuro stabilire quale impatto la questione potrebbe avere sui rating di Acea e Acquedotto Pugliese e ritiene l'altro quesito, sulla privatizzazione, meno rilevante, anche se una riduzione del peso politico su Acea sarebbe "benefico". Fitch critica anche l'assenza di un'Autorità centrale indipendente e il deterioramento della cornice regolatoria.

L'Agcom ordina alla Rai di informare sui referendum

Dall'Agcom arriva un ordine alla Rai sull'informazione per i referendum in

programma il 12 e 13 giugno prossimi. Per l'Authority l'informazione finora attuata dalla Rai, non é conforme ai principi del regolamento della Commissione sulla par condicio referendaria. L'Autorità ha chiesto di diffondere messaggi e tribune politiche a rotazione sule tre reti e nei tg negli orari di maggior ascolto. In caso di inosservanza, adotterà i conseguenti provvedimenti previsti dalla legge.

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Berlusconi: ci atterremo alla volontà degli elettori

L'esito del referendum "non ha nulla a che vedere con il governo, se i cittadini non vorranno il nucleare, noi ne prenderemo atto". Lo ha detto il premier, Silvio Berlusconi, che dai microfoni di Mattino Cinque ha ribadito la "libertà di scelta" degli elettori, definisce quello sul nucleare un voto "inutile", perché avviene su un quesito il cui oggetto, la localizzazione delle centrali, era disciplinato da norme che "sono già state abrogate". L'esecutivo, assicura, si atterrà alla volontà degli elettori. Parlando del referendum sull'acqua, poi, il Cavaliere sottolinea che si tratta di un quesito "fuorviante" perché non é in discussione la privatizzazione dell'acqua, ma l'eliminazione degli sprechi.

Nel Pdl, Alessandra Mussolini, dopo aver visto il reportage su Chernobyl andato in onda da Santoro, ad "Annozero", dice che andrà "a votare al referendum contro il nucleare, per abolirlo"

Bersani: il voto è "utilissimo"

"Il voto è utilissimo", ha detto Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, a margine di un incontro a Roma con il vicepresidente cinese Xi Jinping.

"C'è bisogno di uscire dall'ambiguità e impostare un'altra politica energetica", ha sottolineato Bersani. Quanto alla possibilità che il voto sia un colpo al governo "non abbiamo impostato così neanche la campagna elettorale per le amministrative - ha ricordato - qui si parla di nucleare, di acqua e di legittimo impedimento. Chi sia a destra sia a sinistra la pensa come noi e vuol venire sul palco della manifestazione è il benvenuto".

Parisi: con il quorum raggiunto sarà crisi

Di parere diametralmente opposto a quanto dichiarato al Avvenire da Arturo Parisi, fondatore dell'Ulivo: "sarà il referendum a scandire i tempi dell'uscita di scena di Silvio Berlusconi. Giá il semplice raggiungimento del quorum produrrebbe sul governo una contrazione improvvisa, un'accelerazione ingovernabile". Per Parisi se il 12 e il 13 gli italiani riempiranno le urne, la maggioranza sarà chiamata a fare i conti con una nuova verifica. Ma ripetere questa volta la "magi" del 14 dicembre non sarà facile. E sarà crisi".

De Magistris: il 12 e il 13 tutti a votare

Il neo sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, invita tutti ad andare a votare per i referendum del 12 e 13 giugno. "Si può andare anche a mare o in montagna, ma prima tutti a votare", dice. Quattro i sì che chiede al suo elettorato: due per l'acqua pubblica "affinchè resti un bene di tutti

e non un mezzo per fare profitto o per le multinazionali", uno il nucleare, "anche in seguito alla tragedia che ha colpito il Giappone", uno per il

legittimo impedimento "perchè tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, anche se sei il presidente del Consiglio".

 

 

 

Acqua, investimenti frenati da fondi pubblici e gestioni in house

Giorgio SantilliCronologia articolo03 giugno 2011

ROMA.

Per i due referendum sull'acqua, promossi dall'Idv, dagli ambientalisti e dalla sinistra estrema, tutto il male viene dalla "privatizzazione" dell'acqua e dagli aumenti di tariffe che oggi restano molto più basse della media europea. I promotori non vanno per il sottile quando si tratta di accomunare concessioni a privati, che oggi rappresentano solo il 5% delle gestioni idriche italiane, e società miste pubblico-privato (o quotate) dove il socio privato è in minoranza (pari al 36% del mercato). Il "privato" in cerca di profitti a danno dell'utente è il diavolo per i referendari e così la società per azioni.

Se i due referendum idrici raggiungessero il quorum e vincessero i sì, si tornerebbe ai regimi dilaganti dell'"in house" (aziende controllate al 100% dagli enti locali) e delle gestioni dirette dei comuni, nell'acqua e negli altri servizi pubblici locali, come autobus e rifiuti. Già oggi queste forme di gestione pubbliche servono il 60% della popolazione e portano responsabilità gravi nella qualità dei servizi idrici italiani. Il voto darebbe l'addio al percorso virtuoso e contraddittorio verso le gestioni imprenditoriali, cominciato nel 1994 con la legge Galli. Addio alla copertura dei costi operativi e degli investimenti con la tariffa come vogliono i principi europei, quelli di buona gestione manageriale e quelli dell'ambientalismo rigoroso. Addio ai programmi di investimento stimati oggi da Utilitatis (centro studi vicino alle aziende pubbliche) a 64 miliardi: servono a ridurre le perdite della rete acquedottistica (che restano al 38% dell'acqua immessa) e a realizzare impianti di depurazioni necessari per portarci agli standard europei.

Il sistema pubblico idealizzato dai referendari presenta già oggi vistosi limiti di azione evidenziati dalla Relazione al Parlamento del Conviri, il comitato di vigilanza sulle risorse idriche che raccoglie e sistematizza i dati sul servizio idrico: le gestioni in house - dice l'ultima relazione 2010 - massimizzano il conflitto di interessi degli enti locali proprietari-regolatori-difensori degli utenti, hanno un rapporto più basso delle spa miste fra investimenti programmati e realizzati, che è fermi complessivamente al 56%, in numerosi casi "hanno intrapreso un'incauta politica di assunzione del personale" che ha fatto lievitare i costi operativi, hanno difficoltà a finanziare gli investimenti con prestiti bancari per la diffidenza degli istituti di credito, fanno maggiormente ricorso a fondi pubblici che poi vengono parzialmente annullati o rinviati, sono soggetti al "rischio regolatorio che si verifica tipicamente nei casi di mancato adeguamento tariffario, di ritardi in adempimenti obbligatori, di ingiustificati cambiamenti, di scelte di investimento, di scelte incongrue in materia di riconoscimento dei costi". Senza contare che la bassa tariffa auspicata dai referendari lascia in genere disavanzi di bilancio da ripianare a pie' di lista con le tasse generali: con il risultato di non responsabilizzare chi consuma acqua e di scaricare sulla generalità dei cittadini i costi del servizio.

Non funziona, ovviamente, neanche il paradigma del pubblico sempre brutto e cattivo, come dimostrano casi virtuosi di gestione pubblica, per esempio nella città di Milano: la tariffa media più bassa d'Italia, costi contenuti, poche perdite, ma anche un contenuto livello di investimenti pro capite. Gestito da Metropolitana milanese, che si è reinventata partendo dalla progettazione del metrò, l'ambito milanese piccolo e molto popolato (condizioni ideali per le public utilities) marcia a basso regime e rende contenti (almeno per ora) i milanesi.

Il punto è che i guasti del sistema idrico italiano e le difficoltà a intraprendere la strada della gestione imprenditoriale "non dipendono tanto dalla modalità di gestione, pubblica o privata, quanto dall'assenza di una politica dell'acqua in Italia", come dice Roberto Passino, presidente dimissionario del Conviri mentre si attende la costituzione della nuova agenzia di vigilanza dell'acqua, prevista dal decreto legge per lo sviluppo. Alcune regioni - come le "rosse" Toscana ed Emilia-Romagna - si sono affrettate ad attuare il modello della legge Galli. Il "caso Toscana" è agli antipodi di quello milanese: società miste controllate dal pubblico ma con socio industriale privato, affidamento con gara concorrenziale, incrementi tariffari tra i più sostenuti in Italia, livello di investimenti elevato. Forte controllo pubblico, gestioni imprenditoriali, motore a pieno regime.

Aldilà dell'impegno delle singole regioni è però evidente come sia il quadro nazionale a non decollare: manca una politica per l'acqua in Italia. A 17 anni dall'approvazione della legge Galli, il 34% della popolazione ancora risponde al vecchio regime tariffario e gestionale frammentato comune per comune. Gli ambiti territoriali ottimali definiti per le gestioni restano troppi, frammentati e slegati dai bacini idrografici. In molti ambiti continuano a sovrapporsi vecchie gestioni "salvaguardate". La regolazione resta debole e solo lo spettro del referendum ha indotto il Governo a inserire nel decreto legge per lo sviluppo un'agenzia nazionale che dovrebbe maggiormente tutelare gli utenti. La qualità del servizio idrico per gli utenti resta scadente al punto che il Conviri ha messo a punto un elenco di indicatori gestionali da far rispettare ai gestori pubblici e privati. La realizzazione degli investimenti non supera il 56% di quanto era stato programmato e si ferma al 36% quando a finanziare i lavori è il contributo pubblico. L'asimmetria informativa tra gestori, regolatori e utenti è enorme indipendentemente dal tipo di gestore e resta carente il quadro informativo nazionale. Non sono stati introdotti meccanismi di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali che pure erano previsti dalla direttiva Ue 2000/60. La spesa media annua delle famiglie per acqua, depurazione e fognature è cresciuta del 63% dal 2002 al 2008 ma nessuno è in grado di dire in che misura abbia contribuito a migliorare il servizio, a finanziare gli investimenti, a dare al settore idrico uno sviluppo stabile nel tempo. Non solo, sono rimaste nei cassetti del ministro dell'Ambiente le due proposte (l'ultima è del 2008) di riforma del metodo di calcolo tariffario. Tutte politiche mancate che non saranno certo attivate dai quesiti referendari, strabici rispetto ai problemi reali dell'acqua in Italia e dannosi nel vagheggiare un ritorno all'indietro di 20 anni.

 

 

 

 

I vescovi: sbagliato politicizzare il voto

Nicoletta CottoneCronologia articolo03 giugno 2011

ROMA

Mentre i partiti mettono a punto le strategie per il voto referendario, la Chiesa italiana manifesta forte attenzione per i referendum del 12 e 13 giugno. L'edizione on line di Famiglia cristiana attacca il premier sul quesito "nucleare". "Berlusconi immaginava che la Cassazione avrebbe annullato questo referendum. Così non è stato. Un'altra sconfitta che si aggiunge alla disfatta elettorale delle amministrative". Il settimanale cattolico parla anche di "più che probabile vittoria dei "sì"", ma avanza dubbi sul raggiugimento del quorum. Con un editoriale di Avvenire, invece, i vescovi italiani chiedono che i quesiti non siano "politicizzati": per il quotidiano della Cei i promotori "puntano a dare a un eventuale successo il significato di un'estensione della sconfitta subita dalle formazioni che compongono la maggioranza di governo nel recente volo amministrativo parziale". "Ci sono ragioni – scrive il giornale dei vescovi – per riflettere sul merito dei quesiti, in modo da decidere se e come partecipare al voto, che non sembra utile cancellare o sommergere con il generico appello a un voto impropriamente caricato di significati politici. Le questioni poste, checché se ne dica, non riguardano il destino di un esecutivo e del suo leader, ma il futuro di un Paese".

Il Pdl vuole evitare che il voto referendario si trasformi in un nuovo giudizio sull'operato del premier e del governo. E Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl, attacca Di Pietro, il Pd e la sinistra radicale, che vorrebbero fare dei referendum "il tema di un'altra crociata". Ribadisce la libertà di voto, anche se non tutti, a partire dal ministro Paolo Romani, la pensano come lui.

La Lega tace. È esplicito solo il sindaco leghista di Varese, Attilio Fontana, che ha annunciato che voterà sì ai referendum sull'acqua. Gli stessi quesiti che il Senatur aveva definito "attraenti".

Il Terzo polo ha posizioni diverse. L'Api di Francesco Rutelli chiede di mobilitarsi per la vittoria del "sì", mentre Udc e Fli invitano alle urne, ma con libertà di voto. Per Italo Bocchino (Fli) - che voterà solo "no" sull'acqua e si asterrà sugli altri quesiti - non c'è dubbio che sia un "referendum su Berlusconi, che è favorito dalla logica del quorum. Non inviteranno esplicitamente ad andare al mare, ma la logica è quella".

Preoccupato, ma fiducioso per il raggiungimento del quorum, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Per lui il referendum non è "né di destra né di sinistra. Se il sindaco di Varese è per il sì venga sul palco con noi". Il Pd ha preparato spot-tv, stampato manifesti e convocato una manifestazione che ha creato qualche malumore in casa Idv, promotrice di due referendum. Anche se poi Di Pietro ha inviato partiti e associazioni a unirsi nelle quattro manifestazioni del 10 giugno a Milano, Roma, Napoli e Palermo: bisogna "de-dipietrizzare e de-berlusconizzare i quesiti. Sono temi che interessano tutti gli italiani".

Nichi Vendola, presidente del Sel, ritiene che i quesiti referendari siano "un'occasione fondante per il nuovo centrosinistra": non ci devono essere "beghe personali. Significherebbe bruciare al volo l'apertura di credito di un pezzo d'Italia". Il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, ha scritto a Bersani e Di Pietro, per organizzare "una grande manifestazione", "non di partiti, ma di popolo".

 

 

 

2011-06-02

Acqua, legittimo impedimento e nucleare: ecco i quattro quesiti referendari

di Nicoletta Cottone e Claudio TucciCronologia articolo1 giugno 2011

Il 12 e il 13 giugno si voterà su quattro quesiti referendari, nucleare compreso. Proprio oggi l'ufficio centrale elettorale della Cassazione ha infatti accolto l'istanza del Pd di trasferire i quesiti refendari sul nucleare sulle nuove norme contenute nel decreto omnibus, diventato legge pochi giorni fa. Si tratta di referendum abrogativi: si viene dunque chiamati ad abrogare (anche parzialmente) o confermare quattro normative, attualmente in vigore, che riguardano il nucleare, il legittimo impedimento e, due, sulla gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica, compresa l'acqua.

Quesito sul nucleare

Il nuovo titolo della scheda sul nucleare sarà cambiato, visto che i quesiti non sono stati ancora stampati dal Viminale, in "abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare". Il quesito referendario sul nucleare dovrà però essere riformulato. In pratica, il referendum si svolgerà sui commi 1 e 8 dell'articolo 5 del decreto omnibus.

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Quesito sul legittimo impedimento

Si vuole abrogare la legge sul legittimo impedimento, dopo la dichiarazione di parziale incostituzionalità della legge da parte della Consulta del gennaio scorso. Nel mirino dei referendari la norma che introduce la possibilità per chi è impegnato in attività di governo, premier e ministri, di non comparire nelle aule di giustizia.

Due quesiti sull'acqua

Sono due invece i quesiti sull'acqua sui quali i cittadini sono chiamati al voto. Il primo, sulla "privatizzazione dell'acqua", come lo definiscono i promotori dell'intervento abrogativo, riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Il secondo quesito riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito. In questo ultimo caso si tratta di una abrogazione parziale della norma.

Senza il quorum la votazione è annullata

La Costituzione, all'articolo 74, prevede che, affinché i referendum abbiano valore, occorre che alle urne si rechi il 50% più uno degli elettori aventi diritto. Senza il raggiungimento di questo quorum, la votazione è annullata e il referendum è come se non si fosse mai svolto. Fra il sì e il no, vince chi ottiene più voti. Ma, come detto, per essere valida, la somma di sì e no espressi deve superare il 50% dei voti. Se invece prevalessero le schede bianche o nulle, non ci sarebbe vincitore e il referendum non produrrebbe effetti.

Chi vuole abrogare la norma deve votare sì, chi vuole mantenerla deve mettere la croce sul no

Si tratta di referendum abrogativi (i soli che la Costituzione prevede su iniziativa di cittadini, essendo riservati a istituzioni quali regioni, province, comuni, in casi specifici promuovere anche referendum "consultivi") quindi gli elettori sono chiamati a dire sì o no all'abrogazione di leggi attualmente in vigore. Vale a dire: chi è contro le affermazioni del quesito sulla scheda deve mettere la croce sul sì, mentre chi è a favore deve votare no.

 

 

 

Il 12 giugno la posta in gioco sarà tutta mediatica e politica

di Stefano FolliCronologia articolo2 giugno 2011

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Argomenti: Partiti politici | Udc | Pd | Corte di Cassazione | Idv | Silvio Berlusconi | PDL | Di Pietro

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È improprio e fuorviante trasformare i referendum sul nucleare e sull'acqua in un'arma letale da sparare contro Silvio Berlusconi. Ma è inevitabile che questo accada. Dopo la decisione della Corte di Cassazione, i tre referendum (nucleare, acqua e il terzo, il più politico, contro il legittimo impedimento del premier) formano una massa critica che offre all'opposizione una singolare opportunità. Si potrebbe dire che per il governo piove sul bagnato.

È il declino del premier a fare da sfondo agli eventi che si susseguono negli ultimi giorni. Prima la disfatta della maggioranza nei ballottaggi e poi questa sentenza della Cassazione, espressa in termini che pochi avevano previsto. Se non sapessimo che i magistrati della suprema Corte giudicano in punta di diritto, verrebbe da dire che anch'essi risentono del vento del cambiamento. Nei fatti il via libera al referendum sul nucleare è una gran brutta notizia per Palazzo Chigi.

Non tanto perché la consultazione popolare rischia di uccidere un morto (l'energia nucleare in Italia) o perchè condizionerà la futura politica energetica, come sostiene il ministro delle Attività produttive. Ma per la semplice ragione che il voto sul nucleare rappresenta una spinta non indifferente al raggiungimento del "quorum" referendario (50 per cento dei votanti più uno).

A metà giugno nessun quesito sul legittimo impedimento permetterebbe da solo un simile miracolo. E nemmeno il tema dell'acqua, peraltro controverso e pieno di ambiguità, sembra in grado di mobilitare una gran massa di elettori. Con il nucleare è diverso: il detonatore è innescato, al di là del merito del quesito. Per cui all'improvviso i tre referendum di giugno diventano la nuova minaccia mediatica, prima ancora che politica, pendente sul centrodestra.

C'è una logica in tutto questo. Le firme sono state raccolte soprattutto da Di Pietro, con l'appoggio di Vendola e poi con il sostanziale avallo di Bersani. Oggi il triplice referendum è un cannone pronto a sparare contro gli spalti governativi. Ma è anche un mastice che lega fra loro i destini di Partito Democratico, Italia dei Valori e Sinistra e Libertà. L'asse fra i tre, uscito consolidato dalle amministrative, cerca nel voto referendario la consacrazione. Chi potrà mai rimetterlo in discussione, se il 13 giugno si sarà raggiunto il "quorum"?

Senza dubbio il referendum è visto dall'opposizione, con rare eccezioni, come il secondo tempo del voto "arancione" nelle città. È un errore? Può darsi. Ma è anche la prova che qualcosa si sta muovendo nel paese e la politica non resiste alla tentazione di fare il "surf" sull'onda lunga delle trasformazioni in atto. Del resto, persino l'Udc di Casini, che sui quesiti ha idee diverse da quelle di Vendola e Di Pietro, ha deciso di prendere parte alla consultazione.

Si capisce perché. Chi si rifugia nell'astensione e invita gli italiani ad andare al mare, come già sta facendo il Popolo della Libertà, otterrà solo il risultato di iscriversi al fronte degli sconfitti. Per tentare di disinnescare la carica politica dei referendum, l'unico modo è partecipare, discutendo in modo civile. Anche perché dopo aver contato i voti la coalizione "referendaria" andrà governata. La scommessa di Bersani consiste nell'utilizzare gli umori del paese per metterli al servizio di una prospettiva di governo. Il rischio, ovviamente, è che succeda il contrario, in un tripudio di bandiere rosse e arancioni.

 

 

Nucleare, sì al referendum

di Antonello CherchiCronologia articolo2 giugno 2011

I referendum restano quattro. Non è, infatti, bastato il decreto legge omnibus per fermare quello sul nucleare. Ieri l'ufficio elettorale della Corte di cassazione ha dichiarato che anche la consultazione sulle centrali va avanti, seppure spostata su questioni diverse rispetto a quelle contenute nel "vecchio" quesito.

Ora, infatti, la domanda va riformulata e bisogna prendere in considerazione le modifiche introdotte all'impianto normativo sull'energia proprio dal Dl omnibus (il decreto 34, diventato poi la legge 75/2011).

Ed è proprio questo spostamento di attenzione che lascia perplesso il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, il quale ha ribadito che le norme che consentivano l'installazione di centrali nucleari sono state tutte abrogate. "La sentenza – ha aggiunto – cambia la natura del referendum, che rischia di cancellare non il ritorno all'atomo, che non è in discussione, ma il coordinamento in sede europea sul tema della sicurezza e, cosa ancor più grave, la possibilità di elaborare una strategia energetica per sopperire al fabbisogno del Paese anche con fonti alternative".

Il riferimento del ministro è al comma 8 dell'articolo 5 del decreto omnibus, articolo che è stato inserito nel Dl in sede di conversione.

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I 4 quesiti referendari: scampata la maxi-scheda sul nucleare

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La norma, infatti, riserva al Governo, su proposta dei ministri dello Sviluppo e dell'Ambiente, l'adozione entro maggio 2012 della strategia energetica nazionale, che dovrà, tra l'altro, indicare la diversificazione delle fonti e la strada per migliorare la competitività e per sviluppare le infrastrutture. Il programma strategico dovrà inoltre tener conto di quanto deciso a livello comunitario e internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, nonché, più in generale, sugli obiettivi in materia di clima.

Ebbene, è su questa norma che il 12 e 13 giugno i cittadini italiani saranno chiamati a votare. La Cassazione, infatti, ha preso atto che l'articolo 5 del decreto legge ha operato una serie di abrogazioni che hanno svuotato il precedente quesito, ma ha ritenuto che la chiamata alle urne anche in materia di nucleare possa comunque proseguire sul comma 8 e sul comma 1 dell'articolo 5. In questo senso, la Cassazione ha accolto le istanze degli avvocati dei referendari – in particolare, quelle perorate da Alessandro Pace, a cui si è affidato il leader Idv Antonio Di Pietro – e ha ritenuto ragionevole lo spostamento della consultazione dalle vecchie norme, ormai cancellate, a quelle nuove. L'attenzione va soprattutto al comma 8, che potrebbe – come sostenuto dai referendari – solo posporre di un anno l'argomento centrali atomiche, affidandone, tra l'altro, la decisione a un semplice decreto del presidente del consiglio e non a una vera e propria legge.

Al voto pure sull'atomo, dunque. Anche dopo la decisione della Suprema corte, però, l'orizzonte non è del tutto sgombro da dubbi. Ora si tratta, infatti, di capire che fine faranno i voti dei nostri connazionali all'estero, che si sono già pronunciati su tutti i referendum, compreso quello sul nucleare nella vecchia versione.

Oltreconfine, infatti, le consultazioni sono già praticamente concluse e le schede pronte a prendere la strada per l'Italia, dove verranno scrutinate contemporaneamente alle altre. Si tratta, però, di capire se quei voti sono da considerare validi o meno, visto che sono stati esercitati su un altro quesito. Di certo, non c'è il tempo per riorganizzare una nuova tornata referendaria per gli italiani all'estero.

Non è, tuttavia, la sola certezza.

L'altra è che nel segreto della cabina ci si sentirà sollevati dal non doversi confrontare con la vecchia scheda del quesito: un documento enorme e illeggibile, che richiamava tutte le norme ora abrogate dal decreto legge omnibus. Il nuovo quesito è, invece, più leggero, perché si concentra soltanto i commi 1 e 8 dell'articolo 5 del Dl. Questioni politiche a parte, per i cittadini è sicuramente una conquista.

 

 

 

 

 

 

2011-06-01

Cassazione ammette referendum sul nucleare con nuovo quesito. Romani: a rischio strategia energetica

Cronologia articolo1 giugno 2011Commenti (31)

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Argomenti: Elezioni | Corte di Cassazione | Comitato "Vota Sì" | Idv | Maurizio Lupi | Gianfranco Fini | Pd | Antonio Di Pietro | PDL

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La Corte di Cassazione deciso di ammettere il terzo quesito referendario sul nucleare, sul quale si voterà il 12 e il 13 giugno prossimi. L'ufficio elettorale della Corte di Cassazione ha stabilito, infatti, che le modifiche apportate dal governo alle norme sul nucleare non precludono la celebrazione della consultazione popolare, confermando, quindi, che i cittadini potranno esprimersi anche sul quesito depositato a suo tempo dall'Idv (rappresentata dall'avvocato Alessandro Pace), che resta in campo assieme agli altri tre, due sull'acqua e uno sul legittimo impedimento di premier e ministri a partecipare alle udienze.

Il titolo del quesito in oggetto, riformulato dalla Cassazione alla luce delle norme introdotte col decreto omnibus, sarà: "Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare".

La seduta del collegio della Corte di Cassazione era iniziata alle 10 circa. In Cassazione è giunto anche Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, uno dei promotori del quesito referendario. L'avvocato Pace ha sottolineato di aver concluso l'istanza chiedendo "il trasferimento della richiesta referendaria sull'art. 5, commi 1 e 8 della legge n. 75 del 2011, come la Cassazione oggi ha deciso, e non sull'art. 5, commi 1 e 5, lettere B e Q, come invece sostenuto nell'istanza del Pd". In particolare la decisione si è resa necessaria a seguito del decreto Omnibus, pubblicato in Gazzetta Ufficiale sabato scorso, che contiene norme sulla moratoria nucleare.

Le reazioni politiche, da Bersani (Pd) a Lupi (Pdl)

"La conferma del quesito sul nucleare è una notizia eccellente": così il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, per il quale "i trucchi del governo sono stati ancora una volta smascherati. Ora gli italiani hanno la possibilità di pronunciarsi con un sì contro il piano del governo, ed è necessario che il mondo dei media, a partire dal servizio pubblico, contribuisca a fornire ai cittadini il massimo dell'informazione necessaria".

"Chi la dura la vince. Dal primo momento abbiamo creduto che la legge è legge e nessuno la può aggirare, neanche questo Parlamento che ha proposto e votato una legge truffaldina", ha commentato Antonio Di Pietro. "La decisione della Corte di Cassazione, oltre che un riconoscimento del rispetto delle leggi italiane, al di là dei tentativi di imbroglio e di trucchetti di cui il governo Berlusconi ha abusato in queste settimane, è un atto di rispetto nei confronti degli elettori e delle elettrici chiamati alle urne il 12 e 13 giugno", afferma il presidente nazionale di Sel, Nichi Vendola. "Ora, tocca a tutti noi - prosegue Vendola - fare in modo che nei pochi giorni che ci sono rimasti gli italiani siano informati correttamente dell'importanza dei quesiti, e che il quorum venga raggiunto. Ne sono certo - conclude Vendola - il giudizio del popolo italiano sarà netto: un sì per l'acqua pubblica, un sì per impedire che gli affaristi riportino il pericolo nucleare nel nostro Paese, un sì per impedire la privatizzazione della giustizia".

Per il vicepresidente del Pdl, Maurizio Lupi, invece, "sarebbe improprio l'uso di uno strumento, come quello del referendum, per dare una spallata al governo. Ci preoccupa come l'opposizione non abbia ancora capito il messaggio arrivato dalle elezioni: i cittadini dicono basta con le risse", afferma ancora Lupi ricordando che "il governo ha spiegato che oggi intende dare priorità alla sicurezza e fare una riflessione con gli altri paesi europei". Sulla decisione della Cassazione è intervenuto anche il presidente della Camera e leader di Fli, Gianfranco Fini: "Avevo già detto l'altro giorno che era giusto andare a votare a prescindere dal numero dei quesiti", ha commentato.

"Questa volta le furberie alle spalle degli italiani non passano. La Cassazione censura l'arroganza del governo e riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro". Il Comitato "Vota Sì" per fermare il nuclearè, oltre 80 associazioni a favore del referendum contro il ritorno all'atomo, plaude alla decisione della Corte, che "ha arginato i trucchi e gli ipocriti "arrivederci" al nucleare e ha ricondotto la questione nell'alveo delle regole istituzionali, contro l'inaccettabile tentato scippo di democrazia". Secondo le associazioni "oggi ha vinto lo spirito democratico e referendario, hanno vinto gli italiani, che potranno esprimersi e cacciare definitivamente lo spettro del nucleare dall'Italia"

 

 

 

 

Il decreto omnibus è legge. Ultima parola alla Cassazione sui referendum sul nucleare

di Claudio TucciCronologia articolo25 maggio 2011Commenti (1)

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Argomenti: Politica | Corte di Cassazione | Montecitorio | Camera dei deputati | Pd

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Il decreto omnibus è legge. Ultima parola alla Cassazione sui referendum sul nucleareIl decreto omnibus è legge. Ultima parola alla Cassazione sui referendum sul nucleare

Disco verde definitivo al decreto omnibus. Il testo è stato approvato a Montecitorio con 301 sì, 280 no e due astenuti.

Leggi l'abc del provvedimento

Le votazioni sul dl omnibus sono state seguite anche in piazza Montecitorio dove, dall'inizio dei lavori d'aula, è ripreso il presidio-sit in dei promotori dei quattro referendum su nucleare, acqua e legittimo impedimento che manifestano per chiedere più informazione in tv sulla consultazione di giugno e "contro lo scippo del diritto dei cittadini a esprimersi" che l'approvazione del dl omnibus, a loro giudizio, potrebbe comportare rispetto al nucleare.

Sui referendum ultima parola alla Cassazione

Approvato dalla Camera, il dl passerà al Quirinale per la firma del capo dello Stato. A seguire, incassata la promulgazione da parte del Colle, il testo delle nuove norme sarà pubblicato in "Gazzetta Ufficiale" e quindi entrerà ufficialmente in vigore. Da quel momento è l'ufficio centrale della Cassazione per i referendum che sarà chiamato rapidamente a pronuciarsi per stabilire se le norme sullo stop al nucleare siano sufficienti o meno per dichiarare l'annullamento del referendum in materia.

A premere per la conferma dei referendum sul nucleare è il Pd che ha annunciato che manderà una documentata memoria sulla conferma dei referendum, nonostante le norme contenute sullo stop alle centrali nucleari nel dl omnibus del Governo.

Trattandosi della materia più sensibile per i cittadini, tanto più dopo il disastro di Fukushima, la celebrazione o meno del referendum sul nucleare potrà avere influenza sul raggiungimento o meno del quorum (50% +1 degli aventi diritto) nella consultazione referendaria di giugno, anche in materia di acqua e legittimo impedimento.

 

 

La Germania rinuncia all'energia atomica: l'ultimo reattore verrà fermato nel 2022

All'interno analisi di Tiziana MontrasioCronologia articolo30 maggio 2011Commenti (29)

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Argomenti: Tutela ambientale | Germania | Anne Lauvergeon | Norbert Rottgen | Angela Merkel | Bbc | CDU | Bfm Radio | Rwe

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La Germania fermerà il suo ultimo reattore nucleare nel 2022, diventando così la prima potenza industriale a rinunciare all'energia atomica. Lo ha annunciato oggi il ministero dell'Ambiente tedesco. Attualmente, la Germania trae dal nucleare il 23 per cento del suo fabbisogno. "È una decisione definitiva", ha annunciato il ministro Norbert Rottgen (Cdu).

I tre reattori più moderni del paese - come riferisce la Bbc - si fermeranno entro il 2022, ha dichiarato il ministro dopo una riunione tra i leader della coalizione e la cancelliera Angela Merkel, che si è conclusa a notte fonda. La decisione è frutto delle riflessioni che il governo tedesco ha avviato dopo il disastro di Fukushima, che ha provocato proteste di massa nel paese, contro l'impiego dell'energia atomica. Gli otto impianti più vecchi sono stati spenti preventivamente a marzo, dopo il disastro in Giappone, e non saranno più riattivati - ha informato il ministro - mentre altri sei si fermeranno entro il 2021 e gli ultimi tre entro l'anno successivo.

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Areva, decisione "totalmente politica"

Il presidente del gruppo nucleare francese Areva, Anne Lauvergeon, ha detto che la decisione tedesca di chiudere i suoi ultimi reattori nucleari, nel 2022 é "totalmente politica", non escludendo un ripensamento entro tale scadenza. "È una decisione assolutamente politica. Non c'è stato alcun referendum, né appello a ciò che pensa l'opinione pubblica, anche se i sondaggi mostrano l'emozione dei tedeschi al riguardo", ha detto la signora Lauvergeon su Bfm Radio. Il presidente di Areva ha detto di aspettarsi "una reazione specifica della Germania" dopo il disastro nella centrale nucleare di Fukushima in Giappone nel mese di marzo, rilevando che la situazione del nucleare in questo Paese "non ha equivalenti nel resto del mondo".

Alla domanda circa il carattere "irreversibile" di questa misura, il presidente di Areva ha sostenuto che "entro il 2022, possono succedere un sacco di cose" ed ha inoltre richiamato l'attenzione sull'incertezza giuridica, dopo che il numero due tedesco dell'energia Rwe ha presentato una denuncia contro la chiusura forzata di uno dei suoi reattori nucleari. Secondo la signora Lauvergeon, la chiusura già praticata di sette reattori in Germania, ha "portato a un'inflazione significativa dei costi dell'energia elettrica in Germania, con conseguenze per la base industriale installata".

 

 

 

In Sardegna affluenza record per il referendum contro il nucleare oltre il 95% delle preferenze

Cronologia articolo16 maggio 2011

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Argomenti: Politica | Regioni | Angelo Bonelli | Cagliari | Partito dei verdi

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La campagna per il referendum consultivo contro il nucleare in Sardegna (ANSA / GIUSEPPE UNGARI)La campagna per il referendum consultivo contro il nucleare in Sardegna (ANSA / GIUSEPPE UNGARI)

La Sardegna delle più grandi servitù militari e dello scandalo dell'inquinamento da materiale radioattivo intorno alla base militare di Quirra è andata in massa al referendum per dire un no deciso al nucleare. L'affluenza è stata record per il referendum consultivo regionale sul nucleare. Hanno votato 877.982mila sardi , pari al 59,34 per cento degli aventi diritto. Nel referendum consultivo su 973 sezioni scrutinate, pari a poco più del 50 per cento delle 1.820 complessive, i risultati parziali mostrano una netta prevalenza dei sì contro il nucleare, con il 97,98%. A favore della presenza di centrali atomiche nell`isola si è finora espresso il 2,01 per cento dei sardi.

"Il superamento del quorum sul referendum consultivo sul nucleare in Sardegna é un segnale importante e di grande stimolo per la battaglia contro il nucleare in italia" dichiara il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. "La Sardegna dimostra che gli italiani vogliono votare e decidere sul proprio futuro e che non c'é alcun voto che possa essere definito emotivo e quindi non degno di essere espresso come Berlusconi ha deciso tentando di non far esprimere gli italiani il 12-13 giugno sul nucleare- aggiunge bonelli- ira grazie al voto sardo la battaglia sul nucleare in italia é più forte".

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Secondo il servizio elettorale della Regione sarda, si tratta della più alta affluenza ad un referendum promosso nell'isola. Questi i dati scorporati: in provincia di Cagliari si è recato alle urne il 61,39% degli elettori, nel Nuorese il 59,12%, nell'Oristanese il 57,83%, nel Medio Campidano il 61,59%, nella provincia di Carbonia-Iglesias il 65,91%, in

provincia di Sassari il 59,34%, in Ogliastra il 58,67%, nella provincia di Olbia-Tempio il 56,73%.

 

 

 

 

Il decreto omnibus è legge. Ultima parola alla Cassazione sui referendum sul nucleare

di Claudio TucciCronologia articolo25 maggio 2011Commenti (1)

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Argomenti: Politica | Corte di Cassazione | Montecitorio | Camera dei deputati | Pd

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A premere per la conferma dei referendum sul nucleare è il Pd che ha annunciato che manderà una documentata memoria sulla conferma dei referendum, nonostante le norme contenute sullo stop alle centrali nucleari nel dl omnibus del Governo.

Trattandosi della materia più sensibile per i cittadini, tanto più dopo il disastro di Fukushima, la celebrazione o meno del referendum sul nucleare potrà avere influenza sul raggiungimento o meno del quorum (50% +1 degli aventi diritto) nella consultazione referendaria di giugno, anche in materia di acqua e legittimo impedimento.

 

 

Solare termico e fotovoltaico integrati: perché prendere in considerazione l'installazione

31 maggio 2011

Cronologia articolo

di Angelo Prete e Porfirio Squadrone (Archetipo)

Gli impianti fotovoltaici integrati sono elementi strutturali, che usati in sostituzione di altri materiali quali, ad esempio, i pannelli vetrati utilizzati nelle facciate, permettono di ottenere benefici concreti e risparmi di costi non indifferenti. L'edificio diventa energeticamente attivo e per molti anni la sua facciata o il suo tetto fotovoltaico produrranno energia elettrica, che non solo consentirà un guadagno dagli incentivi e dalla vendita di energia o dal risparmio sulle bollette, ma permetterà anche di evitare notevoli emissioni di Co2. Infiine, rimane un investimento che fornisce dei ritorni importanti anche dal punto di vista dell'immagine aziendale.

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Tecnologia a basso impatto ambientale

Tecnologia a basso impatto ambientale

Il Nuovo conto energia - che sancisce le regole di assegnazione degli incentivi per gli impianti fotovoltaici - promuove l'integrazione del fotovoltaico in architettura e arredo urbano. In tal modo il legislatore intende limitare l'impatto ambientale e visivo degli impianti solari, non stravolgendo il profilo architettonico degli edifici in cui vengono installati. Sfruttare le superfici inutilizzate presenti sugli edifici consente di disporre di quantità, anche ragguardevoli, di energia elettrica, con benefici economici sia diretti, tramite gli incentivi e attraverso i ricavi dalla vendita o dal risparmio dell'energia elettrica, che indiretti con miglioramento dell'immagine aziendale e abbattimento della Co2. L'edificio diventa energeticamente attivo e per molti anni la copertura fotovoltaica installata produrrà energia elettrica, che non solo consentirà un guadagno dagli incentivi, dalla vendita di energia e dal risparmio sulle bollette, ma eviterà l'immissione nell'atmosfera di grandi quantità di Co2 (0,3-0,4 kg di Co2 per ogni kWh prodotto da fonte fotovoltaica).

Oltre a questi benefici "collaterali" gli impianti connessi alla rete elettrica rappresentano una fonte integrativa di approvvigionamento energetico, avendo la possibilità di migliorare il bilancio elettrico globale dell'edificio. L'inserimento dei moduli fotovoltaici in tetti, serre o pensiline per parcheggi risponde alla natura distribuita della fonte solare e presenta diversi vantaggi.

Secondo un recente studio della Commissione Europea, in Italia la superficie di tetti disponibile (con orientamento verso Sud, Est o Ovest) è di 370 milioni di mq, mentre quella delle facciate è di quasi 200 milioni di mq. Se questi spazi fossero coperti da pannelli solari fotovoltaici, sarebbe possibile produrre circa 85 TWh/anno, ossia 85 mila milioni di kWh l'anno, pari al consumo annuo di energia elettrica paragonabile a quello di 20 milioni di famiglie. Sono ovviamente calcoli ipotetici, ma che fanno comunque ben comprendere l'enorme potenziale offerto da simili applicazioni.

L'integrazione architettonica dei sistemi solari si basa sulla possibilità di utilizzare il modulo fotovoltaico non solo nella più ampia libertà, ma anche in armonia strutturale con l'edificio oggetto di intervento: forma, misura, strutture leggere e poco invasive, sono caratteristiche fondamentali per effettuare un intervento di integrazione realmente efficace.

Fotovoltaici integrati: aspetti salienti

Il modulo costituisce, nell'immaginario comune, il componente principale dell'impianto FV. Le prestazioni dei moduli fotovoltaici sono suscettibili di variazioni, anche sostanziose, in base al rendimento dei materiali; alla tolleranza di fabbricazione percentuale rispetto ai valori di targa; all'irraggiamento a cui le sue celle sono esposte; all'angolazione con cui questa giunge rispetto alla sua superficie; alla temperatura di esercizio dei materiali, che tendono ad "affaticarsi" in ambienti caldi e alla composizione dello spettro di luce.

Per motivi costruttivi, il rendimento dei moduli fotovoltaici è, in genere, inferiore o uguale al rendimento della loro peggior cella. Con rendimento si intende la percentuale di energia captata e trasformata rispetto a quella totale giunta sulla superficie del modulo; è quindi proporzionale al rapporto tra watt erogati e superficie occupata, ferme restando tutte le altre condizioni. Alcuni pannelli a concentrazione per uso terrestre, derivati dal settore aerospaziale, hanno rendimenti nominali che superano anche il 40%. Nei prodotti comunemente in commercio i tassi di rendimento si attestano intorno al 15% nei moduli in silicio monocristallino (singolo cristallo); al 13% nei moduli in silicio policristallino (più cristalli adiacenti) e al 6% nei moduli a film sottile (a base di silicio o di altri materiali).

Il minor rendimento dei moduli a film sottile è compensato dalla grande duttilità di utilizzo dovuta alla leggerezza e alla flessibilità dei materiali di supporto (non c'è bisogno di strutture in vetro e metallo come per i moduli tradizionali). Inoltre, i moduli amorfi consentono di assorbire la luce solare anche in condizioni di irradiazione indiretta a differenza dei moduli a tecnologia cristallina.

Recentemente sono state sollevate perplessità sulla pericolosità degli elementi chimici presenti all'interno dei moduli a film sottile (ad esempio il telluriuro di cadmio) che, in condizioni particolarmente avverse, potrebbero trasformarsi in vere e proprie "bombe chimiche". In realtà, l'aspetto più importante per l'ottenimento di un efficace e duraturo impianto fotovoltaico, risiede nelle caratteristiche progettuali dello stesso. La progettazione dell'impianto elettrico può incidere considerevolmente sulla producibilità dell'impianto; oltretutto è opportuno prevedere sistemi di monitoraggio - anche a distanza - della produzione elettrica effettiva, sia per verificare l'effettiva performance dell'impianto, sia per pianificare gli eventuali interventi di manutenzione sull'impianto. Nella parte di progettazione hanno, inoltre, un ruolo centrale le misure di sicurezza: non solo in fase di realizzazione (quando è necessario prevedere misure adatte per un ambiente di lavoro sicuro), ma anche in fase di funzionamento dell'impianto, nella quale l'energia deve essere prodotta in completa sicurezza, grazie alla presenza di appositi componenti (a volta trascurati per motivi di costo) che assicurino tanto la sicurezza degli operatori quanto quella dell'impianto stesso (scaricatori di sovratensione).

L'integrazione architettonica dei moduli fotovoltaici è riconducibile a tre categorie principali: tetti fotovoltaici strutturali; facciate fotovoltaiche e frangisole.

Considerazioni energetiche ed economiche

Il massimo irraggiamento solare è ottenibile, alla nostra latitudine e su base annua, orientando l'impianto fotovoltaico verso Sud e inclinandolo, rispetto all'orizzontale, con un'angolazione compresa, a seconda della latitudine, tra i 28° e i 32°. Spesso però s'interviene su edifici già esistenti che non presentano superfici disponibili ad accogliere, correttamente, i moduli fotovoltaici. Rivolgendo, ad esempio, l'impianto verso Est o Ovest si perde circa il 10% dell'energia massima ottenibile rispetto a un preciso orientamento a Sud (con riferimento a un'inclinazione di 30°). Nel caso in cui la superficie su cui si applica l'impianto fotovoltaico è verticale, se l'orientamento è verso Sud si perde circa 1/3 dell'irraggiamento solare annuale disponibile (rispetto alla massima captazione di energia che si verifica con l'inclinazione di 30° a Sud), mentre se è verso Est o Ovest solo il 55% dell'energia disponibile è effettivamente sfruttabile. Ciò significa che analoghi impianti in Italia possono fornire maggiori quantità di energia elettrica, grazie ovviamente alla nostra migliore insolazione. Riducendo l'inclinazione dei moduli la producibilità aumenta, fino ad arrivare a circa 100 kWh/m2/anno. Riportiamo a titolo di esempio una tabella (Tabella 1) riassuntiva dei numeri salienti relativi al rendimento di un impianto fotovoltaico "tipo" realizzato in maniera architettonicamente integrata e con criteri di progettazione ottimali.

L'integrazione - specie con caratteristiche innovative - presenta indubbiamente delle difficoltà dal punto di vista progettuale, e spesso, prevede dei costi maggiori rispetto a quelli di un impianto fotovoltaico "normale". A fronte di un maggiore sforzo, si avranno comunque dei benefici tangibili.

 

 

 

 

 

* fabbisogno nazionale composto per l'89% da rilevazioni in tempo reale e per il restante 11% da stime fuori linea.

Andamento del fabbisogno di energia elettrica in tempo reale

Terna, nello svolgere le attività di trasmissione e dispacciamento dell'energia elettrica, acquisisce tramite un sistema ad avanzata tecnologia tutte le informazioni necessarie al controllo in sicurezza del sistema elettrico a 380-220-150-132 kV.

Tali informazioni (telemisure e telesegnalazioni) rendono possibile la gestione in tempo reale del sistema elettrico, finalizzata a garantire, in ogni istante e con prefissati livelli di sicurezza, l'equilibrio tra produzione e fabbisogno di energia elettrica.

Il grafico riportato sul sito presenta le due seguenti curve:

previsione del fabbisogno nazionale (curva verde) elaborata il giorno prima sulla base dei valori di consumo relativi a giorni analoghi di periodi precedenti, tenendo conto delle variabili che influenzano la richiesta di energia elettrica quali i fattori meteorologici e climatici e le componenti socioeconomiche;

consuntivo provvisorio del fabbisogno nazionale (curva rossa)

elaborata:

in base alle informazioni acquisite dal sistema di controllo, per una quota corrispondente approssimativamente all'89%

in base a stime fuori linea, per la parte rimanente.

I dati numerici e il grafico del fabbisogno si aggiornano automaticamente ogni 15 minuti

 

 

Micro-centrali con grandi prospettive

di Jacopo Giliberto. All'interno articolo di Luca VaglioCronologia articolo23 maggio 2011Commenti (3)

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Argomenti: Tecnologie | Enel | Roberto Deambrogio | Azienda Energetica Municipale | Lombardia | Flavio Sarasino | Cuneo | Valter Bianco | Gerardo Montanino

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A dispetto delle incertezze sugli incentivi, l'interesse per l'energia idroelettrica in Italia c'è. Lo conferma Flavio Sarasino, imprenditore torinese del settore del mini-idroelettrico e presidente della Federpern, piccola e combattiva associazione di aziende che producono elettricità con l'acqua: "Si cercano anche i più modesti dislivelli per realizzare una piccolissima centrale che sfrutti la corrente dell'acqua. Perfino i vecchi mulini. Ci sono 2.500 minicentrali gestite da un migliaio di società, per 4,2 miliardi di kWh prodotti, contro gli 800 milioni generati nel 1987. Ma il sistema normativo non aiuta il settore, fondamentale per ridurre le emissioni di anidride carbonica".

Secondo le stime di Gerardo Montanino, direttore della sezione operativa del Gestore dei servizi energetici (la spa pubblica che controlla gli incentivi e il mercato elettrico), dai 16.458 Megawatt d'idroelettrico "ecologico" odierni (che comprende solo la quota incentivata), fra nove anni si salirà a 17.800 MW. La capacità idroelettrica italiana economicamente sfruttabile è infatti di 53mila MW (su un totale di 292mila MW installati, comprese le centrali spente e quelle ormai abbandonate od obsolete), con altri 7mila MW di eolico e fotovoltaico.

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Opportunità pmi per il mini-idroelettrico made in Italy

Acqua carica di vantaggi

"Per soddisfare il fabbisogno il parco idroelettrico è fondamentale ancora oggi", commenta Roberto Deambrogio, capo per l'Italia e l'Europa di Enel Green Power. L'industrializzazione italiana è nata con le dighe e con l'acqua (all'inizio del Novecento si parlava di "carbone bianco") e ha accompagnato il boom industriale degli anni 60 fino a quando, nel 1967, le centrali termoelettriche, con 48mila MW, hanno superato i 42mila MW delle centrali idriche. Quelle di allora sono centrali quasi tutte ancora in funzione, a cominciare dall'impianto Bertini, costruito da Edison nel 1895 a Paderno d'Adda per alimentare i tram di Milano. È un settore con professionalità antiche, come quella del guardadighe Valter Bianco, 50 anni, che lavora alla centrale Enel di Roccasparvera, in valle Stura (Cuneo). Vive con la famiglia in una casa a bordo della diga, in mezzo alla natura, e quando suo figlio era piccolo lo portava a scuola con gli sci. Ma è anche un lavoro da orsi solitari, fatto di "controlli periodici, quotidiani, settimanali e mensili – ricorda Bianco – come la registrazione della temperatura o la verifica della funzionalità delle paratoie, ma anche di attività come la pulizia dei sentieri o la verniciatura delle ringhiere".

L'Enel è la società più grande del settore e, con 21mila MW, vanta circa due terzi delle centrali italiane di questo tipo. Buona parte della capacità dell'Enel viene dall'eredità della nazionalizzazione del 1962-63, quando tutte le società elettriche dovettero cedere le centrali al neonato ente statale. Ma fortissime sono anche le altre società "storiche", come A2A (interessanti gli impianti in Valtellina), Iren (tramite l'Aem di Torino), o Edison (che ha sommato le centrali che la Falck usava per alimentare l'acciaieria di Sesto San Giovanni).

"Tutte le vallate sono sfruttate – aggiunge Deambrogio dell'Enel – e non è più possibile allagare fette d'Italia: ovunque ci sono abitazioni, strade, monumenti". A parte qualche vallata residuale, oggi si costruiscono solo microimpianti. "Si migliora l'efficienza delle centrali maggiori, per esempio con turbine di nuova generazione, ma la maggior parte dell'attività è nella ricerca di piccole risorse – conclude Deambrogio – come corsi d'acqua minori, piccoli dislivelli, vecchie centraline elettriche abbandonate da riattare".

L'incentivo è modesto perché è solamente sui miglioramenti e sui potenziamenti ma, anche se guadagnano solamente dalla vendita dell'elettricità,le centrali fanno gola. Le province spingono per prenderne possesso, come hanno fatto Bolzano, Trento e Aosta, ma come vuole fare anche Sondrio (la Lombardia è una regione a statuto ordinario). E c'è lite sulle concessioni: l'acqua è pubblica e il suo uso è consentito dallo stato, ma è stato allungato di 5 anni, dal 2029 al 2034, quello delle "grandi derivazioni" dell'Enel: le altre società elettriche si trovano invece con...l'acqua alla gola.

 

 

 

 

ecnologia spaziale per il solare a concentrazione che produce elettricità e calore

dal nostro inviato Luca SalvioliCronologia articolo4 maggio 2011Commenti (2)

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Argomenti: Tecnologie | Australia | Zenith | Cina | Roy Segev | Solar | Azur

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Tecnologia spaziale per il solare a concentrazione che produce elettricità e caloreTecnologia spaziale per il solare a concentrazione che produce elettricità e calore

TEL AVIV - Una fila di specchi a concentrazione spedisce i raggi del Sole in un punto preciso. È un piccolo cilindro e brilla come un diamante. La centrale sorge nello Yavne Kibbutz, una delle centinaia di comunità israeliane nate all'inizio del Ventesimo secolo che oggi resiste coniugando condivisione, egualitarismo e società di mercato. I 1.100 abitanti di questa piccola oasi verde in mezzo alla terra arida sono quasi autonomi per il riscaldamento delle acque: se ne occupano i grandi dischi dell'impianto solare a concentrazione di Zenith Solar.

La piccola centrale si estende su una superficie di poco più di trecento metri quadrati e ha una potenza di 250 Kw di picco. Si tratta di un impianto dimostrativo. Zenith Solar ha sede ed è nata qui, a circa tre quarti d'ora di auto da Tel Aviv, soltanto cinque anni fa. La tecnologia brevettata consente di produrre energia elettrica e termica sfruttando i raggi del Sole. Nulla a che vedere con il fotovoltaico tradizionale. In questo caso è necessario avere un campo a disposizione da riempire di specchi. Le parabole sono installate su una base rotante in grado si seguire il movimento del Sole durante tutta la giornata, in modo da ottimizzare la cattura dei raggi. Gli specchi sono spessi qualche decina di centimentri e attraversati da una serpentina dove passa l'acqua, che in questo modo viene riscaldata. Nei giorni più caldi, arriva a cento gradi centigradi. Viene conservata in dei grandi vasconi prima di arrivare nelle singole case. I raggi del Sole vengono riflessi dagli specchi in un unico punto.

Come fosse una piccola lampada, una cella fotovoltaica a tripla giunzione situata di fronte riceve i raggi e li converte in energia elettrica che viene mandata nella rete elettrica nazionale sfuttando gli incentivi della "feed in tariff" (sul modello del Conto energia italiano). La cella non è fatta di silicio, ma di arseniuro di gallio. Una tecnologia nata per applicazioni spaziali che è stata adottata da Zenith Solar grazie a una collaborazione con la tedesca Azur. È una tecnologia di frontiera: oggi la tecnologia fotovoltaica più diffusa è il silicio policristallino (45%), seguito dal monocristallino (35%), il film sottile (16%) e il Cigs, ovvero rame, indio, gallio e selenio (4%).

"Il grande vantaggio di questo sistema è la capacità di ottenere allo stesso tempo energia elettrica e termica dal Sole – spiega il ceo Roy Segev – in questo modo arriviamo a un'efficienza del 72%". Il numero è una sintesa della cogenerazione: secondo i calcoli dell'azienda le celle a tripla giunzione hanno un'efficienza del 22% (il fotovoltaico sul mercato oscilla tra il 15 e il 20%), la conversione del Sole in calore arriva invece al 50 per cento. Altri impianti stanno prendendo piede nel mondo. A Melbourne, in Australia, tra un paio di mesi prenderà il via una piccola centrale che fornirà energia a una clinica sanitaria. Un progetto da 10 Mw sta partendo in Cina, nella provincia di Gansu. Un primo accordo è stato firmato anche in Italia, con Neferti, una energy service company calabrese.

A regime, l'azienda dice che i costi di produzione di elettricità sarebbero inferiori ai 10 centesimi di dollaro per chilowattora, e ai 5 centesimi di dollaro per l'energia termica. "In generale il nostro obiettivo è non dipendere dagli incentivi pubblici - continua Segev –. Con l'energia termica in eccesso si potrebbero alimentare turbine per produrre altra corrente, oppure impianti di condizionamento o di desalinizzazione delle acque".

 

 

 

Sorge il sole sull'"agrovoltaico"

di Marco MagriniCronologia articolo26 maggio 2011Commenti (2)

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Argomenti: Musica | Rem | Roberto Angoli | Mantova | Brescia | Dermotricos Engeneering

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Pannelli solari nell'impianto agrovoltaico di Virgilio (Mantova)Pannelli solari nell'impianto agrovoltaico di Virgilio (Mantova)

Nella campagna mantovana, sotto a una schiera di 7.500 pannelli fotovoltaici, ci sono pomodori, grano e mais. È l'alba dell'"agrovoltaico".

L'idea di coniugare produzione di energia e di cibo, è venuta alla Rem, acronimo di Revolution Energy Maker.

Nata tre anni fa per iniziativa di sei gruppi industriali italiani dell'energia, delle costruzioni e della meccatronica (Sandrini di Mantova, Fustinoni di Bergamo, Intergeo di Brescia, Melis di Cagliari, Dermotricos Engeneering di Brescia e Biesse di Genova), Rem inaugura oggi nelle campagne di Virgilio, in provincia di Mantova, un nuovo impianto agrovoltaico di 13 ettari. Un bell'esempio di innovazione, con una bella storia alle spalle.

"Quando abbiamo unito le forze in Rem – racconta il presidente Roberto Angoli, che è anche amministratore unico della Dermotricos – avevamo solo un'idea chiara in mente: investire nelle migliori tecnologie rinnovabili, a patto che fossero a emissioni zero ed eco-compatibili". Da qui, è partito un gruppo di studio multidisciplinare che, per 18 mesi, ha esaminato le opzioni. "Una volta escluse le biomasse, abbiamo deciso che il solare era la soluzione. Ma come implementarlo? Come rendere compatibile le necessarie grandi superfici con l'ambiente?". È da queste domande, che è arrivata la risposta: "Dovevamo trovare il modo di integrare il fotovoltaico con l'agricoltura".

Potrebbe anche essere un uovo di Colombo. Ma siccome nessuno al mondo ci ha pensato prima, "sul mercato non c'erano le tecnologie adatte". Perché un ideale impianto agrovoltaico doveva permettere l'uso delle macchine agricole, senza togliere l'insolazione alle colture e senza utilizzare grovigli di cavi elettrici che avrebbero ostacolato l'attività agricola. "Così – spiega Angoli – abbiamo progettato, costruito e realizzato l'impianto da zero".

La soluzione è ingegnosa. Una serie di pali alti 4,5 metri e distanti fra loro 12 metri, fa da intelaiatura. Fra un palo e l'altro, viene montata una "macchina" che sostiene 10 pannelli solari monocristallini a inseguimento solare che si spostano insieme al sole e consentono ai raggi di raggiungere le colture. Le macchine dialogano fra loro con un sistema wireless. "E la struttura – dice Angoli, – è dotata di un sistema di irrigazione automatico e di una rete di antenne che aiutano i mezzi agricoli a guida computerizzata". Rem ha già depositato la richiesta di brevetto internazionale.

La giovane società ha in programma la costruzione di altri tre impianti: nel mantovano (a Marcaria) e due nel piacentino (uno a Castelvetro, quasi pronto, e uno a Monticelli d'Ongina). "Fra occupazione diretta e indotto – dice il presidente di Rem – diamo lavoro a 200 persone". Ma la tecnologia agrovoltaica è già pronta per l'export: con la francese Ecodelta, Rem ha costituito una joint venture per un impianto oltralpe da 35 Mw.

Rem rivenderà i suoi 10 Mw di potenza (il totale dei 4 impianti) interamente alla rete. "Ma diventare produttori di energia è troppo capital intensive – ammette Angoli – quindi ci concentreremo sulla produzione, la commercializzazione e la messa in opera delle nostre macchine". Da oggi, sull'agrovoltaico sorge il sole.

 

 

L'affermazione delle rinnovabili

di Elena ComelliCronologia articoloCommenti (2)

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Argomenti: Tecnologie | Alessandro Marangoni | Sud | Italia

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L'affermazione delle rinnovabiliL'affermazione delle rinnovabili

Crisi delle finanze pubbliche, quotazioni del greggio alle stelle, difficoltà di approvvigionamento. Il modello su cui si è fondata la strategia energetica del mondo industrializzato fino ad oggi sembra avviato all'archivio. Si parla di una terza rivoluzione industriale, a bassa intensità di carbonio, per dare il cambio alla seconda, spinta dal motore a combustione interna. E il perno su cui si basa questa rivoluzione sono le fonti rinnovabili, che producono energia pulita: vento e sole in primis, ma anche biomasse, mini-idroelettrico e geotermia. Negli ultimi dieci anni, l'aumento complessivo di valore di questo comparto è stato eccezionale.

Basta sfogliare l'ultimo rapporto Clean Edge per rendersene conto: nel decimo anniversario della sua nascita, la società fa notare quanto fosse inusuale la definizione clean tech quando pubblicò il primo rapporto, nell'aprile del 2001 (era appena scoppiata la bolla Internet, per chi non se lo ricordasse). Solo un istituto al mondo, in India, aveva inserito nel suo nome il concetto clean tech. Dieci anni dopo, è diventato un termine di uso corrente e un settore di tutto rispetto. Prendiamo ad esempio il fotovoltaico: un tasso medio annuo di crescita del 39,8% ha fatto moltiplicare il fatturato del settore per 28 volte nel decennio, fino a toccare un valore di 71,2 miliardi. L'eolico, nello stesso periodo, è cresciuto con un tasso medio annuo del 29,7%, moltiplicando il suo valore per 13 fino ai 60,5 miliardi del 2010. Grande sviluppo anche negli altri comparti della green economy, come l'edilizia sostenibile: nel 2000 solo 3 edifici al mondo erano targati Leed (Leadership in Energy and Environmental Design), nel 2010 erano 8.138.

E l'exploit promette di continuare. Dal 2009 al 2010 i ricavi di fotovoltaico, eolico e biocarburanti messi assieme sono cresciuti del 35,2%. Al 2020 - prevede Clean Edge - il mercato del fotovoltaico arriverà a un giro d'affari di oltre 113 miliardi e quello dell'eolico toccherà i 123 miliardi di dollari. Buone le previsioni per il futuro: il clean tech sembra essere il settore più vitale dell'economia. Nel 2000 meno dell'1% degli investimenti in venture capital statunitensi erano andati al settore low carbon, nel 2010 il settore ha attirato più investimenti di tutti gli altri: oltre il 23% del totale. Soldi che andranno a spingere le evoluzioni tecnologiche e le aziende più promettenti dell'economia verde. Tra i comparti chiave citati nel report ci sono i veicoli elettrici, l'illuminazione efficiente e l'edilizia sostenibile a basso consumo di energia.

Ma il problema delle fonti rinnovabili, nonostante la crescita stratosferica, resta quello di sempre: non sono ancora competitive con le fonti fossili, per cui dipendono dagli incentivi pubblici per svilupparsi. Dall'andamento dell'Irex, l'Italian Renewable Index, che quest'anno è sceso del 5%, a fronte di un Ftse Mib positivo, si può chiaramente dedurre come qualcosa non funzioni nel sistema d'incentivazione italiano dell'energia pulita. "L'indice segue anche questo dato, non c'è dubbio", conferma Alessandro Marangoni, ad di Althesys, casa madre dell'Irex. I continui cambiamenti in corso d'opera nell'incentivazione alle rinnovabili, che hanno scatenato anche un contenzioso europeo con il commissario all'Energia Guenther Oettinger, da parecchi mesi stanno tagliando le gambe sia alla crescita del fotovoltaico che dell'eolico, due comparti in grande espansione prima della riforma.

Ma ci sono anche altre considerazioni che giocano sulle differenze di sviluppo delle rinnovabili da Paese a Paese. In Italia, ad esempio, c'è molto sole ma poco vento, per cui l'eolico è molto caro da realizzare e ha pochi margini, mentre il fotovoltaico è più conveniente, soprattutto al Sud. "Come tutte le fonti energetiche, anche le fonti rinnovabili bisogna andarle a cercare là dove si trovano", commenta Marangoni, che ha messo a confronto costi di produzione e ricavi di eolico e solare nei vari Paesi, ottenendo risultati interessanti. "E' chiaro che se un impianto equivalente lavora il 30-40% in più o in meno, i ricavi cambiano parecchio", fa notare, riferendosi alla forza del vento, che in Danimarca soffia in media 2500 ore all'anno, mentre in Italia non va oltre le 1800 ore. Stesso discorso per il fotovoltaico: se nel Sud Italia il sole splende su un pannello per 1800 ore all'anno e al Nord per 1200, conviene andarlo a cogliere dove ce n'è di più. In Francia, la differenza è compensata dagli incentivi pubblici, che tengono conto del divario fra i rendimenti. In Italia, per ora, il federalismo del solare non c'è. Eppure le province più fotovoltaiche della penisola sono Bolzano e Brescia.

 

 

 

A Trieste debutta la casa prototipo che monitora i consumi energetici

di Luca VaglioCronologia articolo29 marzo 201

Conoscere l'effettivo consumo energetico delle abitazioni è sempre più importante, ora che si sta affermando la cultura della sostenibilità ambientale e delle fonti rinnovabili. Va in questa direzione il progetto avviato da Settimo Costruzioni Generali che a Trieste ha costruito una casa-prototipo di 160 m2 di cui, dall'estate scorsa, vengono monitorati i consumi.

I primi risultati evidenziano che da giugno a ottobre 2010, la casa, pur climatizzata 24 ore su 24, ha richiesto nel complesso circa 450 kWh. Il dato è significativo se si considera che un'abitazione con caratteristiche simili, costruita secondo gli attuali standard normativi, avrebbe assorbito soltanto per il riscaldamento invernale circa 6300 kWh. "La nostra iniziativa, realizzata in collaborazione con il dipartimento di Ingegneria Meccanica e Navale dell'Università di Trieste, prende le mosse dal testo della direttiva europea 31/2010, in base a cui le abitazioni entro il 2020 dovranno avere un consumo energetico tendente allo zero", spiega a Sole24Ore.com Alessandro Settimo, presidente della società che ha realizzato il progetto.

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Sulle case il dedalo certificati energetici

L'immobile, per cui sono state impiegate diverse tecnologie costruttive, è esposto a sud ed è caratterizzato da un elevato livello di isolamento termico e costruito in modo da eliminare le infiltrazioni d'aria. Le finestre a triplo vetro, ad esempio, hanno evidenziato una dispersione termica paragonabile a quelle delle pareti in muratura. Progetti come questo, poi, acquisiscono ulteriore attualità in seguito all'approvazione del recente decreto sulle rinnovabili (attuativo della direttiva europea 28/2009) che reintroduce l'obbligo di certificazione energetica degli immobili. L'obbligo in questione, già presente nel D. Lgs. 192/2005, era stato di fatto abrogato dalla legge 133 del 2008.

"Tuttavia, mentre la legge stabilisce la necessità di suddividere gli immobili in classi energetiche che, in base al luogo in cui ci si trova, determinano il fabbisogno energetico dell'abitazione, le soluzioni usate nel nostro progetto permettono di stabilire con esattezza quanta energia viene consumata all'interno di una casa nell'arco di un certo periodo di tempo. E questo è un fattore molto importante. Solo per fare un esempio, il grado di dispersione termica di una casa che si trova a Palermo è maggiore di quello di un immobile che sta a Milano. Così, conoscere il consumo effettivo di una casa in un determinato ambiente consente di massimizzare l'efficienza", precisa Settimo.

Esaminando le soluzioni tecniche adottate, si vede che il ricambio d'aria è ottenuto grazie a una ventilazione meccanica controllata. Una pompa di calore geotermica con due pozzi a 100 metri di profondità sfrutta la temperatura del terreno, garantendo d'estate il raffreddamento dell'acqua ed alimentando il sistema di condizionamento degli ambienti interni. L'energia elettrica viene prodotta da un impianto fotovoltaico da 6,0 kWp, mentre l'acqua calda viene fornita da un sistema solare termico. Nell'appartamento non mancano una vasca Jacuzzi e il bagno turco. "Ci piace far notare che il risparmio si ottiene senza rinunciare alle comodità delle moderne abitazioni". Nel periodo considerato l'energia impiegata è stata inferiore alla potenza installata.

La temperatura interna, sia in inverno che in estate, è regolata da un impianto di climatizzazione radiante a pavimento. Per evitare emissioni la casa non è alimentata da gas ed il piano cottura della cucina è a induzione. I consumi, monitorati da un sistema domotico, controllabile via iPad, sono stati ridotti ulteriormente grazie alle luci a Led, a un ascensore che assorbe soli 500 w e agli elettrodomestici in classe AAA. Una cisterna, infine, raccoglie le acque piovane e le recupera per l'irrigazione del giardino e il risciacquo delle toilette.

 

2011-05-23

Camere, calendario leggero

di Roberto Turno e video di Nicoletta CottoneCronologia articolo

23 maggio 2011

l Governo ha posto la fiducia in Aula alla Camera sul decreto legge omnibus nel testo approvato dalle Commissioni, identico a quello del Senato. L'annuncio è stato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, appena iniziata la seduta. Il provvedimento va convertito in legge entro il 30 maggio prossimo. Il voto di fiducia si terrà domani pomeriggio, a 24 ore dall'apposizione (per derogare alla regola occorre l'unanimità dei gruppi parlamentari), con i tempi e le modalità che saranno definite dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. (Il Sole 24 Ore Radiocor)

di Roberto Turno

La legge contro l'omofobia che arriva oggi in aula a Montecitorio, ma con la pistola scarica dopo la bocciatura in commissione del testo della relatrice Anna Paola Concia (Pd), che intanto s'è dimessa e ha trovato la solidarietà perfino del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, contro la sua stessa maggioranza. Il decreto sviluppo che inizia la navigazione alla Camera con nuovi emendamenti del Governo e una guerra di competenze tra commissioni.

Poi il varo del decreto omnibus, con tanto di voto fiducia in arrivo, che spazia dai fondi alla cultura al divieto d'incrocio tv-quotidiani fino alla partecipazione della Cassa depositi e prestiti in società strategiche nazionali. Il Parlamento inizia una settimana di passione. Perché il faro dell'attività saranno i ballottaggi di domenica e lunedì, con quel voto di Milano che in caso di sconfitta del centro-destra potrebbe capovolgere come minimo tutti i calendari delle leggi in cantiere.

video

Parlamento 24, dal decreto omnibus alle novità per gli idonei ai concorsi (di Nicoletta Cottone)

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Lavori parlamentari / Decreti

Lavori parlamentari / Atti Camera

Col voto finale nei comuni in bilico, questa settimana le Camere lavoreranno col freno tirato. Una mini-pausa che potrà esserci anche in vista dei referendum di metà giugno. E che dopo il voto a Milano potrebbe trasformarsi in una quasi paralisi legislativa. Non è un caso del resto che il Governo abbia intanto preferito tenere il profilo basso. Le leggi in favore del premier (prescrizione breve e processo lungo, intercettazioni telefoniche e riforma costituzionale) in questi giorni staranno ferme: se ne riparlerà dopo i ballottaggi, situazione politica permettendo. Anche il biotestamento è slittato a data da destinarsi.

Ma Camera e Senato hanno rinviato altri appuntamenti politici di primissima grandezza. Primo tra tutti, la risposta alla richiesta fatta dal capo dello Stato al Governo di ufficializzare la mutata composizione della sua maggioranza dopo l'ingresso dei "responsabili": una comunicazione del Governo con un "semplice" dibattito o un voto di fiducia? Lo decideranno i capigruppo tra una decina di giorni a urne chiuse. Quando eventuali riflessi del voto potrebbero spostare interamente l'asse della discussione sulla richiesta del Quirinale. Senza scordare un'altra partita solo apparentemente sullo sfondo: l'elezione del giudice che manca alla Corte costituzionale, proprio in vista di alcune sentenze sui temi più cari al Cavaliere.

Intanto la legge anti-corruzione ha ripreso il suo iter al Senato, ma la commissione Bilancio non si esprime. E la bicamerale sul federalismo ha all'esame altri decreti da mandare in fretta in porto. Per la Lega quella è ragione di vita e cercherà di evitare rallentamenti. Qualsiasi possa essere l'esito dei ballottaggi.

 

 

2011-03-22

Governo pronto a dichiarare la moratoria di un anno sulla ricerca dei siti per le centrali nucleari in Italia

Cronologia articolo22 marzo 2011Commenti (1)

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Argomenti: Giustizia | Governo | Industria | Gianfranco Fini | Angelo Bonelli | Partito dei verdi | Righi | Senato | Paolo Romani

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Questo articolo è stato pubblicato il 22 marzo 2011 alle ore 17:21.

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Sessa Aurunca (CE), ex centrale nucleare del Garigliano. Aprile 2010 (© Giulio Piscitelli / Emblema)Sessa Aurunca (CE), ex centrale nucleare del Garigliano. Aprile 2010 (© Giulio Piscitelli / Emblema)

Domani sul nucleare il Consiglio dei ministri farà "una dichiarazione di moratoria di un anno per quanto riguarda le decisioni e la attivazione di procedure di ricerca di siti delle centrali nucleari in Italia". Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani a margine del suo intervento in commissione Industria del Senato sul dlgs sui siti.

La moratoria riguarderà tutto l'iter tranne le procedure per la individuazione del sito per lo stoccaggio delle scorie radioattive. "La nostra volontà - ha detto Romani - è di portare al Consiglio dei ministri quella parte del correttivo che riguarda il deposito nazionale per lo stoccaggio delle scorie perché si tratta di un grande tema di sicurezza".

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La moratoria, così, incide su tutto tranne che sulle scorie per le quali l'Italia ha un obbligo da rispettare dettato dall'Unione europea. Il Senato è impegnato oggi nel parere sul decreto legislativo per la localizzazione dei siti la cui delega scade domani. Alla domanda se il governo non porterà allora al Consiglio dei ministri il decreto legislativo, Romani ha risposto: "Di questo stiamo discutendo in queste ore".

"Una scelta saggia e opportuna. Riflettiamo prima di fare" il nucleare. Così il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso di una lezione agli studenti del liceo Righi di Roma, commenta la notizia di una ipotesi di moratoria di un anno sulla costruzione di nuove centrali, da parte del governo.

La moratoria dell'Italia sul nucleare "è solo un trucco per boicottare i referendum". Ne sono convinti i Verdi che, con il presidente Angelo Bonelli, hanno denunciato come "ogni giorno il governo escogita un trucchetto da baro per sabotare i referendum ed impedire ai cittadini di esprimersi democraticamente sul nucleare: oggi è il turno della moratoria, notizia diffusa ad arte per creare confusione".

Sul referendum Romani ha auspicato invece "che non si decida sull'onda dell'emotività ma sull'onda di un ragionamento e di certezze che dobbiamo dare come governo e come Unione europea".

 

 

2011-03-20

A Fukushima riattivato il sistema di raffreddamento - Marchionne: impatto giapponese sull'auto

Cronologia articolo19 marzo 2011Commenta

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Argomenti: Governo | Misure di sicurezza | Giappone | Tokyo | Nhk | Naoto Kan | Fukushima | Yukio Edano | Yukio Edano

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 marzo 2011 alle ore 10:17.

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Il primo ministro giapponese, Naoto Kan, ha invitato il leader del principale partito di opposizione, Sadakazu Tanigaki, capo dei liberaldemocratici, a entrare nel governo per affrontare le conseguenze del sisma, dello tsunami e della crisi nucleare che hanno colpito il paese con una coalizione di unità nazionale. Tanigaki stesso ha reso noto che il premier gli ha chiesto di assumere la carica di vicepremier: proposta non accettata. Kan, comunque, cerca di allargare la sua maggioranza attraverso consultazioni con le varie forze politiche.

Come annunciato dall'agenzia di sicurezza nucleare il sistemi di raffreddamento delle vasche di stoccaggio del combustibile esausto sono di nuovo in funzione nei reattori 5 e 6 della centrale di Fukushima. L'alimentazione di energia, ora parzialmente ripristinata, si era interrotta automaticamente nella centrale al momento del sisma di magnitudo 9 che ha colpito l'11 marzo scorso il Giappone. Probabilmente già da domani potrebbero essere ripristinata l'elettricità nei reattori 1, 2, 3 e 4. A breve (alle 06:00 locali le 22:00 di sabato in Italia) invece riprenderà il bombardamento di acqua sul reattore n.4 .

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Lo tsunami in Giappone visto dal satellite Nasa

Il terremoto in Giappone

Le immagini del terremoto in Giappone

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Terremoto in Giappone, onda anomala nel parcheggio di Disneyland

Terremoto in Giappone, danni agli edifici e panico nelle strade

Lo tsunami in Giappone

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Stefano Carrer, l'inviato del Sole: vedevo gli edifici che dondolavano (Radio24)

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L'area colpita dal sisma in Giappone

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Il primo elemento positivo della giornata era stato la stabilizzazione del reattore considerato più pericoloso, quello numero 3, nel quale il nocciolo di uranio arricchito è stato parzialmente danneggiato. I tecnici, circa 300, che hanno lavorato nel cuore della zona più pericolosa della centrale, sono riusciti a far entrare dell' acqua nel reattore dopo averlo bombardato per sette ore di fila con gli idranti montati sui mezzi dei vigili del fuoco. Il portavoce del governo Yukio Edano ha sostenuto in una conferenza stampa che nel reattore "la situazione si è in qualche modo stabilizzata". Poi è stato rimesso in funzione il sistema di raffreddamento delle vasche di stoccaggio nei reattori 5 e 6. La svolta, riferisce la Tepco, è maturata dopo che gli ingegneri sono riusciti a far ripartire le pompe per garantire la fornitura di acqua marina alle vasche.

Ventimila morti

È di 19.399 tra morti e dispersi il bilancio ufficiale del terremoto. Lo ha reso noto l'agenzia nazionale di polizia precisando che i morti accertati sono 7.653, mentre è attivato a quota e 11.746 il numero delle persone che mancano all'appello.

Oggi un'altra forte scossa di terremoto si è registrata vicino alla centrale nucleare di Fukushima. Lo ha riferito l'agenzia meteorologica del paese senza diramare alcun allarme tsunami. Il sisma ha scosso gli edifici di Tokyo, ma non é stato segnalato nessun danno, l'emittente pubblica Nhk ha riferito che i voli verso l'aeroporto di Narita sono stati temporaneamente sospesi per alcuni controlli di sicurezza.

Livelli anormali elevati di radioattività sono stati registrati nel latte e negli spinaci nella prefettura di Fukushima e Ibaraki, nei pressi della centrale nucleare danneggiata. Lo ha dichiarato il portavoce del governo, Yukio Edano. Intanto si apprende, da fonti governative, che tracce di iodio radioattivo sono state trovate nei rubinetti dell'acqua di Tokyo e in altre località del Giappone.

 

Marchionne avverte: ci sarà un impatto Giappone sull'industria dell'auto

Cronologia articolo19 marzo 2011

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Argomenti: Trasporti e viabilità | Lancia Thema | Giorgio Napolitano | Fiat | Sergio Marchionne

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 marzo 2011 alle ore 12:23.

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In occasione della presentazione al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano della nuova Lancia Thema, Sergio Marchionne si è detto convinto che la situazione giapponese avrà un impatto sull'industria dell'auto. "È troppo presto per dirlo, ma potenzialmente l'impatto ci sarà - ha detto - La domanda è quanto durerà e non credo che durerà molto".

"C'e' troppa incertezza - ha aggiunto Marchionne - ma l'impatto ci sarà anche a livello di industria automobilistica, l'impatto sui fornitori si vedrà, a catena. Per quanto ci riguarda stiamo analizzando la questione, la scorsa notte ne abbiamo parlato con i nostri negli Stati Uniti per il momento non vediamo impatti negativi ma è troppo presto, aspettiamo", ha concluso.

"È una macchina bellissima, aspetto di poterla usare". Così il capo dello Stato, Giorgio

Napolitano, ha definito la nuova Thema che l'amministratore delegato della Fiat gli ha fatto vedere davanti al Lingotto.

"Avevamo promesso che avremmo portato una sfilza di vetture e lo stiamo facendo" ha precisato Marchionne, al termine della visita con il capo dello Stato. "Dateci un pò di tempo - ha detto ancora Marchionne - le stiamo lanciando tutte quante. Lo avevamo promesso che avremmo portato una sfilza di vetture e lo stiamo facendo". Riguardo al rinnovato Museo nazionale dell'auto Marchionne ha osservato: "È una bellissima cosa. Sono veramente contento, è il luogo dove è nata la Fiat, è tutta qui. Bisogna conservarla e portarla avanti".

 

 

Bersani: ruolo attivo Italia. Calderoli pone due condizioni. Vendola: riaprire subito il negoziato

Cronologia articolo20 marzo 2011

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Argomenti: Politica | Francia | Udc | Idv | Ignazio La Russa | Maria Latella | Onu | Libia | Sicilia

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Questo articolo è stato pubblicato il 20 marzo 2011 alle ore 13:19.

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Il Pd è pronto a sostenere un ruolo attivo dell'Italia in Libia. L'annuncio è stato fatto dal segretario del partito Pierluigi Bersani a Rainews. Per Bersani, infatti, l'intervento "è necessario e legale". "Necessario - aggiunge - per impedire un massacro dei civili e legale perché avviene in seguito alle deliberazioni dell'Onu e dell'accordo UE-Lega araba". Queste parole riecheggiano quelle usate ieri dal primo ministro inglese, David Cameron. Per il segretario del Pd l'asse fondamentale da tenere in questa fase: "E' che Gheddafi ritiri le sue truppe nelle caserme, si arrivi ad una situazione di tregua e l'unione europea si metta a disposizione per una evoluzione pacifica e democratica della situazione libica".

Sulle perplessità espresse da alcuni ministri come Umberto Bossi il segretario del Pd consiglia invita il governo a parlare "con voce univoca, di definire meglio, in diverse commissioni parlamentari, il ruolo dell'Italia". E ai ministri dissenzienti consiglia, in questa fase, di "stare zitti".

La posizione della Lega, dopo le dichiarazione di Bossi

Secondo il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, è possibile che l'Italia partecipi alla missione contro Gheddafi, ma a due condizioni ben precise. "L'unico che non ha mai baciato l'anello a Gheddafi sono io - ha detto Calderoli all'Ansa - e forse ho più titolo per parlare visto che mi dimisi da ministro pur di non accettare diktat da Gheddafi. Ciò nonostante avrei preferito una maggior cautela assumendo una posizione simile a quella tedesca, visto la vicinanza che abbiamo con la Libia e le possibili conseguenze di invasione di profughi e di ritorsioni terroristiche". "Prendo atto - ha concluso Calderoli - della nostra adesione all'operazione anche se avremmo preferito un voto d'aula. Ma la nostra partecipazione richiede due condizioni imprescindibili: la prima è l'impegno di tutte le nazioni che partecipano di prendere una quota parte dei profughi in proporzione a quella che è la loro popolazione residente. La seconda è che il blocco navale sia utilizzato per impedire esodi di massa verso il nostro Paese e in particolare Lampedusa e la Sicilia".

Casini: qualche distonia e confusione di troppo

Secondo il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, intervistato da Maria Latella su Sky, "c'è stata qualche distonia e confusione di linguaggio di troppo, c'è stata rapidità in evoluzione della nostra posizione e c'è stata qualche disinvoltura" da parte del governo sulla situazione in Libia. Casini ha commentato le dichiarazioni del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che ha parlato di una "partecipazione attiva dell'Italia alla missione" perché "non siamo affittacamere": "Io non sarei neanche molto convinto che abbiano bisogno degli affittacamere - ha rilevato - mi sembra Francia e Gran Bretagna siano andando in camper: hanno portaerei, basi in Corsica, in Ciad. Non siamo come pensiamo di essere, certo siamo il primo paese di fronte alla Libia".

Vendola: grande preoccupazione

"Esprimiamo grande preoccupazione per lo sviluppo degli eventi in Libia, dopo l'inizio delle operazioni militari. Preoccupazione ancor più aggravata dalla notizia del sequestro a Tripoli dell'equipaggio di un rimorchiatore italiano da parte delle autorità del governo di Gheddafi". Lo dichiara in una nota il presidente di Sinistra Ecologia Libertà, Nichi Vendola, che stamani ha riunito a Roma il coordinamento nazionale del partito per una valutazione sulla vicenda libica. Nelle prossime ore sarà diffuso un documento di Sel. "Chiediamo - prosegue il leader di Sel - che siano da una parte attivate tutte le iniziative a tutela dei nostri connazionali in Libia, e dall'altra sia attivato un corridoio umanitario che garantisca la sicurezza delle popolazioni civili". Vendola invita poi il governo Berlusconi a essere "responsabile". "Dopo i baciamano a Gheddafi - prosegue il leader di Sel - ed essere stati i primi della classe nel rapporto con quel regime, oggi, per far dimenticare quella vergogna, non trasformi l'Italia, anche per le ragioni storiche ben note del colonialismo italiano in quella nazione, nel primo della classe nelle operazioni militari. È necessario - conclude Vendola - che si riapra subito lo spazio del negoziato, e si impedisca l'escalation senza controllo".

L'Italia dei Valori: "L'Italia non può assistere inerme, governo spaccato"

"L'Italia non può assistere inerme al massacro di civili a poche centinaia di chilometri dalle sue coste. Il nostro Paese deve fare pienamente la sua parte per liberare il popolo libico dall'oppressione di un regime sanguinario che non rispetta i diritti umani". E' l'opinione il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. "Italia dei Valori - prosegue - appoggerà ogni azione necessaria, anche diretta ed attiva, per dare attuazione alla risoluzione Onu. Purtroppo anche in questa situazione così drammatica e delicata, il governo è spaccato. La posizione della Lega, incapace di guardare al di là del proprio naso e di piccoli interessi elettorali, mina la coesione dell'esecutivo e lo rende ancora più debole". "È indispensabile - aggiunge - coinvolgere il Parlamento nelle decisioni perchè il Governo, oltre ad essere spaccato, è poco credibile. Dobbiamo ricordare che sei mesi fa Berlusconi baciava le mani al dittatore libico e fino a due giorni fa c'era chi sperava che Gheddafi riuscisse a tornare in sella, a danno del suo popolo". "Non si devono ripetere gli errori del passato - conclude - ed il Parlamento deve essere costantemente aggiornato e partecipe delle decisioni, anche militari".

 

 

 

 

 

 

2010-07-17

Epifani annuncia: un milione e 400mila firme per il referendum sulla gestione dell'acqua

Cronologia articolo18 luglio 2010

Questo articolo è stato pubblicato il 18 luglio 2010 alle ore 19:56.

Un milione e quattrocentomila firme per il referendum sulla gestione pubblica dell'acqua. La raccolta di adesioni per la richiesta della consultazione elettorale si è chiusa con successo e lunedì mattina i fascicoli con le sottoscrizioni saranno despositati presso gli uffici della Corte di cassazione che dovranno pronunciarsi sulla regolarità della procedura.

L'annuncio è stato dato dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che ha parlato di "un vero record, una delle più alte adesioni mai ottenute nella richiesta di referendum. Tutte le strutture della Cgil si sono impegnate capillarmente sul territorio nella raccolta delle firme".

 

Per il leader del sindacato di Corso Italia "la scelta di difendere il principio del diritto universale al bene pubblico dell'acqua si è conferma giusta: intorno a questo principio si è coagulato un grande consenso popolare confermato da un numero di firme come non si vedeva da decenni"

 

2010-04-30

DOSSIER CITTADINANZA

La gestione dei rifiuti meno funziona e più costa

30 aprile 2010

La gestione dei rifiuti meno funziona e più costa

"Dai nostri archivi"

Rifiuti: il servizio di smaltimento costa di più dove funziona di meno

Rifiuti: ogni famiglia spende 217 euro

Sui rifiuti un rebus insoluto da 13 anni

Palermo, i rifiuti mangiabilancio

Via libera al decreto per l'emergenza rifiuti in Campania: l'abc della legge

Le più costose? Siracusa (407 euro l'anno), Caserta (393 euro) e Catania (365 euro). Le più economiche? Reggio Calabria (95 euro), Isernia (112 euro) e Matera (125 euro). In alcune città del Belpaese, dunque, la gestione dei rifiuti si paga a peso d'oro, fino al quadruplo rispetto alla città meno cara d'Italia. Ma la cosa ancor più incredibile rilevata dallo studio realizzato dall'Osservatroio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva è che dove la gestione dei rifiuti funziona meno, si paga di più.

In linea generale lo studio rileva che, a livello regionale, la media annua più elevata si rileva in Campania (301 euro), mentre la più bassa in Molise con 126 euro. Molte le differenze di rilievo all'interno della stessa regione. In Sicilia, a Trapani (182 euro) e Ragusa (198 euro), la Tarsu (Tassa smaltimento rifiuti solidi urbani) costa meno della metà di Siracusa (407 euro). Idientica la situazione della Lombardia e della Toscana. La Tarsu milanese (262 euro) supera di 130 euro quella pagata a Cremona (132 euro), mentre a Livorno (308 euro) si pagano 141 euro in più rispetto a Firenze (167 euro). A Roma si pagano 337 euro, 75 euro più di Milano.

La raccolta differenziata rappresneta il 28% della produzione totale di rifiuti urbani, ma ancora oggi il 52% di questa finisce in discarica. Ben lontani, dunque, dagli obiettivi posti dalla legge 296/2006 che puntava al 40% entro il 2007, al 50% entro il 2008 e al 60% entro il 2011. In generale nel 2007 in Italia sono state prodotte 32,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, con una media pro capite di 546 chili.

"Quel che emerge dall'analisi – sottolinea Antonio Gaudioso, vicesegretario generale di Cittadinanzattiva - è la mancanza di una politica nazionale della gestione dei rifiuti, capace di legare gli elementi di costo ad elementi di qualità del servizio, a tutto vantaggio di chi continua ad operare in assoluta assenza di trasparenza se non proprio nell'illegalità, come peraltro più volte denunciato da Legambiente".

La famiglia tipo dell'indagine (tre persone con reddito lordo complessivo di 44.200 euro e una casa di 100 mq) nel 2008 ha sostenuto una spesa di 223 euro per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, c on un incremento del 2,8% rispetto all'anno precedente. Gli increnebti record dell'anno sono stati registrati a Salerno (+ 67,4%), Caltanissetta (+40%), Lecco (+29%), Chieti (+ 25%) e Bewnevento (+ 21,5 per cento). Secondo l'Istat, poi, da gennaio 2000 e marzo 2010 le tariffe rifiuti sono aumentate del 55 per cento.

Lo studio segnala anche forti ritardi nell'adozione da parte dei capoluoghi di provincia della Tia (Tariffa d'igiene ambientale) introdotta dal decreto Ronchi nel 1997: solo il 45%, contro il 55% che ha mantenuto la Tarsu.

Dossier di Cittadinanzattiva

 

Le 10 città più economiche

Reggio Calabria 95 € (Tarsu)

Isernia 112 € (Tarsu)

Matera 125 € (Tarsu)

Brescia 126 € (Tia)

Cremona 132 € (Tarsu)

Campobasso 139 € (Tarsu)

Viterbo 139 € (Tarsu)

Vibo Valentia 141,5 € (Tarsu)

Pescara 147 € (Tarsu)

Pordenone 148 € (Tarsu)

 

Le 10 città più costose

Siracusa 407 € (Tarsu)

Caserta 393 € (Tarsu)

Catania 365 € (Tarsu)

Salerno 356,5 € (Tarsu)

Roma 337 € (Tia)

Agrigento 333 € (Tia)

Taranto 322 € (Tarsu)

Latina 311 € (Tia)

Trieste 309 € (Tarsu)

Livorno 309 € (Tia)

30 aprile 2010

 

 

 

 

L'OSSERVATORE ROMANO

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2010-04-21

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2010-02-11

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